patient centricity

Sanità italiana: perché curare bene non basta più



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Il sistema sanitario italiano mostra risultati clinici solidi, ma resta segnato da difficoltà di accesso, liste d’attesa, variabilità territoriale e percorsi complessi. La patient centricity richiede una progettazione intenzionale dell’esperienza di cura, capace di ridurre il carico organizzativo ed emotivo sui pazienti

Pubblicato il 19 giu 2026

Roberta Campione

AI Sales and Strategic Partnerships Director

Marcella Zucca

membro permanente del AI Program Advisory Committee in Bologna Business School e di Explainambiguity think tank



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Il Servizio Sanitario Nazionale italiano rappresenta uno dei modelli universalistici più rilevanti a livello europeo, fondato su principi di equità e accesso alle cure.

I principali indicatori di salute confermano questa solidità: l’aspettativa di vita si mantiene tra le più alte nei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), attestandosi intorno agli 83,5 anni, al di sopra della media internazionale.

Il divario tra performance clinica ed esperienza del paziente nel SSN italiano

Questo dato restituisce l’immagine di un sistema clinicamente efficace e capace di generare valore nel lungo periodo. Accanto a questa dimensione, emerge tuttavia una seconda lettura, più legata all’esperienza concreta dei cittadini.

La percezione della qualità e dell’accessibilità dei servizi sanitari risulta significativamente più disomogenea: solo il 44% della popolazione italiana dichiara di essere soddisfatto del sistema sanitario, contro una media OCSE del 64%. Questo scarto evidenzia un divario strutturale tra performance clinica e vissuto del paziente, configurandosi come uno degli snodi centrali del dibattito contemporaneo sulla patient centricity.

Che cosa significa patient centricity nella sanità contemporanea

Nel contesto sanitario contemporaneo, la patient centricity è definita come la capacità di progettare e fornire servizi, prodotti e percorsi clinici che rispettino preferenze, valori, contesto sociale e obiettivi di vita dei pazienti, coinvolgendoli come co-decisori informati. Tuttavia, nella pratica, questa definizione rimane spesso confinata a livello dichiarativo, senza tradursi in una progettazione sistemica dell’esperienza. Il problema non è solo “curare”. È rendere il percorso di cura accessibile, comprensibile, continuo, umano e sostenibile per chi lo attraversa. Nel contesto italiano, tale divario si manifesta in primo luogo nell’accesso ai servizi.

Le liste d’attesa rappresentano oggi una delle principali criticità sistemiche: secondo i più recenti Country Health Profile, oltre il 7% della popolazione ha rinunciato a cure necessarie a causa dei tempi di attesa. Questo fenomeno rallenta i percorsi di cura e riduce la capacità del paziente di orientarsi e aderire alle indicazioni cliniche. In questo senso, una prestazione formalmente disponibile non coincide necessariamente con una prestazione realmente accessibile. Dal punto di vista del sistema, una prestazione può risultare prenotata. Dal punto di vista del paziente, può essere ancora irraggiungibile.

Accesso alle cure, liste d’attesa e variabilità territoriale

I dati del Rapporto civico sulla salute 2025 di Cittadinanzattiva rafforzano ulteriormente questo quadro: su oltre 16.000 segnalazioni raccolte, quasi il 48% riguarda difficoltà di accesso alle prestazioni, in particolare legate alle liste d’attesa. Inoltre, meno della metà delle prestazioni proposte viene accettata dal cittadino alla prima disponibilità indicata, evidenziando come il concetto di “disponibilità” non sia sempre compatibile con le esigenze concrete di vita del paziente.

A questa dimensione si affianca una marcata variabilità territoriale. Il modello di governance regionale, pur garantendo flessibilità organizzativa, genera esperienze di cura profondamente differenti tra aree geografiche. Il percorso di un paziente cronico può variare significativamente in termini di tempi, continuità assistenziale e qualità dell’interazione con il sistema sanitario, rendendo la patient centricity un principio non sempre tradotto in pratica uniforme.

Percorsi complessi e patient effort

Un ulteriore elemento riguarda la crescente complessità dei percorsi di cura. Questa configurazione non rappresenta un sistema progettato, ma un ecosistema emergente, in cui interazioni, responsabilità e flussi informativi si sviluppano in modo non sempre coordinato, aumentando il carico decisionale sul paziente. Il paziente cronico, ad esempio, interagisce con una molteplicità di attori, canali e strumenti, in un sistema che richiede un elevato livello di coordinamento. In assenza di una progettazione integrata, il paziente diventa di fatto il principale orchestratore del proprio percorso, sostenendo un carico crescente in termini cognitivi, organizzativi ed emotivi, definibile come “patient effort”.

