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Crescere con il digitale: come accompagnare i bambini nei primi anni



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I media digitali sono ormai parte delle routine infantili e familiari. Il contributo analizza il rapporto tra prima infanzia, media education e mediazione adulta, integrando riflessioni teoriche e risultati di una ricerca empirica sulle pratiche digitali dei genitori con bambini tra 0 e 3 anni

Pubblicato il 13 mag 2026

Federica Finocchio

Università degli Studi dell’Aquila

Antonio Opromolla

Ricercatore presso la Link Campus University



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Negli ultimi anni, la diffusione dei media digitali ha profondamente trasformato l’esperienza dell’infanzia, ridefinendo non solo le modalità di accesso ai contenuti, ma anche i processi attraverso cui bambini e bambine apprendono, comunicano e costruiscono significati.

Fin dai primi anni di vita, i media digitali entrano a far parte delle routine quotidiane, configurandosi non come strumenti occasionali, ma come elementi strutturali dell’ambiente di crescita.

In questo scenario, le riflessioni sociologiche e pedagogiche sono chiamate a confrontarsi con una realtà complessa, caratterizzata da una costante tensione tra ciò che è considerata un’opportunità offerta dai media e dai rischi percepiti. Se da un lato, infatti, i media digitali sono considerati strumenti che offrono possibilità inedite di esplorazione, espressione e apprendimento, dall’altro sollevano interrogativi legati alla qualità dell’esperienza, alla precocità dell’esposizione, nonché al ruolo che gli adulti dovrebbero avere nella mediazione (Confalonieri, 2012; Metastasio, 2021).

La media education si configura, così, come un ambito privilegiato per interpretare tale complessità, in quanto consente di spostare l’attenzione dai dispositivi alle pratiche, dai contenuti alle relazioni, mettendo al centro il processo di costruzione del significato (Buckingham, 2003; Rivoltella, 2020). In particolare, nella prima infanzia, la media education assume una valenza specifica, legata alla necessità di accompagnare bambini e bambine in un’esperienza mediale che è, prima di tutto, relazionale e situata.

Il presente contributo si propone di analizzare il rapporto tra media digitali e prima infanzia attraverso una prospettiva teorico-applicativa, che integra riflessioni pedagogico-sociali e analisi delle pratiche. Dopo aver delineato la cornice teorica della media education, l’attenzione si concentra sulle modalità di utilizzo dei media nella vita quotidiana e sulle strategie educative adottate dalle famiglie, per poi approfondire le implicazioni operative e i risultati di una ricerca empirica. L’obiettivo è offrire una lettura articolata e critica del fenomeno, capace di superare visioni riduttive e di valorizzare il ruolo della mediazione educativa. In questo quadro si inseriscono i risultati della ricerca empirica, che, in linea con quanto emerso dall’analisi del quadro teorico, evidenziano una gestione del digitale caratterizzata da ambivalenza e incertezza. I genitori utilizzano i media sia come risorsa educativa sia come strumento di gestione quotidiana, in particolare nei momenti di difficoltà.

Media education e prima infanzia

La media education rappresenta oggi un ambito fondamentale della riflessione pedagogica, perché permette di comprendere il rapporto tra le persone e i media andando oltre una visione puramente tecnica. Non si tratta, infatti, solo di imparare a usare strumenti digitali, ma di sviluppare competenze critiche, culturali e relazionali che consentano di vivere consapevolmente l’esperienza mediale. Come sottolinea Buckingham (2003), la media education può essere intesa come un processo di insegnamento e apprendimento sui media, volto a sviluppare la capacità di comprendere, interpretare e produrre contenuti. In questa prospettiva, i media non sono semplici strumenti, ma veri e propri ambienti culturali all’interno dei quali si costruiscono significati, identità e forme di partecipazione. Su questa linea si colloca anche Rivoltella (2020), che evidenzia come educare ai media significhi aiutare i soggetti a leggere i linguaggi mediali, comprenderne le logiche e partecipare attivamente ai processi comunicativi. Questo approccio supera una visione riduttiva della tecnologia e inserisce la media education all’interno di un più ampio percorso di educazione alla cittadinanza. Quando si parla di prima infanzia, però, questo quadro teorico deve essere adattato. Nei primi anni di vita, infatti, bambini e bambine non possiedono ancora strumenti critici autonomi, e per questo l’esperienza mediale non può essere compresa se non all’interno delle relazioni in cui prende forma. Come evidenzia Metastasio (2021), il rapporto tra bambini e media deve essere letto in chiave sistemica, considerando insieme dispositivi, pratiche familiari e relazioni educative.

