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Rischi climatici e norme ISO: guida operativa per auditor



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Le norme ISO sui sistemi di gestione introducono requisiti espliciti sul cambiamento climatico. Una guida operativa per auditor interni ed esterni, con tecniche di verifica, esempi pratici e aree di audit da considerare nella pianificazione, nel contesto organizzativo, nei rischi e nelle emergenze

Pubblicato il 7 ago 2026

Monica Perego

Ingegnere, consulente e formatore, Consultia Srl



audit ISO climate change
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Le norme pubblicate dalla ISO sui sistemi di gestione — tra cui ISO 9001, ISO 14001, ISO 45001, ISO/IEC 27001, ISO/IEC 42001 e ISO 50001 — hanno recentemente introdotto requisiti espliciti per tenere conto del cambiamento climatico nell’analisi del contesto organizzativo e nelle esigenze ed aspettative delle parti interessate.

Tali modifiche sono la conseguenza della modifica della Harmonized Structure (HS) introdotta a febbraio 2024 con la pubblicazione dell’AMD 1:2024 “Climate change”. Questo articolo fornisce una guida operativa per gli auditor interni ed esterni che devono verificare in modo efficace tale componente, offrendo tecniche concrete ed esempi pratici per ciascuna delle aree di audit principali.

Ovviamente le evidenze da ricercare sono in funzione della complessità dell’organizzazione e della sua esposizione complessiva alle tematiche ambientali ed a quelle del cambiamento climatico nello specifico. Inoltre, non può essere trascurata la norma di riferimento oggetto dell’audit che implica una maggiore o minore sensibilità verso i temi oggetto della verifica.

La nuova versione della UNI CEI EN ISO 19011:2026

La nuova versione delle “Linee guida per audit di sistemi di gestione” pubblicata a maggio 2026 considera in diversi punti la tematica del cambiamento climatico e nello specifico sottolinea che nel programma di audit dovrebbero essere considerati, tra gli altri, anche i cambiamenti climatici se rappresentano un aspetto rilevante.

Il tema può essere visto da due prospettive diverse:

• effetti del cambiamento climatico sulla pianificazione dell’audit (es. audit in cantiere in periodo estivo – le attività potrebbero risultare sospese nella fascia oraria programmata);
• analisi dei requisiti dell’impatto del cambiamento climatico sui processi dell’organizzazione.

Pianificazione dell’audit e componente climatica

Per pianificare un audit, considerando la componente del cambiamento climatico, il tema di audit potrebbe considerare i seguenti aspetti:

• verificare in anticipo le previsioni meteo e climatiche per il periodo e il luogo dell’audit, includendo eventuali allerte per ondate di calore, alluvioni o eventi estremi;
• negli audit in ambienti esterni durante il periodo estivo, verificare se sono previste sospensioni delle attività lavorative nelle fasce orarie più calde (es. blocco lavori 12:30-16:00), adattando di conseguenza l’orario dell’audit;
• contattare preventivamente il sito da auditare per conoscere eventuali piani di gestione del rischio climatico (protocolli caldo, turnazioni modificate, sospensioni attività);
• prevedere flessibilità nella schedulazione, con possibilità di anticipare l’orario di inizio (es. alle prime ore del mattino) per audit in esterno;
• valutare l’impatto di eventi climatici estremi (temporali, grandinate, allagamenti) sull’accessibilità del sito e sulla sicurezza degli spostamenti dell’auditor;
• considerare la disponibilità e presenza effettiva del personale da intervistare, che potrebbe essere ridotta in caso di turni modificati per motivi climatici o eventi estremi;
• predisporre un piano B con date alternative o modalità da remoto (interviste, revisione documentale) qualora le condizioni climatiche impediscano lo svolgimento in loco o ne limitano i tempi;
• dotarsi di adeguati dispositivi di protezione individuale o concordare che gli stessi siano forniti dall’organizzazione in caso di condizioni climatiche estreme;
• documentare nel piano di audit le assunzioni fatte riguardo alle condizioni climatiche e gli eventuali adattamenti apportati al programma originale.

Analisi dei requisiti climatici nei sistemi ISO

Completata la fase di pianificazione, l’auditor in campo deve entrare nel merito di come gli aspetti concernenti il cambiamento climatico siano stati pianificati e presi in carico dall’organizzazione; il tema è di seguito affrontato da diversi punti di vista, con un focus particolare, ma non esclusivo alla fase di analisi del contesto e delle fonti di informazione a supporto delle decisioni prese dall’organizzazione.

