Per anni, nell’immaginario dell’ecosistema startup europeo, l'”exit” è stata sinonimo di quotazione in Borsa. L’IPO rappresentava il traguardo simbolico della crescita, il momento in cui una giovane impresa diventava finalmente un’azienda “adulta”.
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L’IPO non è più il traguardo delle startup europee
Oggi quello scenario appare sempre più distante. Non perché le exit siano scomparse, ma perché hanno cambiato forma, logica e funzione.
Il 2025 non è stato l’anno delle grandi quotazioni tecnologiche in Europa. È stato invece l’anno in cui le acquisizioni sono diventate, in modo quasi esclusivo, il principale canale di uscita per le startup.
Oltre 860 exit nel 2025, il consolidamento domina
Secondo i dati raccolti da Sifted, nel corso dell’anno si sono registrate circa 860 exit di startup europee, con una quota largamente dominante di operazioni di M&A. Le IPO sono rimaste un’eccezione, marginali nel numero e nell’impatto. Anche i buyout finanziari hanno avuto un peso limitato. Il mercato ha parlato in modo chiaro, l’uscita dal capitale non passa più dalla Borsa, ma dall’integrazione industriale.
Questo non significa che il numero complessivo di exit sia esploso rispetto al 2024. Il dato realmente significativo è un altro. La struttura delle exit si è trasformata. Il modello europeo si sta allineando sempre di più a una logica di consolidamento, dove il valore non viene espresso attraverso la finanza pubblica, ma attraverso l’acquisizione di tecnologia, talenti e posizionamento strategico.
Nel 2025 solo 75 operazioni europee hanno reso pubblici i propri termini economici, non facilitando l’attività degli analisti e la nostra comprensione dei numeri dietro a questo mercato. La maggior parte delle acquisizioni infatti è avvenuta senza pubblicazione delle condizioni dettagliata, segno di un mercato in cui le logiche industriali contano più della narrazione finanziaria. I grandi gruppi acquistano startup non per creare storytelling, ma per rafforzare prodotti, piattaforme e vantaggi competitivi.
Le grandi acquisizioni del 2025: da Workday a Salesforce
Le operazioni più visibili dell’anno raccontano bene questo cambiamento. Workday ha acquisito la svedese Sana Labs, specializzata in AI per la formazione e il knowledge management, per circa un miliardo di euro. La francese Sanofi ha rilevato la britannica Vicebio nel settore biotech per circa 1,45 miliardi. L’americana NiCE ha comprato la tedesca Cognigy, piattaforma di conversational AI, con una valutazione prossima al miliardo di dollari. Salesforce ha acquisito la britannica Convergence, rafforzando il proprio portafoglio AI per il mondo enterprise.
In tutti questi casi, il razionale è stato industriale prima che finanziario. Le acquisizioni hanno risposto a un’esigenza precisa, ossia integrare capacità di intelligenza artificiale, rafforzare la proposta verso i clienti, accelerare l’innovazione senza doverla sviluppare internamente.
L’Europa è diventata un mercato particolarmente attrattivo per questo tipo di operazioni. Le valutazioni sono più moderate rispetto agli Stati Uniti, il talento tecnico è di alto livello e la regolamentazione, pur complessa, offre un contesto stabile. Non è un caso che molte aziende americane guardino al continente come a un bacino di innovazione da cui attingere.
Geografia delle exit: Regno Unito, Francia e Germania in testa
La geografia delle exit conferma la maturità selettiva del mercato. Il Regno Unito resta il primo ecosistema europeo per numero di acquisizioni, con circa 215 exit nel 2025. Francia e Germania seguono a distanza, con poco più di 120 operazioni ciascuna. Questi tre Paesi concentrano oltre la metà delle exit europee, grazie a un mix di densità di startup, presenza di grandi corporate e maturità del mercato VC.
AI e fintech trainano le acquisizioni settoriali
Dal punto di vista settoriale, il 2025 ha visto una forte concentrazione sulle tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Oltre 100 startup AI europee sono state acquisite nel corso dell’anno. Non si tratta solo di modelli generativi, ma anche di soluzioni per l’automazione dei processi, l’analisi dei dati, la cybersecurity, il customer service e la gestione delle operazioni aziendali. Il fintech resta un altro grande motore di M&A, con circa 130 exit, seguito da health, biotech e deep tech.
Questo quadro racconta un ecosistema che sta entrando in una fase più matura. Le startup non sono più viste soltanto come veicoli di crescita finanziaria, ma come asset strategici da integrare in piattaforme più ampie. Il valore si misura nella capacità di generare sinergie, non nella prospettiva di una quotazione.
Le scaleup europee diventano acquirenti: il caso Mistral AI
In questo nuovo ciclo delle exit, emerge anche un elemento interessante. Non sono solo i grandi gruppi internazionali a fare acquisizioni. Sempre più spesso sono le stesse scaleup europee a diventare acquirenti. Il caso più emblematico è quello di Mistral AI, che dopo un mega-round miliardario ha iniziato a costruire una struttura interna dedicata alle acquisizioni. L’obiettivo non è solo comprare tecnologia, ma rafforzare il proprio ecosistema di talenti, dati e prodotti.
