Il 30 marzo 2026 il governatore della California ha firmato un ordine esecutivo che subordina l’accesso ai contratti pubblici statali, nel settore dell’intelligenza artificiale, a un fascio di requisiti concernenti sicurezza, privacy, prevenzione dei bias, tutela dei diritti civili, presidio della libertà di parola e marcatura dei contenuti sintetici. Nel medesimo atto il Governatore ha attribuito inoltre agli apparati californiani il compito di costruire prassi di watermarking e apre, sul terreno della supply chain, una possibile autonomia valutativa rispetto alle qualificazioni federali dei fornitori.
Questa scelta arriva però dopo l’ordine federale dell’11 dicembre 2025, con il quale la Presidenza aveva delineato una cornice nazionale cd. “minimally burdensome”, ovvero aveva istituito una AI Litigation Task Force.
Proprio in quel testo, tuttavia, compare una clausola di grande rilievo sistematico: il programma federale di preemption lascia fuori, tra l’altro, il procurement statale e l’uso pubblico dell’intelligenza artificiale da parte degli Stati. Messa in altri termini, mentre Washington rivendica un primato sul mercato nazionale dell’IA, Sacramento presidia la soglia di ingresso della tecnica nella sfera amministrativa territoriale.
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Come la California regola l’intelligenza artificiale negli Stati
Orbene, l’ordine californiano del marzo 2026 in realtà è in cantiere già da tempo. Il 29 settembre 2025 la California ha approvato la Transparency in Frontier Artificial Intelligence Act, nota come SB 53, che impone ai grandi sviluppatori di modelli frontier framework pubblici di sicurezza, canali di segnalazione degli incidenti critici, protezioni per i whistleblowers, sanzioni civili e aggiornamenti periodici affidati al Department of Technology. Se si guarda alla legislazione di singoli Stati emerge che quarantaquattro Stati possiedono almeno una legge sull’intelligenza artificiale; dei quali Colorado, Utah e Texas hanno sperimentato tecniche di disciplina trasversali o settoriali, mentre una quantità assai elevata di interventi ha investito chatbot, decisioni automatizzate, deepfakes, immagini intime sintetiche, pubblicità politica e disclosure verso gli utenti.
Un ordinamento materiale già in formazione
Vuol dire che il diritto statale dell’IA costituisce già un ordinamento materiale in formazione, assai più vicino al modello della policentricità normativa che a quello della regola federale uniforme.
La cornice federale e la spinta a una legge uniforme
Sul lato federale invece il movimento si è sviluppato lungo due direttrici. La prima passa dall’ordine esecutivo del dicembre 2025, la seconda passa dal framework legislativo diffuso dalla Casa Bianca il 20 marzo 2026, il quale chiede al Congresso una disciplina federale con l’obiettivo di proteggere diritti, favorire innovazione e prevenire proprio quella frammentazione normativa, pur nel rispetto di alcuni spazi riservati agli Stati, tra cui il loro uso dell’IA nei servizi e negli acquisti pubblici.
La tensione è evidente e contrappone due “clausole” costituzionali.
Perché la California usa l’intelligenza artificiale come leva costituzionale
La Supremacy Clause attribuisce certamente primato al diritto federale; quel primato, però, opera con pienezza quando il Congresso occupa il campo oppure quando il conflitto tra disciplina statale e disciplina federale assume una struttura diretta, immediata e incompatibile. L’ordine presidenziale del dicembre 2025 possiede una forza politica notevole e produce effetti incisivi entro l’apparato esecutivo nazionale, ma la sua capacità di assorbire in via generale la normazione statale richiede il concorso del legislatore federale, della regolazione settoriale e, con ogni probabilità, della giurisdizione. Per tale ragione la partita giuridica resta aperta.
La California si muove entro quella fessura e costruisce la propria risposta attraverso la disciplina dei propri uffici, dei propri procedimenti di acquisto e dei propri standard fiduciari verso il contraente tecnologico.
Supremacy Clause, Commerce Clause e police power
Dall’altro lato, la Commerce Clause, a sua volta, offre al centro un argomento robusto ogni volta che una legge statale proietta effetti extraterritoriali, altera in modo significativo il mercato nazionale o impone ai produttori un modello uniforme di progettazione del sistema (cd. “patchwork regulation”). Eppure, dalla parte statale agisce un titolo costituzionale di segno diverso, radicato nel police power, nella responsabilità verso i diritti civili, nella protezione della sicurezza amministrativa, nella gestione del denaro pubblico e nella cura dell’integrità dei procedimenti. Sicché quando uno Stato decide quali sistemi possano entrare nei propri uffici, nei propri database, nei propri servizi sociali o nei propri canali di comunicazione, quel potere attinge alla sua organizzazione costituzionale interna e al suo dovere di custodire eguaglianza, affidabilità, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa.
