Shanghai, Helsinki, Zurigo e New York hanno già compiuto il passo. In Italia, tra le prime città ad avviare progetti di Urban Digital Twin troviamo Bologna, Perugia, Parma e, più recentemente, Genova. Sono le città che stanno adottando un Urban Digital Twin (UDT), uno strumento che supera definitivamente l’idea di “mappa”, anche quando digitale, per trasformarsi in una rappresentazione viva e tridimensionale del territorio, alimentata da dati in continuo aggiornamento.
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Dalle mappe statiche alle città digitali tridimensionali
Oggi, infatti, per governare metropoli e territori non basta più la conoscenza dei tecnici o la memoria degli uffici: servono piattaforme capaci di integrare ciò che fino a ieri era separato — cartografia, reti, edifici, flussi, sensori e sistemi gestionali — e di restituire una visione sistemica utile alle decisioni pubbliche e private.
Un Urban Digital Twin non è un modellino online, ma un ecosistema informativo che evolve insieme alla città. Il flusso costante di dati geospaziali, rilievi, sensori IoT e informazioni amministrative trasforma il modello in uno strumento operativo quotidiano.
Le amministrazioni possono usarlo per osservare fenomeni complessi, simulare scenari, valutare impatti prima di prendere decisioni. E possono farlo in un modo comprensibile anche ai cittadini, rendendo più trasparente l’uso delle risorse pubbliche e delle infrastrutture.
Mercato globale da 134 miliardi: numeri di una rivoluzione
La controprova dell’importanza e della diffusione di questo strumento arriva dai numeri. Le analisi internazionali stimano che il mercato globale dei Digital Twin superi nel 2024 i 21 miliardi di euro, con una proiezione verso 134 miliardi nel 2030 (valori originariamente espressi in dollari, qui convertiti in euro).
Si tratta di una crescita annua intorno al 30–35%, tra le più veloci nell’intero panorama tecnologico.
Lo stesso vale per il settore smart city, che vale oggi quasi 750 miliardi e potrebbe quadruplicare entro fine decennio. Gli Urban Digital Twin sono destinati a diventare la dorsale digitale di questa trasformazione: la piattaforma comune su cui appoggiare pianificazione, gestione dei servizi, monitoraggio ESG e nuove forme di partecipazione dei cittadini.
Anche in Italia il trend è chiaro. Il mercato nazionale dei Digital Twin vale circa 350 milioni di euro nel 2024 e potrebbe arrivare a 2,6 miliardi nel 2030, raddoppiando di dimensione ogni due-tre anni. Non più un tema sperimentale, ma un investimento strategico per amministrazioni e imprese.
Anatomia di un gemello digitale: dai GIS ai sensori IoT
Al netto del linguaggio tecnico, un Digital Twin è la versione virtuale di qualcosa di reale — un oggetto, un impianto, un processo, un edificio, una città — alimentata da dati che riflettono in tempo quasi reale ciò che accade nel mondo fisico.
Applicato alla scala urbana, un UDT diventa una sorta di regia digitale basata su diversi livelli informativi. Il primo è quello cartografico, fatto di GIS, modelli 2D e 3D che descrivono edifici, infrastrutture, vincoli, reti. Il secondo è quello del rilievo e della georeferenziazione: nuvole di punti da laser scanner, rilievi da drone, immagini ad alta risoluzione prodotte da veicoli mappanti, tutte informazioni ancorate nello spazio con estrema precisione. A questi si aggiungono i dati dei sensori: lampioni intelligenti, centraline ambientali, sensori idrici, semafori e telecamere, misuratori di consumi, dispositivi installati su mezzi pubblici.
Parte delle elaborazioni avviene direttamente sul campo, per reagire subito; una parte più consistente viene elaborata in cloud, dove diventa materia prima per simulazioni, storicizzazioni e modelli predittivi. L’ultimo livello riguarda invece l’analisi e la visualizzazione: algoritmi avanzati, intelligenza artificiale e dashboard pensate per chi deve decidere e non può perdersi nei dettagli tecnici.
Un caso emblematico è Virtual Singapore, un modello digitale dell’intero Paese, usato quotidianamente per valutare nuove infrastrutture, simulare piani di emergenza, analizzare politiche ambientali prima che diventino interventi concreti. È un esempio di come un UDT possa essere operativo, non solo dimostrativo.
Catasto 3D e governance: il futuro della fiscalità territoriale
Uno dei settori più promettenti è il catasto e, più in generale, la governance del territorio. In Svizzera si discute da tempo di un “governmental Digital Twin”, un’infrastruttura nazionale di dati geospaziali basata sul catasto come fonte primaria e coordinata di dati territoriali, immobiliari e amministrativi. In Italia il percorso è meno avanzato, ma il tema sta entrando nei tavoli tecnici di molte amministrazioni.
