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Campania, sanità al limite: cosa può fare il digitale



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Con 5,6 milioni di residenti e pochi posti letto, la sanità campana è sotto pressione tra pronto soccorso affollati, mobilità in uscita e liste d’attesa. La risposta passa dal territorio e dalla riorganizzazione: telemedicina e Fascicolo sanitario elettronico riducono accessi non urgenti

Pubblicato il 6 feb 2026

Clara Mirante

Università degli studi di Salerno

Emilio Mirante

Università degli Studi di Napoli Parthenope



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La digitalizzazione sanitaria in Campania può diventare una leva concreta per alleggerire una domanda di cure che da anni supera la capacità delle strutture, tra posti letto limitati, pronto soccorso sovraffollati e mobilità sanitaria in uscita.

La digitalizzazione sanitaria per il futuro della Campania

Ad oggi, sono circa 5,6 milioni i residenti in Campania, ma vi è “solo” una dotazione di posti letto ospedalieri che oscilla tra i 16 e i 19 mila, a seconda delle fonti e degli stati di attivazione.

In Campania, la pressione della domanda di cure supera da tempo la capacità di risposta delle strutture: pronto soccorso sovraffollati, mobilità sanitaria in uscita, tempi d’attesa che si accorciano in alcune aree ma restano critici in altre.

Questa è la chiara fotografia della sanità regionale in Campania che oramai accompagna la regione da molti anni.

Secondo il Censimento permanente della popolazione, al 31 dicembre 2023 i residenti campani sono 5.593.906, con un trend in calo e un’età media in aumento; oltre metà vive nella città metropolitana di Napoli.

Questa ormai nota dinamica delle meno nascite e dei più anziani spinge in aumento la domanda di prestazioni ospedaliere e territoriali.

Non è solo un problema campano: l’Italia resta tra i Paesi più longevi dell’OCSE, ma con posti letto ospedalieri intorno a 3 per 1.000 abitanti contro una media di 4,2–4,9 e una cronica carenza di infermieri.

Digitalizzazione sanitaria in Campania: posti letto tra “carta” e realtà operativa

Il numero effettivo dei posti letto è pari a: 16.486 per acuti e 3.142 di post-acuzie.

Sono cifre rilevabili “di carta” che recepiscono gli standard DM 70, ma non coincidono sempre con l’attivato.

Questa situazione traduce una programmazione regionale che, in diversi contesti operativi, evidenzia come il numero “funzionante” sia inferiore, talora intorno ai 17 mila o meno, per carenze di personale, riconversioni non completate, pianificazioni organizzative non congrue con le aspettative.

Triple aim e criticità: cosa frena la digitalizzazione sanitaria in Campania

Questa situazione critica non rispetta il “triple aim”, introdotto da Berwick nel 2008, dove per migliorare il sistema di cura è necessario valorizzare l’esperienza individuale del paziente, migliorare la salute della popolazione e ridurre i costi pro-capite.

Partendo dal triple aim come chiaro riferimento per ottimizzare la performance del sistema sanitario regionale, emergono tanti aspetti critici, ma provare a salvare la sanità pubblica è lecito.

Di seguito, sono elencate le criticità maggiormente rilevate:

I principali colli di bottiglia organizzativi

  • il personale sanitario risulta essere il vero collo di bottiglia, tra un’evidente carenza di infermieri e la mancanza di un vero filtro assistenziale dei medici di famiglia;
  • le lunghe liste di attesa sono il risultato tangibile di una disorganizzazione che dura da anni e di cui nessuno è in grado di porre fine;
  • la spesa pubblica sanitaria è sotto la media UE, come evidenziato dalla Corte dei Conti, condizionata anche da una spesa out of pocket a causa di liste di attesa non più governate;
  • la grande ristrutturazione organizzativa del DM 77/2022 che sta generando un numero sempre più elevato di cantieri e pochi servizi da offrire.

Territorio e appropriatezza: la base della digitalizzazione sanitaria in Campania

La logica sottesa alla risoluzione delle criticità è funzionale al rispetto delle Linee Guida[1].

Affinché si possa contrastare il problema affidandosi al sistema territoriale e decongestionare il flusso dei servizi verso gli ospedali, sarebbe necessario un lavoro coerente e continuo.

Ancor prima, sarebbe necessaria un’attività di educazione sanitaria alla popolazione verso accessi appropriati, e gestire al meglio tutte le situazioni di cronicità e di dimissioni protette, senza rallentare il corretto svolgimento delle attività ospedaliere.

Telemedicina e Fse: può la digitalizzazione sanitaria in Campania ridurre gli accessi?

Sorge spontanea una domanda: in virtù del fatto che un’organizzazione apprende in vari modi e mediante gli individui che ne fanno parte[2], potrebbe l’uso della digitalizzazione sanitaria, attraverso strumenti innovativi come la Telemedicina e il Fascicolo Sanitario Elettronico, aiutare a ridurre gli accessi ospedalieri non urgenti e migliorare le criticità organizzative e strutturali?

