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Quando il terrorismo incontra l’IA: propaganda, droni e nuove minacce



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L’uso dell’intelligenza artificiale da parte di organizzazioni terroristiche è già una dinamica concreta: propaganda, reclutamento, pianificazione e finanza digitale. La democratizzazione tecnologica e gli strumenti open source riducono barriere e costi, ampliando capacità prima riservate a Stati e big tech

Pubblicato il 28 gen 2026

Antonio Teti

Responsabile del Settore Sistemi Informativi di Ateneo, Innovazione Tecnologica e Sicurezza Informatica dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Docente di IT Governance e Big Data al Dipartimento di Economia Aziendale dell'Ateneo



hamas e pagamenti digitali e terrorismo (1)

L’uso dell’intelligenza artificiale (IA) e delle tecnologie digitali avanzate da parte delle organizzazioni terroristiche rappresenta oggi una delle principali sfide emergenti per la sicurezza nazionale e internazionale. Non si tratta più di uno scenario ipotetico o futuribile, ma di una dinamica concreta, già osservabile nei contesti operativi, informativi e finanziari dei gruppi jihadisti, estremisti e insurrezionali.

L’IA come amplificatore della minaccia terroristica

Negli ultimi anni, la combinazione tra democratizzazione tecnologica, accesso a strumenti open source e riduzione dei costi computazionali ha consentito anche ad attori non statali di appropriarsi di capacità che fino a poco tempo fa erano prerogativa esclusiva degli Stati e delle grandi aziende tecnologiche. L’intelligenza artificiale, in particolare nella sua declinazione generativa, sta diventando un moltiplicatore di potenza per il terrorismo contemporaneo.

Dalla propaganda alla radicalizzazione online, dalla pianificazione operativa all’uso di droni e sistemi autonomi, fino al finanziamento e alla disinformazione, l’IA consente ai gruppi terroristici di operare con maggiore velocità, precisione e resilienza. Questo articolo analizza in profondità tali dinamiche, alla luce delle più recenti analisi strategiche internazionali, con particolare riferimento agli studi del Jerusalem Institute for Strategy and Security (JISS).

Propaganda algoritmica e manipolazione delle narrazioni

L’ambito in cui l’intelligenza artificiale ha trovato più rapida applicazione da parte delle organizzazioni terroristiche è quello della propaganda. I modelli di linguaggio generativo permettono la produzione massiva di testi ideologici, comunicati, rivendicazioni e messaggi personalizzati in più lingue, adattati ai contesti culturali e psicologici dei destinatari.

Parallelamente, le tecnologie di generazione di immagini e video consentono la creazione di contenuti ad alto impatto emotivo, inclusi deepfake e materiali audiovisivi difficilmente distinguibili dal reale. Questo approccio rafforza la capacità dei gruppi terroristici di costruire narrazioni coerenti, di sfruttare eventi geopolitici e di inserirsi nel flusso informativo globale con maggiore efficacia.

Reclutamento digitale e radicalizzazione guidata dall’IA

Ma l’intelligenza artificiale consente anche nuove forme di reclutamento digitale: attraverso l’analisi dei comportamenti online e l’uso di bot conversazionali, i gruppi estremisti possono intercettare individui vulnerabili, rafforzarne progressivamente le convinzioni e accompagnarli lungo un percorso di radicalizzazione graduale.

Questa dinamica riduce il rischio operativo per le organizzazioni terroristiche e rende più difficile l’individuazione precoce dei processi di radicalizzazione, che avvengono in spazi digitali frammentati, criptati e spesso transnazionali.

Pianificazione operativa e OSINT automatizzata

Un altro aspetto critico riguarda l’impiego dell’IA nella pianificazione delle operazioni. Attraverso strumenti di analisi automatizzata delle fonti aperte (OSINT), i gruppi terroristici possono mappare infrastrutture critiche, analizzare routine di sicurezza, simulare scenari di attacco e valutare l’impatto potenziale delle proprie azioni.

L’intelligenza artificiale riduce i tempi decisionali e aumenta la capacità di adattamento, consentendo di modificare rapidamente le strategie operative in risposta alle contromisure adottate dagli apparati di sicurezza.

Droni, minaccia ibrida e finanziamento con criptovalute

L’uso di droni armati o modificati è già una realtà in diversi teatri di crisi. L’integrazione di capacità di navigazione autonoma, riconoscimento degli obiettivi e coordinamento in sciame rappresenta un salto qualitativo significativo, che avvicina il terrorismo alle logiche della guerra ibrida.

Questi sistemi, relativamente economici e difficili da intercettare, possono essere impiegati sia per attacchi mirati sia per azioni dimostrative ad alto impatto simbolico e mediatico.

Sul piano finanziario, l’intelligenza artificiale può facilitare il riciclaggio di fondi, l’uso di criptovalute, le frodi digitali e le campagne di ransomware. L’automazione dei processi finanziari rende più complessa l’attività di tracciamento e rafforza la resilienza economica delle organizzazioni terroristiche.

Implicazioni per Europa e Italia: le priorità di risposta

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, queste dinamiche impongono una riflessione strategica profonda. La minaccia terroristica non è più confinata a singoli attori o territori, ma si inserisce in un ecosistema digitale globale, in cui informazione, tecnologia e ideologia si intrecciano.

Contrastare l’uso dell’intelligenza artificiale da parte del terrorismo richiede un approccio integrato: cooperazione internazionale, partenariati pubblico-privati, sviluppo di IA difensiva, aggiornamento dei quadri normativi e investimento nella resilienza cognitiva delle società democratiche.

Conclusioni

L’intelligenza artificiale non crea il terrorismo, ma ne amplifica il potenziale. Sulla base di tale evidenza, comprendere come le organizzazioni terroristiche sfruttano le tecnologie avanzate assume oggi la connotazione di una vera e propria priorità strategica.

Solo una risposta coordinata, a livello globale, tecnologicamente avanzata e politicamente consapevole potrà evitare che l’innovazione diventi un moltiplicatore incontrollato della violenza.

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