La dimensione algoritmica di questo carico, legata alla proliferazione di strumenti digitali che orientano le scelte di pazienti e clinici spesso in modo non trasparente, è stata analizzata da Explainambiguity Think Tank con riferimento al contesto della sanità digitale italiana.

In questo contesto, strumenti come Patient-Reported Outcomes (PROs) e Patient-Reported Measures (PRMs) assumono un ruolo crescente, consentendo di integrare la prospettiva del paziente nella valutazione dei percorsi di cura. Tuttavia, tali strumenti risultano ancora scarsamente integrati nei processi decisionali e nella progettazione dei servizi.

Le evidenze più recenti, tra cui il Rapporto Osservatorio Nazionale sulla Salute, mostrano inoltre come le difficoltà di accesso alle cure assumano sempre più una dimensione sociale ed economica, contribuendo alla rinuncia a visite e accertamenti diagnostici. In questo scenario, l’esperienza di cura non è solo una questione di qualità del servizio, ma diventa un fattore che incide direttamente sull’equità del sistema 5 e assume anche una dimensione etica, in quanto incide sulla reale possibilità per il paziente di accedere, comprendere e partecipare al proprio percorso terapeutico.

Una sanità difficile da navigare non è solo inefficiente: è selettiva. Premia chi ha tempo, strumenti, competenze, denaro e reti relazionali. Penalizza chi è fragile.

Dalla sanità patient-centered alla sanità experience-driven

La patient centricity assume così un significato più profondo rispetto alla sua definizione tradizionale. Non si tratta soltanto di considerare il paziente come destinatario delle cure, ma di progettare in modo intenzionale l’intero ecosistema di servizi attorno ai suoi bisogni, alle sue capacità e al suo contesto di vita. Questa prospettiva introduce una prima, fondamentale evoluzione concettuale: il passaggio da una sanità “patient-centered” a una sanità “experience-driven”, in cui la qualità della cura non è determinata esclusivamente dall’esito clinico, ma dalla capacità del sistema di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso, riducendo complessità, discontinuità e carico decisionale. Proprio in questo spazio si apre la riflessione sul ruolo dell’intelligenza artificiale (IA): non come soluzione autonoma, ma come leva capace di amplificare, in modo positivo o negativo, le logiche esistenti, rendendo ancora più evidente la necessità di una progettazione intenzionale dell’esperienza di cura. Le implicazioni di questa trasformazione sulla relazione tra paziente e sistema sanitario, con particolare riferimento all’adozione dell’IA generativa, sono state approfondite da Explainambiguity Think Tank in un’analisi dedicata.

Conclusione

Il quadro che emerge da questo primo contributo è chiaro: il sistema sanitario italiano è distante dall’essere realmente centrato sull’esperienza del paziente. Un’aspettativa di vita tra le più alte in Europa convive con tassi di soddisfazione significativamente sotto la media OECD, con quasi la metà delle segnalazioni dei cittadini legate a difficoltà di accesso, e con un paziente cronico che si trova, troppo spesso, a dover orchestrare da solo il proprio percorso di cura.

Non si tratta di un problema di risorse, né esclusivamente di organizzazione. È un problema di progettazione: di un sistema costruito attorno alle prestazioni, non sempre attorno alle persone.

La progettazione di una sanità “experience-driven” è una sfida sistemica che richiede strumenti nuovi, metriche diverse e una volontà progettuale che collochi l’esperienza reale al centro delle decisioni.

Nel prossimo articolo, entreremo nella seconda parte della serie editoriale e nel cuore di uno degli strumenti più discussi e, al tempo stesso, più fraintesi di questo cambiamento: l’intelligenza artificiale. Vedremo perché l’IA, da sola, non costituisce una risposta, e perché il modo in cui viene integrata nei percorsi di cura determina tutto.

Bibliografia

https://www.oecd.org/en/publications/health-at-a-glance-2025_15a55280-en/italy_c737c936-en.html

Report “State of Health in the EU Italy Country Health Profile 2025” https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2025/12/country-health-profile-2025-country-notes_7e72146d/italy_1a019ab7/2b5e1270-en.pdf

https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2025/12/16/cittadinanzattiva-fino-a-360-giorni-di-attesa-per-una-tac_d88b0e44-7650-49f8-aec7-03894b8ff2c3.html

https://www.cittadinanzattiva.it/comunicati/17511-salute-presentati-il-rapporto-civico-sulla-salute-e-il-rapporto-sulle-politiche-della-cronicita.html

Report “Rapporto civico sulla salute 2025” https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2025/12/rapporto-civico-sulla-salute-2025-completo.pdf

Rapporto “OsservaSalute 2025” chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://osservatoriosullasalute.it/wp-content/uploads/2025/12/ro-2025-premessa-italiano.pdf

https://www.agendadigitale.eu/sanita/ia-in-corsia-la-spinta-gentile-che-puo-aiutare-a-curarci-meglio/

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