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Leone XIV, l’algoritmo e il rischio di una nuova disumanizzazione



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Papa Leone XIV indica nell’intelligenza artificiale una svolta da governare con responsabilità morale. Il progresso non va fermato, ma orientato con criteri etici che difendano dignità umana, lavoro, relazioni e bene comune

Pubblicato il 17 apr 2026

Biagino Costanzo

Security Services Department Director Dirigente Delegato Coord. alla Sicurezza Board Support Committee ODV 231/2001 Capgemini Italia S.p.A.



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Papa Prevost ha indicato fin dall’inizio del suo pontificato uno dei terreni decisivi del nostro tempo: quello dei rischi connessi a un uso sconsiderato dell’intelligenza artificiale. Non si tratta di una presa di posizione marginale, ma di un richiamo forte alla responsabilità. Le sue parole sono state immediate e chiarissime: “Oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di Dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’Intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro”.

Per chi, come me, si confronta anche professionalmente con questi temi senza rinunciare a uno sguardo radicato nell’umanesimo, si tratta di parole che pesano e che confortano. Per questo ritengo che Leone XIV sia un grande Papa, e credo che con il tempo finiranno per riconoscerlo anche coloro che oggi insistono, in modo spesso sterile, nel confronto con il predecessore. Il suo pragmatismo, infatti, si sta rivelando ben più profondo e incisivo di quanto il suo tratto apparentemente mite possa far pensare.

L’AI nel tempo della permacrisi

D’altronde sono anni che, insieme a tanti, cerchiamo di aprire un dibattito approfondito su temi così delicati e impattanti ma si intravede, per usare un eufemismo, che non abbiamo imparato granché da tutto quello che è successo negli ultimi anni pieni di crisi di tutti i tipi. L’era della permacrisi appunto. Superficialità? Individualismo? Ipocrisia? Mali che affliggono sia le classi dirigenti che i cittadini. Il tutto peggiorato dal dilagare sui social di informazioni scadenti quando non del tutto false e manipolatorie. Abbiamo spesso una narrazione falsa degli avvenimenti dove il rischio è la manipolazione e l’obiettivo è non far comprendere se una cosa è vera o falsa se non si regola il tutto, appunto, eticamente e con serietà. Uno dei principali difetti dei nostri tempi è l’ottica del breve periodo. Siamo dominati dal “qui e ora”, pensiamo solo a ciò che può succedere domani o dopodomani, stiamo perdendo di vista le visioni strategiche. E questo vale in quasi tutti i settori.

Sappiamo e lo ripetiamo, non si può e non si vuole fermare il progresso e la tecnologia che comunque vanno avanti, ma fare esercizio di riflessione e dare una seria regolamentazione, che non significa, lo ricordo, altri lacci e lacciuoli burocratici, ma semplicemente a mio avviso necessaria per non scivolare verso l’antico sogno prometeico dell’uomo che si fa Dio, nemmeno umano, ma appunto transumano, con un ristrettissimo circolo che saprà gestire il mondo con le nuove tecnologie, ed è già presente in modo preponderante.

L’intelligenza artificiale come rivoluzione da governare

Papa Leone XIV, eletto quasi un anno fa, come già detto, ha affrontato da subito il tema dell’intelligenza artificiale definendola una rivoluzione paragonabile a quella industriale. Le sue affermazioni si concentrano sulla necessità di un’etica dell’algoritmo e sulla difesa della dignità umana.

Già Papa Francesco, partecipò, fatto storico, per la prima volta nella storia di un Pontefice, ad un G7, a guida italiana in Puglia proprio per parlare di Intelligenza Artificiale.

Papa Francesco è stato sempre molto attento e curioso verso le nuove tecnologie a iniziare dai social. Comunicava certo con X e con altri canali social, per lui il contatto con la gente e con qualsiasi strumento, era essenziale, vitale, ma al contempo ha sempre ammonito sui pericoli che potevano celarsi nell’assuefazione a questa nuova topologia di comunicazione.

Ma Bergoglio rifletteva ancor più in profondità quando evidenziava che “va da sé quanto questo possa creare “seri problemi” se l’intelligenza artificiale viene impiegata in “campagne di disinformazione che diffondono notizie false” e portano a “una crescente sfiducia nei confronti dei mezzi di comunicazione””.

Un nuovo umanesimo davanti alla rivoluzione tecnologica

Nei primi mesi del suo pontificato, Papa Leone XIV ha elaborato una visione articolata sul rapporto tra progresso tecnologico e dignità umana, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale (IA). Definita una rivoluzione di portata assimilabile a quella industriale, l’IA viene assunta dal Pontefice come banco di prova per un nuovo umanesimo, capace di coniugare innovazione e responsabilità morale. Analizziamo i principali nuclei concettuali del pensiero di Leone XIV, evidenziando il ruolo centrale del discernimento etico, della tutela delle relazioni umane e della responsabilità intergenerazionale.

La tecnologia vista come questione antropologica, nel magistero iniziale di Papa Leone XIV, la tecnologia non è trattata come ambito settoriale, ma come questione eminentemente antropologica. L’intelligenza artificiale, in particolare, viene collocata all’interno di una più ampia riflessione sul senso del progresso e sulla vocazione creativa dell’essere umano.

Il Pontefice riconosce il carattere strutturale dell’innovazione tecnologica all’interno del piano della creazione, ma sottolinea come ogni avanzamento richieda un esercizio di discernimento che ne orienti l’uso al servizio della persona e del bene comune, evitando derive di tipo tecnocratico o riduzionista.

