In principio, era il gennaio 2025, fu OpenAI per bocca del suo fondatore Sam Altman a puntare l’indice verso la cinese DeepSeek, all’epoca, appena affacciatasi sul mercato dell’intelligenza artificiale generativa, accusandola di furto di proprietà intellettuale, sostenendo di aver raccolto le prove di un’illecita attività di distillazione, proprio dalla Cina, in danno dei propri modelli: “Le aziende con sede nella Repubblica popolare cinese, così come altre, cercano costantemente di distillare i modelli delle principali società di intelligenza artificiale degli Stati Uniti. Come principale costruttore di intelligenza artificiale, ci impegniamo in contromisure per proteggere la nostra proprietà intellettuale”.
intelligenza artificiale
Anthropic, OpenAI accusano di furto Deepseek: da che pulpito
OpenAI ieri e Anthropic oggi accusano DeepSeek di distillazione e furto di proprietà intellettuale. Ma i campioni dell’AI generativa sarebbero cresciuti grazie a enormi quantità di contenuti protetti e dati personali raccolti senza licenze. Un cortocircuito che impone regole uguali e applicate a tutti
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