Il procurement pubblico nella California dell’intelligenza artificiale
Il nucleo più raffinato dell’ordine californiano riguarda però il procurement. Una lettura puramente patrimoniale del contratto pubblico coglie soltanto una porzione minima del fenomeno. L’amministrazione che acquista un modello linguistico, un sistema predittivo, un motore di classificazione o uno strumento generativo acquista anche una forma della decisione poiché incamera soglie di accesso, criteri di priorità, meccanismi di ordinamento dei dati, ecc. Pertanto, il contraente tecnologico diventa un soggetto che concorre, in misura indiretta ma decisiva, alla produzione concreta del potere pubblico.
La California ha compreso questo punto con lucidità. L’ordine esecutivo pretende infatti che le imprese attestino e spieghino le proprie cautele contro sfruttamento di contenuti illeciti, bias, violazioni dei diritti civili e della libertà di parola e allo stesso tempo autorizza una separazione del procedimento autorizzativo statale rispetto a quello federale, ove ciò risulti necessario. È utile richiamare la market participant doctrine secondo cui quando lo Stato entra nel mercato come acquirente e organizza la propria spesa per esigenze istituzionali proprie, il suo gesto normativo e amministrativo possiede una base differente rispetto alla regolazione generale del commercio. Sacramento, in altri termini, agisce come compratore sovrano e come amministrazione responsabile dei propri servizi.
La questione della supply chain e del rapporto fiduciario
La vicenda non va quindi vista solo dal lato dei rapporti tra centro e periferia, poiché, anche in tal caso, la regolazione dell’IA dimostra tutta la sua extraterritorialità. L’ordine californiano consente una valutazione autonoma dello Stato sui soggetti qualificabili, supply chain risk, per designazione federale dalla quale può conseguire anche un mantenimento del rapporto contrattuale qualora l’istruttoria statale conduca a un esito favorevole. Dietro questa formula si intravede il caso che ha investito Anthropic per il quale il Department of War aveva notificato il 3 marzo una designazione di supply chain risk, estesa a prodotti e servizi della società e il 9 marzo l’azienda ha avviato due giudizi federali, nati da una rottura concernente l’uso dei modelli in sorveglianza di massa e sistemi d’arma autonomi.
Il valore costituzionale di tale clausola risiede nel fatto che essa rifiuta ogni automatismo recettizio. La sicurezza nazionale possiede certamente una vocazione centripeta, specie nei settori vicini alla difesa e all’intelligence; il procurement civile statale, tuttavia, attiene alla responsabilità del governo territoriale verso i propri uffici, i propri cittadini, i propri archivi, i propri servizi. La California difende dunque una tesi assai forte: la qualifica federale di rischio costituisce un elemento istruttorio di peso, ma il giudizio finale sul rapporto fiduciario con il fornitore, nel circuito del servizio pubblico statale, appartiene anche all’amministrazione territoriale. Letto in controluce appare una concezione del federalismo come cooperazione conflittuale, nella quale il centro detta una grammatica della sicurezza e lo Stato membro conserva una riserva di scrutinio in funzione dei diritti, della proporzionalità e dell’adeguatezza al contesto amministrativo concreto.
Mercato, compliance e confronto con l’Europa
La soluzione coinvolge tre dinamiche convergenti. La prima riguarda il contenzioso federale, che determinerà la capacità reale dell’ordine presidenziale del 2025 di trasformarsi in preemption giudiziale. La seconda riguarda il Congresso, chiamato dalla Casa Bianca a costruire una legge uniforme. La terza riguarda gli Stati, i quali hanno già edificato un ecosistema normativo abbastanza fitto da rendere ardua una semplice tabula rasa.
Dal punto di vista del mercato dell’IA la contrapposizione tra i centri di decisione politica alza i costi di compliance per i fornitori che ambiscono al rapporto con il settore pubblico statale. Dall’altro lato, però, essa genera uno standard di affidabilità che può trasformarsi in vantaggio competitivo per le imprese capaci di documentare governance, auditabilità, protocolli di sicurezza e disciplina dei diritti.
L’AI Act europeo come termine di confronto
Il confronto con l’Unione europea chiarisce ulteriormente il punto. L’AI Act europeo, entrato in vigore il 1° agosto 2024, ha reso applicabili dal 2 febbraio 2025 le proibizioni relative alle pratiche vietate e dal 2 agosto 2025 le regole di governance e gli obblighi per i modelli GPAI; il regolamento sarà pienamente applicabile dal 2 agosto 2026, con un’estensione ulteriore per taluni sistemi ad alto rischio incorporati in prodotti regolati. Come ampiamente discusso, il modello europeo segue una logica sistematica, risk-based e fortemente ancorata ai diritti fondamentali, mentre il percorso statunitense del 2026 mostra una geografia più conflittuale, nella quale il baricentro oscilla tra deregolazione federale, sperimentazione statale e uso del procurement come veicolo di normazione materiale.
Chi decide quali modelli meritano accesso agli uffici pubblici decide anche quale grado di opacità l’ordinamento tollera, quale quota di rischio discrimina tra ammissibile e inammissibile, quale rapporto si instaura tra algoritmo e cittadino, quale livello di trasparenza accompagna la comunicazione istituzionale, quale spazio resta affidato alla giurisdizione, quale spazio spetta alla politica e quale spazio appartiene all’amministrazione. Per questo la California ha scelto la sede più sensibile.













