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Agcom: “Glovo agisce da ‘servizio postale’, ecco perché l’abbiamo multata”



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La sanzione AGCOM Glovo nasce dall’inquadramento di Foodinho come operatore di servizio postale. Al centro c’è l’assenza di autorizzazione e l’impatto su concorrenza, tutele dei lavoratori e garanzie per i consumatori nel settore delle consegne di ultimo miglio

Pubblicato il 13 feb 2026

Massimiliano Capitanio

Commissario Agcom



Rider contratto

L’indagine per caporalato della Procura di Milano nei confronti della Foodinho s.r.l., società proprietaria della piattaforma Glovo, ha destato molto scalpore.
La società avrebbe sfruttato per anni il lavoro dei rider, che percepirebbero retribuzioni assolutamente inadeguate rispetto alla contrattazione collettiva, tanto da essere al di sotto della soglia di povertà.


Sotto accusa è la modalità di gestione degli ordini e, di conseguenza, dei turni dei rider: tutto il ciclo è etero-determinato dall’app, dall’ordine alla consegna, che consentirebbe tra l’altro un monitoraggio continuativo e strutturato dell’attività lavorativa.
Il flusso organizzativo della app, già nel 2024, era finito sotto la lente del Garante della Privacy, che aveva sanzionato la società per 5 milioni di euro per aver trattato illecitamente i dati personali di oltre 35mila rider.

Che cosa contesta AGCOM: la sanzione AGCOM Glovo e il “servizio postale”

Anche AGCOM, con la delibera n. 347/24/CONS ha sanzionato per 150 mila euro Foodinho: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la società non è stata attenzionata nella qualità di fornitore di una piattaforma digitale, ma come operatore di un servizio postale.

AGCOM, infatti, oltre che per il settore dei media, delle comunicazioni elettroniche e del digitale è anche il l’autorità competente con funzione di regolazione, vigilanza e sanzionatorie del settore postale in forza del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201.

AGCOM e settore postale: competenze, regole e titolo abilitativo

I soggetti che svolgono un servizio postale, alla luce della rilevanza del servizio per tutta la cittadinanza, devono avere un titolo abilitativo che attesti tutta una serie di requisiti previsti dalla legge, declinati da regolamento AGCOM di cui alla delibera n. 388/24/CONS.

Ebbene, alla luce dell’attività svolta da Foodinho, AGCOM ha rilevato come la società agisca come un vero e proprio operatore postale, senza aver ottenuto la relativa autorizzazione.

Come funziona il ciclo: raccolta, smistamento e consegna nella piattaforma

Sia che effettui attività di consegna di cibo fresco prelevato dai ristoranti, sia che fornisca una attività di spedizione Consumer to Consumer, tramite la piattaforma Glovo, la società realizza infatti tutte le operazioni proprie del ciclo postale, ossia raccolta, smistamento e consegna.

La società organizza, coordina, controlla tali fasi, mediante il software che governa la piattaforma e i riders ai quali viene dato il relativo input, svolgendo: la raccolta fisica presso gli esercizi commerciali; lo smistamento degli ordini effettuati dai clienti a mezzo piattaforma (che sia il cibo prelevato dai ristoranti o, nel caso del servizio C2C, di beni personali di privati cittadini); la consegna materiale ai clienti finali.

Concorrenza e tutele: perché l’assenza di autorizzazione pesa sul mercato

Non si tratta di una questione di mera burocrazia: come si legge nella motivazione della delibera, l’assenza di autorizzazione per lo svolgimento dell’attività provoca “un pregiudizio all’intero settore delle consegne cd. di ultimo miglio, a detrimento di quei corrieri che assumono di sé tutti gli oneri imposti dalla normativa vigente, tra i quali segnatamente quelli inerenti al rispetto dei contratti collettivi di categoria a tutela dei lavoratori e quelle a tutela dei consumatori, a detrimento dell’intero sistema della distribuzione e della consegna”.

Contratti collettivi, lavoratori e consumatori nel settore postale

La tutela dei lavoratori che, ai sensi del regolamento AGCOM, si garantisce tramite il rispetto delle disposizioni in materia di condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale e dalle contrattazioni collettive di lavoro di riferimento vigenti nel settore postale.
È palese che effettuare una attività di spedizione senza il rispetto di queste disposizioni, in un settore ad alta intensità di manodopera, garantisce a un’impresa un indebito vantaggio competitivo.

Ricorso e giudizio: il TAR e le domande alla Corte di Giustizia dell’UE

Si tratta di un procedimento sanzionatorio piuttosto innovativo che è stato ovviamente impugnato da Foodinho.
Il giudizio al TAR instaurato contro la sanzione è attualmente sospeso, in quando il giudice amministrativo ha disposto un rinvio alla Corte di Giustizia dell’UE per chiedere se, effettivamente, l’attività di food delivery, per la natura del bene e le modalità di consegna, possa essere considerata un invio postale e se il servizio di spedizione C2C possa rientrare nella definizione di servizio postale anche se la società effettua solo l’organizzazione dello stesso, lasciandone ai rider l’esecuzione.

I due quesiti chiave su food delivery e C2C

Il rinvio alla Corte di Giustizia dell’UE mira a chiarire se l’attività di food delivery possa essere un invio postale e se il servizio di spedizione Consumer to Consumer possa rientrare nella definizione di servizio postale anche quando la società cura solo l’organizzazione e i rider l’esecuzione.

Vigilanza AGCOM: controlli su operatori simili e obiettivi della regolazione

Ad ogni modo, AGCOM sta continuando a vigilare su società simili a Foodinho: ultimamente è stato infatti avviato un procedimento contro una società che svolge la medesima attività, anch’essa senza titolo autorizzatorio: la Società ha pagato la sanzione in misure ridotta, la c.d. oblazione, e si spera possa regolarizzare la sua posizione e continuare così l’attività.

Ad ogni modo, l’attività di vigilanza dei AGCOM non è volta a frenare lo sviluppo di modelli innovativi e sicuramente utili per tutti, ma per far sì che la regolamentazione possa per creare un mercato più concorrenziale e soprattutto più sicuro per gli utenti e i lavoratori, proprio per evitare che il business sia messo davanti ai diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti.

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