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la guida completa alla cie

Carta d’Identità Elettronica (CIE): cos’è, come funziona, quanto costa e come ottenerla

La Cie dà maggiore certezza giuridica ad un documento di identità, soprattutto per quanto riguarda il supporto e il processo di emissione; e (in teoria) permette l’accesso di servizi in rete. Ecco come il Team digitale sta snellendo le procedure di rilascio con la nuova agenda CIE (si può caricare anche la foto online)

18 Lug 2019

Alessandro Longo

Patrizia Saggini

avvocato, componente del gruppo di Comuni sperimentatori di ANPR


La nuova carta d’identità elettronica (Cie) è il documento di identità che a tendere sostituirà quella cartacea e la precedente (difettosa) carta d’identità elettronica. Al momento quasi tutti i Comuni (eccetto 450) stanno erogando la seconda versione di Cie.

A oggi, ne sono state emesse 8.686.809 e, come vedremo di seguito, il Team per la trasformazione digitale sta mettendo a punto nuovi strumenti per accelerare il rilascio e snellire le procedure, con la possibilità attraverso la nuova agenda CIE, di caricare la foto direttamente online (anche fatta con lo smartphone).

I residenti dei Comuni abilitati possono richiedere solo la Cie, come carta d’identità; non possono quindi averla cartacea (salvo provati motivi d’urgenza, come un viaggio all’estero).

Come e dove richiedere la CIE: la nuova agenda CIE

Oggi è possibile richiedere la Carta d’identità elettronica presso quasi tutti i Comuni (7.639 Comuni).

Per risolvere il problema dei lunghi tempi di attesa, documentati nell’inchiesta di agendadigitale.eu, il Team per la trasformazione digitale e e il Poligrafico dello Stato hanno sviluppato la web app nuova Agenda CIE che dal 15 luglio ha sostituito la versione precedente. Ecco come funziona:

  • Bisogna prima di tutto collegarsi all’indirizzo prenotazionicie.interno.gov.it e digitare il nome del proprio Comune, per verificare se utilizza il sistema di appuntamenti online Agenda CIE (ci sono comuni, come Milano, che obbligano invece alla richiesta tramite il proprio sito)
  • se il comune utilizza il sistema Agenda CIE, si visualizzano gli appuntamenti disponibili e, senza bisogno di fare alcun login,  si può prendere appuntamento per il primo giorno utile o per quello che ci viene più comodo in base alle nostre esigenze.
  • si può anche richiedere un appuntamento in un Comune diverso da quello di residenza, che potrà essere confermato quando il Comune presso cui è stato chiesto il rilascio della CIE otterrà il nulla osta dal Comune di residenza; è ancora in fase di studio l’integrazione di CIEonline con il sistema informatico che contiene i provvedimenti giudiziari che impediscono il rilascio del documento valido anche per l’espatrio.

Per agevolare il processo di rilascio del documento, la nuova agenda CIE consente di compilare i dati direttamente online e anche di caricare la foto, che potrà quindi essere scattata direttamente dallo smartphone. Il sistema, informa il Team per la trasformazione digitale, “è in grado di verificare automaticamente che la foto corrisponda ai requisiti richiesti (definiti a livello internazionale dall’ICAO), evitando disagi, errori e perdite di tempo in cui si rischia di incorrere allo sportello”.

Per snellire ulteriormente le procedure allo sportello, direttamente da Agenda CIE si può anche prendere visione della informativa per la dichiarazione sull’autorizzazione facoltativa di donazione di organi e tessuti, che dovrà essere firmata durante l’appuntamento.

La nuova versione di Agenda CIE non permette ancora di pagare il costo della pratica con PagoPA, per questo si aspetta un successivo aggiornamento.

L’utilizzo di Agenda CIE non è esclusivo: molti Comuni, come ad esempio Firenze, danno la possibilità ai cittadini di prenotare online, ma anche di presentarsi direttamente agli sportelli dedicati al rilascio “a vista” (senza appuntamento) e fare immediatamente la carta.