In questo contesto, la mediazione adulta assume un ruolo centrale. Genitori ed educatori non si limitano a controllare l’uso dei media, ma contribuiscono attivamente a dare significato all’esperienza. Come afferma Di Bari (2019), sono proprio gli adulti a trasformare l’interazione con i media in un’occasione di apprendimento, attraverso la scelta dei contenuti, l’accompagnamento e la rielaborazione. Allo stesso modo, Plowman et al. (2008) sottolineano come l’interazione tra adulto e bambino sia determinante per lo sviluppo delle competenze cognitive e linguistiche legate all’uso dei media. Alla luce di queste considerazioni, la media education nella prima infanzia non può essere ridotta a un’educazione tecnica, ma deve essere intesa come un processo profondamente relazionale, che nasce dall’interazione tra bambino, adulto e ambiente mediale.

Media digitali nella vita quotidiana dei bambini

Oggi, infatti, i media digitali sono parte integrante della vita quotidiana dei bambini. Non si tratta più di strumenti occasionali, ma di elementi che accompagnano diversi momenti della giornata, influenzando tempi, spazi e modalità di relazione. Come evidenzia Confalonieri (2012), l’infanzia contemporanea si sviluppa all’interno di un vero e proprio ecosistema mediale, in cui i media sono pienamente integrati nelle routine quotidiane. Per questo motivo, non è possibile analizzare il rapporto tra bambino e tecnologia in modo isolato. È necessario, piuttosto, considerare il contesto relazionale e culturale in cui questo rapporto si costruisce. In linea con questa prospettiva, Metastasio (2021) sottolinea che l’esperienza mediale è sempre situata e relazionale: i media non producono effetti automatici, ma assumono significato all’interno delle interazioni tra bambini e adulti. Ne deriva che la qualità dell’esperienza digitale dipende non tanto dal dispositivo in sé, quanto dalle modalità d’uso e dalla presenza di una mediazione educativa.

Un altro aspetto importante riguarda il ruolo attivo dei bambini. Essi non sono semplici spettatori passivi, ma partecipano alla costruzione dell’esperienza mediale. Come osserva Confalonieri (2012), i bambini reinterpretano i contenuti sulla base delle proprie esperienze, attivando processi di rielaborazione. Questa idea è coerente con il concetto di “riproduzione interpretativa” elaborato da Corsaro (2003), secondo cui i bambini contribuiscono attivamente alla costruzione della cultura. All’interno di questo quadro, assume particolare rilievo la gestione familiare del digitale, spesso descritta attraverso il concetto di “dieta digitale”. Con questa espressione si fa riferimento all’insieme delle scelte educative relative ai tempi, ai contenuti e alle modalità di utilizzo dei media. Come sottolinea Confalonieri (2012), non è tanto la quantità di esposizione a essere determinante, quanto la qualità dell’esperienza. Anche Metastasio (2021) evidenzia che questa qualità dipende in larga parte dalla mediazione adulta. Tuttavia, nella pratica quotidiana le famiglie si trovano spesso in una situazione di incertezza. I genitori riconoscono le potenzialità educative del digitale, ma allo stesso tempo esprimono preoccupazioni legate all’uso eccessivo e alla difficoltà di stabilire regole chiare. Come evidenziato da Chassiakos et al. (2016), molte famiglie faticano a trovare un equilibrio, segnalando la necessità di un maggiore supporto educativo. Questa complessità può essere letta come un vero e proprio “paradosso educativo”. Il digitale, infatti, offre opportunità importanti in termini di apprendimento, espressione e relazione, ma allo stesso tempo solleva interrogativi sulla qualità dell’esperienza e sulla gestione dell’uso. Come osserva Confalonieri (2012), questa ambivalenza non può essere risolta con una semplice opposizione tra approcci permissivi e restrittivi, ma richiede una riflessione più articolata. In questa direzione, Metastasio (2021) sottolinea che la questione centrale non è la presenza dei media, ma il modo in cui vengono utilizzati. Di fronte a questo scenario, emerge con forza la necessità di una corresponsabilità educativa. La gestione del digitale non può essere lasciata solo alle famiglie, ma richiede il coinvolgimento di diversi attori, come servizi educativi, scuole e istituzioni. Come evidenzia Di Bari (2019), la media education deve essere intesa come un processo condiviso, mentre Rivoltella (2020) sottolinea l’importanza di un’azione educativa continua e diffusa nei diversi contesti di vita del bambino.

Bambini, genitori e media: un’analisi empirica

Partendo dalle riflessioni teoriche precedenti, questa ricerca si propone di entrare nel concreto delle esperienze familiari, cercando di comprendere come i genitori vivono e gestiscono l’uso dei media digitali nei primi anni di vita dei figli. L’attenzione si concentra in particolare sul ruolo della mediazione adulta e sul modo in cui il digitale viene percepito: come risorsa educativa, come rischio o come entrambi.

