Il progetto AIND

Malattie neurodegenerative, l’AI cambia le regole della diagnosi



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L’intelligenza artificiale applicata alla salute sta maturando: dai modelli predittivi ai gemelli digitali dei pazienti, passando per LLM clinici e sistemi RAG. Il progetto AIND punta a stimare il rischio individuale di malattie neurodegenerative prima che i sintomi diventino clinicamente evidenti

Pubblicato il 20 apr 2026

Marco Becca

Direttore Generale di IFAB



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L’intelligenza artificiale applicata alla salute sta entrando in una fase di maturità che segna il passaggio da applicazioni sperimentali a strumenti sempre più concreti per la pratica clinica.

Negli ultimi anni la combinazione tra grandi basi dati sanitari, modelli predittivi avanzati e nuove architetture di AI ha iniziato a rendere possibile ciò che fino a poco tempo fa appariva lontano: anticipare il rischio di malattia e supportare decisioni cliniche sempre più personalizzate.

Sta emergendo così un nuovo paradigma della medicina, non più centrato esclusivamente sulla gestione della malattia una volta manifestata, ma orientato alla previsione e alla prevenzione, grazie alla capacità dell’AI di individuare correlazioni e pattern nascosti all’interno di enormi quantità di dati clinici, biologici e comportamentali.


LLM e sistemi RAG: nuovi strumenti per la medicina di precisione

La capacità predittiva dell’AI rappresenta però solo il primo livello di questa trasformazione. Le architetture più recenti stanno introducendo strumenti sempre più sofisticati per supportare la medicina di precisione, come i Large Language Models specializzati in ambito clinico e i sistemi RAG (Retrieval Augmented Generation), che combinano modelli linguistici con basi di conoscenza mediche verificate. Queste tecnologie consentono di integrare informazioni provenienti da fonti diverse – cartelle cliniche elettroniche, imaging medico, dati genomici e letteratura scientifica – creando un contesto informativo molto più ricco per la ricerca e per il supporto alle decisioni cliniche.


Il gemello digitale del paziente: simulare la malattia per curarla meglio

All’interno di questo ecosistema sta emergendo anche il concetto di gemello digitale del paziente: una rappresentazione virtuale dinamica costruita integrando dati clinici, biomarcatori e informazioni sullo stile di vita, che permette di simulare l’evoluzione di una patologia o valutare l’impatto di diverse strategie terapeutiche. In prospettiva, i digital twin potrebbero consentire di modellizzare l’evoluzione di una malattia nel tempo, simulare interventi preventivi o terapeutici e migliorare la selezione dei pazienti nei trial clinici, rendendo più efficiente lo sviluppo di nuovi farmaci.


Alzheimer e demenze: una sfida crescente che chiama la diagnosi precoce

Una delle sfide più rilevanti riguarda le patologie neurodegenerative, il cui impatto è destinato a crescere rapidamente con l’invecchiamento della popolazione. In Italia si stima che il numero di persone affette da demenza di Alzheimer possa quasi triplicare entro il 2050, passando da circa 1,2 milioni registrati nel 2019 a oltre 3 milioni, con costi diretti e indiretti che potrebbero superare i 60 miliardi di euro annui (stime della Società Italiana di Neurologia). In un contesto in cui le terapie oggi disponibili hanno ancora una capacità limitata di modificare la progressione delle malattie, la diagnosi precoce e la prevenzione rappresentano oggi la strategia più promettente per ridurre l’impatto sanitario, sociale ed economico di queste patologie.


Il progetto AIND: AI per anticipare le malattie neurodegenerative

È in questa prospettiva che si colloca il progetto AIND – Artificial Intelligence for Neurodegenerative Diseases, finanziato attraverso gli Innovation Funds del Centro Nazionale di Ricerca in High Performance Computing Big Data e Quantum Computing (ICSC), iniziativa finanziata dall’Unione Europea – NextGenerationEU – e dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR) – Missione 4 Componente 2, promosso e coordinato dalla Fondazione IFAB in collaborazione con il Politecnico di Bari, l’Università Federico II di Napoli, G-Factor e CINECA. L’obiettivo è sviluppare modelli di intelligenza artificiale in grado di stimare il rischio personalizzato di sviluppare malattie neurodegenerative prima che i sintomi diventino clinicamente evidenti.

Dati sintetici e profili di rischio personalizzati

L’approccio si basa sull’analisi di dataset clinici internazionali integrati con dati sintetici generati attraverso modelli matematici di malattia, permettendo di addestrare algoritmi predittivi capaci di riconoscere profili di rischio con livelli di accuratezza significativi.

La generazione di dati sintetici rappresenta un elemento chiave di questa architettura perché consente di ampliare la base informativa disponibile senza compromettere la tutela della privacy dei pazienti.


GDPR e AI Act: la governance dei dati sanitari tra normativa e fiducia

La governance dei dati e degli algoritmi deve essere costruita fin dall’inizio in coerenza con il quadro europeo su privacy e intelligenza artificiale.

Da un lato, il GDPR impone che il trattamento dei dati personali avvenga secondo principi di liceità, trasparenza, proporzionalità e minimizzazione; dall’altro, l’AI Act europeo introduce un sistema di obblighi progressivi pensato per assicurare uno sviluppo e un impiego dell’AI affidabili e responsabili. In questo contesto, la fiducia non deriva dalla sola cornice normativa, ma dalla capacità di tradurre quei principi in architetture tecniche, modelli organizzativi e procedure di controllo adeguate, soprattutto quando sono in gioco dati sanitari e decisioni ad alto impatto clinico.

Parallelamente, si stanno affermando modelli di condivisione dei dati che cercano di comporre due esigenze fondamentali: proteggere i diritti della persona e valorizzare il potenziale dei dati per la ricerca e l’innovazione biomedica.


La Data Valley emiliano-romagnola: un ecosistema europeo per l’AI in sanità

Perché questa trasformazione possa dispiegare pienamente il suo potenziale è però necessario sviluppare un ecosistema che integri ricerca scientifica, infrastrutture di calcolo avanzate e governance dei dati. In questo senso l’Europa sta costruendo un quadro normativo e tecnologico che punta a coniugare innovazione e tutela dei diritti fondamentali, e l’Italia può giocare un ruolo significativo grazie alla presenza di infrastrutture strategiche come DAMA Tecnopolo Data Manifattura Emilia-Romagna a Bologna, uno dei principali hub europei per il supercalcolo, i big data e l’intelligenza artificiale, e alle capacità di calcolo del CINECA che ospitano alcune delle più avanzate infrastrutture HPC al mondo. È proprio all’interno di questo ecosistema – la cosiddetta Data Valley emiliano-romagnola – che stanno prendendo forma molte delle iniziative più avanzate nel campo dell’AI applicata alla salute.


Dalla ricerca alla clinica: la sfida dell’integrazione nei sistemi sanitari

La sfida dei prossimi anni sarà portare queste tecnologie dalla ricerca alla pratica clinica quotidiana, attraverso la validazione scientifica dei modelli, l’integrazione nei sistemi sanitari e la formazione di nuove competenze interdisciplinari tra medicina, data science e ingegneria. Se questo percorso verrà realizzato, l’intelligenza artificiale potrà contribuire in modo decisivo a trasformare il modo in cui affrontiamo la salute e la malattia.

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