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Telecomunicazioni, la crescita non basta più: il mercato italiano cerca margini



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I dati AGCom 2025 offrono una fotografia del mercato delle telecomunicazioni in Italia: accessi fissi ormai stabili, crescita delle SIM M2M, avanzata dell’FTTH, consolidamento competitivo e pressione sui prezzi. Sullo sfondo, la convergenza digitale modifica anche media, e-commerce e servizi postali

Pubblicato il 19 mag 2026



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La pubblicazione da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) dei dati di consuntivo 2025 sono un’ottima occasione per fare un bilancio dell’andamento del mercato a metà del decennio e per formulare qualche previsione all’orizzonte 2030. Le analisi dell’AGCom coprono un ampio spettro di mercati, dalle Comunicazioni Elettroniche (rete fissa e mobile), alla Televisione, fino all’Editoria e ai Servizi Postali.

In particolare, il monitoraggio trimestrale dell’Autorità consente di prevedere non solo la dinamica dei volumi dei mercati di riferimento, ma anche l’articolazione del mix tecnologico e i processi di convergenza digitale.

Il consolidamento dei volumi nel mercato telecomunicazioni Italia 2025

Il primo snodo che rimane alla base di tutte le valutazioni sullo sviluppo prospettico del mercato riguarda la dinamica dei clienti e degli accessi.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, il mercato di riferimento si basa su una popolazione di circa 59 milioni di abitanti (con ¼ di persone con 65 anni e più, in aumento), poco meno di 27 milioni di famiglie (oltre 1/3 con un unico componente) e oltre 6 milioni di soggetti economici (di cui circa 1 milione con 3+ addetti).

A fine 2025, il numero di accessi di rete fissa era pari a 20,5 milioni di unità (per circa il 15% business), sostanzialmente in linea con l’anno precedente. La crescita rispetto al valore di 20,2 milioni di accessi del 2021 appare in realtà più legata ad aspetti metodologici, che non – sfortunatamente – ad una reale inversione del trend storico di contrazione e poi consolidamento degli accessi di rete fissa.

Per quanto riguarda invece le linee mobili, l’Italia ha raggiunto 110 milioni di SIM nel 2025 (di cui il 29% M2M), con una crescita dell’1,4% nell’ultimo anno (+3,1% sulla componente M2M). Rispetto al 2021, la crescita delle SIM Human è stata di meno di 1 milione, mentre quelle M2M sono passate da 28,1 a 31,4 milioni. Anche in questo caso, l’incidenza delle SIM business sul totale delle SIM è attorno al 15%.

In definitiva, ad eccezione della componente M2M, il mercato appare ormai consolidato per quanto riguarda i volumi e la posta in palio rimarrà realisticamente quella di circa 21 milioni di accessi fissi e 80 milioni di SIM Human, anche a fine decennio.

Le tecnologie abilitanti tra FTTH, FWA e traffico dati

L’evoluzione tecnologica è causa e effetto della crescita costante del traffico dati e gli imponenti investimenti dell’ultimo decennio stanno sostenendo la trasformazione digitale della società e dell’economia.

Nel periodo 2021-2025, il peso degli accessi FTTH ha beneficiato del rapido sviluppo della copertura (effetto sia degli investimenti privati che pubblici) e la quota sul totale è passata dal 14% al 31%). Allo stesso tempo gli accessi FWA sono passati dal 9% al 13%, con il progressivo coinvolgimento dei grandi operatori mobili. Per converso, gli accessi DSL sono scesi dal 20% al 5% e quelli FTTC dal 50% al 41%. Rimane uno zoccolo di accessi “solo voce” (attorno al 5%) e all’interno della voce degli “altri“ accessi è comparsa una componente di accessi satellitari pari a circa 70 mila accessi.

Figura 1 – Dinamica degli accessi di rete fissa (2021-2025, milioni)

Fonte: Analisi PTS su dati AGCom, 2026

Il peso delle linee mobili M2M è cresciuto dal 26% del 2021 al 29% del 2025, con una dinamica media annua del 3%. Le linee Human sono, invece, rimaste comprese tra i 78 e i 79 milioni (includono anche le linee data only legate ai dispositivi individuali), confermando uno dei tassi di penetrazione mobile tra i più alti d’Europa.

Le SIM che generano traffico dati sono ormai oltre 61 milioni e generano volumi medi mensili superiori a 1 GB, contro valori pari a circa 10,3 GB/mese per le linee broadband. Il traffico mobile è più che raddoppiato nel periodo 2021-2025, ma è cresciuto di oltre il 50% anche quello di rete fissa.

Figura 2 – Dinamica delle linee mobili (2021-2025, milioni)

Fonte: Analisi PTS su dati AGCom, 2026

Guardando all’orizzonte 2030 e considerando la prevedibile evoluzione tecnologica e della società, l’Italia continuerà verosimilmente a contraddistinguersi per la sua quota elevata di accessi mobile only.

Figura 3 – Prestazioni dei collegamenti Internet in Italia (aprile 2026)

Fonte: Ookla Speedtest Global Index, 2026

In attesa del consolidamento del mercato

Un terzo aspetto che rimane al centro dell’attenzione è la dinamica delle quote di mercato. In effetti, sono ormai diversi anni che i grandi operatori del settore lamentano l’eccessiva frammentazione degli operatori, a fronte di investimenti infrastrutturali che sono rimasti rilevanti (anche per effetto dei costi delle risorse frequenziali).

