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AI, potere e democrazia: chi decide il futuro della civiltà digitale?



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L’intelligenza artificiale ridefinisce i confini tra tecnologia militare e civile, mette in discussione la sovranità degli Stati, le identità culturali e impone nuove forme di costituzionalismo digitale capace di tutelare libertà e diritti fondamentali in un mondo dominato da piattaforme e oligarchie economiche

Pubblicato il 27 apr 2026

Simona Romiti

Change agent Senior Advisor in Programmi ed ecosistemi europei



parlamento UE sovranità digitale; tassa pacchi
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L’intelligenza artificiale non è più solo una sfida tecnologica: è diventata il campo di battaglia su cui si ridefiniscono gli equilibri geopolitici, la struttura degli Stati e la stessa idea di civiltà.

Nel momento in cui i principali attori dell’ecosistema digitale statunitense si contendono la narrazione pubblica, emergono con forza le domande che contano davvero: chi governa questa trasformazione, a vantaggio di chi, e con quali strumenti democratici?


Anthropic contro Palantir: la guerra dell’IA si combatte anche nella narrazione

Le tech companies sono diventate player globali che riempiono ampi spazi di cronaca nei media tradizionali e sulle piattaforme digitali per la rilevanza assunta dai loro CEO nell’influenzare l’opinione pubblica. Negli ultimi giorni, la circolazione delle informazioni ha portato a conoscenza del grande pubblico gli intrecci del dualismo tecnologico tra alcuni degli attori principali dell’ecosistema statunitense dell’intelligenza artificiale, innescando una separazione di opinioni tra chi avesse il merito di occupare una singolarità umanizzata o più possibilità di disvelare la nuova vocazione dell’IA nella difesa della civiltà.

Da un lato, il caso Anthropic, già il nome è evocativo, è entrato nella narrazione quotidiana dopo che il Pentagono ha classificato questa organizzazione come un “rischio per la catena di approvvigionamento“.

Di tutta risposta i fratelli Amodei, proprietari di Claude, hanno rilanciato la sfida per il dominio tecnologico con il rilascio di Claude Mythos Preview, un modello di intelligenza artificiale capace di individuare e correggere bug e aree di vulnerabilità di software critici, che sfuggono sia ai programmatori che ai sistemi automatizzati e a uso esclusivo per un consorzio di oltre 40 aziende tecnologiche, tra cui Apple, Amazon e Microsoft. Non è tutto, Anthropic, mossa da un sussulto ideologico, ha rafforzato la propria posizione competitiva annunciando una partnership con Google e Broadcom, per aumentare la potenza di calcolo dei propri sistemi, e chiamando a raccolta teologi per comprendere come i chatbot possono sviluppare, sin dalla fase di design una coscienza.


Il manifesto di Karp: la Silicon Valley ha un dovere morale verso la difesa

L’antagonista nella rappresentazione mediatica è stato il manifesto politico-militare a firma di Alexander C. Karp, cofondatore di Palantir Technologies, edito sulla piattaforma X.

Il messaggio, non tanto criptato, che è arrivato a noi boomers è chiaro: gli Stati moderni non possono prescindere da una accelerazione dello sviluppo della tecnologia per scopi di difesa e tutta la Silicon Valley non può sottrarsi all’obbligo morale di ricostruire un rapporto con la politica fondato sulla sicurezza dei cittadini e sul ripristino delle condizioni di dominio geopolitico degli USA.


Tre verità dalla “Repubblica tecnologica”: software, scienza e identità occidentale

Per chi non avesse letto “La Repubblica Tecnologica” di Alexander C. Karp e Nicholas W. Zamiska, mi sembra utile riportare tre verità descritte dagli autori come consolidate, seppur raccontate dal cronista distratto come paradigmatiche.

1) La fine dell’era atomica e l’avanzare della supremazia del software, leggi intelligenza artificiale, sull’hardware nella gestione delle sfide belliche, attuali e future, così come nella determinazione di chi ha il dovere di far rispettare le regole.

2) La disaffezione verso un tipo di ricerca scientifica permeabile, che avanza per convenzioni e non per coraggio intellettuale, o verso fabbricazioni digitali concentrate esclusivamente su beni e servizi di largo consumo, come le app.

3) Il richiamo alla politica, primariamente statunitense, a ridefinire una coscienza collettiva identitaria di occidente, anche recuperando spazi per la fede, invertendo quel processo di demolizione della storia americana ed europea iniziato nel XIX secolo senza aver creato un nuovo ordine, basato su specificità culturali, educazione alla tecnologia e alla politica.


Il modello cinese: quando IA militare e civile condividono lo stesso fondamento istituzionale

Rimanendo fedeli a un sentimento dialogico, a chi richiama il modello socialista cinese come paragone nella costruzione di nuove civiltà occidentali, va spiegato che rispetto all’IA, in Cina la tecnologia militare e quella civile non appartengono a ecosistemi diversi ma hanno lo stesso fondamento istituzionale. Nel testo XI JINPING, The Governance of China, edizione 2022, all’IA viene attribuito il merito di ampliare i limiti del tempo, dello spazio e della cognizione umana, inaugurando un’era di interconnessione intelligente di ogni cosa, caratterizzata da una ternaria integrazione tra uomo, computer e oggetto.

