Reti digitali e big data per lo sviluppo sostenibile: l’innovazione dell’Agenda 2030 | Agenda Digitale

Etica dei dati

Reti digitali e big data per lo sviluppo sostenibile: l’innovazione dell’Agenda 2030

La strategia digitale introdotta dai Sustainable Development Goals mostra come i dati siano una infrastruttura necessaria non solo dal punto di vista tecnico, ma anche sociale. Ecco perché l’etica e il rispetto degli utenti, nel loro utilizzo, devono essere by design

05 Nov 2020
Davide Bennato

docente di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania


Uno dei progetti più visionari di questo XXI secolo è senza dubbio il raggiungimento dei Sustainable Development Goals, conosciuti in italiano con il nome di Agenda 2030.

Un programma che, utilizzando due piattaforme tipiche dell’infrastruttura tecnologica contemporanea – i big data e reti digitali – ci spinge, tra le altre cose, a riflettere anche sull’etica dei dati, sulla necessità di incorporarla by design nella struttura stessa della tecnologia.

Vediamo gli elementi chiave.

La genesi e l’evoluzione dei Sustainable Development Goals

I Sustainable Development Goals, spesso sintetizzati con il termine SDG, sono un progetto dell’ONU il cui scopo è raggiungere a livello globale diciassette obiettivi per garantire uno sviluppo sostenibile, che sia compatibile cioè con un progresso economico e sociale che sia rispettoso dell’ambiente e dei diritti fondamentali delle persone. Questo progetto ha preso forma nel 2015 durante un’importante Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si è posto come orizzonte per il raggiungimento di questi obiettivi il 2030, da cui il nome con cui l’Italia ha ratificato la propria adesione al progetto.

L’Agenda 2030 parte da molto lontano: un percorso iniziato negli anni ‘70 con il celebre rapporto del Club di Roma “I limiti dello sviluppo”, per poi prendere forma con il rapporto Brundtland del 1987 e con il Global Compact messo a punto durante il World Economic Forum di Davos del 1999.

Questo progetto si presenta come uno tra i più ambiziosi fra quelli delineati a livello globale da parte dell’ONU, perché lo scopo è di sostenere una rete molto complessa che vede coinvolti stakeholder pubblici e privati, paesi aderenti alle Nazioni Unite e tutta una serie di realtà territoriali cui è lasciato il campito di sviluppare progetti – micro o macro – per raggiungere gli obiettivi prefissati. Così descritto, è evidente che questo enorme meccanismo oltre ad essere particolarmente complesso, ha bisogno di due elementi chiave. Il primo è una strategia di monitoraggio e analisi che possa essere d’aiuto per valutare il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Il secondo è un’infrastruttura di coordinamento che sia autonoma e in grado di mettere in relazione i partner coinvolti a livello globale, e soprattutto che contribuisca a diffondere le best practices, ovvero i progetti sviluppati in specifici paesi che possono essere replicati o fungere da modello per altri paesi che si muovono sugli stessi temi.

Big data e reti digitali per gli SDG

Per questo motivo gli SDG grazie ad una serie di documenti e azioni attivate da parte dell’ONU hanno utilizzato due piattaforme tipiche dell’infrastruttura tecnologica contemporanea: i big data e reti digitali.

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Per quanto riguarda il primo elemento chiave, le piattaforme di big data giocano un ruolo centrale soprattutto in un’ottica di evidence based policy, ovvero di strumenti che tramite la raccolta di indicatori siano in grado di valutare il raggiungimento degli obiettivi in maniera precisa e basata sui dati. Quello che rende il ricorso ai big data interessante è che l’ONU non si è preoccupata di sostenere una serie di azioni per la costruzione di archivi dati cui accedere per tracciare delle statistiche di avanzamento degli obiettivi, ma in maniera lungimirante in due diversi rapporti, linee guida per la raccolta dati e per la costruzione di dataset, si è specificamente fatto riferimento a un’etica dei dati (IEAG 2014, UNDG 2017).

Sono documenti dalla lettura molto affascinante perché fanno propria l’idea che i dati siano una infrastruttura necessaria non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dal punto di vista sociale. Non ci si deve meravigliare che questi documenti riflettano su una serie di temi cruciali per chi lavora con i dati come la privacy, l’apertura, l’interoperabilità, la qualità, concetti che sono espressi nella forma di principi guida cui adeguarsi. Oltre alla riflessione sull’etica dei dati, l’ONU ha sviluppato una serie di piattaforme con cui è possibile avere una serie di statistiche sui diversi progetti che gravitano intorno all’agenda 2030. Il progetto più importante è UN Global Pulse, che funge da piattaforma di aggiornamento dei dati che possono essere utili al raggiungimento degli obiettivi degli SDG.