Su indicazione di ANCI, è possibile infatti richiedere il ritiro del documento presso gli sportelli del Comune in cui è stata richiesta l’emissione; questa soluzione si è rivelata molto utile per i Comuni di piccole dimensioni e per persone che non possono garantire il ritiro presso la propria abitazione (per motivi di lavoro o altro).

Vediamo più nel dettaglio le caratteristiche del documento, come avviene la richiesta e l’emissione e quali sono gli sviluppi tecnologici collegati.

Che cos’è la CIE (Carta d’Identità Elettronica) 

La carta d’identità elettronica è il documento di identità definito ai sensi del DM del 23 dicembre 2015, munito di elementi per l’identificazione fisica del titolare rilasciato su supporto informatico dalle amministrazioni comunali con la prevalente finalità di dimostrare l’identità anagrafica del suo titolare.

La CIE, prima di essere un documento tecnologico, è un documento amministrativo che certifica l’identità e pertanto è strettamente collegato esigenze di pubblica sicurezza: infatti, è stato introdotto con il RD 635/1940 che lo definisce appunto come mezzo di identificazione ai fini di polizia.

Di Carta di identità elettronica si parla da oltre 15 anni in Italia: nel frattempo si sono succeduti almeno tre provvedimenti, che prevedevano le modalità di emissione, produzione, in prima istanza con risorse a carico dei Comuni – anche se nell’ambito di una sperimentazione a livello nazionale.

Nel contesto europeo, l’Italia è quasi l’unico paese che rilascia ancora documenti di identità cartacei, che hanno il più alto livello di falsificazione.

Quindi l’obiettivo della CIE è duplice:

  • da un lato dare certezza giuridica ad un documento di identità, soprattutto per quanto riguarda il supporto e il processo di emissione; questo perché è molto sicura (integra i dati biometrici – l’impronta digitale – del cittadino e i certificati digitali del ministero dell’interno) e ha un processo di erogazione centralizzato (quello decentralizzato nei comuni portava alla circolazione di documenti in bianco, molto falsificabili). Per il cittadino c’è il vantaggio che è più protetto dal furto d’identità; per lo Stato, che non circolino documenti falsi usati da criminali. Si noti che presentando carte d’identità falsificate è poi possibile ottenere documenti autentici come il passaporto.
  • dall’altro lato – fin dall’inizio – la CIE è stata vista come possibile strumento di accesso ai servizi in rete della pubblica amministrazione (e di grosse aziende private, come le banche, che aderiscano). E quindi come volano importante per la digitalizzazione. Non a caso, nel piano triennale di informatica nella Pubblica Amministrazione di recente varato dal governo, è definita una “piattaforma abilitante”. Ma ad oggi non è chiaro quali e quanti servizi online della PA sono accessibili via CIE (oltre che via Spid, a cui dovrebbe essere equiparata). Il cittadino può accedere ai servizi disponibili via Cie con un lettore smart card o accostando la carta (Nfc) allo smartphone con app Idea del Poligrafico (solo su Android).

A che cosa serve la carta d’identità elettronica

La CIE (Carta d’identità elettronica) è il nuovo documento di identità di base in Italia (quello cartaceo sopravvive in modo residuale). È rilasciata sia ai cittadini italiani che stranieri (Ue o extra-UE).

Oltre alle funzioni della precedente carta, permette l’accesso a servizi digitali pubblici e di privati (tramite un apposito lettore o smartphone Nfc Android e app Idea del Poligrafico), come previsto dalla normativa.

Al momento questo utilizzo sembra adatto solo a utenti esperti e spesso risulta non funzionante. Sono solo pochi inoltre i servizi online accessibili via Cie (anche se la normativa la renderebbe obbligatoria per le PA). Ma la situazione potrebbe sbloccarsi a breve grazie all’interlocuzione in corso tra ministero, PA e grosse aziende private (come le banche).