Audit del contesto organizzativo

Il punto di partenza di qualsiasi sistema di gestione conforme alle norme ISO è la comprensione del contesto organizzativo (clausola 4.1 delle norme ISO). Il cambiamento climatico rappresenta oggi uno dei fattori di contesto esterni più rilevanti da esaminare.

Cosa verificare nel contesto organizzativo

L’auditor deve accertare che l’organizzazione abbia analizzato in modo strutturato come il cambiamento climatico influenza — o potrebbe influenzare — il proprio modello operativo, la catena del valore, i prodotti e i servizi erogati.

Tecniche di audit per il contesto

• analisi dell’analisi PESTLE (Political, Economic, Social, Technological, Legal, Environmental) o equivalente, verificando che la voce ambientale/climatica sia adeguatamente sviluppata;
• nel caso in cui il cambiamento climatico non avesse alcuna influenza verificare che siano fornite le motivazioni;
• verifica della presenza di scenari climatici nei piani strategici (es. IPCC AR6 Rapporto di valutazione sui cambiamenti climatici pubblicato dall’ONU);
• esame di rapporti di sostenibilità, dichiarazioni ambientali (es. EMAS, GRI) e comunicazioni agli stakeholder;
• analisi della normativa applicabile in materia di impatti sul cambiamento climatico e come è stata recepita e viene rispettata dall’organizzazione;

• verifica di come sono stati identificati i rischi e le opportunità legati al cambiamento climatico;
• verifica della comprensione dei concetti di rischio fisico (acuto e cronico) e rischio di transizione;
• accertamento se esista una funzione o un responsabile specificamente dedicato alla tematica climatica.

Osservazione diretta

• verifica se nel riesame della direzione sono trattati indicatori climatici;
• esame dei verbali di riunione per verificare la presa in carico del tema.

ESEMPIO
Un’azienda del settore alimentare ha inserito nel proprio contesto organizzativo: aumento della frequenza di siccità nelle aree di approvvigionamento delle materie prime; rischio di inondazioni presso lo stabilimento produttivo; incremento dei costi energetici dovuto alla carbon tax. L’auditor ha verificato la coerenza di queste analisi con dati provenienti da fonti autorevoli (es. dati climatici regionali di ISPRA, Report IPCC); tutte le evidenze sono presenti — conformità accertata.

Audit delle parti interessate e requisiti climatici

La clausola 4.2 delle norme ISO richiede l’identificazione delle parti interessate e la comprensione dei loro requisiti pertinenti.

• verifica che la mappatura degli stakeholder includa esplicitamente attori legati alla tematica climatica quali: enti regolatori (es. GSE, Commissione UE), investitori ESG, clienti con propri obiettivi ESG, comunità locali esposte a rischi climatici, dipendenti, ecc.;
• controllo della presenza di meccanismi strutturati per la raccolta delle aspettative (es. sondaggi, tavoli di lavoro, consultazioni pubbliche).

Campionamento documentale

• revisione di contratti con clienti chiave per verificare la presenza di clausole relative a carbon footprint, obiettivi di riduzione delle emissioni (Scope 1, 2, 3), requisiti di rendicontazione (es. CDP, TCFD), audit;
• analisi della corrispondenza con investitori o istituti finanziatori per identificare eventuali covenant ESG (clausole accessorie inserite nei contratti di finanziamento bancario o commerciale), lettere di engagement;
• esame di eventuali rapporti di sostenibilità, dichiarazioni ambientali (es. EMAS, GRI) e comunicazioni agli stakeholder.

Interviste mirate

• colloqui con il responsabile supply chain per verificare se i fornitori sono oggetto di valutazione per quanto concerne l’impatto climatico;
• colloqui con il responsabile commerciale per identificare le richieste dei clienti in
materia di requisiti ambientali dei prodotti/servizi ed a livello documentale;
• colloqui con le funzioni aziendali per verificare come sono state prese in carico le esigenze di altri soggetti (es. comunità locale, dipendenti, partner) per quanto concerne il cambiamento climatico.

ESEMPIO
Durante un audit in un’azienda logistica, l’auditor ha rilevato che un cliente principale aveva inserito nel contratto di fornitura un requisito di rendicontazione annuale delle emissioni di CO₂ del trasporto (Scope 3 del cliente). L’azienda non aveva tuttavia aggiornato la propria analisi delle parti interessate né aveva incluso questo requisito nei propri obiettivi di sistema di gestione; durante l’audit si rileva una non conformità.