Se il primo elemento chiave è un’infrastruttura di big data, il secondo elemento chiave necessario per l’Agenda 2030 è una piattaforma digitale che funga da coordinamento e controllo dei numerose iniziative sparse per tutto il globo. Per fare questo l’ONU ha sviluppato molti progetti che usano diverse strategie di comunicazione digitale – app, portali, siti informativi – che servono a soddisfare tre scopi ben distinti: comunicare, fungere da infrastruttura, advocacy.

Per quanto riguarda il comunicare, le piattaforme digitali pensate per questo scopo servono per aumentare la visibilità dei progetti attuati nelle diverse parti del mondo e che servono anche per sensibilizzare i diversi stakeholder coinvolti. Esempio di questa strategia sono SDG Site che funge da diffusione e descrizione dei diciassette obiettivi alla base degli SDG e delle diverse campagne attivate nel mondo su questi temi, e SDGS che si presenta come il portale ufficiale delle attività legate agli obiettivi dell’Agenda 2030.

Le piattaforme digitali intese come infrastruttura sono strumenti che erogano servizi informativi per gli stakeholder e contribuiscono a creare una comunità sparsa nel mondo che si riconosce nel progetto generale. Linked SDG è una web app che fornisce dati sull’andamento dell’attuazione degli obiettivi in cui è possibile caricare documenti relativi ai diversi progetti che vengono catalogati automaticamente tramite un sistema di web semantico. SDG Good Practices come dice il nome è un archivio interattivo delle migliori attività che sono state implementate per gli obiettivi dell’Agenda 2030 e che possono fungere da modello per altri progetti.

Le piattaforme digitali intese come advocacy invece sono concepite come siti il cui scopo è promuovere in senso culturale e non solo comunicativo il complesso tessuto di progetti e attività alla base degli SDG. Tra queste spiccano SDG advocates che raccoglie attività di sostegno e promozione da parte di una serie di personaggi pubblici (da Forest Whitaker a Jack Ma), oppure SDG in Action la app per smartphone che serve come canale di aggiornamento costante sulle attività dell’Agenda 2030.

Conclusioni

In questo periodo di crescente scetticismo verso i social media, a cui spesso sono associati a temi come la raccolta indiscriminata dei dati e la disinformazione, la strategia di utilizzo delle piattaforme digitali introdotte dai Sustainable Development Goals mostra come non sia un problema delle piattaforme in sé, ma sia un problema della loro politica di utilizzo. Se una piattaforma di raccolta dati può essere frutto di un’accurata riflessione sull’etica dei dati o se lo sviluppo di un portale informativo può essere guidato da scopi di sensibilizzazione verso temi cruciali per il futuro del pianeta, allora c’è spazio per un modo nuovo di intendere l’utilizzo della rete e delle persone che la abitano.

È però necessario sviluppare una progettazione in cui l’etica e il rispetto degli utenti siano tali by design, ovvero incorporate nella struttura stessa della tecnologia. Viviamo in un mondo di tecnologie complesse, è riduttivo vederle come semplici strumenti, è necessario considerarle orizzonti culturali.

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Bibliografia

Bennato, D. (2020). Verso uno sviluppo tecnologicamente sostenibile. Strategie per un uso etico delle piattaforme digitali compatibile con gli SDGs. “Culture e Studi del Sociale”, 5(1), 43-59.

IEAG United Nations Secretary-General’s Independent Expert Advisory Group on a Data Revolu-tion for Sustainable Development (2014). A World That Counts: Mobilising The Data Revolution for Sustainable Development, Data Revolution Group. Disponibile come documento internet all’indirizzo https://www.undatarevolution.org/wp-content/uploads/2014/12/A-World-That-Counts2.pdf.

UNDG United Nations Sustainable Development Group (2017). Data Privacy, Ethics And Protec-tion: Guidance Note On Big Data For Achievement Of The 2030 Agenda. Disponibile come documento internet all’indirizzo https://undg.org/document/data-privacy-ethics-and-protection-guidance-note-on-big-data-for-achievement-of-the-2030-agenda/

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