Nel caso di cittadini italiani, la CIE (purché non ci siano motivi ostativi al rilascio di un documento valido per l’espatrio) è anche titolo di viaggio per i paesi appartenenti all’U.E. e per quelli con i quali lo Stato italiano ha firmato specifici accordi. In particolare la CIE è riconosciuta in tutti i paesi dell’Unione Europea.

Nel caso di cittadini stranieri occorre verificare la regolarità del soggiorno tramite l’esibizione del titolo di soggiorno o dei documenti sostitutivi nei casi di rinnovo del permesso. La CIE avrà comunque una validità non influenzata dalla validità del titolo di soggiorno.

Validità e durata della CIE: quanto dura e chi la può richiedere

Può richiedere la carta di identità chi non ne ha mai avuto una; chi ne ha una scaduta o che sta per scadere (da sei mesi prima della scadenza); chi ha smarrito la sua carta o l’ha danneggiata e chi ha modificato i dati anagrafici.

Nel giorno dell’appuntamento, presso la sede indicata chi non sia in possesso di un altro documento valido dovrà farsi accompagnare da due testimoni ed avere con sé una fotografia recente, se non è già stata caricata online e la tessera sanitaria; se occorre rinnovarla bisognerà presentare la carta vecchia o la denuncia di furto o smarrimento presso le Forze di Polizia o Polizia Locale, oppure la dichiarazione di deterioramento con l’esibizione del documento deteriorato.

Nel caso la persona non fosse in possesso di alcun documento, la procedura informatica consente anche l’identificazione tramite due testimoni non parenti.

È possibile esibire anche la tessera sanitaria per velocizzare l’inserimento dei dati anagrafici nell’applicativo, e verificare se il CF è allineato con l’INA-ANPR e Anagrafe Tributaria.
Il cittadino consegna la fototessera o la foto digitale su memoria USB; vengono fornite le impronte, obbligatorie per i maggiori di anni 12.
Nel caso in cui non fosse possibile rilevare le impronte, se ne può dare atto nel documento.

La CIE ha una validità variabile in base all’età del titolare:

  • 3 anni per i minori di età inferiore a 3 anni;
  • 5 anni per i minori di età compresa tra i 3 e i 18 anni;
  • 10 anni per i maggiorenni.

Le Carte d’identità scadono nel giorno del compleanno del titolare successivo allo scadere del decimo (o quinto, o terzo) anno dal giorno dell’emissione del documento e avranno dunque una durata di una frazione d’anno superiore alla scadenza che sarebbe prevista rispetto all’emissione.

Nel caso la CIE riguardi figli minori, la richiesta deve essere presentata da entrambi i genitori – se il documento deve essere valido per l’espatrio – che debbono dare l’assenso.

I cittadini italiani residenti all’estero potranno, invece, richiedere la CIE in Consolato anche se al momento il servizio non è stato ancora attivato, in attesa della definizione in accordo con il Ministero degli Affari Esteri.
Nel frattempo si continua a rilasciare il documento di identità cartaceo.

Quanto costa la carta d’identità elettronica

Per nuove carte di identità o per rinnovare carte scadute l’importo da pagare è di 22,21 euro (può variare leggermente da comune a comune per diversi valori dei diritti di segreteria).

La CIE viene stampata dal Poligrafico dello Stato, e ha di base a un costo di base di 16,79 euro (invece dei vecchi 20,00 euro della versione precedente), a recupero dei costi di emissione.
A questo importo si aggiungono i diritti di segreteria e diritti fissi che spettano al Comune, stabiliti in massimo 5,16 euro per diritto fisso e 0,26 euro per diritto di segreteria, per un totale di 22,21 euro.

Il Comune può deliberare la riduzione o soppressione dei propri diritti; in molti casi le Amministrazioni hanno preso questa decisione anche per semplificare il pagamento da parte dei cittadini, soprattutto nel caso in cui avvenga per contanti, riducendo l’importo richiesto a 22,00 euro.
Sul totale delle CIE emesse, il Ministero riconosce ai Comuni la cifra forfettaria di 0,70 euro per ciascun documento.

