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Legal design, cos’è e perché cambia la comunicazione del diritto



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Il legal design propone un nuovo modo di comunicare il diritto, rendendo norme, contratti e informative più comprensibili e accessibili. Tra human centered design, strumenti visuali, privacy e intelligenza artificiale, emerge un paradigma capace di incidere sulla tutela dei diritti e sul ruolo del giurista

Pubblicato il 29 giu 2026

Filippo Lorè

Professore a contratto Corso di Laurea Magistrale in Data Science, Università degli studi di Bari



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Punti chiave

  • La digitalizzazione e l’uso di algoritmi aumentano efficienza ma generano rischi di opacità, richiedendo trasparenza, accessibilità informativa e controllo umano.
  • Il legal design applica human centered, design thinking e plain language per documenti visivi e comprensibili, riducendo il carico cognitivo e le controversie.
  • L’intelligenza artificiale potenzia analisi, automazione e visualizzazione, favorendo il citizen empowerment ma imponendo accountability, explainability e supervisione umana.
Riassunto generato con AI


L’evoluzione tecnologica e la progressiva digitalizzazione dei rapporti sociali hanno inciso profondamente sulle modalità attraverso cui il diritto viene prodotto, interpretato e comunicato. Le tecnologie informatiche, sempre più pervasive nei processi decisionali pubblici e privati, consentono di incrementare l’efficienza delle attività umane e di migliorare la qualità della vita dei cittadini; nondimeno, tali strumenti richiedono l’elaborazione di ingenti quantità di dati e pongono delicate problematiche connesse alla trasparenza informativa e alla comprensibilità dei meccanismi algoritmici utilizzati.

In assenza di adeguati sistemi di controllo e supervisione, il rischio di opacità decisionale diviene concreto, soprattutto quando l’utente non è posto nelle condizioni di comprendere i criteri sottesi ai processi automatizzati. In tale prospettiva, la riflessione giuridica contemporanea è chiamata a interrogarsi non soltanto sulla liceità degli strumenti tecnologici, ma anche sulla qualità della comunicazione normativa e sull’effettiva accessibilità delle informazioni giuridiche.

L’attuale contesto storico-sociale evidenzia, infatti, una crescente distanza tra il diritto e i suoi destinatari. Il linguaggio giuridico, tradizionalmente caratterizzato da elevata tecnicità e formalismo, appare spesso di difficile comprensione per i cittadini, i quali faticano a cogliere il significato concreto delle disposizioni normative e delle situazioni giuridiche che li riguardano.

Tale fenomeno produce effetti rilevanti sul piano dell’effettività della tutela giuridica, poiché una regola incomprensibile rischia di perdere la propria funzione ordinatrice e di ridurre la capacità del soggetto di esercitare consapevolmente i propri diritti.

La crescente complessità delle relazioni sociali, aggravata dall’impiego diffuso delle tecnologie digitali e delle piattaforme online, ha altresì moltiplicato le occasioni di conflitto e le ipotesi di illecito derivanti da errori interpretativi o da una conoscenza incompleta delle regole applicabili.

Legal design e comunicazione accessibile del diritto

Alla luce di tali considerazioni, appare evidente la necessità di ripensare le modalità di comunicazione del diritto, orientandole verso modelli maggiormente inclusivi e accessibili.

In questa direzione si colloca il legal design, metodologia interdisciplinare che combina diritto, comunicazione, progettazione visiva e scienze cognitive con l’obiettivo di rendere i contenuti giuridici più comprensibili, intuitivi ed efficaci.

Tale approccio si ispira ai principi del design thinking e del plain language, valorizzando la centralità della persona e promuovendo una comunicazione human centered, calibrata sulle concrete esigenze dei destinatari delle norme.

Il legal design, pertanto, non si limita a semplificare il linguaggio giuridico, ma si propone di riprogettare il rapporto tra diritto e cittadino, favorendo una migliore comprensione dei testi normativi e una più consapevole partecipazione alla vita giuridica.

L’origine teorica del legal design può essere ricondotta agli studi sul design process e alle elaborazioni filosofiche sviluppate nell’ambito del pragmatismo americano.

In particolare, il pensiero di John Dewey ha contribuito a delineare un modello fondato su empatia, sperimentazione e ricerca di soluzioni concrete ai problemi sociali.

Il processo progettuale viene così articolato in fasi progressive – osservazione, analisi, ideazione, prototipazione e verifica – finalizzate alla realizzazione di strumenti capaci di rispondere efficacemente ai bisogni dell’utente finale.

