Dopo decenni in cui l’economia aveva la precedenza sulla sicurezza, stiamo assistendo a un’inversione di tendenza: le supply chain tecnologiche sono diventate terreno di confronto geopolitico, e l’intelligenza artificiale ne è attualmente il principale oggetto di attenzione.
Roberto Baldoni, già Direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) e oggi Senior Advisor per le politiche tecnologiche e di cybersicurezza presso l’Ambasciata Italiana negli Stati Uniti, ha descritto con chiarezza questo scenario, anche nel suo libro Sovranità Digitale (Il Mulino, 2025).
Il messaggio principale riguarda il fatto che la tecnologia non è neutrale, ma riflette i valori, i modelli di governance e le strutture di potere delle società che la producono. In questo senso, dipendere interamente da stack tecnologici americani o cinesi non è solo una questione economica, ma una questione di autonomia strategica.
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Sovranità digitale AI europea e confronto tra Stati Uniti e Cina
Lo scenario che emerge è quello di una pila AI dominata quasi interamente da due poli: gli Stati Uniti, con aziende come NVIDIA, Google, Microsoft e OpenAI, e la Cina, con Huawei, Alibaba e i suoi modelli come DeepSeek. L’Europa, secondo un recente rapporto CEPS citato dalla stessa Commissione Europea, è il terzo attore globale nell’AI generativa, ma con un distacco significativo. Da un punto di vista strategico la domanda che inizia a porsi l’Europa riguarda la possibile strada da percorrere, se cercare di replicare la filiera completa dai chip ai modelli frontier o valutare altre strategie competitive.
Baldoni, in un recente keynote tenutosi in occasione della 38 edizione dell’International Conference on Advanced Information Systems Engineering (CAiSE), ha proposto una metafora interessante, quella dell’artichoke. Secondo questa visione, tentare di controllare per l’Europa l’intera filiera rappresenta una sfida troppo grande. L’obiettivo perseguibile deve essere diventare nodi critici e non sostituibili in specifici strati della filiera, così da aumentare il proprio potere negoziale e ridurre la vulnerabilità a pressioni geopolitiche. Questo, a nostro avviso, significa concentrarsi su ciò che l’Europa sa fare meglio: governance responsabile dei dati, quadri normativi applicabili concretamente, competenze verticali in settori come manifattura, agroalimentare, sanità, smart cities. E sviluppare, in questi domini, modelli AI specializzati piuttosto che generalisti.
Modelli AI specializzati come spazio competitivo per l’Europa
In tale contesto occorre distinguere tra Large Language Model (LLM) e Small Language Model (SLM). Mentre i grandi LLM richiedono infrastrutture computazionali enormi, capitalizzazione massiccia e dataset prevalentemente anglosassoni, i modelli più piccoli e specializzati per contesti specifici — agricoltura di precisione, supporto clinico, gestione urbana — possono essere sviluppati con risorse più contenute, adattati a lingue e contesti locali, e distribuiti anche in ambienti edge con connettività limitata. È proprio qui che l’Europa, e l’Italia in particolare, può ritagliarsi un ruolo non sostituibile.
Questa visione non è solo teorica, ma un esempio concreto arriva dal recente progetto GAINAfrica (Generative Artificial Intelligence for Africa), selezionato nell’ambito del programma Horizon Europe, coordinato dalla Sapienza Università di Roma in partnership con AlmaViva e AlmaWave — realtà italiane di spicco nel campo dell’AI applicata — insieme a partner accademici e industriali in Tunisia, Egitto, Marocco, Uganda e Benin.
GAINAfrica e la tech diplomacy europea
GAINAfrica nasce per sperimentare e dimostrare che i modelli AI europei, sviluppati secondo principi di responsabilità, inclusività e conformità normativa, possono essere trasferiti e adattati a contesti locali con infrastrutture limitate, multilinguismo elevato e sfide sociali specifiche — dall’agricoltura in Uganda e Tunisia alla sanità in Benin, dalle smart city in Marocco alle competenze digitali in Egitto. Il progetto si articola su quattro use case:
● Healthcare: supporto decisionale clinico per medici in ambienti sub-sahariani a bassa connettività, tramite un dispositivo offline-first sviluppato dal partner OneTreck, validato sul campo in Benin.
● Smart agriculture: diagnosi di malattie delle colture e gestione della precisione agricola tramite app mobile multilingue, sviluppata in Uganda e Tunisia con dati da sensori, immagini satellitari e previsioni meteo.
● Smart cities: soluzioni di GenAI per pianificazione urbana e infrastrutture intelligenti nelle città nordafricane, soprattutto in Marocco.
● Digital skills: piattaforme di apprendimento adattivo basate su AI per colmare il divario di competenze digitali, da sperimentare in Egitto.
Tecniche light e adattamento ai contesti locali
L’approccio tecnico è orientato all’uso di tecniche light, invece del fine-tuning costoso dei modelli, GAINAfrica utilizza Retrieval-Augmented Generation (RAG) su corpora locali, adattatori parameter-efficient come LoRA, quantizzazione dei modelli per l’esecuzione su dispositivi edge, e knowledge graphs per migliorare l’accuratezza e la tracciabilità delle risposte. L’approccio considera con particolare attenzione anche la copertura linguistica sulle lingue dei paesi coinvolti, quali arabo, francese, inglese e swahili.
GAINAfrica si basa su una forte componente di cooperazione allo sviluppo, ma soprattutto si inserisce come una dimostrazione di tech diplomacy europea. Le democrazie che non raggiungono scala sufficiente nelle supply chain tecnologiche strategiche rischiano di perdere la capacità di influenzare come le prossime tecnologie vengono concepite sulla base del controllo, oppure della libertà.
Sovranità tecnologica e rischio per le PMI italiane
Per l’Italia, il rischio specifico riguarda le PMI. Mentre gli Stati Uniti costruiscono ecosistemi di supply chain trusted con i loro alleati più stretti, le aziende italiane che non sviluppano prodotti non sostituibili, e che non curano una cultura della cybersicurezza adeguata, rischiano di restare fuori dai circuiti critici, o peggio di diventare vulnerabilità all’interno di filiere altrimenti sicure. In questo senso, la presenza di AlmaViva e AlmaWave in GAINAfrica dimostra che l’industria italiana dell’AI ha la capacità tecnica per competere in contesti internazionali ad alta complessità, portando modelli europei in mercati che altrimenti sarebbero conquistati da alternative americane o cinesi. La sovranità tecnologica non è isolamento ma interdipendenza strategica tra partner fidati, ed il progetto GAINAfrica cerca di fornire un approccio alternativo, anche se in piccolo.
GAINAfrica è finanziato nell’ambito di Horizon Europe, Call HORIZON-CL4-2025-04-HUMAN-08.
Coordinatore: Sapienza Università di Roma
Partner: University of Sfax, Egypt University of Informatics, Action for Rural Women’s Empowerment, Conoscenza e Innovazione Srls, Preventive Healthcare Innovation Hub, Société de gestion de la technopole Sfax, African Smart Territories, Onetreck (Reckonect SAS), Defence Research Institute, Almaviva, AlmaWave, LGI Sustainable Innovation.














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