L’applicazione Codex di OpenAI si sta diffondendo molto rapidamente e in poco meno di sei mesi ha superato i 5 milioni di utenti settimanali attivi.
Dopo un anno in cui si parlava della agentic AI il colosso di ChatGPT da una veste grafica a gli agenti AI che possono controllare il nostro computer per automatizzare compiti arbitrari. La mia esperienza personale è stata quello di uno strumento che in pochi giorni ha rivoluzionato il mio modo di lavorare forse più rapidamente di quanto abbia fatto la scoperta di ChatGPT nel 2022. Cerchiamo di capire di cosa si tratta e perché vale la pena utilizzarlo.

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Codex app e agenti AI nel PC
Nel corso del 2025 Anthropic e OpenAI hanno introdotto la tecnologia degli agenti AI per lo sviluppo del codice. Si è trattato di un passaggio fondamentale perché si è usciti dal paradigma della chat e per la prima volta un AI ha avuto accesso su larga scala al filesystem dei nostri desktop. I primi rilasci di agenti erano orientati a sviluppatori e supportavano interfacce command line (CLI) per interagire con loro.
Sin dal primo rilascio la preoccupazione che l’agente potesse generare comandi pericolosi ha indotto Anthropic prima e OpenAI subito dopo ad immaginare modelli di sicurezza che consentissero di eseguire in modo controllato comandi che potenzialmente potevano fare danni o compromettere lo stato dei PC in cui erano in esecuzione. Per indirizzare questo tipo di preoccupazioni OpenAI ha preso una strada diversa da Anthropic e dopo poco dal rilascio di CodexCLI ha rilasciato una versione cloud dell’agente capace di clonare repositories GitHub in container cloud ed operare in un ambiente sicuro in modo più autonomo.

Non è servito moto tempo perché gli sviluppatori cominciassero ad utilizzare (o a far utilizzare) questi agenti per manipolare documenti che non fossero file di codice ma documenti arbitrari. Non sorprende quindi che a inizio 2026 Anthropic abbia introdotto il Cowork, un agente basato di fatto su Claude Code ma dichiaratamente pensato per lo svolgimento di compiti di natura amministrativa come l’elaborazione o la riorganizzazione di file nel proprio computer e l’interazione con servizi come la posta elettronica mediante l’uso di connettori.
Cowork è stato integrato nell’interfaccia di Claude insieme a Claude Code, sembrava una mossa naturale per diffondere questa nuova tecnologia sfruttando la popolarità dell’applicazione del popolare chat di Anthropic. Ha sorpreso un po’ tutti quando OpenAI ha annunciato che l’applicazione Codex, separata da ChatGPT, sarebbe divenuto l’agente per tutti e non solo per gli sviluppatori. La scelta di OpenAI di fornire un nuovo ambiente per la gestione degli agenti sembra aver pagato e, nonostante Anthropic non abbia rilasciato ufficialmente numeri, l’impressione che si ha è che Codex sia più popolare.
Scopriamo quindi l’app Codex, le sue potenzialità e il suo funzionamento.
Codex app: installazione, accesso e prime funzioni
Come abbiamo detto la app di Codex è separata da quella di ChatGPT e può essere scaricata per Windows e MacOS (e prossimamente per Linux) dal sito https://chatgpt.com/codex/. Già dall’avvio l’interfaccia risulta diversa da quella di ChatGPT nonostante un prompt resti centrale nell’interazione. Diversamente da Anthropic Codex è disponibile per tutti i livelli di uso di ChatGPT, inclusa la versione gratuita (anche se con una quota di risorse utilizzabili decisamente ridotta ed adatta ad automazioni molto semplici e piccole).

