Secondo le statistiche più recenti, il 94% delle persone preferisce restare più a lungo in un’azienda che investe nel suo apprendimento e crescita professionale. La formazione quindi non è più un semplice benefit, ma un fattore determinante di soddisfazione, fidelizzazione e attrattività per i talenti, con impatti diretti sulle scelte di carriera e sulla percezione del valore aziendale.
Detto questo, la realtà italiana mostra ancora un forte ritardo rispetto ai suoi partner europei e agli Stati Uniti. Le nostre imprese dedicano alla formazione meno dell’1% del fatturato, un dato che appare modesto se confrontato con Francia e Germania, dove la quota oscilla tra il 2 e il 3%, e gli Usa, che investono fino al 4%. Secondo il World Economic Forum, nei Paesi più avanzati la formazione è vista come un asset competitivo che migliora produttività, retention e capacità di innovare. Al contrario, in Italia prevale spesso una visione tattica e limitata.
Questo approccio rischia di compromettere la capacità delle imprese italiane di adeguarsi efficacemente alle trasformazioni digitali, ambientali e demografiche in corso.
Indice degli argomenti
Perché la formazione aziendale con intelligenza artificiale è diventata decisiva
Dal nostro studio “Costruire oggi le competenze che contano, nell’era dell’IA”, nato a seguito dell’evento “Skills of tomorrow”, emerge che, entro la fine del 2025, il 93% delle aziende avrà adottato gli strumenti per supportare il proprio staff secondo modelli di lavoro remoto e ibrido. Le imprese stanno spingendo verso un uso sempre più diffuso di piattaforme di e-learning.
Piattaforme, queste, che non sono più semplici repository di contenuti, ma veri ecosistemi formativi che integrano micro-learning, intelligenza artificiale e percorsi adattivi. Grazie a queste tecnologie, la formazione diventa un’esperienza personalizzata e “just-in-time”, inserita nel flusso quotidiano di lavoro, favorendo inclusione, scalabilità e misurabilità dei risultati.
Come l’IA sta cambiando la formazione aziendale, dal “one size fits all” all’adaptive learning
In particolare, l’intelligenza artificiale sta rivoluzionando i modelli di formazione aziendale, consentendo il passaggio dal “one size fits all” a percorsi personalizzati calati sulle esigenze individuali. Attraverso l’adaptive learning, i contenuti vengono adattati in tempo reale a ruoli, competenze e ritmi diversi, massimizzando l’efficacia degli investimenti formativi e riducendo gli sprechi.
In questo processo, il ruolo umano rimane fondamentale: coach e formatori sono potenziati dalle nuove tecnologie, trovando interlocutori più consapevoli e preparati.
Verso il 2030: formazione continua, integrata e predittiva
Dandoci una visione da qui al 2030, si prospetta una formazione invisibile e continua, integrata nei processi lavorativi, guidata da sistemi predittivi in grado di anticipare le competenze necessarie. Non più cataloghi statici, ma learning journey dinamiche che accompagnano la crescita professionale nel tempo, aumentando motivazione ed engagement.
Change management come competenza culturale nelle aziende
Il cambiamento organizzativo è un’altra dimensione critica. Oggi non si tratta più di gestire singoli progetti di trasformazione, ma di fare del cambiamento una competenza distintiva e parte integrante della cultura aziendale. Il change management agisce da sistema nervoso centrale, connette strategia ed esecuzione e armonizza strutture, competenze e comportamenti per rendere l’organizzazione più resistente e pronta alle sfide.
La tecnologia è un potente acceleratore, ma il successo dipende da una cultura e una leadership che orientino comportamenti e decisioni. Guardando al 2030, la capacità di interiorizzare il cambiamento come nuova normalità sarà fondamentale. Organizzazioni agili, workforce proattive e una cultura che metta in discussione lo status quo saranno le chiavi per generare valore sostenibile.
Leadership diffusa e formazione: dalle performance alle competenze manageriali
Non meno importante è la trasformazione della leadership, non più prerogativa dei soli manager, ma una competenza da coltivare a tutti i livelli. Non basta promuovere i migliori performer a manager: servono formazione, coaching e accompagnamento. Il leader moderno sa accettare l’imperfezione, trasformando gli errori in opportunità di apprendimento per sé e per il team.
Anche il suo rapporto con la tecnologia è cambiato. L’intelligenza artificiale è già parte integrante delle organizzazioni e modifica radicalmente il ruolo del manager, che deve saper leggere i dati e tradurli in decisioni strategiche, senza mai perdere di vista la dimensione umana e la fiducia, elemento insostituibile in ogni relazione. La formazione diventa quindi un ecosistema integrato, che sviluppa competenze tecnologiche e umanistiche, allenando le super-skill necessarie per guidare uomini e macchine in sinergia.
Purpose e apprendimento continuo: la spinta per aziende resilienti
Infine, cresce la consapevolezza che il purpose, ossia la ragione profonda di un’organizzazione al di là del profitto, sia oggi un motore strategico irrinunciabile. Le aziende di successo lo integrano in ogni azione, generando valore per persone, comunità e società. Le organizzazioni purpose-driven godono di maggior motivazione, riduzione del turnover, innovazione e resilienza.
Guardando al 2030, la sfida sarà costruire organizzazioni autentiche, sostenibili e coerenti, in cui l’apprendimento continuo diventa la leva per diffondere e consolidare questo modello.
L’Italia al bivio: includere la workforce e portare l’IA nei processi core
Per concludere, il cambiamento culturale che abbiamo di fronte è evidente. Tutte le rivoluzioni ci impongono un nuovo approccio mentale, del singolo, e organizzativo, della collettività. Prima ancora che economico o di governance. Senza andare troppo indietro nella storia, ricordiamoci cos’è successo con l’iPhone. Prima eravamo a guardare le feature, poi a chiederci come questo avrebbe cambiato le nostre abitudini e modo di vivere.
È andata bene, tutto sommato. Siamo a un bivio, però. Attualmente, oltre il 40% della popolazione lavorativa è spesso esclusa dalle strategie di talent development. Follia pura. Bisogna passare dall’IA come esperimento a disposizione di imprese altamente visionarie all’IA embedded nei processi core delle aziende. La strumentazione tecnologica e le competenze per utilizzarla devono diventare una commodity: una capacità operativa che si dà per scontata per tutte le organizzazioni produttive.
