Un UDT può integrare, in un’unica vista georeferenziata, toponomastica, numeri civici, catasto, anagrafe, tributi, permessi edilizi e concessioni.
Questo consente di individuare rapidamente incoerenze tra banche dati e realtà fisica, supportare la lotta all’abusivismo, rafforzare valutazioni urbanistiche e piani di rigenerazione. Guardando oltre, la prospettiva è quella del catasto 3D, fondamentale negli ambienti complessi dove i diritti urbanistici si distribuiscono su più livelli: sottosuolo, piani interni, coperture.
L’Urban Digital Twin sta diventando, di fatto, il backbone digitale su cui allineare pianificazione, fiscalità, servizi pubblici e gestione del territorio.
Sostenibilità misurabile: dagli indicatori ESG alla CSRD
Il tema ESG rischia di rimanere astratto se non è accompagnato da dati misurabili. Gli UDT permettono di territorializzare questi indicatori, traducendo la sostenibilità in numeri e simulazioni.
Nel campo energetico diventano strumenti per analizzare consumi, progettare interventi di efficientamento, stimare la CO₂ evitata e il contributo delle rinnovabili. Le applicazioni su asset complessi mostrano riduzioni significative dei costi energetici quando monitoraggio continuo, manutenzione predittiva e modelli di controllo lavorano insieme.
Nella mobilità permettono di simulare l’impatto di nuove ZTL, sensi unici, percorsi di autobus o piani di emergenza, misurando effetti su tempi di percorrenza, emissioni e sicurezza.
Nel rischio idrogeologico consentono di combinare modelli idraulici, dati sul terreno, reti di drenaggio e precipitazioni, anticipando gli scenari e programmando interventi più efficaci. Tutte queste informazioni, una volta strutturate, possono alimentare i report ESG previsti dalla CSRD, fornendo alle amministrazioni indicatori solidi per valutare e comunicare l’impatto delle politiche ambientali e sociali.
Benefici economici reali e ostacoli da superare
I benefici economici sono già visibili. Nel mondo industriale e del facility management i Digital Twin hanno ridotto i fermi macchina, diminuito i costi di manutenzione e ottimizzato consumi energetici.
Nel settore pubblico i numeri sono più frammentati, ma il trend è lo stesso: gli UDT migliorano la qualità delle decisioni, riducono errori progettuali e aumentano l’efficacia degli investimenti infrastrutturali.
Accanto ai vantaggi, ci sono però barriere significative. Molti enti non dispongono delle competenze geospaziali e analitiche necessarie. I sistemi informativi non comunicano tra loro. I progetti possono apparire come iniziative complesse, costose e rischiose.
La qualità e la governance del dato rappresentano uno degli ostacoli principali: senza basi informative organizzate, pulite e georeferenziate, un UDT non può funzionare.
Strategia graduale: dalla visione al pilota operativo
Immaginare un UDT come un progetto monolitico da realizzare tutto e subito è il modo migliore per non partire mai. Le esperienze di successo seguono percorsi graduali, che cominciano da una fase di visione e assessment — chiarire gli obiettivi, capire quali dati esistono, mappare gli asset digitali — per poi individuare casi d’uso concreti e misurabili.
A quel punto, un pilota circoscritto permette di testare tecnologie, governance e modelli organizzativi. Solo dopo questa fase ha senso parlare di integrazione e ampliamento, collegando l’UDT ai sistemi GIS, IoT, AI, alle control room e agli applicativi gestionali già presenti.
Il ruolo di chi supporta la PA è proprio quello di costruire un ponte tra strategie, tecnologia e persone: scegliere priorità sostenibili, garantire la qualità dei dati, orchestrare il change management e fare in modo che il gemello digitale diventi uno strumento strategico, non confinato all’IT.
La finestra di opportunità per l’Italia
I Digital Twin rappresentano la naturale evoluzione della geografia nell’era dei dati: da mappe statiche a città che possono essere esplorate, simulate e comprese in tempo reale.
Per le amministrazioni italiane, la combinazione di crescita del mercato, normative ESG e CSRD, investimenti PNRR e interesse crescente verso le smart city disegna una finestra di opportunità unica. La tecnologia, da sola, non basta. Serve una cultura della governance dei dati, la capacità di leggere il territorio come un sistema informativo complesso e competenze per integrare persone, processi e strumenti.
Quando questi elementi si allineano, l’Urban Digital Twin diventa un’infrastruttura decisionale capace di rendere le politiche pubbliche più sostenibili, trasparenti e — infine — più coraggiose.















