Il report EY

La sostenibilità nel business delle aziende: cosa sta accadendo davvero? I dati

Piani di sostenibilità, cambiamenti climatici, catena di fornitura, finanza sostenibile, economia circolare ed impatto sociale: sono i temi principali oggetto dell’analisi con cui EY ha delineato, con metriche qualitative e quantitative, come le aziende italiane si posizionano su temi di sostenibilità

29 Mar 2022
Riccardo Giovannini

EY Italy, Climate Change and Sustainability leader

Photo by Riccardo Annandale on Unsplash

Le aziende italiane hanno davvero accelerato, nonostante la pandemia, il loro impegno verso i temi della sostenibilità? E in che modo si stanno muovendo?

Il 31 gennaio scorso EY ha presentato i risultati emersi dall’ultima edizione del Report “Seize the Change – futuri sostenibili” che analizza i più rilevanti e significativi trend di sviluppo sostenibile per le imprese italiane; questo studio, elaborato dal Team Sustainability di EY, rappresenta da oltre 5 anni un momento di riflessione sistemica sulle pratiche in essere, oltre che un’occasione di confronto tra gli attori dell’ecosistema della sostenibilità nazionale.

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La presente edizione ha assunto un significato particolarmente rilevante per via del periodo storico di trasformazione in cui lo studio è stato condotto; nonostante gli ultimi due anni di pandemia, l’analisi EY ha, infatti, confermato come le aziende italiane abbiano accelerato il proprio impegno verso i temi di sostenibilità con l’obiettivo di consolidarne l’integrazione nel business. Questa considerazione di sintesi si nutre anche della maggiore robustezza dello studio stesso in quanto sono state analizzate, da un lato, 203 aziende quotate, attraverso un approfondimento desk delle loro informative non finanziarie, e, in parallelo, 100 aziende rappresentative di tutti i settori merceologici e delle diverse dimensioni per fatturato delle imprese industriali e di servizi italiane, attraverso un questionario.

I cinque temi oggetto dell’analisi

Sono 5 i temi principali oggetto dell’analisi EY e che consentono di delineare, con metriche qualitative e quantitative, come le aziende si posizionano su temi di sostenibilità in termini di: piani di sostenibilità, cambiamenti climatici, catena di fornitura, finanza sostenibile, economia circolare ed impatto sociale.

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I piani di sostenibilità

Focalizzando l’attenzione sui piani strategici, dai risultati della survey sulle 100 imprese campione emerge che il 69% delle stesse ha previsto un piano di sostenibilità corredato da obiettivi e nel 44% dei casi (aumento del 6% rispetto al 2019 anno pre-pandemico) che sono stati formalizzati target quantitativi, mentre appena il 35% delle aziende ha definito anche le relative tempistiche per il raggiungimento degli obiettivi. Sulla base dell’analisi desk, invece, risulta come il 57% delle aziende analizzate fornisce una descrizione qualitativa e/o quantitativa del proprio piano di Sostenibilità (trend in aumento di 7 punti percentuali rispetto al 2019). L’analisi non può dirci il “come” questi piani sono stati elaborati, ma certamente rileva come per la maggior parte delle aziende il tema della sostenibilità non è ancora, per tutte, completamente un tema strategico, ossia uno dei pilastri su cui costruire il futuro delle aziende. E conseguentemente c’è ancora strada da fare lungo il percorso di crescita delle aziende sul tema della sostenibilità e, in particolare, sulla comprensione e sull’acquisizione di una completa consapevolezza sui rischi e sulle opportunità ad essa connessi.

A seguito dello scoppio della pandemia, quasi il 20% delle aziende intervistate dichiara che il mutato contesto ha accelerato la transizione verso modelli più sostenibili e nel 32% dei casi le attività previste dal piano di sostenibilità hanno continuato senza particolari ridimensionamenti. A nostro avviso, questo dato, apparentemente sorprendente è da ricondurre al fatto che la pandemia ha fortemente contribuito ad accrescere e accelerare la consapevolezza del management delle aziende, e dei suoi stakeholder, che la continuità delle stesse è legata a doppio filo anche a fattori esogeni, quali il cambiamento climatico così come le pandemie, che vanno gestiti preventivamente se non, ancor meglio, approcciati anche nelle opportunità di cui essi sono portatori.

La risposta ai cambiamenti climatici

Dal lato delle risposte forti ai cambiamenti climatici, prendendo in esame i dati delle aziende intervistate, si osserva come il 79% delle aziende abbia definito all’interno del proprio piano industriale azioni significative di adattamento e/o mitigazione al cambiamento climatico in grado di generare riduzioni delle emissioni di CO2. Un trend leggermente in calo (5 punti percentuali rispetto a quanto riportato nel 2020) ma non particolarmente significativo considerato lo scenario particolare in cui le aziende si sono mosse in questo periodo.

Dalla survey inoltre emerge che, nel complesso, il 53% delle aziende dichiara di avere previsto azioni inerenti al cambiamento climatico all’interno del proprio piano industriale (valore che è in aumento di 21 punti percentuale rispetto al 2020), ma di queste solo il 19% ha un piano strategico orientato alla neutralità climatica e il 35% ha già intrapreso un percorso di decarbonizzazione non correlato agli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione Europea. Questi dati confermano le considerazioni espresse in precedenza con riferimento ai piani di sostenibilità che appaiono carenti anche negli specifici argomenti “verticali” della sostenibilità, quale appunto il cambiamento climatico, sebbene questo, rispetto ad altri, sia il tema più approfondito dalle aziende che hanno una maggiore attenzione al tema.