I tre pilastri della governance cinese dell’IA: proiezione militare, controllo sociale, sovranità tecnologica

Il documento edito dalla fondazione ENIA — AI Cina, Potere Militare e Controllo Sociale — fotografa con assoluta imparzialità il sistema cinese dell’IA, analizzando i pilastri della sua governance, basato su tre pilastri strutturali: proiezione militare dell’IA, con una compressione del TRL — Technology Readiness Level — e uno sviluppo tecnologico dual use per scopi civili e militari; controllo comportamentale della persona e delle organizzazioni private affidato al Social Credit System Reale; sovranità tecnologica con l’adozione della valuta YUAN Digitale nelle transazioni di aree di influenza.


La domanda che conta: l’IA sta ridisegnando gli Stati, le identità e la civiltà?

È auspicabile quindi che più che le narrazioni di mainstream, quello che invece dovremmo mettere al centro del dibattito pubblico è se oggi, a 70 anni dalla conferenza di Dartmouth, quando venne coniato il termine intelligenza artificiale, questa tecnologia abbia già apportato una metamorfosi nella storia dell’uomo.

È plausibile chiedersi se l’IA stia ridisegnando la struttura degli Stati nelle sue dimensioni fondanti — popolo, territorio, sovranità —, in un contesto di sfide universali e teatri di guerra, e abbia la forza di rompere la struttura tradizionale degli elementi culturali e identitari di una nazione, che presuppongono un’eredità e una lingua comune, l’appartenenza a un luogo, una civiltà fondata sulla cultura greca, e un presente dove, nel mondo analogico, prevalgono l’impoverimento, l’individualità, l’isolamento e la disaffezione a difendere un interesse collettivo. E quindi quali valori o principi non sono più attuali per le nazioni e cosa devono fare gli Stati per essere giudicati in modo positivo nell’era di una civiltà tecno-planetaria.


Libertà come fondamento: dall’individuo allo Stato, verso un costituzionalismo digitale

È vero che il progresso può diventare crescita solo se la persona trova la propria fonte generativa con le antenne che permettono di distinguere l’agio dal disagio, se le comunità possono riconoscersi in una eredità e in un’identità culturale, figlia di un imprinting di mondo libero, se gli Stati possono democratizzare le scelte politiche, rinfunzionalizzando il costituzionalismo analogico verso un costituzionalismo digitale.

La libertà mentale e creativa come architrave dell’autodeterminazione nel XXI secolo

La libertà è il primo fondamento per l’autodeterminazione dell’uomo del 21 secolo: libertà mentale, creativa e di coscienza. Libertà di imparare da sé stessi, di sviluppare capacità intellettive e intellettuali, di saper sognare e inventare nuove essenze artistiche, di interrogarsi sulla propria morale e costruire una fede personale.


Spesa militare e IA: i numeri della corsa agli armamenti tecnologici tra USA e Cina

L’aumento della spesa militare, promossa come strumento di deterrenza e quindi di difesa per gli Stati, è un metodo antro-politico che, in questo periodo storico, promuove il determinismo della tecnologia, disfunzionale rispetto all’umanizzazione della società civile nella ricerca di nuove libertà e nuove forme di auto-determinazione.

La spesa militare dal 2018 al 2024 è aumentata vertiginosamente: Stati Uniti, Cina, Francia e Italia sono passati, rispettivamente, da 682 miliardi di dollari del 2018, a 997 del 2024, la Cina da 198 a 313, la Francia da 45,6 a 64,7, l’Italia da 25 a quasi 38 miliardi di euro nel 2024. Oltre che per i numeri, le due macro-realtà si differenziano sia in relazione alla fonte del finanziamento, pubblico-privata per gli USA, strettamente pubblica per la Cina, che per la strategia utilizzata per sconfiggere l’avversario, muovendosi su una diagramma di primato tecnologico quanto più veloce è la transizione dal laboratorio alle applicazioni militari.

Le applicazioni dell’IA in questa sfera sono molteplici: dalla definizione dei centri di comando alla geolocalizzazione, dalla costruzione di hardware autonomi alla creazione di scenari di addestramento, dalla cybersecurity alla ottimizzazione delle catene di approvvigionamento.


L’identità della nazione moderna: stato di diritto, costituzionalismo e contrasto all’oligarchia

In attesa di una rigenerazione della classe intellettuale e politica con ideali morali e una prospettiva estetica sostenibili nel tempo, la pretesa, delicatamente dannunziana (“Memento audere semper”) è quella di ideare un’identità forte di nazione moderna, dove lo Stato di diritto continui ad essere tutelato da un nuovo costituzionalismo, adatto a ridimensionare le esternalità negative di un potere economico oligarchico e ad esportare contromisure democratiche dentro sistemi politici autocratici.


Sovranità digitale e diritti fondamentali: le due soluzioni del costituzionalismo di Pollicino

La proposta di costituzionalismo moderno, formulata da Oreste Pollicino nel suo Costituzionalismo digitale, Pensare la democrazia al tempo dell’IA, pone al centro il principio della sovranità digitale e la tutela effettiva dei diritti fondamentali in un periodo di “piattaformizzazione delle sfere pubbliche“, dove si è passati dalla stagione dell’algoritmo e dell’automazione a quella del potere deterministico dell’intelligenza artificiale.

Le soluzioni indicate sono sostanzialmente due: la prima è quella di trovare nuove forme di esercizio della sovranità digitale delle democrazie liberali, ponendo le basi per un nuovo paradigma costituzionale, fondato sul “giusto processo“, comune tra Europa e Stati Uniti; la seconda, interna agli Stati, o all’unione di stati, consiste nel limitare il potere del privato traslando la relazione verticale del rapporto tra autorità e libertà verso una dimensione orizzontale, interventi normativi che regolano i rapporti tra privati ma applicabili a tutti i settori, auspicando una cooperazione fattiva tra il legislatore e le corti giurisdizionali.

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