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Nucleare e rinnovabili, il mix per un’Italia più sicura al 2050



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Il Politecnico di Milano valuta gli scenari energetici italiani verso il net zero al 2050: con sole rinnovabili crescono rischi di blackout e costi degli accumuli, mentre il nucleare può ridurre batterie necessarie, spesa complessiva e dipendenze industriali

Pubblicato il 31 lug 2026

Emanuela Colombo

Dipartimento di Energia, Politecnico di Milano

Marco Pellegrini

Dipartimento di Energia, Politecnico di Milano



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Il nucleare torna al centro del dibattito energetico italiano come possibile complemento alle rinnovabili.

Secondo gli scenari elaborati dal Politecnico di Milano, una quota di energia nucleare programmabile potrebbe ridurre il fabbisogno di accumuli, contenere i costi del sistema e rafforzare la sicurezza energetica del Paese nella traiettoria verso il net zero al 2050.

Scenari energetici per l’Italia e obiettivi al 2050

L’energia è un asset strategico nazionale, per questo la pianificazione e le politiche energetiche dovrebbero cogliere adeguatamente questa dimensione, valutando insieme sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività economica.

Per garantire coerenza strategica e realismo operativo nella pianificazione anche oltre il 2050, occorre comparare nella prassi diversi scenari, ma il confronto deve avvenire utilizzando approcci che possano combinare modelli di lungo periodo (decenni) e modelli ad alta risoluzione (oraria).

Questo è l’approccio adottato dal Politecnico di Milano nell’ambito della JRP Nucleare, il think tank lanciato nel 2025 dalla sua Fondazione e dall’Associazione Italiana Nucleare che vede la partecipazione di diverse aziende del settore energetico e bancario italiano.

Il modello ottimizza il costo totale minimo del sistema energetico per ogni scenario e tiene conto nel dettaglio della variabilità metereologica per valutare l’affidabilità del sistema, con l’obiettivo di evitare i possibili blackout di rete, considerando anche la capacità realistica del Paese di installare e sostituire gli impianti una volta arrivati a fine vita.

Rinnovabili variabili e continuità del servizio

Tutti gli scenari coerenti con gli obiettivi del PNIEC (il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima) e con il net zero al 2050 sono caratterizzati da una quota molto elevata di rinnovabili variabili: oltre il 60% da fotovoltaico ed eolico. A quote superiori le opzioni diventano più variegate e meno predicibili perché diventa più marcato il legame tra accumulo e continuità del servizio.

Ad esempio, in uno scenario “100% rinnovabile”, utilizzando il modello orario, i risultati mostrano che in condizioni meteorologiche critiche, vale a dire 2 settimane con poco sole e vento (come già accaduto in Italia nel 2014), se il livello di batterie non fosse perfettamente adeguato si rischierebbero fino a 18 giorni consecutivi di disservizi e blackout. Una situazione che sarebbe difficilmente accettabile per il sistema elettrico di un Paese del G7.

Batterie e anni meteorologici sfavorevoli

Imponendo zero blackout e considerando come opzione di accumulo le sole batterie, mantenendo fermi gli obiettivi di decarbonizzazione (PNIEC e Net Zero al 2050), in anni particolarmente sfavorevoli (simili ad esempio al 2014) ne servirebbero oltre 17.000 GWh (circa 1000 volte il valore installato attuale).

Il costo attualizzato del sistema salirebbe di conseguenza e rimarrebbe soggetto a grande incertezza per via dell’imprevedibilità delle variazioni meteorologiche.

Il nucleare negli scenari energetici per l’Italia

In uno scenario “Italia con nucleare”, invece, il nucleare (ipotizzando l’impiego di Small Modular Reactors) entra come tecnologia low-carbon programmabile: anche a percentuali di poco superiori al 13% è in grado di sostenere un mix a predominanza rinnovabile, riducendo i costi degli accumuli e aiutando il sistema a mantenere una traiettoria low-carbon anche dopo il 2050.

Small Modular Reactors e capacità installata

La capacità installata varia al variare dei costi di investimento e, per la produzione elettrica, si assesta tra 8 GW (per costi di investimento pari a 4300 €/kW) e 16 GW (per costi attorno a 8500 €/kW).

Il costo attualizzato totale del sistema si assesterebbe a 650-750 miliardi di euro, dimezzando i costi dello scenario 100% rinnovabili e portando i costi dell’energia prodotta a valori prossimi ai 65-80 €/MWh. Per l’alta affidabilità e la produzione elettrica costante e a pieno regime offerta dal nucleare, le batterie necessarie si ridurrebbero di più di un ordine di grandezza, fino a un valore di circa 200 GWh. Il risparmio corrispondente, tra i 600 e gli 800 miliardi di euro, non verrebbe caricato sui cittadini e sulle imprese.

Nucleare, costi degli accumuli e rischio fossili

Dal punto di vista ambientale, questa quota servirebbe soprattutto a ridurre il rischio di un ritorno alle fonti fossili durante lunghi periodi di condizioni meteorologiche critiche, in caso di crescita della domanda più rapida del previsto (un esempio per tutti sono i data center) o dopo il 2050 se gli accumuli, o la capacità industriale non dovessero essere sufficienti a sostituire gli impianti che saranno in dismissione.

Costo totale attualizzato (Net Present Cost, in miliardi di euro) degli scenari che garantiscono il Net Zero al 2050: 100% rinnovabili (blu) e nucleare (giallo).

La filiera nucleare nel mix energetico italiano

Lo studio ha altresì esplorato il ruolo del nucleare non solo come un’opzione energetica, ma anche come scelta industriale. Il confronto tra gli effetti indotti sul PIL mostra come il nucleare attivi una filiera più ampia e qualificata e generi un valore aggiunto superiore rispetto al mix energetico italiano di riferimento, circa il 30% in più. Al contrario, tecnologie come eolico, fotovoltaico e gas naturale mostrano un valore aggiunto comparato inferiore, nell’ordine del 16%.

Variazione del valore aggiunto per le tecnologie considerate

Infine, la filiera nucleare risulta meno dipendente dalle importazioni: queste restano associate soprattutto al combustibile, ma sono significativamente inferiori rispetto a quanto richiesto dai combustibili fossili e solo in misura marginale riguardano componenti manifatturieri, di rilievo invece per tecnologie come eolico e fotovoltaico

Pluralità tecnologica per il sistema energetico italiano

In definitiva, una pianificazione energetica in grado di valutare sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività economica, porta inevitabilmente a considerare la pluralità tecnologica come una necessità di sistema. Le tecnologie non fanno tutte la stessa cosa: alcune producono energia quando la risorsa è disponibile, altre garantiscono continuità, altre accumulano, stabilizzano, riducono dipendenze o attivano filiere industriali.

L’inserimento del nucleare nel mix energetico risulta dunque un complemento ottimale alle rinnovabili, contribuendo a rendere il sistema energetico italiano più sicuro, più sostenibile, più competitivo e più solido industrialmente. Non solo per il 2050, ma anche per le sfide che il sistema energetico si troverà ad affrontare oltre quell’orizzonte.

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