Questa soluzione digitale permette di superare le barriere geografiche, ridurre significativamente i tempi di accesso alle cure e ottimizzare la gestione delle risorse sanitarie, contribuendo così a un modello di sanità proattivo e centrato sul paziente.

Pnrr e servizi: come rendere la digitalizzazione sanitaria in Campania un cambio di passo

L’adozione di nuove tecnologie, come la Telemedicina e il FSE 2.0, facilita non solo la comunicazione tra i pazienti e i professionisti sanitari, ma anche il monitoraggio in tempo reale, per consentire miglioramenti tempestivi e personalizzati dello stato di salute.

La Campania, nel contesto delle modifiche alla sanità nazionale, affronta sfide, ma presenta anche il potenziale per l’innovazione in aree come la salute digitale e le nuove tecnologie.

La salute digitale, ad esempio, potrebbe aiutare ad affrontare la distribuzione diseguale dei servizi sanitari nella geografia diversificata e nella vasta popolazione della regione.

Saranno necessarie risposte rapide e personalizzate.

Il potenziale della salute digitale, insieme alla necessità di razionalizzare i processi sanitari e migliorare l’intero sistema, sarà fondamentale per affrontare le disuguaglianze sanitarie.

La regione dovrebbe anche rivedere l’espansione della rete ospedaliera, che, aumentando il numero di posti letto programmati, dovrebbe essere accompagnata da nuovi spazi più reattivi e meglio gestiti per soddisfare la crescente domanda di servizi.

L’espansione dei servizi sanitari dovrà principalmente essere supportata dalla ristrutturazione dei servizi.

La ristrutturazione dei servizi deve essere sostenuta da fondi PNRR, che miglioreranno le strutture fisiche dei servizi sanitari disponibili, ma creeranno anche una maggiore necessità di innovazioni nei processi e nelle tecnologie dei servizi sanitari, come la telemedicina.

Insieme alla ristrutturazione dei servizi, la telemedicina ridurrà il numero di visite ospedaliere per cure non urgenti (servizi mirati).

I progressi registrati sui Livelli Essenziali di Assistenza, finalmente adempienti nel 2023, testimoniano un percorso di recupero.

Persistono però criticità come le liste d’attesa, in parte ridotte e in parte ancora da sanare.

Il futuro della sanità in Campania, pertanto, si configura come una sfida complessa ma anche come una straordinaria occasione di rinnovamento, in cui la digitalizzazione gioca un ruolo fondamentale nel migliorare l’efficacia e l’equità del sistema.

Dati e risultati: digitalizzazione sanitaria in Campania e telemedicina sul campo

Secondo i dati del Centro Nazionale per la Telemedicina e l’Innovazione in Sanità, metà delle strutture sanitarie della Campania hanno adottato almeno una forma di telemedicina.

Nel 2022, sono stati effettuati circa 120.000 consulenze virtuali.

Questo dimostra che la telemedicina è sempre più una soluzione importante per garantire l’accesso alle cure mediche, specialmente nelle aree dove gli ospedali sono pochi o difficili da raggiungere.

Nel 2022, il sistema di telemonitoraggio ha portato a una riduzione del 20% dei ricoveri non urgenti nei reparti di medicina generale, confermando l’efficacia di questa tecnologia nel migliorare la gestione dei pazienti e nel garantire un utilizzo più razionale delle risorse sanitarie.

Tali dati supportano la tesi che la telemedicina, se adeguatamente integrata, può affrontare le sfide strutturali della sanità campana, ottimizzando i flussi di pazienti e migliorando l’efficienza del sistema sanitario regionale.

Sfide nazionali e sostenibilità: perché il digitale non è più opzionale

Sullo sfondo, il contesto nazionale lancia ulteriori sfide: una spesa sanitaria inferiore alla media OCSE, una dotazione di posti letto pro-capite tra le più basse in Europa, una cronica carenza di personale infermieristico e vincoli normativi che per anni hanno irrigidito la possibilità di ampliare gli organici.

In questo quadro complesso, l’adozione di soluzioni digitali non è più un’opzione, ma una leva strategica per garantire equità, efficienza e sostenibilità.

Trasformare la sanità italiana in un sistema capace di rispondere alle esigenze dei cittadini con tempestività e qualità diventa, quindi, un obiettivo non rinviabile.

Note

[1]Raccomandazioni condivise di comportamento clinico, prodotte attraverso un processo sistematico che coinvolge società scientifiche, professionisti sanitari e rappresentanti degli utenti, concepite per supportare medici e pazienti nel decidere le modalità di assistenza più appropriate e sicure per il paziente medesimo in specifiche circostanze cliniche, seguendo i principi dell’Evidenced Based Medicine.

[2]Organizzazioni orientate all’apprendimento, D.Q. Mills, B.Friesen , The Learning Organization, European Management Journal, June 1992.

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