Per lungo tempo si è discusso sulla necessità di richiedere l’importo doppio del diritto di segreteria in caso di richiesta di duplicato per furto o smarrimento, ma la questione dovrebbe essere stata risolta da una normativa del 1993, con cui si chiarisce che non è ammesso l’aumento dei diritti di segreteria.

Quanti e quali sono i Comuni attivi che emettono la CIE

Ad oggi tutti eccetto 450. Dal sito del ministero è possibile verificare se il nostro comune è o no tra gli sfortunati.

La prima emissione della nuova CIE ha interessato i Comuni già coinvolti nell’emissione della “vecchia” CIE in via sperimentale, proprio in considerazione dell’esperienza maturata al riguardo, ai quali sono stati aggiunti i Comuni pilota nella sperimentazione del progetto ANPR; per un totale di circa 200, sul totale di quasi 8.000, e comprendono le maggiori città, tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Genova, Trento, Bolzano, Trieste, Venezia, Bari e Lecce.

Da aprile 2017 a luglio 2017 sono stati attivati ulteriori 350 Comuni comprensivi dei rimanenti Comuni Capoluogo o con popolazione superiore a 20.000 abitanti.
Il 2 ottobre 2017 è stata avviata la fase 3 del dispiegamento con la pubblicazione del Piano di attivazione di tutti gli altri Comuni.
Entro il mese di agosto 2018 è previsto il completamento delle attività di installazione delle postazioni di lavoro presso tutti i Comuni Italiani, che saranno quindi tutti abilitati ad emettere CIE.

Entro il mese di agosto 2018 era previsto il completamento delle attività di installazione delle postazioni di lavoro presso tutti i Comuni Italiani, data poi rimandata a dicembre e ormai superata.

Come è fatta la Carta d’identità elettronica

L’attuale CIE non cambia la dimensione rispetto alle versioni precedenti, continua ad essere della stessa grandezza di un carta di credito e realizzata in policarbonato, conforme alle norme ISO/IEC 7810 formato ID-1 e alle norme ISO/IEC 7816.

Nella carta sono contenute le seguenti informazioni:

  1. Comune di rilascio del documento
  2. Cognome
  3. Nome
  4. Luogo e Data di nascita
  5. Sesso
  6. Statura
  7. Cittadinanza
  8. Data di emissione
  9. Data di scadenza
  10. Immagine della firma
  11. Card Access Number – CAN (sei caratteri numerici in OCR-B)
  12. Validità per l’espatrio con eventuale annotazione in caso di non validità

Cosa c’è sul retro della carta d’identità elettronica:

  1. Genitori (nel caso di un minore di anni 15)
  2. Codice fiscale
  3. Estremi dell’atto di nascita
  4. Indirizzo di residenza
  5. Comune di iscrizione AIRE (per i cittadini residenti all’estero)
  6. Codice fiscale sotto forma di codice a barre (in Code 39)
  7. Machine Readable Zone – MRZ (tre righe di trenta caratteri alfanumerici in OCR-B)

Sulla modalità di indicazione dei genitori, è stato pubblicato da poco un parere del Garante della Privacy su un’ipotesi di modifica del decreto vigente, che vorrebbe introdurre nella disciplina di emissione della CIE e nel relativo layout le diciture “madre” e “padre” in luogo di “genitori” (come è ora).
A questo proposito, il Garante sostiene che “la modifica in esame è suscettibile di introdurre, ex novo, profili di criticità nei casi in cui la richiesta della carta di identità, per un soggetto minore, è presentata da figure esercenti la responsabilità genitoriale che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica “padre” o “madre” . Ciò, in particolare, nel caso in cui sia prevista la richiesta congiunta (l’assenso) di entrambi i genitori del minore (documento valido per l’espatrio).”