Anche realtà più giovani stanno seguendo la stessa strada. Alcune startup AI, forti di round seed molto consistenti, utilizzano l’acquisizione come strumento di crescita accelerata. Acquistano piccoli team, assorbono competenze e accorciano i tempi di sviluppo. In Europa, questo approccio rappresenta una novità culturale. Storicamente le startup crescevano in modo organico o venivano acquisite. Oggi iniziano anche a consolidare durante il percorso di crescita.
Questo processo ha un impatto diretto sulla struttura dell’ecosistema. Le exit non sono più solo eventi finali, ma passaggi intermedi in una catena di valore più lunga. Una startup acquisita può diventare il nucleo di un nuovo prodotto, di una nuova business unit o di un’espansione geografica. Il capitale non esce dal sistema, ma viene riallocato innescando un circolo virtuoso.
Bending Spoons e il modello italiano di consolidamento globale
Il caso italiano offre una prospettiva particolarmente interessante. Nel 2025 l’Italia non ha registrato exit clamorose di startup verso acquirenti esteri, ma ha visto affermarsi un modello opposto. Bending Spoons, azienda tecnologica con base a Milano, è diventato uno dei principali acquirenti di aziende digitali a livello globale.
La strategia di Bending Spoons è chiara, acquisire piattaforme affermate ma in fase di stagnazione, rilanciarle con un modello operativo più efficiente e mantenerle nel portafoglio nel lungo periodo. Nel 2025 il gruppo ha annunciato, tra le altre, l’acquisizione di Vimeo per circa 1,4 miliardi di dollari, seguita da quella di AOL per 1,5 miliardi e, infine, di Eventbrite per circa 500 milioni. Operazioni finanziate anche con debito strutturato, segno di una visione industriale di lungo periodo.
Queste mosse hanno proiettato Bending Spoons in una dimensione completamente diversa. Da “startup” italiana di successo a consolidatore globale. Il valore stimato del gruppo ha superato gli 11 miliardi di dollari.
Exit italiane e il valore della community
Parallelamente, in Italia si sono registrate exit di dimensioni più contenute ma significative. Startup come Switcho, attiva nella comparazione di servizi energetici, e Gas Gas, operatore nel settore utility, sono state acquisite da gruppi industriali interessati a integrare tecnologia, dati e accesso ai clienti. In questi casi, la community di utenti e investitori ha rappresentato un asset importante nel processo di valorizzazione.
Community capital: il ruolo degli investitori diffusi nelle exit
Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso sottovalutato nel dibattito sulle exit. Il Community Capital. Negli ultimi anni, molte startup europee hanno coinvolto i propri utenti e sostenitori attraverso modelli di equity crowdfunding e community investing. Non come alternativa al venture capital, ma come strumento complementare.
Quando una startup costruisce una base di investitori diffusi, attivi e allineati alla missione, non sta solo raccogliendo capitale. Sta creando una comunità di ambassador, clienti e sostenitori. Questo può fare la differenza anche in fase di acquisizione. Un’azienda con una community forte, dati proprietari e brand riconoscibile è più appetibile per un acquirente industriale.
Le piattaforme di equity crowdfunding stanno evolvendo verso modelli più strutturati, capaci di supportare operazioni in sinergia con fondi VC e corporate. Non si tratta più di semplici marketplace, ma di infrastrutture finanziarie che facilitano round ibridi, validazione di mercato e, in alcuni casi, anche operazioni di secondario.
Nel 2025, Crowdcube ha introdotto la Growth Series, una linea dedicata a investimenti in scaleup già mature, con possibilità di accesso a round più avanzati e a operazioni di liquidità parziale. È un segnale di come il confine tra venture capital, private equity e community investing stia diventando sempre più sfumato.
Il futuro delle exit europee tra opportunità e rischi strategici
Il nuovo ciclo delle exit europee si inserisce in un contesto macro più ampio. Il mercato delle IPO tech è rimasto sostanzialmente chiuso. Le condizioni regolamentari, la volatilità dei mercati e le aspettative di valutazione rendono difficile per molte aziende europee affrontare una quotazione. L’M&A diventa quindi la via più naturale per monetizzare valore, restituire capitale agli investitori e consentire alle tecnologie di scalare.
Questo non significa che l’Europa sia condannata a perdere i propri campioni industriali. Significa piuttosto che il percorso di crescita segue una traiettoria diversa. Invece di costruire grandi aziende attraverso il mercato pubblico, l’ecosistema europeo tende a farlo attraverso il consolidamento privato.
Ci sono rischi, naturalmente, tra cui il principale è la perdita di controllo su asset strategici, soprattutto in settori sensibili come l’AI, la cybersecurity o il deep tech. Ma ci sono anche opportunità: le acquisizioni portano capitale, know-how e accesso a mercati globali e quindi possono rafforzare la competitività complessiva del sistema.
Guardando al futuro, il tema non è se le acquisizioni continueranno, ma piuttosto è come verranno utilizzate e se diventeranno solo strumenti di uscita, o se saranno parte di una strategia più ampia di costruzione di campioni tecnologici europei.
Verso una fase più matura del tech europeo
Il 2025 segna l’inizio di una fase più adulta per il tech europeo. Le startup non vivono più in funzione dell’IPO ma crescono per costruire valore reale, industriale, integrabile. Le exit non sono più il punto di arrivo, ma un passaggio di fase.
In questo nuovo ciclo, l’M&A non è una moda ma una conseguenza naturale della maturità dell’ecosistema.


















