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Chinamaxxing, perché non è solo un trend social



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L’attenzione per l’incontro tra Xi Jinping e Donald Trump in un momento in cui sui social impazza il trend del Chinamaxxing raccontano una nuova fase del soft power cinese: sui social la Gen Z occidentale guarda alla Cina come modello di lifestyle, benessere ed efficienza, tra fascinazione culturale, estetica digitale e implicazioni geopolitiche

Pubblicato il 14 mag 2026

Nicoletta Pisanu

Giornalista professionista, redazione AgendaDigitale.eu



Chinamaxxing, Xi Jinping, Trump, TikTok, Screenshot dal reel di un utente di TikTok sulla stretta di mano tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente statunitense Donald Trump
Screenshot dal reel di un utente di TikTok sulla stretta di mano tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente statunitense Donald Trump
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Un viaggio di diecimila li, come insegna Laozi, inizia da sotto il piede. Ma quello di Donald Trump in Cina è partito con una valanga di commenti sui social di utenti occidentali favorevoli verso il presidente Xi Jinping. Galeotta la stretta di mano tra i due potentissimi, per cui c’era grande attesa – e relative scommesse su Polymarket.

A stretta avvenuta, il momento è stato ribattezzato prontamente dagli utenti e da alcuni media “battle of handshake”. Sui social di Meta e su TikTok si sottolineano sguardo dritto e postura composta di Xi che suggeriscono calma e sicurezza di sé, in contrapposizione a un più dinoccolato Trump. Va detto che la stretta di mano del Potus, caratterizzata da un movimento come a tirare a sé l’altra persona, è spesso additata online come espressione di arroganza. Ma con Xi questo non è avvenuto: “Sa che con Xi non si scherza”, commenta un utente su TikTok a un reel della BBC. E del resto la popolarità di Xi e del Paese che guida negli ultimi mesi è aumentata tra i cittadini Usa secondo una ricerca di marzo 2026 del think tank Pew Research Center.

Una delle espressioni social più evidenti negli ultimi mesi di questa popolarità è il trend del Chinamaxxing, per cui utenti della Gen Z mostrano al pubblico di aver adottato una routine quotidiana ispirata a quello che ritengono sia il lifestyle tipico cinese. Per la cultura cinese longevità e benessere non sono una moda di oggi, ma qualcosa di molto serio, approfondito e sviluppato in millenni di storia: “Il Chinamaxxing è il segnale che, per la prima volta in un secolo, la Cina viene percepita dai giovani occidentali non come un passato da studiare, ma come un futuro possibile”, spiega Paolo Cacciato, sinologo e nippologo, docente di International business strategy all’Università LUM e visiting  professor alla LUISS Business School, membro della direzione scientifica di Asian Studies Group.

Beijing, ovviamente, osserva con estremo interesse.

Screenshot di AgendaDigitale.eu da un reel di BBC News su TikTok che mostra la stretta di mano tra il presidente cinese Xi Jinping e il presidente statunitense Donald Trump, con alcuni dei commenti degli utenti.

Che cos’è il Chinamaxxing

Bere acqua calda, mangiare congee a colazione e indossare una felpa con i pánkòu (gli alamari degli abiti tradizionali cinesi), per sentirsi “in un momento molto cinese della propria vita”. È questa l’essenza del chinamaxxing, un trend che da qualche mese coinvolge numerosi utenti della Gen Z sui social, soprattutto statunitensi. Si manifesta postando reels e foto in cui si mostra al pubblico una routine quotidiana ispirata a quella che ritengono sia il lifestyle tipico cinese: “Siamo di fronte a una forma di Orientalismo 2.0. Mentre l’Orientalismo ottocentesco romanticizzava la ‘spiritualità’ asiatica, quello digitale ne estetizza la ‘tecnicità’ e il benessere. Pratiche millenarie o dinamiche sociali complesse vengono ridotte a ‘vibes’ o rituali wellness pronti per il consumo identitario”, analizza Cacciato.