Audit della gestione dei rischi climatici

La clausola 6.1 delle norme ISO impone di identificare i rischi e le opportunità che possono influenzare il raggiungimento dei risultati attesi. Il cambiamento climatico introduce due macro-categorie di rischio che l’auditor deve saper distinguere e valutare.

Rischi fisici che a loro volta possono essere suddivisi tra:

• acuti – eventi estremi (alluvioni, siccità, ondate di calore, grandine intensa);
• cronici – innalzamento livello del mare, variazioni delle precipitazioni medie, stress idrico.

Rischi di transizione che sono riconducibili a:

• policy – tassazione carbonio (es. EU ETS), obblighi CSRD, standard di efficienza energetica;
• mercato – variazione della domanda, preferenze dei consumatori, accesso al credito green;
• tecnologia – obsolescenza di processi ad alta intensità carbonica o di impianti che perdono di efficienza in condizioni ambientali estreme, costi di decarbonizzazione.

Tecniche di audit per la gestione dei rischi

• verifica che il registro dei rischi includa sia rischi fisici che di transizione, con orizzonte temporale appropriato (es. breve 0-5 anni; medio 5-15; lungo >15);
• verifica dell’integrazione dei rischi climatici con il processo complessivo di gestione dei rischi aziendali (es. condizioni di stoccaggio di materia prima, prodotto finito, ambienti operativi, sale server);
• accertamento che i criteri di valutazione (probabilità x impatto) siano applicati con coerenza e con dati di supporto (es. mappe di rischio alluvionale predisposte secondo il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni – PGRA, scenari IPCC).

Analisi di scenario

• richiesta di evidenza che l’organizzazione abbia condotto analisi di scenario se possibile conforme ad un framework riconosciuto (es. TCFD Task Force on Climate-related Financial Disclosures);
• verifica della coerenza tra gli scenari utilizzati (es. scenario 1,5°C vs 4°C) e le decisioni strategiche documentate.

Gestione del processo di gestione del rischio

• Tracciare, a campione, un rischio specifico (es. rischio di siccità per un’azienda agroalimentare) dall’identificazione iniziale fino al trattamento e al monitoraggio, verificando ogni passaggio sia a livello documentale che delle misure intraprese.

ESEMPIO
In una società di gestione immobiliare, l’auditor ha richiesto di analizzare come era stato trattato il rischio di inondazione per un edificio situato in zona P3 (rischio elevato) secondo il Piano per l’Assetto Idrogeologico PAI. L’audit ha evidenziato che il rischio era classificato come “basso” senza alcuna motivazione documentata e senza riferimento alle mappe ufficiali; durante l’audit si rileva una non conformità.

Audit delle opportunità legate al clima

Frequentemente l’audit si concentra esclusivamente sui rischi, trascurando la verifica delle opportunità che la transizione ecologica e l’adattamento climatico possono generare e che nelle versioni in fase di aggiornamento delle norme (es. ISO 9001 attualmente in versione FDIS) vengono valorizzate. Le norme ISO richiedono espressamente l’analisi di entrambe le dimensioni.

Categorie di opportunità climatiche

Tra le categorie di opportunità da verificare possono essere considerate le seguenti:

• accesso a mercati e segmenti green con margini più elevati;
• finanziamenti agevolati e incentivi (es. Fondi Europei, bandi nazionali/regionali, credito d’imposta per efficienza energetica);
• risparmio sui costi energetici tramite efficientamento e autoproduzione da fonti di energia rinnovabile;
• miglioramento della resilienza operativa (riduzione della dipendenza da catene di fornitura vulnerabili);
• posizionamento competitivo come fornitore preferenziale in supply chain decarbonizzate.

Tecniche di audit sulle opportunità

Gap analysis

• confronto tra le opportunità identificate dall’organizzazione ed il benchmark di settore (es. relazioni di sostenibilità di competitor, classificazioni EU Taxonomy come da REG. UE 2020/852;
• verifica che le opportunità siano quantificate (almeno in termini di stima di valore atteso) e valutate, non solo enunciate.

Verifica dell’integrazione strategica

• accertamento che le opportunità siano recepite nel piano strategico e nel budget dell’organizzazione;
• verifica dell’esistenza di progetti attivi (o pipeline) correlati alle opportunità identificate, con relativa assegnazione di risorse e responsabilità.

