L’attuale società è spesso definita come una società dell’informazione, che ha nella conoscenza (Unesco, 2005) il suo bene di maggior valore. D’altronde lo sentiamo sempre ribadire: sono i dati la valuta di scambio. È così da quando il digitale è entrato nelle nostre vite e le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) hanno iniziato ad alterare il contesto informativo in cui ci muovevamo, e con esso le grammatiche di pensiero e di azione.
Ma oggi stiamo vivendo un paradosso: le informazioni, da risorsa, stanno diventando un problema. Se da un lato queste ICT hanno facilitato l’accesso a fonti verificate e offerto nuove possibilità di contatto negli ambienti online, dall’altro, venendo meno l’intermediazione degli esperti, hanno favorito la diffusione di fake news e messo alla prova i rapporti di fiducia interpersonali. È quella che viene chiamata infodemia (Treccani, 2020), una circolazione eccessiva di informazioni, tale da rendere difficile orientarsi su un determinato argomento.
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Infodemia sanitaria e fiducia nelle informazioni
L’infodemia non è un fenomeno astratto, confinato all’indeterminato spazio dell’online, ma ha ricadute concrete. Ne abbiamo avuto un esempio chiaro durante la pandemia da Covid-19, quando sui social, in tv e sui giornali circolava una quantità di notizie e dati fuori dal controllo e talvolta contrastanti che ha contribuito a creare un clima di incertezza, sfiducia e paura.
Il settore sanitario insomma non è estraneo a queste dinamiche. Per i professionisti, fare medicina significa saper usare una varietà di strumenti digitali e analogici, confrontarsi con esperti di specializzazioni diverse, gestire grandi quantità di dati, seguire i pazienti al di fuori dei luoghi e dei tempi della visita medica tradizionale; per i pazienti, prendersi cura di sé significa interfacciarsi con persone molto diverse, provando a navigare il mare magnum degli ambienti online e offline e cercando di capire chi sia davvero affidabile. È perciò la nostra stessa salute a passare da questi canali e a venirne influenzata.
Eppure l’infodemia, pur essendo un’esperienza familiare e condivisa, rischia di fare un ulteriore salto di qualità. I chatbot, la più nota applicazione delle intelligenze artificiali (AI), grazie alla loro facilità d’uso e alle loro capacità computazionali, sono già una realtà che sta esasperando tutto ciò. Come certifica il Market Data Forecast (Zolk, 2026), il mercato dell’AI sanitaria in Europa ha toccato i 7,92 miliardi di euro e raggiungerà i 143 miliardi entro il 2033, mentre in Italia gli investimenti in tecnologie digitali hanno toccato una crescita del 12% dal 2023 al 2024 (Zolk, 2026). Inoltre, il recente studio “Salute Artificiale” ha constatato che l’85,7% degli italiani consulta internet o l’AI prima o dopo un incontro con il medico e che tra questi il 73,5% usa Google come primo strumento e il 42,8% ha già iniziato a ricorrere anche all’intelligenza artificiale generativa (Preiti, 2026). Per questo, l’uso delle tecnologie di comunicazione in ambito sanitario è un tema di interesse pubblico sempre più attuale.
Il ruolo dell’informazione nella prevenzione oncologica
Tra i rami della medicina, l’oncologia è uno di quelli più esposti. In questo senso, la comunicazione della prevenzione, in tutte le sue forme, gioca un ruolo fondamentale.
Secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine (Fink et al., 2026), si stima che nel 2022 7,1 milioni dei 18,7 milioni di nuovi casi di cancro (37,8%) fossero attribuibili a fattori di rischio modificabili come fumo, consumo di alcol, eccesso di massa corporea e insufficiente attività fisica: tumori che potrebbero essere evitati adottando buone pratiche individuali e collettive. Da questo punto di vista, la prevenzione primaria, ovvero l’insieme di iniziative volte ad agire sui fattori di rischio da cui si sviluppano le patologie, può fare molto, diffondendo informazioni affidabili e chiare che promuovano uno stile di vita sano.