Metodologia di analisi

Dal punto di vista metodologico, lo studio si configura come un’indagine esplorativa di tipo qualitativo-descrittivo. L’obiettivo non è quello di produrre dati generalizzabili, ma piuttosto di comprendere un fenomeno complesso e in continua trasformazione, cogliendone le sfumature e le contraddizioni.

Per raccogliere i dati è stato utilizzato un questionario strutturato, intitolato “Media digitali e prima infanzia: percezioni e pratiche familiari”, rivolto a genitori di bambini tra 0 e 3 anni.

La costruzione dello strumento si basa su un solido quadro teorico. In particolare, si richiama la prospettiva ecologico-sistemica di Bronfenbrenner (1979), secondo cui lo sviluppo del bambino avviene all’interno di una rete di relazioni e contesti interconnessi. Allo stesso tempo, le riflessioni di Postman (1982) invitano a considerare il ruolo dei media nella trasformazione dell’infanzia. A queste si affiancano gli studi di Buckingham (2003) e Rivoltella (2020), che definiscono la media education come un processo di accompagnamento critico e consapevole.

Per garantire chiarezza e accessibilità, il questionario è stato costruito con un linguaggio semplice e neutro. Le domande, prevalentemente chiuse, sono state organizzate secondo una scala Likert a cinque punti, così da cogliere non solo le opinioni dei genitori, ma anche la loro intensità.

Lo strumento ha indagato cinque dimensioni fondamentali:

  1. la percezione del rischio legato all’esposizione precoce,
  2. le modalità e la frequenza di utilizzo dei media,
  3. le motivazioni d’uso,
  4. il valore educativo attribuito al digitale,
  5. il livello di supporto educativo percepito.

A queste è stata aggiunta una domanda aperta, utile per raccogliere riflessioni personali e approfondire il significato attribuito alle pratiche quotidiane.

L’indagine ha coinvolto 54 genitori. Pur trattandosi di un campione non probabilistico, i dati raccolti offrono uno spaccato significativo delle esperienze familiari, coerente con la natura esplorativa dello studio.

Analisi dei risultati

L’analisi dei dati restituisce un quadro complesso, attraversato da elementi di coerenza ma anche da forti ambivalenze. I risultati mostrano come il rapporto tra infanzia e digitale non sia lineare, ma caratterizzato da tensioni, adattamenti e strategie situazionali.

Percezione del rischio e valore educativo

Un primo aspetto rilevante riguarda la percezione del rischio. Molti genitori esprimono una forte attenzione alla necessità di proteggere i bambini da un uso eccessivo dei dispositivi digitali. Questa preoccupazione riflette una consapevolezza diffusa dei possibili effetti negativi dell’esposizione precoce. Allo stesso tempo, emerge chiaramente anche il riconoscimento del valore educativo del digitale, soprattutto quando l’utilizzo avviene con la presenza e il supporto dell’adulto. Questo duplice sguardo evidenzia una tensione costante tra protezione e apertura, che rappresenta uno degli elementi centrali dell’esperienza genitoriale contemporanea.

Mediazione adulta e frequenza d’uso

Per quanto riguarda la mediazione adulta, i dati mostrano una situazione piuttosto eterogenea. In molti casi, l’uso dei dispositivi avviene “a volte” o “spesso” in presenza di un adulto, mentre l’utilizzo quotidiano condiviso risulta meno diffuso. Accanto a queste situazioni, emerge anche un gruppo di genitori che dichiara un uso limitato o assente dei dispositivi, segno della presenza di orientamenti educativi diversi. Nel complesso, la mediazione adulta appare più come una pratica occasionale che come un’abitudine strutturata. Spesso interviene in modo situazionale, legato alle esigenze quotidiane, piuttosto che come scelta educativa sistematica.

Motivazioni d’uso: il digitale come risorsa flessibile

Le motivazioni che spingono all’uso dei media digitali mettono in luce la loro natura polifunzionale. La visione di contenuti audiovisivi, come i cartoni animati, rappresenta l’uso più frequente, seguita da attività con finalità educative. Tuttavia, emergono anche utilizzi legati alla gestione emotiva del bambino e all’organizzazione della quotidianità. In questi casi, il digitale diventa uno strumento di supporto per i genitori, utile per affrontare momenti complessi o facilitare alcune routine. Questo dato mostra chiaramente come i dispositivi digitali non siano percepiti come strumenti con una funzione unica, ma come risorse versatili. Allo stesso tempo, però, questa flessibilità rende più difficile distinguere tra uso educativo e uso compensativo.

Supporto educativo percepito

Un elemento particolarmente significativo riguarda il supporto educativo. Molti genitori dichiarano di sentirsi poco sostenuti da figure esterne, come educatori, pediatri o servizi per l’infanzia. Questo evidenzia una fragilità nella rete educativa e mette in luce la necessità di rafforzare percorsi di accompagnamento rivolti alle famiglie, affinché possano affrontare il digitale con maggiore consapevolezza.

