Parte l'era dell'ultra broadband. Ma non basta

L'analisi

Il 2012 sarà ricordato come l'anno in cui sono partiti i servizi a banda larghissima in Italia, fissi e mobili. Non ci possiamo accontentare, dobbiamo avere l’ambizione di metterci in pari con i Paesi più avanzati. Ma le infrastrutture non siano alibi per il ritardo dei servizi

di Cristoforo Morandini

Nonostante la crisi, nelle telecomunicazioni italiane il 2012 verrà ricordato con l’anno del lancio dei servizi Ultra Broadband (poniamo convenzionalmente la soglia a >25 Mbps di download), sia di rete fissa che di rete mobile. Per il vero, l’offerta Fibra100 è già disponibile in 7 città grazie a Fastweb, ma il 2012 diventa l’anno del lancio del nuovo piano di copertura estesa dei servizi a banda ultra larga, senza dimenticare l’importante annuncio delle 30 città di F2iTLC. Il primo dato rilevante è proprio questo: la sfida  per la banda ultra larga sarà tra operatori, ma anche tra tecnologie (all’interno della rete fissa e tra questa e la rete mobile, perlomeno in alcune aree). Entro il 2014 i  servizi a banda ultra larga di rete fissa saranno disponibili in 100 città, mentre per la banda ultra larga mobile, il livello di copertura sarà molto più elevato.

Da dove partiamo? Si scaldano i motori della banda ultra larga, ma può essere utile fare un punto sulla situazione di partenza. Secondo le ultime analisi realizzate dall’Osservatorio Banda Larga di Between, e considerando sia le tecnologie di rete fissa che mobile, a fine 2012 avremo un livello di copertura netta dei servizi a banda larga  pari al 95% della popolazione, ma anche una copertura dei servizi fino a 20 Mbit/s pari a quasi il 70%. Le prestazioni medie misurate sono pari a 5,4 Mbps, in sensibile crescita rispetto a un anno fa. Tuttavia, il problema delle tecnologie disponibili rimane la loro natura intrinsecamente asimmetrica, il che significa che le velocità di upload sono tipicamente 1/10 di quelle di download. Altro tema rilevante è il progressivo degrado delle prestazioni con la lunghezza del collegamento in rame, che è alla base della variabilità delle performance rilevate e che diventa più rilevante per i servizi fino a 20 Mbps.

Serve realmente? A fronte dei livelli di copertura sopra citati, il tormentone degli addetti ai lavori, e non solo, è sempre lo stesso: serve tutta questa banda? A chi serve? Per fare cosa? Ribaltando il problema, l’ADSL attuale è inadeguato a traghettarci verso un sistema economico digitale?

Premesso che la nostra prima scommessa rimane quella di riuscire a “includere” digitalmente l’elevato numero di cittadini e imprese che rimangono tuttora esclusi dall’utilizzo della rete, si possono fare alcune considerazioni.

La prima considerazione è che non ci possiamo accontentare e dobbiamo avere l’ambizione di poter disporre anche in Italia dell’ambiente digitale più innovativo attualmente disponibile nei paesi avanzati. Se è vero che  la banda ultra larga è uno degli ingredienti necessari per competere alla pari, anche il nostro Paese la deve trasformare in una priorità.

La seconda, è che la maggior parte dei servizi oggi disponibili ha requisiti prestazionali tali da essere tranquillamente accessibili dai servizi a banda larga di base. Le carenze di copertura e/o prestazionali non possono diventare l’alibi per rallentare un deciso processo di trasformazione digitale dei servizi e la rapida migrazione verso i servizi online.

Infine, siamo abituati a ricondurre tutto alla velocità di download, ma l’innalzamento della customer experience richiede di intervenire anche su altre componenti prestazionali come la velocità di upload, la latenza, la stabilità, le prestazioni garantite. Intervenire sull’insieme di questi parametri consente  di garantire che i servizi in rete possano essere accompagnati da modalità di fruizione (attraverso contenuti multimediali sempre più ricchi e innovativi) in grado di abbassare le barriere all’adozione e di ampliare quindi il più possibile il bacino di utenti e, in ultima analisi, anche i benefici di sistema.

E la soglia dei 100 Mbps?

Perché l’Agenda Digitale Europea ci chiede di creare le condizioni per dare a tutti i cittadini servizi a banda ultra larga entro il 2020 (e per il 50% con velocità superiori a 100 Mbps)? In sintesi, perché il valore dell’economia digitale e della rete cresce con il numero di soggetti coinvolti e con l’ampiezza delle attività che vengono condivise in rete. La sfida è di consentire la moltiplicazione delle opportunità di business, come trasformazione delle attività tradizionali, ma anche con la nascita di nuove attività digitali in rete, beneficiando dell’ecosistema più favorevole possibile. 100 Mbps è una soglia simbolica, la velocità che sintetizza l’annullamento della distanza facendo cadere le barriere tra la rete “locale” e quella “globale”. In questo ambito, vale la pena di ricordare che il top di gamma sono, e rimarranno, gli accessi in fibra ottica, anche se noi vedremo a lungo soluzioni ibride, più economiche e veloci da realizzare.

Icaro sognava di volare, noi di viaggiare alla velocità della luce, abbattendo l’ultima barriera. Il tempo.

21 Dicembre 2012

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