Ma, numeri alla mano, è la prevenzione secondaria ad essersi dimostrata lo strumento più efficace: come dimostrano i più recenti dati dell’Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM, 2026), in Italia da anni assistiamo, insieme all’estensione degli screening oncologici sul territorio nazionale, ad un calo della mortalità e a un aumento delle aspettative di vita grazie alle diagnosi precoci. Per questo, servizi come i programmi di screening gratuiti non devono solo essere finanziati e potenziati, ma resi conosciuti e accessibili tra la popolazione.
I dati del cancro
Potenziare la prevenzione significa agire su milioni di vite. Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dallo European Cancer Information System (ECIS, 2026), nel 2024 soltanto nei paesi dell’Unione Europea si sono registrati 1.249.111 nuovi casi tra le donne e 1.446.701 tra gli uomini: di questi 2.695.812, la medicina può, se non salvarne, migliorarne la vita ad almeno 808.744.
E in effetti c’è ampio margine per lavorare sulla nostra consapevolezza in materia di salute. Basti pensare a quanto possiamo fare per cambiare il nostro stile di vita. Da questo punto di vista è emblematico, ad esempio, che solo il 22% della popolazione italiana sa che bisogna consumare almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura e solo il 17%, leggendo un’etichetta, riconosce correttamente le diverse fonti di zuccheri tra gli ingredienti (Istituto Superiore di Sanità, 2025). Oppure si consideri quanto spesso non usufruiamo, per mancata conoscenza o per sottovalutazione del rischio, dei tanti eccellenti servizi che il Sistema Sanitario, pur con tutti i suoi difetti, ci offre. Da anni in Italia sono attivi esami diagnostici gratuiti per la popolazione target del tumore alla cervice, alla mammella e al colon-retto, ma non tutti vi partecipano: nel 2024, a livello nazionale, ha risposto il 42% degli invitati per lo screening cervicale, il 53,8% per lo screening mammografico e il 35,8% per lo screening colonrettale (Falini, 2024).
Lavorare su questi aspetti è ancora più importante per il futuro. Sempre secondo l’ECIS (2026), con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle aspettative di vita, nei prossimi decenni l’incidenza dei tumori aumenterà negli Stati dell’Unione del 18,4%, passando dai 2.742.447 casi del 2022 ai 3.246.742 del 2040, con conseguenze tangibili non solo per la salute, ma anche per l’economia e per la tenuta sociale.
Le potenzialità dell’AI per la salute
In tutto questo, l’AI può rivelarsi, e in molti casi in cui la sua implementazione è in corso si sta già rivelando (Tozzini, 2025), un valido alleato. Recenti studi hanno rilevato che i chatbot basati sull’intelligenza artificiale sono efficaci nel promuovere stili di vita sani, tra cui esercizio fisico e dieta, cessazione del fumo, aderenza a trattamenti o farmaci e riduzione dell’abuso di sostanze (Aggarwal et al., 2023). In certi casi infatti, essi si sono addirittura dimostrati più persuasivi degli esseri umani stessi (Salvi, et al, 2025). Alcune sperimentazioni inoltre stanno mostrando come chatbot resi disponibili alla cittadinanza possano semplificare l’accesso ai servizi. In oncologia poi questi strumenti stanno già venendo impiegati con notevoli vantaggi nella diagnosi, nel trattamento, nel monitoraggio, nel supporto al paziente e nell’efficientamento dei processi clinici (Xu et al., 2021).
Un progetto per una e-Health partecipata
C’è però un problema alla radice di tutte le iniziative. Ciò che manca è una progettazione partecipata. Regolare il settore risulta particolarmente difficile per vari motivi, tra cui la sede legale delle aziende sviluppatrici, la filiera mondiale e la forza economica del ristretto oligopolio di Big Tech che le istituzioni faticano a limitare. La conseguenza è che molto, se non tutto, passa dalle mani di enti privati di profitto, senza nessuna garanzia per la tutela degli interessi degli stakeholder.
È alla luce di queste fragilità nell’intelligenza artificiale e nella prevenzione oncologica che è nato, nel contesto della sesta edizione del Master in Comunicazione Medico-Scientifica e dei Servizi Sanitari tenuto dal Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università degli Studi di Firenze in collaborazione con il Centro Ricerche “scientia Atque usus” per la Comunicazione Generativa ETS, il progetto Chatbot e oncologia: un’opportunità per la prevenzione e gli screening. Esso, sulla base dei principi della Comunicazione Generativa (Toschi, 2011), nasce come progetto di ricerca-azione con lo scopo di contribuire alla risoluzione del problema del tasso di adesione alle operazioni di screening oncologici attraverso la valorizzazione del rapporto di fiducia tra gli stakeholder del mondo della sanità, nella convinzione che un’autentica svolta richieda un approccio organico e partecipato.