La catena di fornitura

Riguardo all’attenzione sostenibile alla catena di fornitura, dall’analisi desk emerge che il 75% delle aziende definisce obiettivi in relazione ai temi di sostenibilità nella catena di fornitura e quasi 1 azienda su 2 effettua attività di analisi dei rischi sui propri fornitori: il trend complessivo risulta dunque in aumento rispetto alla disclosure 2019, facendo emergere una maggiore consapevolezza circa gli approvvigionamenti sostenibili. Inoltre, il 71% delle aziende intervistate ha previsto di apportare modifiche rispetto ai precedenti anni alla propria catena di fornitura: nello specifico il 45% con la finalità di selezionare i propri fornitori in modo più responsabile, il 3% in quanto alcuni stakeholder hanno reso più stringenti i criteri di selezione, il 19% per entrambe le precedenti motivazioni.

Questi dati sono molto incoraggianti in quanto rivelano una consapevolezza importante sul fatto che l’impatto socio – ambientale di un’azienda non si “gioca” solamente all’interno delle “mura” aziendali ma spesso, e talvolta ancor di più, all’esterno. La crescente attenzione nei confronti dei fornitori può non solo contribuire in modo indiretto alla riduzione degli impatti ambientali in misura complessivamente molto più rilevante di quanto non possa essere svolto all’interno dell’azienda; ma può incidere anche sugli aspetti sociali orientando il comportamento dei fornitori verso approcci e prassi riguardanti una gestione più ottimale delle risorse, oltre che oggetto di un’attenzione crescente da parte degli stakeholder come evidenziato dalla ricerca stessa.

Prodotti finanziari e investimenti responsabili

Relativamente ai prodotti finanziari e investimenti responsabili, il 33% delle informative non finanziarie analizzate riportano iniziative legate alla finanza sostenibile, in particolare nei settori dell’Insurance & Banking e dell’ITC & Hi-Tech. Rispetto al 2019 si registra un trend di crescita dell’8% nel numero delle iniziative delle aziende intervistate che hanno avviato strategie di finanza sostenibile: è possibile che il maggior interesse ed i maggiori incentivi europei ed internazionali abbiano determinato una maggiore importanza nell’identificazione di prodotti come «ESG» e nella loro rendicontazione. Tale tendenza può essere riconducibile alla progressiva entrata in vigore di norme europee con intento definitorio, ma può anche rappresentare un importante alert rispetto al fenomeno del c.d. green & social washing. E in tal senso è auspicabile una continua crescita culturale del settore finanziario verso un approccio non solo “compliance”, ossia legato al rispetto della normativa dell’azienda e dei suoi clienti ai “constrain” provenienti dall’UE, ma anche e soprattutto verso una riduzione degli impatti rilevanti, ambientali e/o sociali, che è la vera essenza di quanto promosso dalla tassonomia.

L’84% del campione delle aziende quotate, secondo l’analisi desk, dichiara di aver implementato iniziative legate alla finanza sostenibile, registrando un incremento dell’8% rispetto al 2019. E, in particolare, delle 51 aziende quotate appartenenti al settore Insurance & Banking ben 43 hanno avviato iniziative legate alla finanza sostenibile a testimonianza della maggiore focalizzazione, al momento, del settore finanziario verso le tematiche di sostenibilità rispetto ad altri settori.

Economia circolare e iniziative a impatto sociale

Per quanto riguarda l’Economia circolare e le iniziative a impatto sociale, nel campione considerato nell’analisi desk, il 19% (+3% rispetto all’anno precedente) dichiara di avere una strategia legata all’economia circolare associata ad obiettivi e target futuri. Tra queste aziende i settori più attivi risultano essere Textile & Apparel, Industrial e Energy & Utilities che insieme rappresentano il 50% delle aziende che hanno definito una strategia di economia circolare. Inoltre, nel panel delle aziende intervistate, il 70% dichiara di aver avviato negli ultimi due anni un’analisi dei propri processi operativi per la riduzione dell’impatto e l’efficientamento delle risorse. Questi dati confermano l’estrema propensione delle aziende italiane verso la promozione di progettualità in tema di economia circolare ma al tempo stesso, quale elemento di miglioramento, questa attenzione è al momento prevalentemente focalizzata allo svolgimento di specifiche iniziative, spesso tecnologicamente avanzate, ma solo in alcuni casi sono inserite in un piano strategico di sostenibilità.

Conclusioni

Infine, sulla base dei dati raccolti con la survey, il 64% delle aziende ha sviluppato iniziative per supportare le comunità a risolvere problematiche sociali: un dato in calo rispetto alla disclosure 2019 (77%); mentre il 7% ne ha previste ma non ancora messe in atto, un trend sostanzialmente in linea con il 2020. Questa riduzione, non particolarmente rilevante, conferma comunque una buona propensione delle aziende italiane verso il supporto della comunità che certamente la pandemia, con tutte le sue più negative implicazioni, non ha contribuito a rafforzare. Il valore del 64% sopra indicato può, a nostro avviso, essere letto anche come la risultante netta fra una maggiore propensione verso il soddisfacimento delle esigenze della comunità da parte delle aziende, che stanno interpretando la sostenibilità nel modo più attivo e innovativo, e la riduzione di intervento da parte di quella parte delle aziende che sono state maggiormente colpite nei loro fondamenti economici dalla crisi pandemica.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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