Con la nuova versione del decreto 31/12/2019 (pubblicata sulla GU del 3/4/2019) si è definito che la dicitura “genitori” su qualsiasi parte del documento va sostituita con “madre” e “padre” o con la dicitura “tutori”.

La nuova CIE ha diverse varianti rispetto alle precedenti versioni:

    • Sparisce la banda ottica a lettura laser e viene sostituita da chip a radiofrequenza (RF) che memorizza le informazioni del documento e i dati del titolare, tra cui la fotografia e le impronte digitali,
    • La foto è in bianco e nero non più a colori ed inoltre compare anche come ologramma.
    • Il Codice Fiscale compare anche nella versione di codice a barre (come per le tessere sanitarie)
    • La foto (dato biometrico primario) si scansiona da una foto tessera o si ottiene mediante il download da un supporto (ES. chiavetta USB)
    • È possibile riportare il comune estero di nascita
    • È possibile riportare le generalità dei genitori per i minori di anni 15
    • Si acquisiscono obbligatoriamente (tranne casi particolari) le impronte del dito indice di entrambe le mani (dati biometrici secondari)
    • Il software di emissione SSCE è sostituito dal sistema CIEonline che ha controlli sulle caratteristiche della foto e delle impronte digitali acquisite.

Qualche tempo fa è stato verificato che alcune CIE erano state emesse con un difetto di produzione nel chip, che contiene una data di emissione diversa da quella correttamente riportata sul fronte del documento; di conseguenza è stato attivato un servizio online di verifica, con cui il possessore può verificare se la CIE in suo possesso è difettosa, e ne caso, può richiedere al proprio Comune la riemissione gratuita. In ogni caso il Ministero ha chiarito che queste carte sono da considerarsi valide a tutti gli effetti ai fini dell’identificazione fisica e digitale del cittadino, dopo aver provveduto a comunicare, per il tramite del MAECI, la lista di seriali afferenti alle CIE con l’errore alle autorità di frontiera.

I tempi di consegna: le attese per ricevere la CIE

La consegna del documento, che dovrebbe avvenire entro il termine massimo di sei giorni lavorativi dalla richiesta di emissione (per legge, ma nella realtà molto di più, vedi nostra inchiesta), può essere effettuata al proprio domicilio, con un servizio gratuito di Poste Italiane, e potrà essere effettuata anche ad un delegato, purché siano forniti gli estremi all’atto della richiesta.

Per i grandi Comuni, la prenotazione è un tema “caldo”, perché se gestito male mette a nudo le criticità organizzative: da una recente indagine di questa rivista, è risultato che nei capoluoghi di Regione o Provincia si registrano dei tempi di attesa per la prenotazione dell’appuntamento che vanno da un massimo di 194 giorni (Roma, Municipio 1) a 1  (Comune di Catania e Reggio Calabria) o 3 giorni (Comune di Firenze); non a caso, i Comuni in cui i tempi di attesa sono più ridotti sono proprio quelli in cui il sistema adottato è misto, cioè si può accedere agli Sportelli comunali sia tramite prenotazione e sia senza. potrebbe essere opportuno mantenere il doppio canale di accesso, sia online che direttamente allo sportello, come tra l’altro suggerito dal DM del 23 dicembre 2015, per evitare che chi ha il documento in scadenza non possa rinnovarlo in tempo.

Dalle statistiche si è rilevato che in alcuni casi il Comune emette – per sportello – da un minimo di 6 ad un massimo di 10 documenti al giorno: è vero che la procedura è un po’ più lunga rispetto al rilascio del documento cartaceo tradizionale, ma è anche vero che dopo la prima fase di avvio, i tempi medi si assestano da 15 a 20 min circa.
Di fronte ad un documento che diventa in qualche modo “digitale”, il cittadino comune si aspetta che anche le procedure di richiesta sino “adeguate” allo strumento, e quindi più flessibili e semplificate.

