Negli ultimi mesi alcuni gravi episodi di cronaca che hanno coinvolto minori e armi da taglio hanno riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’accesso a prodotti potenzialmente pericolosi attraverso i canali digitali. In questo contesto il Governo è intervenuto con il nuovo Decreto Sicurezza, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 febbraio 2026 e in attesa di conversione entro il 25 aprile, con l’obiettivo di rafforzare gli strumenti di prevenzione e controllo anche nell’e-commerce.
Indice degli argomenti
I limiti del Decreto Sicurezza nella verifica della maggiore età online
Il decreto interviene sul possesso e sull’acquisto di alcune categorie di prodotti sensibili, come strumenti dotati di lame affilate o appuntite di determinate dimensioni, imponendo ai gestori di siti web e ai fornitori di piattaforme di vendita elettronica l’adozione di sistemi efficaci di verifica della maggiore età prima della conclusione dell’acquisto. La norma, però, presenta ancora importanti lacune operative: non definisce in modo puntuale le categorie di prodotti coinvolte e non fornisce indicazioni chiare e standardizzate su come debbano funzionare, in concreto, i processi di controllo online. L’assenza di linee guida attuative rischia di generare incertezza tra gli operatori, che si trovano a dover interpretare autonomamente gli obblighi previsti dal decreto senza un riferimento operativo condiviso.
Strumenti digitali per la verifica della maggiore età online
La verifica della maggiore età è un pilastro per la fiducia e la legalità nel mercato digitale. Rafforzare la capacità di accertare l’identità e l’età di chi acquista online significa non solo prevenire abusi e illegalità, ma anche consolidare la fiducia dei cittadini nell’economia digitale nel suo complesso. Oggi il vero salto di qualità non sta tanto nell’introduzione di nuovi obblighi, quanto nella costruzione di un sistema di identità digitale interoperabile e affidabile su scala europea. In questa direzione, un ruolo chiave sarà svolto dal futuro European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet), l’identità digitale europea che consentirà ai cittadini di dimostrare in modo sicuro attributi come l’età, senza necessariamente condividere tutti i propri dati personali.
Questo strumento rappresenta un cambio di paradigma: non più una semplice dichiarazione dell’utente, ma una certificazione verificabile, riutilizzabile e riconosciuta a livello europeo. Tuttavia, senza una reale integrazione nei processi di acquisto online, il rischio è che il Decreto Sicurezza resti un guscio vuoto, oppure si traduca in un ulteriore strato di burocrazia, senza un impatto concreto sulla protezione dei minori.
È necessario passare da una logica meramente dichiarativa a uno standard operativo condiviso tra istituzioni, piattaforme e merchant. Ciò implica chiarire quali siano le categorie di prodotti che richiedono una verifica rafforzata dell’età, individuare modalità di verifica efficaci e proporzionate rispetto al rischio connesso al prodotto, ma al tempo stesso semplici da implementare per gli operatori, e promuovere standard tecnici comuni che permettano l’integrazione di sistemi certificati come SPID, CIE e, in prospettiva, l’identità digitale europea all’interno dei flussi di acquisto e dei sistemi di pagamento. Senza questo sforzo di chiarificazione e standardizzazione, le piattaforme rischiano di muoversi in ordine sparso, applicando soluzioni eterogenee e talvolta inefficaci, con un impatto negativo sia sulla tutela dei consumatori sia sulla competitività delle imprese che operano correttamente nel mercato digitale.
Perché la verifica della maggiore età online non basta senza regole UE
C’è poi un aspetto che non può essere ignorato: l’e-commerce è per definizione transfrontaliero. Il cittadino italiano può acquistare facilmente prodotti da merchant stabiliti in altri Paesi dell’Unione o extra-UE, spesso senza percepire alcuna differenza nel percorso di acquisto. Se l’intervento regolatorio rimane confinato a livello nazionale, senza un coordinamento europeo, si rischia di incentivare l’elusione delle regole tramite l’acquisto su piattaforme o venditori esteri che non applicano gli stessi standard di verifica. Serve quindi un quadro europeo che definisca criteri comuni per l’identificazione dei prodotti a rischio, soglie di sicurezza omogenee e standard minimi per la verifica dell’età, in coerenza con i principi del mercato unico digitale.
Un’armonizzazione europea ben progettata avrebbe un duplice effetto positivo: da una parte innalzerebbe in modo uniforme il livello di protezione dei minori, dall’altra offrirebbe alle imprese un quadro regolatorio prevedibile e coerente, semplificando l’adozione di sistemi di verifica standardizzati senza dover riprogettare i propri flussi per adattarsi a regole diverse tra un Paese e l’altro.
Un quadro europeo per la verifica della maggiore età online
Un’armonizzazione europea ben disegnata avrebbe un duplice effetto positivo. Da una parte innalzerebbe in modo uniforme il livello di protezione dei minori e dei soggetti vulnerabili in tutti i Paesi dell’Unione, rendendo più difficile l’accesso a prodotti nocivi attraverso canali digitali meno presidiati. Dall’altra offrirebbe alle imprese un quadro regolatorio prevedibile e coerente, semplificando l’adozione di sistemi di verifica standardizzati senza dover riprogettare ogni volta i propri flussi per adattarsi a regole profondamente diverse tra un Paese e l’altro.
Identità digitale europea e sicurezza nell’e-commerce
In questo scenario, il European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet) rappresenta un tassello fondamentale. Se integrato nei processi di acquisto e nelle policy di piattaforma, può diventare lo strumento attraverso cui rendere effettivi – e non solo teorici – i divieti e gli obblighi previsti per l’accesso a determinate categorie di prodotti.
Immaginare un ecosistema in cui la verifica dell’età si basi su credenziali digitali riconosciute in tutta l’Unione significa ridurre i margini di elusione normativa e, allo stesso tempo, semplificare l’esperienza per cittadini e imprese, che potrebbero utilizzare gli stessi strumenti indipendentemente dal Paese.
Netcomm ritiene indispensabile che la conversione in legge del Decreto Sicurezza sia accompagnata da un confronto operativo con tutti gli attori della filiera e da un dialogo strutturato con le istituzioni europee.
Solo un approccio sistemico, che integri norme chiare, identità digitale europea, armonizzazione normativa e standard applicativi condivisi, può dar vita a un commercio elettronico realmente sicuro, trasparente e capace di sostenere la crescita dell’economia digitale italiana in Europa e nel mondo.











