Videogame culture

Videogame culture


La video game culture (cultura dei videogame/videogiochi) è un sottoinsieme della cultura dei nuovi media e di quella pop.

La rilevanza dei videogiochi è andata progressivamente evolvendo, fino a diventare, oggi, un elemento cardine della struttura sociale, capace di condizionare la cognizione, le mappe emotive e le sfere di cui è composta la società.

L'educazione, l'economia, il diritto, i media, la famiglia, il linguaggio, la psicologia, le comunità, l'arte, la letteratura, il cinema, la musica e ovviamente la filosofia risentono della rivoluzione videoludica. Ormai i videogame sono un sistema così complesso che pare riduttivo tassonomizzare e circoscrivere i suoi elementi.

In questa rubrica a cura della filosofa Lorenza Saettone, l’obiettivo sarà quello di analizzare la gittata di tale cultura, seguendo il suo divenire, senza cedere a banalizzazioni.


La videogame culture è un sottoinsieme della cultura dei nuovi media e di quella pop che ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella società contemporanea. I videogiochi sono diventati un elemento cardine della struttura sociale, capaci di influenzare la cognizione, le mappe emotive e le diverse sfere della società. La loro influenza si estende all'educazione, all'economia, al diritto, ai media, alla famiglia, al linguaggio, alla psicologia, alle comunità, all'arte, alla letteratura, al cinema, alla musica e alla filosofia. La cultura videoludica rappresenta ormai un sistema così complesso che risulta riduttivo cercare di circoscrivere e categorizzare i suoi elementi, richiedendo un'analisi approfondita della sua portata e del suo continuo divenire.

FAQ generata da AI

I videogiochi possono essere considerati autentici strumenti filosofici in quanto capaci di innescare processi critico-riflessivi attraverso esperienze di meraviglia, delusione, frustrazione, spiazzamento e stupore. Un esempio significativo è Here, un videogame creato da Stefano Gualeni dell'Institute of Digital Games dell'Università di Malta, che porta i giocatori a mettere in discussione concetti come la deissi (il significato contestuale di termini come "qui") e il senso stesso del videogiocare. A differenza dei testi filosofici tradizionali, i videogiochi permettono un coinvolgimento diretto e personale, rendendo difficile mantenere un distacco intellettuale: è il pensiero stesso del giocatore ad essere ingaggiato nell'esperienza filosofica, portandolo a riconsiderare ciò che dava per scontato.

FAQ generata da AI

I videogiochi offrono numerosi benefici cognitivi e psicologici. Secondo uno studio dell'Oxford Internet Institute, esiste una forte correlazione tra felicità e tempo speso su determinati videogame. I videogiochi sviluppano competenze come il problem solving, il multitasking, la gestione dell'ansia, il team work, il decision making e il pensiero laterale, tutte abilità trasferibili nella gestione degli affari quotidiani. Inoltre, favoriscono lo sviluppo di connessioni neurali profonde che supportano diverse abilità cognitive, dal pensiero critico all'intelligenza interpersonale, dall'attenzione alla memoria. Particolarmente significativi sono i giochi con contenuti prosociali, che promuovono l'empatia e le competenze intersoggettive, funzionando come veri e propri laboratori di umanità.

FAQ generata da AI

I videogiochi si pongono in stretta continuità con la letteratura e altre forme d'arte tradizionali, condividendone molti aspetti fondamentali. Come evidenziato negli studi sul ruolo dei videogame nello sviluppo di competenze cognitive, essi sono prossimi alla letteratura anche per gli effetti sulla cognizione simili a quelli procurati dal romanzo. Dai primi videogiochi testuali come Zork (1980) alle moderne avventure narrative come Life is Strange e That Dragon Cancer, i videogiochi affrontano temi universali come l'amore, la morte, la ricerca di sé e questioni etiche, proprio come fanno la poesia, il cinema, la canzone e il fumetto. La differenza principale sta nell'interattività che permette ai giocatori di essere protagonisti attivi della narrazione, spesso attraverso scelte morali non binarie che riflettono la complessità delle decisioni nella vita reale.

FAQ generata da AI

Il rapporto tra videogiochi, robotica ed educazione è sempre più stretto e sinergico. Come spiegato nell'analisi su videogame, robotica ed education, i personaggi non giocabili nei videogiochi sono molto simili a robot virtuali, reagendo sulla base di istruzioni programmate a ciò che accade nell'ambiente simulato. La tecnologia educa attraverso i videogiochi, che possono insegnare il coding, il pensiero computazionale e la risoluzione step-by-step dei problemi. Inoltre, i videogiochi rappresentano un ponte per creare classi aperte dove team eterogenei possono collaborare, mettendo insieme background diversi: musica, arte figurativa, storytelling, materie STEM, filosofia, marketing e robotica. La struttura stessa dei giochi, con sfide, premi e progressioni di difficoltà, può essere adattata a qualsiasi materia attraverso la gamification, migliorando la motivazione e l'apprendimento degli studenti.

FAQ generata da AI

L'intelligenza artificiale nei personaggi non giocabili (PNG) dei videogiochi sta evolvendo verso comportamenti sempre più realistici e credibili. Tradizionalmente, questi personaggi hanno mostrato comportamenti stereotipati, ma nuove tecnologie stanno cambiando questa situazione. Come analizzato nell'articolo su architetture cognitive e IA nei videogame, esistono diversi approcci per dotare i PNG di una mente credibile. Le Architetture Cognitive, modelli teorici che descrivono in maniera algoritmica il funzionamento della mente umana, possono essere implementate nei personaggi per simulare percezione, memorie e conoscenze. Recentemente, ricercatori di Stanford e Google hanno utilizzato GPT-4 per creare agenti autonomi capaci di pianificare, reagire e adattarsi all'ambiente di gioco, mostrando anche dinamiche di gruppo emergenti. Questi sviluppi promettono di trasformare radicalmente l'esperienza di gioco, rendendo i mondi virtuali molto più realistici e immersivi.

FAQ generata da AI

La diffusione della cultura videoludica ha importanti implicazioni sociali ed educative. I videogiochi creano comunità intere e connessioni profonde tra individui che condividono interessi comuni, facilitando quello che Mizuko Ito definisce "connected learning", un apprendimento connesso e inter-generazionale in cui i ragazzi, alla ricerca di mentori, possono approfondire conoscenze e orientarsi per il proprio futuro. È essenziale che i docenti riconoscano la cultura delle nuove generazioni, discutendola dall'interno senza uno snobistico rifiuto, per creare una relazione educativa efficace. I videogiochi possono anche essere utilizzati come laboratori per spiegare storia, filosofia e concetti etici complessi, come dimostrato dall'uso di titoli come Pentiment per la storia o The Last of Us per le questioni etiche. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato come i videogiochi possano essere strumenti terapeutici per persone con depressione o altri disagi mentali, offrendo uno spazio sicuro per l'espressione personale e lo sviluppo dell'autostima.

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