Applicato all’ambito giuridico, tale metodo consente di elaborare documenti e sistemi informativi non soltanto corretti dal punto di vista tecnico, ma anche comprensibili, funzionali e facilmente utilizzabili.

Legal design nei contratti e proactive law

Il legal design assume particolare rilevanza nella contrattualistica contemporanea.

La prassi tradizionale ha spesso concepito il contratto quale documento destinato principalmente agli operatori del diritto, trascurando il fatto che la sua concreta esecuzione coinvolge soggetti privi di specifiche competenze giuridiche.

Da ciò deriva la frequente percezione dei contratti come testi oscuri, eccessivamente complessi e poco accessibili.

La difficoltà di comprensione costituisce una delle principali cause di conflittualità tra le parti, poiché genera interpretazioni divergenti e incertezze applicative.

L’approccio del legal design mira a superare tale criticità mediante la predisposizione di testi contrattuali chiari, sintetici e strutturati secondo criteri logici e visuali idonei a favorire la comprensione immediata delle clausole essenziali.

Il paradigma della proactive law

In questa prospettiva si colloca anche il paradigma della proactive law, sviluppatosi in ambito nord-europeo, secondo cui il contratto non deve essere concepito esclusivamente quale strumento di tutela difensiva in caso di inadempimento, ma come mezzo di cooperazione volto a favorire il buon esito dell’operazione economica.

Il contratto, pertanto, assume una funzione relazionale e organizzativa, finalizzata a prevenire i conflitti e a garantire il corretto bilanciamento degli interessi delle parti.

Un ulteriore elemento innovativo è rappresentato dall’integrazione di strumenti visuali nei documenti giuridici. Diagrammi, schemi, cronogrammi e infografiche consentono di ridurre il sovraccarico cognitivo e di agevolare la memorizzazione delle informazioni.

Le ricerche scientifiche in materia di neuroscienze e psicologia cognitiva dimostrano, infatti, che la rappresentazione visiva favorisce la comprensione e l’elaborazione delle informazioni complesse.

L’impiego di elementi grafici all’interno dei testi contrattuali e normativi si configura, dunque, non come una semplificazione riduttiva del diritto, ma come una tecnica volta a migliorare l’efficacia comunicativa delle informazioni giuridiche.

Promuovere la conoscenza legale

La riflessione sulla comunicazione giuridica non può prescindere dal contributo della semiotica e delle scienze cognitive.

Ogni processo comunicativo, infatti, si fonda su un sistema di segni e interpretazioni che determina il significato attribuito alle informazioni trasmesse. In tal senso, il modello del triangolo semiotico elaborato da Charles Sanders Peirce offre un’importante chiave di lettura: la comprensione di un messaggio dipende dalla relazione tra il segno, l’oggetto rappresentato e il processo interpretativo del destinatario.

Applicata all’ambito giuridico, tale impostazione evidenzia come la comunicazione normativa non possa essere ridotta alla mera trasmissione di dati, ma debba essere concepita quale processo complesso di attribuzione di significato.

Le capacità cognitive dell’essere umano, pur particolarmente sviluppate, risultano inevitabilmente soggette a limiti strutturali.

Cosa insegna la teoria del carico cognitivo

La teoria del carico cognitivo elaborata da John Sweller dimostra che l’apprendimento e la comprensione risultano tanto più efficaci quanto più le informazioni vengono organizzate in modo coerente con il funzionamento della memoria di lavoro.

Un eccessivo accumulo di informazioni tecniche o una struttura comunicativa disordinata possono determinare fenomeni di sovraccarico cognitivo, compromettendo la capacità del destinatario di comprendere il contenuto del messaggio.

Tale problematica assume particolare rilievo con riferimento ai documenti giuridici, e segnatamente ai contratti, caratterizzati da elevata complessità terminologica e concettuale.

La difficoltà di comprensione dei testi negoziali può incidere negativamente sulla qualità del consenso prestato dalle parti, riducendo la consapevolezza delle obbligazioni assunte.

Per tale ragione, il legal design propone una riorganizzazione delle modalità di redazione dei documenti giuridici, valorizzando la chiarezza espositiva e la dimensione visuale della comunicazione.

Elementi grafici, validità e interpretazione degli atti

Occorre, tuttavia, considerare che l’utilizzo di elementi grafici nei testi giuridici solleva questioni rilevanti anche sotto il profilo della validità e dell’interpretazione degli atti.