Visto il rilascio non immediato della CIE, è stato richiesto da più parti di chiarire che valore può essere attribuito alla ricevuta cartacea che viene rilasciata a fronte della richiesta di emissione, tenuto conto che comunque è presente la fotografia del richiedente.

In attesa di una pronuncia definitiva, in occasione delle ultime consultazioni elettorali il Ministero ha emesso una circolare con cui si dà la possibilità di accedere al voto con l’esibizione della ricevuta.

Carte d’identità elettronica, le attese nelle principali città per averla

Il futuro di Agendacie per la richiesta della Cie

È in fase di aggiornamento e sviluppo l’agenda online messa a disposizione dei Comuni dal Poligrafico, che nella nuova versione dovrebbe prevedere:
– l’accesso con SPID,
– la possibilità di fare la prenotazione, e contestualmente la conferma (o modifica) dei propri dati, possibilmente controllati con l’anagrafe,
– l’inserimento del file della foto,
-il successivo pagamento online,

-un rinnovato look‘ n feel, “mobile first”,
-una gestione più efficace e completa del calendario appuntamenti per i Comuni, nonché funzionalità avanzate di reportistica.

La nuova agenda sarà attivata tra circa 1 mese, e a breve saranno rese pubbliche le procedure di migrazione e di utilizzo da parte dei Comuni.

In questo modo, alla presentazione allo sportello, il rilascio o rinnovo è già “pre-lavorato”, e occorre solo raccogliere le impronte,la firma autografa e i dati di spedizione. Il nuovo documento non viene infatti rilasciato a vista ma lavorato presso il Poligrafico una volta rilasciata l’autorizzazione all’emissione dal Ministero dell’Interno e spedito direttamente al cittadino.

Il nuovo documento non viene infatti rilasciato a vista, ma lavorato presso il Poligrafico una volta rilasciata l’autorizzazione all’emissione dal Ministero dell’Interno e spedito direttamente al cittadino.

Chi emette la carta di identità elettronica?

Solitamente la CIE viene richiesta al Comune di residenza; può essere richiesta, previo nulla osta, anche al comune di dimora o domicilio.
Se entrambi i Comuni (quello in cui viene effettuata la richiesta e quello di effettiva residenza) sono già subentrati in ANPR – in attesa di una definizione normativa specifica – si può procedere al rilascio immediato del documento, in quanto i dati del precedente documento sono già visibili nell’Anagrafe Unica, e quindi non è necessario procedere alla richiesta di nulla osta.

Unitamente alla richiesta viene stampata una ricevuta che reca tutti i dati del titolare della carta e una parte dei codici di sicurezza PIN/PUK che saranno completati con l’arrivo del documento al domicilio indicato dal cittadino o direttamente in Comune.

Come si fa la CIE, modalità di attivazione dei Comuni

La consegna e installazione delle attrezzature presso i singoli Comuni è a carico del Poligrafico; in collaborazione con le Prefetture del territorio sono anche stati organizzati degli appositi corsi di formazione per gli operatori dei Comuni.

Nel momento in cui le postazioni di lavoro sono operative, nel corso del 2017 il Ministero dell’Interno ha chiarito che il singolo Comune (o municipalità) deve rilasciare la nuova CIE, abbandonando la modalità di emissione della carta d’identità in formato cartaceo, salvo i casi di reale e documentata urgenza segnalati dal richiedente, come ad esempio per motivi di salute, viaggio, consultazione elettorale e partecipazione a concorsi o gare pubbliche.

Gli strumenti (firma autografa, elementi biometrici, etc)

I Comuni sono dotati di un’infrastruttura costituita da postazioni di lavoro informatiche, corredate di personal computer, stampante multifunzione, scanner di impronta, lettore per la verifica delle funzionalità del documento, lettore di codice a barre, lettore di smart card, attraverso le quali potranno acquisire tutti i dati del cittadino, e cioè:

  • a) elementi biometrici primari;
  • b) elementi biometrici secondari;
  • c) firma autografa nei casi previsti;
  • d) autorizzazione o meno all’espatrio;
  • e) tramite un canale sicuro, inviarli, per la certificazione al Centro nazionale dei servizi demografici (CNSD) ubicato presso il Ministero dell’Interno, che a sua volta li trasmetterà all’IPZS per la produzione, personalizzazione, stampa e consegna del documento elettronico all’indirizzo indicato dal titolare.