Attenti alla “oracolizzazione” della tecnologia

L’intelligenza artificiale deve essere intesa come algoritmo e non certo sacralizzare l’algoritmo, uno dei pilastri concettuali del pensiero di Leone XIV è la netta distinzione tra strumentalità tecnologica e autorità morale. In diversi interventi pubblici, il Papa ha chiarito che l’intelligenza artificiale deve essere considerata esclusivamente come mezzo e non come fonte autonoma di verità o giudizio.

L’algoritmo, pur nella sua complessità computazionale, non possiede intenzionalità etica né responsabilità morale. La sua elevazione a criterio decisionale ultimo comporta un indebolimento della libertà umana e un trasferimento improprio di responsabilità. In tal senso, Leone XIV mette in guardia da una forma contemporanea di “oracolizzazione” della tecnologia, che rischia di legittimare dinamiche di manipolazione, in particolare nei confronti dei soggetti più vulnerabili.

La centralità della persona e i limiti della macchina

È essenziale la centralità della persona e limiti ontologici della macchina, infatti, il Pontefice, ribadisce con forza l’irriducibilità dell’esperienza umana alla simulazione tecnologica. Sebbene l’IA sia in grado di riprodurre tratti espressivi, vocali e relazionali, essa rimane ontologicamente incapace di amare, soffrire, assumere responsabilità o esercitare gratuità.

Questa distinzione non è meramente teorica, ma assume rilevanza sociale e politica: affidare all’algoritmo la valutazione del valore delle persone o delle relazioni equivale a sostituire la logica della dignità con quella della prestazione. Leone XIV richiama pertanto la necessità di preservare uno spazio umano non automatizzabile, in cui la relazione resti fondata sul riconoscimento reciproco e non sulla misurazione.

Governance, equità e bene comune nell’era dell’IA

Nel delineare un’etica dell’intelligenza artificiale, Papa Leone XIV rivolge un appello diretto ai soggetti che progettano, regolano e commercializzano le tecnologie digitali. Lo sviluppo dell’IA, afferma, implica una responsabilità condivisa che non può essere delegata né dissolta nella complessità dei sistemi. Deve convivere un binomio certo, la responsabilità morale e la governance dell’innovazione e il Papa propone una governance orientata al bene comune, in cui criteri quali equità, trasparenza e giustizia sociale prevalgano sulle logiche esclusivamente efficientistiche. Da questa prospettiva nasce anche l’invocazione di un quadro normativo globale, capace di limitare la corsa competitiva agli armamenti tecnologici e di prevenire l’uso dell’IA come strumento di controllo, esclusione o disuguaglianza.

Giovani, educazione e libertà di scelta

Particolare attenzione è riservata da Leone XIV agli effetti dell’intelligenza artificiale sullo sviluppo cognitivo, relazionale e neurologico dei bambini e degli adolescenti, il Papa esprime una preoccupazione esplicita per il rischio che un’esposizione precoce e non mediata alle tecnologie algoritmiche comprometta l’autonomia di pensiero e la libertà di scelta.

In ambito educativo, la tecnologia è accolta come risorsa, ma mai come sostituto della relazione umana; nessun algoritmo, sostiene il Pontefice, è in grado di rimpiazzare il valore formativo dell’incontro, del dialogo e della creatività. In questo contesto si inserisce l’invito rivolto ai giovani a diventare una “generazione plus”, capace di utilizzare la tecnologia in modo critico e generativo.

Intelligenza artificiale e comunicazione umana

Illuminati le sue riflessioni nel Suo messaggio rivolto in occasione della LX Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, come ricordato da Sabino Paciolla, dal titolo “Custodire voci e volti umani”,

Leone XIV approfondisce il nesso tra automazione della comunicazione e perdita di empatia. L’uso improprio dell’IA nei contesti digitali, osserva il Papa, può favorire fenomeni di aggressività, anonimato e cyberbullismo, accentuando processi di disumanizzazione.

La rimozione del volto e della responsabilità personale impoverisce il linguaggio e rende più fragile il tessuto sociale. Da qui l’esortazione a recuperare una comunicazione autenticamente umana, capace di riconoscere l’altro come soggetto e non come semplice destinatario algoritmico. Nel messaggio inoltre afferma: «Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro». Gli antichi lo sapevano: i Greci definivano la persona con prósōpon (volto, ciò che sta di fronte), mentre il latino persona deriva da per-sonare, evocando la voce inconfondibile. Volto e voce sono sacri, doni divini: «Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto.”.

E ancora, un affidamento acritico all’IA come “amica” onnisciente o “oracolo” di consigli: «Sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacità cognitive, emotive e comunicative».

Algoritmi, polarizzazione e pensiero critico

Papa Leone XIV denuncia come i sistemi di intelligenza artificiale, simulando voci e volti umani, sapienza, empatia, amicizia e responsabilità, invadano «il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane». Algoritmi dei social media, progettati per massimizzare il coinvolgimento e il profitto, premiano emozioni rapide e penalizzano riflessione e ascolto: «Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacità di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale».

Un umanesimo tecnologico contro la disumanizzazione

La posizione di Papa Leone XIV sull’intelligenza artificiale può essere sintetizzata dunque come una proposta di umanesimo tecnologico, in cui innovazione e dignità non siano poste in contrapposizione, ma integrate attraverso un solido impianto etico.

L’IA è accolta come opportunità, persino come espressione della creatività affidata all’uomo, ma solo nella misura in cui rimane orientata alla comunione, alla giustizia e al rispetto della vita. In assenza di tale orientamento, il progresso rischia di perdere il suo significato umano, trasformandosi in una forma sofisticata di disumanizzazione.

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