Oltre ad una approfondita ricerca sui temi trattati in questo articolo, sono state realizzate interviste con esperti di primo piano della sanità italiana come il prof. Gianni Amunni, la dott.ssa Paola Mantellini, il dott. Alessandro Iala, e il dott. Nehludoff Albano che, oltre ad aver fornito informazioni autorevoli, hanno già messo in luce l’interesse di alcuni stakeholders per il tema; è stata condotta una verifica su chatbot quali ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e Perplexity che ha permesso di compiere una iniziale misurazione delle performance di questi strumenti nel guidare i pazienti all’accesso ai servizi di cura oncologica sotto il punto di vista emotivo, pratico e informativo; infine, è stato testato un questionario somministrato agli specializzandi della Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università di Firenze, primo tentativo di realizzazione di uno strumento di rilevazione della percezione, del vissuto e dei bisogni formativi dei medici del prossimo futuro rispetto all’AI.
I prossimi passi del progetto andranno nella direzione di avviare attività nuove e di dare seguito a quelle già in corso, estendendo la rete dei contatti, perfezionando gli strumenti analitici ideati attraverso la loro applicazione in altri contesti: a partire dall’organizzazione di un seminario durante il quale esperti di medicina oncologica, di informatica, di comunicazione sanitaria e di gestione delle strutture ospedaliere si confronteranno sui temi dell’AI e dell’oncologia per proporre un’idea di linee guida per un chatbot per la prevenzione secondaria. Un seminario che è da considerarsi non tanto come un punto di arrivo, ma piuttosto, coerentemente con la natura autopoietica del progetto, come un punto di partenza verso la creazione, seguendo un processo generativo, di una comunità di interesse solida e attiva nell’ambito della prevenzione oncologica.
Potenziare l’offerta del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) infatti è indispensabile, ma non è sufficiente. Perché un buon servizio, di qualunque servizio si stia parlando, oltre che qualitativo in sé, deve anche saper raggiungere le persone a cui è indirizzato e coinvolgerle nella sua stessa progettazione, non come utenti, ma come soggetti. In questo senso, il futuro della sanità passa da un percorso dal basso che ponga l’elemento umano, medici, pazienti, familiari, al centro e che dobbiamo iniziare a immaginare fin da ora.
Bibliografia
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Istituto Superiore di Sanità. (2025). Mangiare informati: solo il 17% degli italiani riconosce le fonti di zuccheri nelle etichette. In aiuto il nuovo Glossario FeSIN “Alimentazione e Nutrizione in Parole” presentato domani all’ISS. https://www.iss.it/en/-/mangiare-informati-solo-il-17-degli-italiani-riconosce-le-fonti-di-zuccheri-nelle-etichette-in-aiuto-il-nuovo-glossario-fesin-alimentazione-e-nutrizione-in-parole-presentato-domani-all-iss
Preiti A., (2026). Noi, il medico e il chatbot: così cambia la salute in Italia. Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/sanita/noi-il-medico-e-il-chatbot-cosi-cambia-la-salute-in-italia/
Salvi F. et al. (2025). On the conversational persuasiveness of GPT-4. Nature Humane Behaviour 9, 1645–1653. https://doi.org/10.1038/s41562-025-02194-6
Toschi L. (2011). La Comunicazione Generativa. Apogeo.
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Treccani. (2020). Infodemia. https://www.treccani.it/vocabolario/infodemia_(Neologismi)/
Unesco (2005). Towards knowledge societies: UNESCO world report. https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000141843
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Zolk F. (2026). L’Intelligenza Artificiale in Sanità come condizione di sostenibilità per l’ecosistema sanitario europeo. HealthTech 360. https://www.healthtech360.it/salute-digitale/intelligenza-artificiale/ai-sanita-europa-sfide-prospettive/?utm_campaign=healthtech360_nl_30_01_26&utm_source=healthtech360_nl_30_01_26&utm_medium=email&sfdcid=003Tk00000K5TvXIAV