Nel periodo esaminato, la quota di mercato di rete fissa di TIM è scesa dal 43,2% al 35,5%, mentre quella degli “altri operatori”, che includono i nuovi entranti come Iliad e gli operatori, energetici, nonché gli operatori minori, è passata dal 12,2% a quasi il 22%.

Di fatto, i primi tre operatori controllavano poco meno del 75% del mercato nel 2021 e tale quota è salita al 78% nel 2025, ma solo per effetto del consolidamento Fastweb-Vodafone. E’ interessante notare come il leader di mercato cambi a seconda della tecnologia, con Fastweb+Vodafone che detiene la quota maggiore degli accessi FTTH (29,5%), TIM quella dell’FTTC (39,0%) e Eolo quella FWA (24,6%).

Figura 4 – Dinamica delle quote di mercato (rete fissa*, 2021-2025)

Fonte: Analisi PTS su dati AGCom, 2026 *Fastweb+Vodafone nel 2025

Nel mobile, nel 2021 il leader delle SIM Human era WindTre (in particolare per effetto della quota consumer) con il 26,5%, mentre l’insieme degli altri operatori (inclusa Iliad che era già all’11%) il rimanente 28%. A fine 2025, la leadership è passata all’aggregazione Fastweb+Vodafone con il 25,4%, ma l’insieme degli “altri operatori” rappresenta il 28,6% (con Iliad al 16% circa). La quota dei primi tre operatori è passata dal 75% al 71%.

Figura 5 – Dinamica delle quote di mercato (rete mobile*, 2021-2025)

Fonte: Analisi PTS su dati AGCom, 2026 *SIM Human, Fastweb+Vodafone nel 2025

In definitiva, il mercato si consolida attorno a tre operatori che rappresentano i ¾ del mercato e all’interno del rimanente ¼ si vanno comunque affermando dei newcomer in grado di influenzare le dinamiche competitive del settore, anche al di là di quanto messo in atto da Iliad.

Alla ricerca di nuovo valore

Il settore delle telecomunicazioni rimane alle prese con l’annosa questione della costruzione di un livello di redditività soddisfacente, che passa da un lato dallo sviluppo di nuove fonti di ricavo e, dall’altro da una dinamica dei prezzi più coerente con le dinamiche dei costi.

L’Autorità propone un indice sintetico (ISA, Indice Sintetico AGCom, con dieci voci distinte) che evidenzia l’unicità del contributo del comparto alle dinamiche inflattive. Di fatto, tale indice presenta un calo del 3,5% anche nell’ultimo anno e una riduzione dell’8,0% nel periodo 2021-2025, in particolare per effetto del segmento delle comunicazioni elettroniche. Tuttavia, all’interno dei servizi di telefonia fissa e mobile, il segmento fisso ha presentato negli ultimi anni una dinamica leggermente positiva, mentre quello mobile ha continuato la dinamica deflazionistica, sia sui servizi che sui terminali.

Rimane vero come la riduzione dei prezzi nelle comunicazioni elettroniche accomuni la maggior parte dei Paesi europei, ma nell’ultimo decennio la contrazione è stata particolarmente rilevante in Italia e in Francia, mentre è molto più ridotta in Paesi come la Germania e, addirittura, di segno contrario in Spagna. L’Italia continua a presentare dei prezzi sensibilmente più bassi della media e molto inferiori a quelli dei principali Paesi europei.

Figura 6 – Dinamica dei prezzi (2021-2025)

Fonte: AGCom – Osservatorio Trimestrale, 2026

Gli effetti dalla convergenza multimediale

Infine, l’analisi AGCom fornisce anche qualche spunto sulle trasformazioni in atto in mercati adiacenti e nell’evoluzione dei modelli di consumo.

Considerando l’intero periodo 2021-2025, l’andamento del numero di spettatori delle emittenti televisive nazionali si è ridotto di circa il 15%, così come la vendita di quotidiani si è ridotta del 31% (del 17% anche per la componente online), a dimostrazione di un processo di trasformazione dei contenuti informativi e di intrattenimento che è tuttora in corso e non riguarda solamente le fasce di età più giovani.

Gli utenti unici che si sono collegati a Internet nel mese di dicembre 2025 sono stati circa 44 milioni, con una permanenza in rete di quasi 70 ore. Mentre il numero complessivo di utenti si è di fatto consolidato, gli utenti di siti/app di commercio elettronico sono saliti da meno di 38 milioni di gennaio 2021 agli oltre 39 milioni di dicembre 2025. Allo stesso tempo continuano a crescere, sebbene di poco, gli utenti dei siti/app di social network (oltre 39 milioni) e quelli dei servizi video on demand a pagamento (poco meno di 16 milioni a fine 2025, rispetto agli oltre 35 milioni dei servizi gratuiti).

E’, infine, interessante vedere come l’impatto dell’economia digitale si ripercuota anche sul sistema economico più tradizionale. I servizi postali hanno presentato nel 2025 un incremento del 3,6% dei ricavi, ma con una contrazione del 3,3% per i servizi di corrispondenza e una crescita del 5,4% dei servizi di consegna dei pacchi, con un incremento del numero di invii del 27% per la componente nazionale e del 44% per quella internazionale.

Riprendendo il titolo di un recente instant book, non solo la “fibra non basta” a modificare le sorti degli operatori di telecomunicazioni e il fabbisogno di innovazione del Paese, ma le leve da attivare per accelerare i processi di trasformazione digitale rimangono molteplici e vanno dagli interventi sulla struttura dei costi, gli incentivi agli investimenti, fino all’assetto industriale e regolamentare.

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