È prevista anche la facoltà del cittadino maggiorenne di indicare, il consenso o il diniego o la non espressione di volontà rispetto alla donazione di organi e/o tessuti in caso di morte.

La raccolta di questi dati per le persone non autosufficienti, che non possono recarsi in Comune, potrà essere effettuata con modalità organizzative da parte del singolo Comune, raccogliendo in due distinti momenti la foto e i dati personali, e poi la firma e le impronte (se possibile) dell’interessato.

Al momento della formalizzazione della richiesta, viene prodotto un documento riassuntivo del documento di identità (di cui una copia rimane al Comune che emette l’atto e una viene inviata alla Questura), chiamato “cartellino”.

Con la CIE il cartellino diventa digitale, e quindi non occorre più la stampa cartacea, e neanche l’invio alla Questura.

CIE e ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente)

Nei primi mesi del 2019 è stata resa operativa la piena integrazione tra l’applicativo CIE online e ANPR mediante interfacce orientate ai servizi, finalizzato a rendere effettivo e in tempo reale lo scambio di dati tra le due basi dati, soprattutto al momento dell’emissione della CIE.

CIE e SPID (Sistema Pubblico Identità Digitale)

La normativa già prevede che chi è in possesso di CIE o CNS possa ottenere le credenziali SPID (rivolgendosi ad uno dei gestori accreditati).

Al momento i gestori che permettono il riconoscimento online con CIE per ottenere SPID sono: Aruba, Infocert, Poste, Namirial, Lepida, SielteID.

Inoltre la CIE può anche permettere di ottenere il livello 3 di accesso SPID, su questo tema si è espresso in modo favorevole anche il Ministero dell’Interno e AGID.

L’unico gestore che prevede l’attribuzione a richiesta di SPID Livello 3 è ARUBA, anche se però tra gli strumenti elencati non c’è la CIE, ma si cita la Firma Digitale e la CNS.

Anche in questo caso il tema è aperto, e ci si aspettano sviluppi futuri.

A cosa serve la CIE: i prossimi utilizzi

Per cominciare c’è da sperare che tutte le PA (e non solo alcune com’è ora) si adeguino alla normativa e quindi consentano un utilizzo (possibilmente facile) ai propri servizi online anche via Cie (oltre che via Spid). Dal Poligrafico fanno notare che nelle prossime settimane molte PA (Regioni, Agenzia delle Entrate…) e aziende private come le banche abiliteranno l’accesso anche via carta d’identità (oltre che via Spid). Il cittadino può usarla su un lettore smart card o sull’app Idea del Poligrafico (solo su Android).

La CIE contiene in sé moltissime potenzialità, secondo due diversi scenari principali:

  • Fruizione di servizi a basso livello di sicurezza, mediante lettura del file “Numero unico servizi” liberamente accessibile (ES: timbratura della presenza, acceso ai mezzi di trasporto pubblico con controllo dell’abbonamento);
  • Fruizione di servizi che richiedono requisiti di sicurezza di livello medio/alto: per tali servizi viene utilizzata la CIE per realizzare un processo di autenticazione forte in rete, mediante utilizzo del certificato digitale di autenticazione e della relativa chiave privata previa verifica del PIN utente. Il PIN viene ricevuto dal cittadino assieme alla CIE (una prima metà all’atto della richiesta, una seconda metà assieme alla carta).

