benessere e lavoro

AI e stress digitale: cosa chiedono i lavoratori italiani



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L’Osservatorio BenEssere Felicità analizza il rapporto tra tecnologia e salute mentale nel lavoro italiano. Solo il 30% dei lavoratori ritiene efficace la gestione aziendale del benessere digitale. L’AI non spaventa ma serve formazione su produttività e gestione del tempo

Pubblicato il 10 feb 2026

Sandro Formica, Elga Corricelli, Elisabetta Dalla Valle

fondatori dell'Osservatorio BenEssere Felicità



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La tecnologia è entrata in ogni dimensione della vita professionale: abilita, accelera, connette, ma può anche sovraccaricare, confondere o distanziare.

I rischi psicosociali della digitalizzazione nel lavoro

La digitalizzazione e lo smart working esteso, pur portando opportunità di flessibilità, sono associati anche a rischi psicosociali significativi. Dati europei evidenziano che circa il 45% dei lavoratori è esposto a fattori di rischio per la salute mentale (Eurostat EU-LFS), mentre il 27% soffre di stress, ansia o depressione aggravati dal lavoro (OSH Pulse, EHFF/European surveys); tra i fattori critici emergono iperconnessione, pressione cognitiva e difficoltà a separare tempo lavorativo e personale, fenomeni potenziati dall’uso continuo di tecnologie digitali.

Secondo il Microsoft Work Trend Index 2025, i dipendenti con strumenti digitali ricevono in media una notifica o interruzione ogni 2 minuti, e quasi la metà dichiara che il proprio lavoro è caotico e frammentato durante la giornata. Questo continuo “rumore digitale” estende la percezione dell’orario lavorativo ben oltre gli orari ufficiali, con impatti legati allo stress cognitivo e alla difficoltà di concentrazione.

L’indagine dell’Osservatorio BenEssere Felicità

Nel quinto anno consecutivo di misurazione del livello di felicità e benessere dei lavoratori e delle lavoratrici italiane, l’Osservatorio BenEssere Felicità ha dedicato un focus specifico al rapporto tra Tecnologia e Benessere, con un obiettivo chiaro: comprendere se l’evoluzione digitale stia contribuendo a generare benessere o, al contrario, se stia introducendo nuove forme di stress e disallineamento.

Benessere digitale: un tema ancora sottovalutato nelle organizzazioni

Uno dei dati più significativi riguarda la percezione di come il benessere digitale venga affrontato dalle aziende. Solo il 30% dei lavoratori italiani ritiene che la propria organizzazione gestisca in modo efficace questo tema.

Questo dato ci dice che, a fronte di investimenti consistenti in strumenti, piattaforme e tecnologie, manca ancora una strategia culturale che aiuti le persone a sviluppare un rapporto sano con il digitale: equilibrio tra connessione e disconnessione, chiarezza sulle aspettative di reperibilità, gestione sostenibile dei flussi informativi.

Il benessere digitale, in altre parole, non è (solo) un tema tecnologico: è un tema di governance organizzativa e di educazione alla consapevolezza.

Sicurezza psicologica e adozione tecnologica

È essenziale creare fiducia e alimentare sicurezza psicologica tra collaboratori e decisori in ambito di adozione, se non si ha sicurezza psicologica è impossibile creare le condizioni di stabilità e integrazione.

AI e lavoro: più curiosità che paura

L’avvento dell’Intelligenza Artificiale ha alimentato un dibattito globale sulla possibile sostituzione dei ruoli professionali. I risultati del barometro offrono un dato sorprendente: solo il 24% dei lavoratori dichiara preoccupazione (punteggi 4+5 su una scala di rischio percepito) rispetto alla possibilità che l’AI sostituisca il proprio lavoro, mentre il 51% afferma di non avere alcuna preoccupazione.

Questi numeri indicano che il mondo del lavoro italiano vive l’AI più come opportunità che come minaccia. La mancanza di paura, però, non deve essere interpretata come passività: spesso riflette una percezione di distanza tra l’AI e il proprio contesto professionale, oppure la fiducia che l’essere umano rimanga determinante nelle dimensioni relazionali, creative e decisionali.

Formazione tecnologica: cosa chiedono davvero le persone

Quando si chiede ai lavoratori quale formazione tecnologica ritengano più utile per sé, emergono con chiarezza tre priorità:

  • Tools di produttività (39% nelle risposte 4+5) È il bisogno più forte: gli strumenti digitali che permettono di risparmiare tempo, automatizzare attività ripetitive e rendere più fluido il lavoro sono percepiti come la risorsa più utile. Il dato è coerente con l’accelerazione dei carichi informativi e con la crescente richiesta di efficienza.
  • Intelligenza Artificiale Generativa – GenAI (36% nelle risposte 4+5) L’interesse verso la GenAI è altissimo e supera quello verso l’AI tradizionale. La spiegazione è semplice: la GenAI è percepita come tangibile, immediata e applicabile da chiunque, indipendentemente dal livello di competenza tecnica. È l’AI “a portata di mano” che può migliorare la quotidianità lavorativa.
  • Time management (34% nelle risposte 4+5) La terza priorità conferma che il nodo centrale non è la tecnologia in sé, ma la gestione del tempo e dell’attenzione. Le persone chiedono strumenti non solo per fare di più, ma per farlo meglio, con minor stress e maggiore sostenibilità.
  • Intelligenza Artificiale (AI) tradizionale (32% nelle risposte 4+5) Rimane un interesse importante, ma inferiore alla GenAI, segno che ciò che viene percepito come più utile è ciò che ha un impatto diretto sul proprio lavoro quotidiano.

La tecnologia come abilitatrice di benessere: quali sfide future

Dai dati emerge che siamo in una fase di transizione: la tecnologia non è più vissuta come “novità”, ma come infrastruttura essenziale del lavoro. Tuttavia, non sempre viene integrata con logiche che tutelano il benessere psicologico, emotivo e relazionale delle persone.

Tre direttrici appaiono decisive: cultura e competenze devono procedere insieme, non basta introdurre strumenti: occorre formare le persone a usarli con consapevolezza; l’AI va spiegata, contestualizzata, “normalizzata”, infatti la scarsa paura rilevata è positiva, ma rischia di nascondere una scarsa conoscenza delle reali trasformazioni in atto; Il benessere digitale richiede politiche organizzative, non solo soluzioni tecnologiche. Orari, carichi informativi, diritto alla disconnessione, pratiche collaborative: il benessere nasce da politiche organizzative ben strutturate ed una relazione umana diffusa.

Verso una governance condivisa delle tecnologie

Serve avviare un dialogo diffuso tra aziende, enti e istituzioni perché mentre l’uso di AI cresce rapidamente tra i lavoratori, esistono segnali di disallineamento tra domanda di competenze e supporto organizzativo: molte persone adottano strumenti AI in autonomia (“Bring Your Own AI“), riflettendo un gap nella formazione ufficiale dell’azienda e nella gestione strategica della tecnologia. Questa dinamica suggerisce che la transizione verso un lavoro aumentato richiede non solo strumenti, ma nuove competenze di governance delle tecnologie e di autoregolazione del lavoro digitale.

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