ESEMPIO
Un’azienda di trasporti ha identificato come opportunità la transizione a flotta elettrica e l’accesso ai fondi regionali per l’elettrificazione. L’auditor ha verificato che tale misura fosse supportata da un’analisi costi-benefici aggiornata con regolarità, che sia stato designato un responsabile del progetto e che la tempistica fosse integrata nel piano di investimento aziendale; tutte le evidenze sono presenti — conformità accertata.

Audit degli indicatori di prestazione climatica

Una gestione efficace del cambiamento climatico richiede un sistema di monitoraggio robusto. L’auditor deve verificare che gli indicatori scelti siano significativi, misurabili, coerenti con gli obiettivi strategici e aggiornati con regolarità.

Indicatori climatici da considerare

Tra gli indicatori e le fonti possono essere considerati i seguenti:

• Emissioni Scope 1 – emissioni dirette da fonti di proprietà o controllate (es. combustione, processi, flotta aziendale);
• Emissioni Scope 2 – emissioni indirette da energia acquistata (es. elettricità, calore, vapore);
• Emissioni Scope 3 – altre emissioni indirette nella catena del valore (es. categorie 1-15 GHG Protocol);
• intensità carbonica – rapporto emissioni/unità di prodotto o fatturato
• energia rinnovabile – % consumi da FER su totale energia consumata
• resilienza climatica – numero di siti analizzati con scenari climatici / totale siti esposti

Tecniche di audit sugli indicatori

Verifica della catena di calcolo

• tracciare un indicatore (es. emissioni Scope 1) dalla fonte primaria (contatore, fattura combustibile) fino al dato finale dichiarato nel report, verificando ogni passaggio di calcolo e i fattori di emissione utilizzati (es. IPCC, DEFRA, fattori di emissione ISPRA);
• verificare che i fattori di conversione siano aggiornati all’anno di riferimento o alla data più recente per cui sono disponibili.

Test di completezza e coerenza

• confronto tra i dati di inventario (es. Greenhouse Gas Inventory GHG) e le bollette energetiche / i consumi registrati;
• verifica della coerenza tra i dati dichiarati in bilanci di sostenibilità, report (es. Carbon Disclosure Project CDP) e registri interni.

Analisi dei trend

• verifica della disponibilità di dati storici su almeno 3 anni per consentire la valutazione del trend e il confronto con gli obiettivi di riduzione;
• verifica dell’esistenza di target quantitativi documentati e dell’analisi degli scostamenti.

ESEMPIO
Durante un audit in un’azienda del settore chimico, l’auditor ha richiesto il dettaglio del calcolo delle emissioni Scope 2 (market-based). Ha rilevato che l’azienda utilizzava fattori di emissione del fornitore elettrico aggiornati al 20XX-3 invece del 20XX, e che non disponeva di Garanzie d’Origine (GO) per l’energia rinnovabile dichiarata come tale; durante l’audit si rileva una non conformità.

Audit delle emergenze legate al clima

Le norme ISO (in particolare ISO 14001 clausola 8.2 e ISO 45001 clausola 8.2) richiedono la pianificazione e la risposta a situazioni di emergenza. Il cambiamento climatico aumenta la frequenza e l’intensità di eventi che possono costituire emergenze operative. L’auditor deve verificare che i piani di emergenza tengano esplicitamente conto degli scenari climatici.

Tipologie di emergenze climatiche da considerare

• ondate di calore estremo – rischio per i lavoratori (specialmente all’aperto o in ambienti non climatizzati), malfunzionamento di impianti sensibili alla temperatura;
• alluvioni e allagamenti – interruzione dell’accesso agli impianti, danno a infrastrutture critiche, contaminazione da sversamento di sostanze pericolose;
• siccità prolungata – interruzione dei processi produttivi dipendenti da risorsa idrica, difficoltà nel raffreddamento degli impianti, condizioni critiche per la salute e sicurezza dei lavoratori (es. specialmente all’aperto);
• tempeste e vento forte – danni a infrastrutture, interruzione catena di fornitura;
• incendi boschivi – peggioramento qualità dell’aria, rischio di propagazione per impianti in aree a rischio.