La CIE ha infatti tre diversi livelli di identificazione e quindi di utilizzo:

  1. A vista e tramite la lettura del codice a barre per visionare il CF.
  2. Tramite il microchip RF è possibile verificare i dati registrati sul supporto anche con l’aiuto di una specifica APP realizzata dal Poligrafico, denominata IDEA.
  3. Il terzo e più completo livello di verifica, utilizzabile solo dalle Forze di Polizia, consente la verifica biometrica tramite il confronto delle impronte digitali.

Infine è in arrivo su smartphone Android un’app che permetta di caricare la propria CIE (avvicinandola via connessione Nfc), per un accesso diretto via mobile a quei servizi digitali della PA.

Carta d’identità elettronica e servizi online: casi d’uso

Il caso d’uso forse più interessante è l’utilizzo della CIE per l’accesso ai servizi online, sia della Pubblica Amministrazione e sia anche di soggetti privati; per arrivare a questo punto, è necessario avere maggiori informazioni sulle modalità di utilizzo del documento in rete, in particolare sui seguenti argomenti:

Per favorire lo sviluppo dei servizi a valore aggiunto è stata creata dal Team Digitale di Diego Piacentini la comunità Developers Italia; all’interno di questa comunità è presente una sezione dedicata al progetto CIE, contenente le librerie software, pubblicate in logica open source, che facilitano la realizzazione di applicativi complessi che si servono della CIE per gli aspetti di sicurezza ed identificazione. Mantainers di tale sezione sono gli specialisti del Poligrafico in collaborazione con il Team Digitale ed il Ministero dell’Interno.

È già stato pubblicato in fase sperimentale il “middleware” che può essere installato per accedere ai servizi online con la CIE; insieme alla parte software sono pubblicate anche le istruzioni operative. Attualmente è disponibile per Windows e per Mac OS X (è in collaudo le versioni pere per Linux), scaricabili in ogni caso da “Developers Italia”.

Un’altro sviluppo in corso riguarda l’utilizzo di CIE per accesso servizi da mobile: l’idea sarebbe quella di creare delle interfacce che non solo leggono i dati CIE (come avviene per l’applicazione IDEA già disponibile su Google Play), ma servono per accedere direttamente ai servizi, recentemente l’app è stata aggiornata per leggere anche i dati del passaporto e del permesso di soggiorno.

Da poco è disponibile anche l’app Ve.Do, che serve per la verifica della ricevuta rilasciata al cittadino al completamento della pratica di richiesta della CIE. L’applicazione esegue la scansione ottica del codice QR  presente sulla ricevuta CIE e ne verifica l’autenticità dandone riscontro sul display dello smartphone insieme ai dati del titolare. Inoltre, consente al possessore di verificare lo stato di lavorazione del documento.
L’applicazione è disponibile per dispositivi Android e iOS.

Il Ministero dell’Interno, assieme al Poligrafico e ad AGID ha infine avviato il processo di notifica della CIE alla Commissione Europea ai sensi del regolamento 910/2014 eIDAS quale strumento di accesso in rete ai servizi erogati dai vari Stati Membri. Il processo dovrebbe concludersi entro la metà del 2019 e prevede l’adozione di un meccanismo di accesso in rete per il tramite del nuovo documento che migliora notevolmente l’esperienza utente e lo rende maggiormente adatto all’utilizzo da dispositivi mobili. Tale meccanismo dovrá essere adottato anche per l’accesso ai servizi erogati dalle PP.AA. italiane.

La consultazione delle CIE da parte delle forze dell’ordine

Tra i prossimi sviluppi in cantiere c’è anche l’accesso diretto ai dati del “cartellino” da parte delle Forze dell’Ordine, facilitando l’accesso ai dati per finalità di controllo di pubblica sicurezza.

È noto che l’esempio da seguire in Europa è rappresentato dall’Estonia, che ha riunito nel documento di identità tutte le informazioni e i servizi utili alla persona: l’obiettivo è che nel tempo anche l’Italia sappia superare le criticità organizzative e tecnologiche ed arrivare ad una situazione di eccellenza.

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