Sebbene il principio della libertà delle forme consenta, in linea generale, l’impiego di rappresentazioni visuali nei contratti, permane l’esigenza di garantire chiarezza, certezza e trasparenza del contenuto negoziale.

Le immagini, infatti, non sempre riescono a esprimere con precisione le sfumature del linguaggio giuridico e potrebbero generare ambiguità interpretative, soprattutto in sede contenziosa.

Per tale motivo, la soluzione più equilibrata consiste nell’integrazione funzionale tra testo scritto ed elementi grafici, attribuendo a questi ultimi una funzione meramente chiarificatrice e non sostitutiva del linguaggio giuridico tradizionale.

L’obiettivo non è impoverire il contenuto tecnico del diritto, ma renderlo maggiormente accessibile e comprensibile per il destinatario finale.

L’approccio human centered design assume, in tale contesto, una funzione centrale. Esso impone di progettare strumenti giuridici tenendo conto delle capacità cognitive, percettive e decisionali dell’essere umano.

La predisposizione di documenti realmente accessibili richiede un’attenta valutazione delle caratteristiche dell’utente finale, delle tecnologie impiegate e delle concrete modalità di fruizione delle informazioni.

Legal design e tutela della privacy

Particolarmente significativo è il rapporto tra legal design e tutela della privacy.

Le normative europee in materia di protezione dei dati personali impongono ai titolari del trattamento obblighi di trasparenza e chiarezza informativa sempre più stringenti.

Le tecniche del legal design, mediante l’impiego di informative multilivello, dashboard intuitive e icone standardizzate, consentono di migliorare la comprensione delle informazioni relative al trattamento dei dati personali, favorendo una più effettiva consapevolezza dell’interessato.

Il legal design può quindi essere definito come applicazione dei principi dello human centered design all’ambito giuridico, con la finalità di incrementare accessibilità, usabilità e comprensibilità delle informazioni normative.

Tale approccio supera la concezione meramente formalistica del diritto e valorizza la centralità della persona quale destinataria delle regole giuridiche.

Prospettive del legal design

Le prospettive evolutive del legal design evidenziano come esso sia destinato a incidere profondamente sulla struttura e sulle modalità di funzionamento del diritto contemporaneo.

Non si tratta soltanto di un insieme di tecniche comunicative innovative, ma di un vero e proprio paradigma metodologico idoneo a trasformare la teoria generale del diritto, l’ermeneutica giuridica e l’organizzazione delle professioni legali.

Il principale obiettivo perseguito dal legal design consiste nel rafforzare l’effettività della tutela giuridica mediante il coinvolgimento attivo del cittadino.

Il destinatario delle norme non deve più essere considerato un soggetto passivo, ma un individuo consapevole e capace di comprendere le implicazioni delle regole che incidono sulla propria sfera giuridica.

In tale prospettiva, il concetto di citizen empowerment assume rilievo centrale, poiché mira a garantire agli individui strumenti idonei a comprendere autonomamente i contenuti normativi senza dover necessariamente ricorrere all’intermediazione del professionista.

Produzione normativa, interpretazione e ruolo del giurista

Il legal design potrebbe inoltre favorire l’affermazione di nuove modalità di produzione normativa, caratterizzate da una maggiore integrazione tra testo, immagini e rappresentazioni visuali formalizzate.

Tale evoluzione solleva interrogativi rilevanti circa il valore giuridico degli strumenti grafici e la loro collocazione nel sistema delle fonti del diritto.

Così come anche l’attività interpretativa è destinata a subire profonde trasformazioni.

L’introduzione di elementi semiotici e visuali all’interno dei documenti giuridici implica la necessità di considerare, accanto al dato testuale, la struttura informativa complessiva dell’atto e le scelte progettuali operate dal legislatore o dal redattore.

Ciò potrebbe contribuire a ridurre l’ambiguità normativa e ad aumentare la prevedibilità delle decisioni, imponendo tuttavia l’elaborazione di nuovi criteri ermeneutici.

Sul piano professionale, il legal design comporta una ridefinizione del ruolo del giurista.

Avvocati, magistrati e consulenti legali saranno sempre più chiamati a integrare competenze giuridiche tradizionali con conoscenze provenienti dal design dell’informazione, dalle scienze cognitive e dall’informatica.

Tale trasformazione richiederà inevitabilmente una revisione dei percorsi formativi universitari e professionali.

Legal design e intelligenza artificiale

Particolarmente rilevante appare il rapporto tra legal design e intelligenza artificiale.