Poco importa infatti che la casacca sia, nella maggior parte dei casi, prodotta da un famosissimo brand sportivo molto europeo, che non si sia mai visitato il Paese o non si conoscano persone cinesi: lo stile di vita attrae, sembra più sano del proprio e si cerca di adottarlo, facendo gli equilibristi tra apprezzamento e appropriazione culturale.

Insomma, “c’è una curiosità autentica, ma è spesso mediata dall’algoritmo: si ammira il risultato estetico, come la città futuristica, il tè scenografico, ignorando spesso il contesto sociale o il sacrificio umano dietro quel progresso. È una comprensione ‘larga un miglio ma profonda un pollice’”, aggiunge il sinologo.

I dati del Pew Research Center

Secondo il think tank statunitense Pew Reaserch Center negli ultimi dieci anni la maggior parte dei cittadini Usa ha avuto un’opinione negativa della Cina, ma la ricerca di marzo condotta dall’istituto rivela che la percentuale di chi ha un parere positivo è oggi del 27%, aumentata di sei punti percentuali sull’anno scorso e raddoppiata rispetto al 2023. È cresciuta di quattro punti percentuali la fiducia in Xi e nella sua capacità di fare la cosa giusta in materia di affari globali.

Screenshot di AgendaDigitale.eu da un post di un utente di Instagram relativo al trend Chinamaxxing, con i commenti.

Significato del termine Chinamaxxing

Per comprendere il trend, è utile partire dal suo nome. China è pacifico che si riferisca alla Cina. Il suffisso è, invece, di particolare interesse nell’ambito degli studi sui media. “-maxxing” è slang per “maximising”, gergalmente utilizzato online per indicare l’atto di migliorare un aspetto della propria esistenza. Online affonda le sue radici nel gergo delle comunità Incel, in riferimento al termine “looksmaxxing”, cioè migliorare il proprio aspetto. Nel contesto cybersociale di queste comunità, la miglioria auspicata si riferisce all’avvicinarsi allo stereotipo del “Chad”, il “maschio alfa” per i celibi involontari, cioè un uomo grosso, scolpito e possibilmente con una mandibola prominente, ritenuto l’unico modello estetico in grado di attrarre l’interesse femminile senza particolare sforzo e, dunque, causa delle sfortune degli Incel spinti ai margini delle occasioni di accoppiamento.

Il suffisso è stato utilizzato in numerose altre varianti, Chinamaxxing è una di queste e indica il volersi migliorare attraverso l’adozione di uno stile di vita tipico cinese. Il concetto viene filtrato secondo la lente occidentale. Punti fondamentali del trend per esempio, ripresi in diversi contenuti su Instagram e TikTok, sono il bere acqua calda e tè, mangiare cibi come il congee, i ravioli (a volte erroneamente indicati con il nome giapponese gyoza e non con il termine generico cinese jiǎozi), indossare abiti tradizionali, oltre a lodare la politica cinese. Come spiega Cacciato, infatti, “il Chinamaxxing non è solo estetica, è la risposta della Generazione Z alla saturazione del modello occidentale”.

Screenshot di AgendaDigitale.eu dal reel su Instagram di un utente occidentale sul cui profilo compaiono numerosi contenuti dedicata all’esplorazione della Cina. Il reel rientra nel trend Chinamaxxing e il testo rimanda a Mao Zedong e alla sua ovvia assenza dagli Epstein files.

Chinamaxxing e Gen Z: dinamiche del trend e impatti

Alla base del trend sembra esserci insoddisfazione o meglio, insofferenza, per il modello occidentale, capitalista e consumistico, avvertito dalla Gen Z come non più sostenibile, foriero di instabilità e poco allineato con le necessità reali delle persone. L’attenzione generazionale per il benessere psicofisico, spesso manifestata attraverso i social e, in altri contesti, in una cultura del lavoro e dello studio differente da quella condotta dalle generazioni precedenti.

