Nel processo di audit, l’intervista rappresenta un punto di congiunzione cruciale tra ciò che viene dichiarato e ciò che risulta documentato. Non si tratta di una semplice conversazione informale fra auditor e intervistato, bensì di uno strumento metodico attraverso cui emergono elementi che consentono di misurare la corrispondenza tra prassi operative e quanto definito nei sistemi di gestione.
Indice degli argomenti
Intervista nell’audit tra parola e documenti
L’ intervista è il perno centrale di un’attività di verifica: essa consente di raccogliere informazioni qualitative e dichiarative da soggetti chiave – RPD, IT, legale, operations – per accertare la coerenza dei processi rispetto alla documentazione e ai test tecnici.
Pianificazione e obiettivi dell’intervista
La prima fase, quella della pianificazione, richiede un’elevata precisione: l’auditor deve stabilire in anticipo chi intervistare, perché, in che modalità e con quale scopo. Vanno definiti l’obiettivo specifico dell’intervista (normalmente in relazione a un criterio o processo da esaminare), il ruolo e le responsabilità della persona intervistata, le domande chiave da porre e quali evidenze sono attese.
Anche la modalità scelta (intervista individuale o di gruppo, in sede, da remoto) assume un dato rilievo: in un contesto documentato dalle linee guida della ISO 19011:2018 la preparazione dell’attività di auditing è essenziale. Senza una pianificazione rigorosa, il rischio è che le informazioni raccolte risultino non comparabili, superficiali o inidonee alla verifica.
Conduzione e raccolta delle risposte
Nel corso dell’intervista, la registrazione puntuale – data, ora, elenco dei partecipanti, domande poste, risposte fornite – costituisce la base per la tracciabilità dell’attività.
L’auditor deve adottare un atteggiamento neutrale, evitando di predeterminare giudizi e piuttosto accogliendo le risposte in modo tale da poterle poi sottoporre a verifica. Quando emergono affermazioni che trasformano la dichiarazione in potenziale evidenza, è opportuno che ai richieda immediatamente la documentazione o i log che le supportino, in modo da ancorare il contenuto della risposta al fatto operativo concreto.
In effetti, le linee guida della ISO 19011 indicano che gli auditor debbano raccogliere e verificare, «evidence-based», informazioni, privilegiando l’approccio di tipo oggettivo.
Triangolazione delle informazioni e principi di audit
Il valore dell’intervista si misura anche nella sua capacità di generare informazioni che si prestano alla triangolazione: non basta ascoltare e registrare ciò che viene detto, occorre altresì verificare che quanto dichiarato trovi riscontro in altri ambiti. È quindi essenziale confrontare quanto emerso con la documentazione di riferimento (procedure, manuali, registrazioni), con il risultato dei test tecnici e con ciò che si è osservato sul campo.
In questo modo si evita che una semplice affermazione verbalizzata assuma il valore di “verità” senza alcun supporto oggettivo. Questo metodo di verifica incrociata rispecchia i principi enunciati nelle normative di audit: imparzialità, competenza, riservatezza e tracciabilità.
Verbale, evidenze e tutela dei dati
Al termine dell’intervista l’auditor procede alla redazione di un verbale che raccolga in modo chiaro e sistematico i fatti rilevanti: data, ora, modalità, partecipanti, obiettivi dell’intervista, domande poste e risposte principali, eventuali dichiarazioni critiche con i relativi riferimenti documentali e l’esito del rilievo (conforme, osservazione, non conforme, non applicabile).
Qualora siano stati utilizzati strumenti come questionari o registrazioni audio, la gestione deve avvenire nel rispetto dei criteri di minimizzazione previsti dalla normativa sulla protezione dei dati personali (ad esempio GDPR). Le evidenze vengono quindi archiviate e referenziate nella matrice Criterio – Tecnica – Evidenza – Esito e salvate nel registro delle evidenze con accesso controllato.
Questa fase finale è ciò che consente di dare all’intervista un’effettiva utilità nell’ambito dell’audit: si trasforma da semplice colloquio a componente documentata del processo di audit, integrata nel sistema di tracciamento.
Ruolo dell’auditor e qualità complessiva dell’audit
Condurre un’intervista secondo tali modalità significa rispettare i principi fondamentali della normativa di settore: lo standard ISO 19011 considera tra i suoi sette principi fondamentali l’ integrità, la corretta presentazione, la competenza, la riservatezza, l’indipendenza, l’approccio basato su evidenze e l’approccio basato sul rischio. In questo senso l’auditor non assume il ruolo di investigatore in cerca di falle o colpe, bensì quello di professionista che verifica la coerenza tra ciò che viene detto, ciò che è scritto e ciò che è effettivamente fatto. Da questa prospettiva, l’intervista diventa il momento in cui la dimensione umana – quella del dialogo, delle dichiarazioni, dell’interpretazione – deve essere controllata attraverso strumenti rigorosi e ben definiti.
Dalla progettazione dell’intervista all’esito della verifica
È importante sottolineare che la qualità complessiva dell’audit dipende in larga misura da quanto l’intervista è stata ben progettata e ben condotta: un’intervista mal gestita può generare dati di scarso valore, che rischiano di compromettere l’intero esito della verifica. All’opposto, quando l’intervista si inserisce in una sequenza ordinata di pianificazione, conduzione, triangolazione e documentazione finale, essa assume funzione strategica: permette di andare oltre la semplice revisione documentale, e di far emergere la prassi reale, le eventuali discrepanze, le responsabilità operative effettive.
Intervista nell’audit come costruzione della verità tecnica
In conclusione, l’intervista nell’audit non è un semplice esercizio: è una fase centrale e altamente tecnica, nella quale l’auditor esperto esprime la differenza tra una verifica superficiale e una indagine fondata. La parola acquisisce valore soltanto se supportata da evidenza. Per questo motivo, l’intervista deve combinare rigore metodologico e sensibilità nei confronti dell’intervistato, capacitando l’auditor a collegare quanto dichiarato a quanto verificabile. In tale visione, l’intervista trasforma l’audit in un processo di costruzione della verità tecnica, anziché in un atto formale privo di profondità.
