La crescente automazione dei processi decisionali e la traduzione delle norme giuridiche in regole computazionali rendono indispensabile una progettazione chiara, trasparente e verificabile delle informazioni giuridiche.

L’IA rappresenta, nel panorama giuridico contemporaneo, uno degli strumenti maggiormente idonei a rafforzare le potenzialità applicative del legal design, soprattutto nella prospettiva di una progressiva umanizzazione della comunicazione giuridica e della riduzione delle asimmetrie informative che tradizionalmente caratterizzano il rapporto tra cittadino e diritto.

L’evoluzione dei sistemi algoritmici e delle tecnologie di machine learning consente, infatti, di sviluppare modelli avanzati di elaborazione del linguaggio naturale (Natural Language Processing – NLP) capaci di intervenire sulla struttura dei documenti giuridici, semplificandone il lessico, migliorandone la leggibilità e favorendo una più immediata comprensione dei contenuti normativi e contrattuali.

In tale prospettiva, l’intelligenza artificiale non si limita a svolgere una funzione meramente esecutiva o automatica, ma assume una dimensione propriamente progettuale, concorrendo alla costruzione di un ecosistema giuridico orientato alla trasparenza, all’accessibilità e all’effettività della tutela dei diritti.

Come funziona in pratica

L’apporto dell’IA al legal design si manifesta, anzitutto, nella possibilità di analizzare grandi quantità di dati normativi, giurisprudenziali e documentali, individuando schemi linguistici, ridondanze e criticità comunicative che incidono negativamente sulla comprensibilità del testo legale.

Attraverso sistemi di semantic analysis e predictive analytics, diviene possibile predisporre modelli contrattuali o informative privacy maggiormente coerenti con le esigenze cognitive degli utenti, calibrando il contenuto informativo sulla base del livello di competenza del destinatario e delle concrete modalità di fruizione del documento.

Ciò appare pienamente coerente con l’approccio human centered richiamato dalla più recente dottrina sul legal design, secondo cui il diritto deve essere progettato tenendo conto delle capacità percettive e decisionali dell’individuo.

L’IA, inoltre, può supportare la dimensione visuale del legal design mediante la generazione automatizzata di schemi, diagrammi, timeline e interfacce grafiche idonee a rappresentare in modo intuitivo relazioni giuridiche complesse, obbligazioni contrattuali, flussi procedimentali o sistemi di responsabilità.

La combinazione tra IA generativa e tecniche di visualization consente di ridurre il c.d. cognitive load gravante sull’utente, agevolando l’elaborazione delle informazioni e favorendo un consenso realmente informato.

Sotto altro profilo, il ricorso a sistemi intelligenti può contribuire a garantire maggiore uniformità e coerenza nella produzione documentale, riducendo il rischio di ambiguità interpretative e di contenzioso derivante da formulazioni oscure o eccessivamente tecniche.

Particolarmente rilevante appare, poi, il ruolo dell’IA nell’ambito della compliance normativa e della protezione dei dati personali, ove strumenti di legal design assistiti da algoritmi possono consentire la creazione di informative multilivello, dashboard interattive e sistemi dinamici di presentazione delle informazioni, conformi ai principi di trasparenza imposti dal Regolamento (UE) 2016/679 e dall’AI Act europeo.

Gli impatti

Ne deriva che l’IA, se utilizzata secondo criteri di accountability, explainability e controllo umano significativo, può trasformarsi in un fattore di democratizzazione del diritto, contribuendo alla costruzione di un modello di giustizia più accessibile, inclusivo e funzionalmente orientato alla centralità della persona.

Il legal design, in tale direzione, può quindi assumere una funzione di garanzia costituzionale, contribuendo a prevenire fenomeni di opacità algoritmica e assicurando la tracciabilità dei processi decisionali automatizzati.

In ultima analisi, il legal design si configura come uno dei principali strumenti di trasformazione del diritto nel XXI secolo.

La sua evoluzione potrebbe favorire il passaggio da un diritto prevalentemente formale a un diritto maggiormente orientato all’effettività, alla comprensibilità e alla partecipazione democratica.

Tale prospettiva impone tuttavia un delicato equilibrio tra innovazione comunicativa e salvaguardia del rigore dogmatico della tradizione giuridica.

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Il presente contributo muove i passi dal contributo offerto dall’autore nel volume collettaneo “La tutela attraverso il Legal Design”, a cura di Tassone, Tripodi e Torino, Edito da Pacini Giuridica.

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