Browser, shell e applicazioni native
La modalità di lavoro principale consiste nell’aprire una cartella nel proprio computer e lavorare al suo interno. In modo analogo a Cowork è possibile aggiungere al proprio agente dei connettori chiamati plugin che consentono di eseguire azioni con sistemi esterni. La app contiene inoltre un web browser che può essere controllato dal modello e che ha accesso al DOM della pagina, consentendo una vera e propria automazione della navigazione Web all’AI. È anche possibile chiedere all’agente di lanciare applicazioni native e cliccare per controllarle rendendo possibile anche automazioni nell’uso di applicazioni locali al proprio PC.
L’uso di Codex è analogo a quello di una Chat con la differenza essenziale che una richiesta nella chat può richiedere un’elaborazione lunga per completare il compito assegnato: infatti l’agente di OpenAI può elaborare anche un’ora prima di tornare indietro con una risposta, in questo senso si tratta di un’interazione molto più autonoma rispetto alle controparti di Anthropic.
È affascinante le prime volte soffermarsi a leggere i ragionamenti dell’agente ed i comandi che esegue (e che se non sono ritenuti sicuri per l’esecuzione all’interno di una sandbox controllata richiedono l’approvazione esplicita dell’utente).
Sviluppo software e selezione degli elementi Web
Uno dei primi esperimenti che ho fatto è stato lo sviluppo di un’applicazione client server per la visualizzazione di frattali di Mandelbrot che l’agente ha sviluppato interamente in autonomia a partire da un semplice prompt.

Una funzionalità che mi ha sicuramente colpito è quella di poter selezionare elementi di una pagina Web e indicare all’agente di intervenire su elementi specifici.
Per lo sviluppo Codex sembra più capace di ingegnerizzare sistemi di quanto non faccia Claude Code anche se nella generazione di codice a volte mi trovo a preferire il secondo. Ma la naturale integrazione con i sistemi di versionamento come Git e la gestione dello sviluppo Cloud sembra aver influito il sistema verso un approccio più orientato al software engineering.
Automazioni locali, plugin e telefono
L’agente opera sul sistema locale ed usa PowerShell su Windows e le shell Unix sul Mac per controllare le risorse locali. Ovviamente i dati elaborati dai modelli LLM sono eseguiti nel cloud di OpenAI con tutte le implicazioni che ne seguono.
Codex però non si limita a gestire progetti software, è capace di controllare il computer mediante le shell ed automatizzare compiti e flussi di lavoro arbitrari. È possibile infatti chiedere di riorganizzare una directory di file (Cowork ad esempio legge i contenuti ma si rifiuta di agire sul filesystem), oppure scrivere email o svolgere altri compiti attraverso una ricca e nutrita schiera di plugin.

Ora è anche possibile associare all’app Codex in esecuzione sul proprio computer il proprio telefono cellulare (attraverso la app ChatGPT). In questo modo è possibile controllare il proprio agente da lontano a patto che il software sia in esecuzione.

L’agente può essere personalizzato nel comportamento, se nella cartella del progetto è presente il file AGENTS.md questo sarà letto e le sue istruzioni saranno incluse nel comportamento dell’agente. Ad esempio, si può dire che tutte le volte che viene aggiornato un file è necessario anche aggiornare se opportuno la documentazione o i file dei requisiti.
Costi della Codex app e limiti di utilizzo
Codex per funzionare fa uso di molti token, il modello che usa per default è quello con un certo budget di token legato al piano d’uso (incluso il livello gratuito). Ovviamente a seconda del modello e del livello di ragionamento scelto il credito a disposizione si esaurirà più o meno velocemente. I crediti vengono assegnati per una settimana e per intervalli di cinque ore. Una volta raggiunto il limite la app si blocca fino al prossimo slot temporale a disposizione. L’interfaccia mostra nella sezione del profilo l’utilizzo residuo come mostrato in figura.

Perché Codex app diventa uno strumento quotidiano
Ormai Codex è divenuto il principale strumento per usare l’AI. Lo uso per automatizzare ogni sorta di compito: sistemare file, scrivere codice, generare la documentazione, automatizzare la navigazione Web e molte altre funzioni. A titolo di esempio recentemente gli ho chiesto di salvare e organizzare il contenuto di 47 blocchi note non salvati che non perdendosi al riavvio il sistema continuava a rilanciare. Codex ha cliccato per mio conto e in 10 minuti mi ha sistemato un noioso problema (squisitamente autoprodotto) che mi trascinavo da mesi.
Da un punto di vista formale Codex è un agente e pertanto paragonabile a Claude Code o a OpenClaw, ma è l’applicazione che lo rende a mio parere unico come user experience, ed è lo strumento che raccomando a chi mi chiede come cominciare a giocare con gli agenti AI.