Tecniche di audit sulle emergenze climatiche

Revisione del piano di emergenza

• verifica che il piano di emergenza/DVR identifichi specificamente scenari climatici estremi, con indicazione della fonte di riferimento per la classificazione del rischio (es. PAI, dati ISPRA, mappe di pericolosità regionale);
• accertamento che per ogni scenario di emergenza climatica siano disponibili; trigger di attivazione definiti, responsabile designato, procedure operative specifiche, risorse pre-identificate, piano di formazione, comunicazione, esercitazioni.

Test di adeguatezza delle esercitazioni

• verifica della pianificazione ed esecuzione di almeno una esercitazione annuale che simuli un’emergenza di origine climatica (es. piano di evacuazione in caso di alluvione);
• controllo dei verbali delle esercitazioni passate e delle azioni correttive e di miglioramento implementate.

Verifica dell’integrazione con sistemi di allerta

• accertamento che l’organizzazione sia collegata ai sistemi di allerta meteo istituzionali (es. Centri Funzionali Regionali, servizi ARPA, sistema IT-alert);
• verifica dell’esistenza di procedure che traducano i livelli di allerta (verde/giallo/arancione/rosso) in azioni operative concrete.

Osservazione e simulazione

• verifica in loco della presenza di segnaletica di emergenza aggiornata, vie di fuga, kit di primo intervento per eventi climatici (es. pompe idrauliche portatili, barriere antiallagamento);
• intervista ai responsabili delle squadre di emergenza per verificare la conoscenza dei piani.

ESEMPIO
In uno stabilimento situato in prossimità di un corso d’acqua classificato a rischio alluvionale R3, l’auditor ha rilevato che il piano di emergenza non conteneva alcuna procedura specifica per il rischio di esondazione. A fronte di un evento alluvionale avvenuto nel 20XX-3 in una area limitrofa, non era stato aggiornato il piano; durante l’audit si rileva una non conformità.

Competenze dell’auditor per l’audit climatico

Approccio generale e competenze dell’auditor
Per condurre un audit efficace sulla componente climatica, l’auditor dovrebbe possedere — o acquisire tramite formazione specifica — alcune competenze di base che vanno oltre la conoscenza delle clausole normative.

Competenze necessarie

• comprensione dei principali scenari climatici (es. IPCC AR5, AR6) e dei concetti di RCP/SSP (modelli scientifici usati dall’IPCC);
• capacità di interpretare mappe di rischio idrogeologico (PAI) e classificazioni di pericolosità;
• familiarità con le fonti di dati istituzionali italiane ed europee (es. ISPRA, ARPA, JRC, Copernicus Climate Change Service C3S);
• conoscenza di framework di rendicontazione climatica (es. GHG Protocol, TCFD, GRI 305, CSRD/ESRS E1);
• nozioni di base di carbon accounting e calcolo dell’impronta carbonica (Scope 1, 2, 3);
• conoscenza di come eventi climatici estremi possono impattare sui prodotti e servizi e sulla sicurezza del personale
• capacità di pianificare, effettuare, gestire e valutare condizioni di emergenza simulate attraverso prove ed esercitazioni.

Elementi da considerare come potenzialmente critici in fase di audit

• analisi climatica generica, non riferita alla specifica localizzazione e al settore dell’organizzazione;
• assenza di riferimento a scenari di temperatura quantificati (es. 1,5°C, 2°C, 4°C);
• indicatori climatici non aggiornati o non tracciabili alle fonti primarie o fonti primarie non autorevoli;
• piani di emergenza che non menzionano alcun evento di origine meteorologica/climatica;
• obiettivi di riduzione delle emissioni privi di base di calcolo, senza un anno base o senza target intermedi verificabili;
• assenza di collegamento tra l’analisi del contesto climatico e le decisioni strategiche documentate.

Conclusioni

L’audit della componente climatica nei sistemi di gestione non è un’attività accessoria, ma un requisito sempre più centrale della conformità normativa e della credibilità delle dichiarazioni di sostenibilità indipendentemente dallo standard applicato. Gli auditor che integrano, adattandole allo specifico contesto, alcune delle tecniche descritte, in questo articolo possono fornire una assicurazione sulla solidità del sistema di gestione delle organizzazioni di fronte al tema del cambiamento climatico

• verificare l’adeguatezza delle misure di protezione individuale fornite dall’organizzazione per il personale esposto a condizioni climatiche estreme, se pertinente ai criteri di audit.
• includere nella checklist di audit una verifica di come l’organizzazione stessa gestisce il rischio climatico nei propri processi operativi, quando rilevante per lo scopo dell’audit.

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