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Decreto Primo Maggio 2026: cosa cambia su bonus, rider e welfare



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Il Decreto Primo Maggio 2026 è entrato in vigore il primo maggio e conferma incentivi per under 35, donne e ZES, introduce condizioni legate al salario giusto, nuove regole per rider e piattaforme digitali e una certificazione sulla conciliazione vita-lavoro con vantaggi contributivi

Pubblicato il 4 mag 2026

Fabio Guglielmi

consulente del lavoro e partner dello studio Guglielmi&Partners

Elisa Lupo

Managing Director Italy, Spain & Portugal in Integral Ad Science



decreto primo maggio
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Il Decreto Primo Maggio 2026 (D.L. 30 aprile 2026, n. 62) è legge. Approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile ed entrato in vigore il 1° maggio, il provvedimento ha parzialmente confermato quanto previsto dalla bozza e introdotto qualche piccola novità.

Per startup, PMI e imprese innovative, ci sono misure concrete da conoscere e pianificare subito, esaminiamole insieme.

Decreto Primo Maggio 2026: bonus under 35, donne e ZES

La norma proroga e struttura in modo organico tre incentivi contributivi, tutti validi fino al 31 dicembre 2026 e tutti condizionati all’incremento occupazionale netto. Chi ha assunto o sta pianificando assunzioni deve fare i conti con questi parametri.

Bonus under 35

Per l’assunzione a tempo indeterminato di lavoratori che non abbiano ancora compiuto 35 anni e siano privi di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi (12 mesi se in condizione di svantaggio), scatta un esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro fino a 650 euro mensili, elevato a 800 euro per assunzioni nelle regioni della ZES, per una durata massima di 24 mesi.

Bonus donne

L’esonero contributivo del 100% si applica all’assunzione a tempo indeterminato di lavoratrici svantaggiate di qualsiasi età, prive di impiego da almeno 24 mesi (12 mesi per le categorie di svantaggio più ampie). Il tetto ordinario è di 650 euro mensili, che sale a 800 euro nelle regioni della ZES Unica per il Mezzogiorno, con una durata di 24 mesi. Anche qui il requisito dell’incremento occupazionale netto è condizione necessaria per accedere alla misura piena.

Bonus ZES

Per i datori di lavoro privati fino a 10 dipendenti che assumono a tempo indeterminato lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi in una sede della ZES Unica, è previsto un ulteriore esonero fino a 650 euro mensili per 24 mesi. Si cumula, in linea di principio, con l’incentivo base ZES previsto per le imprese del

Nuovo incentivo alla stabilizzazione

Una delle novità più rilevanti per le imprese è il nuovo incentivo alla stabilizzazione, pensato specificamente per i giovani under 35 al loro primo rapporto di lavoro stabile.

Il decreto prevede un esonero contributivo del 100%, fino a 500 euro mensili per 24 mesi, per le aziende che trasformano contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, a condizione che il lavoratore abbia meno di 35 anni, non abbia mai avuto un contratto a tempo indeterminato, sia stato assunto a tempo determinato con un rapporto che non abbia una durata superiore ai 12 mesi, e la trasformazione avvenga nel periodo tra il 1° agosto e il 31 dicembre 2026.

Decreto Primo Maggio 2026 e salario giusto per gli incentivi

Il punto politicamente più marcato del decreto è la definizione del cosiddetto “salario giusto”. Il governo ha abbandonato definitivamente la strada del salario minimo legale orario, scegliendo invece di rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva e di condizionare ad essa l’accesso a tutti gli incentivi previsti dal provvedimento.

In concreto: le aziende che vogliono accedere ai bonus assunzioni devono prendere a riferimento i minimi stabiliti dal Contratto Collettivo stipulato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale. Chi applica contratti collettivi di comodo (i cosiddetti “contratti pirata”) o sottopaga i lavoratori è escluso dagli incentivi pubblici. Nei settori non coperti da contrattazione collettiva, il riferimento è il contratto più vicino all’attività effettivamente esercitata.

Decreto Primo Maggio 2026: rider e piattaforme digitali

Nonostante il decreto recepisca la Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro tramite piattaforme digitali, che entrerà in vigore a livello europeo dal 2 dicembre 2026, sono stati approvati solo i provvedimenti in merito alla trasparenza algoritmica e al contrasto del caporalato digitale. Nello specifico:

Obblighi di trasparenza algoritmica

Le piattaforme dovranno fornire ai lavoratori informazioni chiare e accessibili sui sistemi automatizzati usati per assegnare le attività, determinare o modificare i compensi, valutare le prestazioni, sospendere o cessare l’accesso alla piattaforma. I lavoratori avranno diritto al riesame umano delle decisioni automatizzate che li penalizzano.

Le piattaforme dovranno registrare e conservare per almeno cinque anni i dati relativi ad accessi, assegnazioni, rifiuti, tempi e corrispettivi, rendendoli disponibili sia al lavoratore sia alle autorità ispettive.

Contrasto al caporalato digitale

I rider potranno accedere alla piattaforma solo con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un account rilasciato dalla piattaforma stessa a un singolo codice fiscale con autenticazione a due fattori. La cessione degli account è vietata e sanzionata penalmente. La piattaforma non potrà rilasciare più di un account per codice fiscale, né commissionare allo stesso lavoratore prestazioni temporalmente incompatibili. Chi usa l’account altrui rischia una multa tra 600 e 1.200 euro. Il Libro Unico del Lavoro per i ciclofattorini dovrà essere redatto e consegnato ogni mese, con dettaglio di consegne, compensi e mance digitali.

Ecco cosa non c’è nel testo definitivo che invece appariva nella bozza: rispetto alle anticipazioni, il decreto non ha recepito la presunzione di subordinazione per i lavoratori con incarichi continuativi, con tutte le tutele in materia di sicurezza sul lavoro e contribuzione che ne derivano.

Altresì non sono stati confermati i parametri di retribuzione minima oraria ancorati ai CCNL della logistica e del terziario che si era discusso di introdurre.

Decreto Primo Maggio 2026 e welfare aziendale

Il decreto introduce uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la certificazione UNI/PdR 192:2026, un nuovo standard dedicato alla gestione della conciliazione famiglia-lavoro che misura maternità, paternità, carichi di cura, flessibilità organizzativa e continuità di carriera.

Le aziende certificate beneficiano di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali fino all’1% del monte retributivo, con un tetto massimo di 50.000 euro annui per impresa. La misura, però, non è ancora operativa: le modalità di rilascio della certificazione e le procedure di domanda saranno definite con decreto interministeriale. Fino all’emanazione del decreto attuativo del Ministero del Lavoro, lo sgravio non può essere applicato.

Va segnalato un ulteriore vantaggio non contributivo: le aziende certificate potranno beneficiare di vantaggi nell’accesso ai bandi pubblici per le assunzioni agevolate, e di incentivi legati alla partecipazione ai padiglioni e alle iniziative promozionali dell’Agenzia ICE per le imprese che hanno messo in piedi politiche strutturate di conciliazione vita-lavoro.

Il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. È possibile che in sede di conversione alcune misure vengano modificate o integrate. Continueremo a seguire l’iter e a fornire aggiornamenti puntuali su Agenda Digitale.

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