Rappresentazioni e vissuti genitoriali

Le risposte aperte permettono di entrare più a fondo nelle esperienze dei genitori. Da un lato emergono timori legati alla dipendenza, alla sovraesposizione e agli effetti sul comportamento e sull’attenzione dei bambini. Dall’altro, si evidenzia la volontà di costruire regole chiare e di proteggere momenti importanti della vita familiare, come i pasti o le routine quotidiane. Un aspetto particolarmente rilevante riguarda il ruolo del genitore come modello. Molti riconoscono che l’efficacia delle regole dipende anche dalla coerenza dei comportamenti adulti, sottolineando come la mediazione passa non solo attraverso le indicazioni, ma anche attraverso l’esempio. Nonostante le difficoltà, emerge una diffusa consapevolezza delle potenzialità del digitale, a condizione che venga utilizzato in modo accompagnato e graduale.

Sintesi interpretativa

Nel complesso, i risultati confermano la presenza di una forte ambivalenza: il digitale è contemporaneamente visto come opportunità e come rischio.

Questa ambivalenza si traduce in pratiche educative spesso flessibili e situazionali, più legate all’esperienza personale dei genitori che a riferimenti condivisi. In linea con quanto evidenziato nel quadro teorico (Confalonieri, 2012; Metastasio, 2021), emerge chiaramente che il punto centrale non è la presenza dei media, ma la qualità della mediazione adulta e il contesto relazionale in cui l’esperienza digitale si inserisce. La ricerca sottolinea quindi l’importanza di sviluppare percorsi di media education rivolti alle famiglie, capaci di sostenere i genitori nella costruzione di pratiche più consapevoli, coerenti e condivise.

La ricerca evidenzia quindi la necessità di rafforzare percorsi di media education rivolti alle famiglie, in grado di sostenere i genitori nella costruzione di pratiche più consapevoli, coerenti e condivise.

È infine necessario riconoscere i limiti dell’indagine, legati alla natura non probabilistica del campione e all’impostazione esplorativa dello studio. Tuttavia, i risultati offrono spunti interpretativi significativi per comprendere le trasformazioni in atto nelle pratiche educative familiari e suggeriscono la necessità di ulteriori ricerche di più ampia portata.

Conclusioni

Il rapporto tra media digitali e prima infanzia si configura come una realtà complessa, che non può essere interpretata attraverso categorie semplificate. Il digitale non rappresenta né un fattore di rischio in sé né una soluzione educativa automatica, ma uno spazio di esperienza il cui significato si costruisce all’interno delle relazioni e delle pratiche che lo accompagnano.

Come evidenziato da Confalonieri (2012) e Metastasio (2021), la qualità dell’esperienza mediale dipende in larga misura dalla mediazione adulta e dal contesto relazionale. In questo senso, la vera questione educativa non riguarda tanto la presenza dei media, quanto la capacità di costruire contesti in cui essi possano essere utilizzati in modo consapevole e significativo.

La media education emerge così come una dimensione fondamentale dell’educazione contemporanea, in quanto offre strumenti teorici e operativi per orientare il digitale in una prospettiva critica e relazionale (Rivoltella, 2020). Essa non si limita a insegnare l’uso dei media, ma promuove la capacità di attribuire significato alle esperienze, integrandole all’interno di un percorso di crescita. In questa prospettiva, educare ai media significa restituire centralità alla relazione, riconoscendo che il valore educativo del digitale non risiede nella tecnologia in sé, ma nelle possibilità di incontro, dialogo e costruzione condivisa che essa può rendere possibili. La sfida non è quindi limitare il digitale, ma abitarlo educativamente.

Bibliografia

Buckingham, D. (2003). Media education: Literacy, learning and contemporary culture. Polity Press.

Chassiakos, Y. R., Radesky, J., Christakis, D., Moreno, M. A., & Cross, C. (2016). Children and adolescents and digital media. Pediatrics, 138(5).

Confalonieri, E. (2012). Crescere con i media. Il Mulino.

Corsaro, W. A. (2003). Le culture dei bambini. Il Mulino.

Di Bari, V. (2019). Educazione e media digitali nella prima infanzia. Rivista Italiana di Educazione Familiare.

Metastasio, R. (a cura di). (2021). La media education nella prima infanzia (0–6). FrancoAngeli.

Plowman, L., McPake, J., & Stephen, C. (2008). Just picking it up? Young children learning with technology at home. Cambridge Journal of Education, 38(3), 303–319.

Rivoltella, P. C. (2020). Nuovi alfabeti. Scholè.

Rossetti, A. (2023). La vita dei bambini negli ambienti digitali. Abele.

Save the Children. (2024). Tempi digitali. Save the Children Italia.

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