L’avanzare dell’intelligenza artificiale nel campo educativo ha generato una diffusa percezione di vulnerabilità professionale: se gli algoritmi sono in grado di generare spiegazioni, testi, esercizi e perfino unità didattiche complete, quale spazio rimane al docente? Questa domanda, spesso posta in termini di concorrenza funzionale tra umano e macchina, rischia tuttavia di perdere di vista la natura profonda dell’azione educativa.
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Progettazione didattica con l’IA: come usare ChatGPT e altri LLM in modo critico
L’intelligenza artificiale entra nelle scuole e riaccende un timore: l’algoritmo può fare il lavoro dell’insegnante? La risposta qui è netta: può produrre materiali, esercizi e spiegazioni, ma non può sostituire intenzionalità educativa, responsabilità e relazione. Proprio l’automazione rende più visibile la regia umana che dà senso all’apprendimento

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