Per Cacciato, “se l’Orientalismo classico era basato sul mistero esotico, questo è basato sulla iper-efficienza tecnologica e sul benessere materiale. È il fascino per una modernità che sembra funzionare meglio della nostra, con treni ad alta velocità, pagamenti digitali ubiqui, città sicure e illuminate”.

In quest’ottica, è chiaro che il Chinamaxxing sia molto più di un trend, “Se le generazioni precedenti guardavano alla Cina attraverso la lente della geopolitica o della manifattura a basso costo, la Gen Z vi vede un’estetica della modernità, l’architettura cyber-urban, l’efficienza dei servizi e uno stile di vita iper-digitale, che entra in competizione diretta con il ‘sogno americano’. È il passaggio dalla Cina come ‘minaccia’ o ‘fabbrica’ alla Cina come ‘lifestyle’.”

Chinamaxxing, soft power e geopolitica: l’analisi

Chiaramente, il trend non è passato inosservato al Governo cinese. Come spiega Cacciato, “Beijing osserva con estremo interesse, ma con cautela. Il vero soft power è quello che nasce dal basso, e il Chinamaxxing è efficace proprio perché non sembra propaganda governativa. Tuttavia, capitalizzarlo politicamente è rischioso: la rigidità della comunicazione istituzionale cinese spesso ‘uccide’ la spontaneità dei trend”.

Certo “il governo può facilitare l’accesso al Paese, si pensi per esempio alla recente politica di esenzione visti per molti paesi europei, ma se tentasse di dirigere il trend in modo troppo palese, perderebbe l’appeal verso un pubblico occidentale che è allergico ai contenuti top-down”.

E tutto ciò ha un impatto geopolitico, “sottile ma profondo: la normalizzazione. Se per decenni l’Occidente ha detenuto il monopolio dell’immaginario di vita desiderabile, il Chinamaxxing suggerisce che esista un’alternativa tecnologicamente superiore e socialmente ordinata”.

Questa percezione, in un contesto globale di caos, suggerisce sicurezza, calma, soprattutto pace e armonia, concetti cari alla Gen Z, estremamente attenta al benessere mentale. Insomma, come dire, se si vuole ordine nel mondo si inizi a rifare il proprio letto al mattino. Questo approccio però “può portare a un disallineamento tra le opinioni pubbliche giovani e le classi dirigenti: mentre i governi discutono di de-risking e sanzioni, i giovani consumano un’immagine della Cina come ‘place to be’. Questo non significa che diventeranno sostenitori del sistema politico cinese, ma che smetteranno di vederlo come un’anomalia da correggere, accettandolo come un competitor culturale e sociale legittimo“.

Chinamaxxing: come hanno reagito sui social i cinesi?

Chi ha visitato la Cina sa che, generalmente, i cittadini sono incoraggianti quando un occidentale si rivolge a loro in putonghua, anche se elementare e facendo errori importanti. Una delle reazioni al Chinamaxxing tra gli utenti social cinesi riflette tale educazione: è accogliente, cordialmente favorevole a questa forma di curiosità e apprezzamento verso aspetti della propria cultura, sebbene spesso svuotati di significato.

Un’ulteriore narrazione è quella degli utenti, spesso sintetici realizzati con AI, che cavalcano l’onda spiegando perle di cultura classica cinese, citando i grandi filosofi dell’antichità, con una funzione educativa. Contenuti interessanti, perché offrono agli occidentali attratti dalle tradizioni cinesi la possibilità di fare un passo in più e addentrarsi in modo più approfondito nella cultura e nella storia del Paese.

Poi, ci sono i contenuti ironici e auto ironici. Spesso giocano sugli stereotipi legati a famiglia e società, suggerendo agli occidentali che se vogliono davvero adottare uno stile di vita cinese devono innanzitutto avere una madre che li rimproveri e biasimi costantemente, oppure smetterla di provare sentimenti. Oppure, come sottilmente, un utente cinese chiosa in un reel, “Vai in Cina, sposa una donna cinese, insegna inglese…ma questo è whitemaxxing”.

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