Per oltre un secolo le telecomunicazioni sono state costruite sulla terra. Prima i cavi in rame, poi la fibra ottica, quindi le antenne mobili e il 5G. Oggi sta iniziando una nuova fase: una parte crescente della rete si sposterà nello spazio.
Indice degli argomenti
Amazon e Globalstar nella sfida dei satelliti per smartphone
C’è un crescendo di notizie in tal senso.
Amazon ha chiesto alla Federal Communications Commission americana di autorizzare una nuova costellazione direct-to-device, o D2D, composta da un massimo di 5.105 satelliti in orbita bassa. L’obiettivo è collegare direttamente smartphone e altri dispositivi mobili, portando messaggi, voce, dati e comunicazioni di emergenza anche dove non esistono antenne cellulari.
Il dispiegamento dovrebbe iniziare nel 2028, ma questo non significa che il servizio sarà disponibile ovunque già da quella data: la rete deve ancora essere costruita e ogni Paese dovrà autorizzarne l’utilizzo.
La nuova costellazione affiancherebbe Amazon Leo, il progetto per la banda larga satellitare precedentemente conosciuto come Project Kuiper. I due sistemi sono collegati, ma svolgono funzioni diverse. Amazon Leo porta Internet a case e imprese attraverso terminali dedicati; la nuova rete punta invece ad arrivare direttamente al telefono. Amazon ha sostituito il nome Project Kuiper con Amazon Leo nel novembre 2025.
La strategia si completa con l’accordo annunciato ad aprile per acquistare Globalstar, in un’operazione valutata intorno a 11,6 miliardi di dollari. L’operazione dovrebbe completarsi nel 2027, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni. Amazon ha però già indicato con chiarezza la propria direzione: unire rete satellitare, frequenze e servizi digitali.
Quella tra Jeff Bezos ed Elon Musk non è una semplice sfida tra due grandi imprenditori. È una competizione per controllare una delle infrastrutture decisive della futura economia digitale.
Starlink: satelliti in orbita 10.881
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Amazon Leo: satelliti in orbita 390+ 🟧
Amazon D2D: satelliti previsti 5.105 🟩🟩🟩🟩🟩🟩🟩🟩🟩
Come funziona la connessione satellitare diretta agli smartphone (direct to cell)
Il principio della connessione diretta tra satellite e smartphone (direct to cell) è semplice.
Oggi un telefono comunica normalmente con un’antenna mobile terrestre. Quando ci troviamo in una valle isolata, in mare, lungo una strada di montagna o in una zona rurale priva di copertura, il dispositivo perde il segnale.
Con la nuova tecnologia, uno smartphone compatibile può collegarsi direttamente a un satellite quando la rete terrestre non è disponibile. Non servono necessariamente una parabola o un terminale speciale. Restano però alcune condizioni: il telefono deve essere predisposto per il servizio, deve trovarsi all’aperto con una visuale sufficientemente libera del cielo e la rete satellitare deve essere autorizzata nel Paese in cui viene utilizzata.
Il satellite non sostituirà la fibra e le antenne mobili. Nelle città, negli stadi, nelle stazioni e nelle aree industriali continueranno a essere necessarie reti terrestri ad alta capacità. Un satellite copre territori molto ampi, ma la sua capacità viene condivisa tra numerosi utenti e non può gestire da solo il traffico prodotto da una grande area urbana.
Il suo ruolo sarà complementare: raggiungere le zone più difficili, collegare mezzi e sensori lontani dai centri abitati e offrire un canale aggiuntivo quando incendi, terremoti, alluvioni o blackout danneggiano le infrastrutture tradizionali.
La rete del futuro sarà quindi ibrida. Fibra, antenne mobili e satelliti non saranno più sistemi separati, ma parti di una stessa infrastruttura.
Starlink e Amazon tra frequenze e modelli di rete
Per comprendere la vera portata della sfida bisogna partire da un concetto elementare: senza frequenze radio non si comunica.
Le frequenze, chiamate anche spettro radio, sono le strade invisibili sulle quali viaggiano i segnali. Alcune sono assegnate alle reti mobili terrestri, altre ai servizi satellitari. Chi controlla la frequenza necessaria per raggiungere il telefono controlla una parte essenziale della connessione.
Negli Stati Uniti, Starlink e Amazon stanno partendo da due modelli diversi.
Il modello Starlink-T-Mobile
Nel primo modello, utilizzato da Starlink con T-Mobile, il satellite usa una porzione delle frequenze mobili messe a disposizione dalla compagnia telefonica. SpaceX porta quindi nello spazio lo spettro di T-Mobile e il satellite funziona come un’estensione della sua rete. Questo sistema viene chiamato Supplemental Coverage from Space, o SCS.
Senza l’accordo con T-Mobile e senza le sue frequenze, Starlink non potrebbe offrire quel servizio negli Stati Uniti secondo la configurazione attualmente autorizzata. La decisione della FCC stabilisce infatti che SpaceX debba interrompere l’uso dello spettro interessato se viene meno l’accordo con T-Mobile.
Il modello Amazon con Globalstar
Amazon propone invece, almeno negli Stati Uniti, di utilizzare frequenze nate direttamente per i servizi mobili satellitari. È il modello Mobile-Satellite Service, o MSS. La nuova costellazione dovrebbe impiegare soprattutto le bande che fanno capo a Globalstar. Amazon ha precisato nella domanda alla FCC di non richiedere, per il momento, un’autorizzazione SCS negli Stati Uniti.
La differenza è sostanziale.
Nel modello Starlink-T-Mobile, la compagnia telefonica mette a disposizione la strada radio indispensabile. Nel modello proposto da Amazon, la piattaforma satellitare controllerebbe già la frequenza necessaria per arrivare al dispositivo.
Questo non significa che Amazon possa fare completamente a meno degli operatori mobili. Le telco possono restare centrali nella gestione della SIM, nell’identificazione del cliente, nella numerazione telefonica, nel roaming, nella fatturazione, nell’assistenza e nel collegamento con le altre reti. La stessa Amazon afferma di voler collaborare con gli operatori per distribuire e integrare il servizio.
Ma il rapporto di forza cambia. L’operatore mobile non controlla più necessariamente la risorsa radio senza la quale il satellite non può raggiungere lo smartphone.
È questa la possibile disintermediazione: non la scomparsa delle telco, ma la perdita del loro controllo esclusivo sulla porta attraverso la quale il cliente entra nella rete.
La distinzione vale soprattutto per i sistemi oggi proposti negli Stati Uniti. Negli altri Paesi i due modelli potranno anche combinarsi. Amazon ha indicato che, fuori dagli Stati Uniti, potrebbe utilizzare frequenze mobili terrestri sulla base delle autorizzazioni locali. Starlink, a sua volta, può operare attraverso frequenze satellitari o accordi differenti con le telco.
Non esistono quindi due mondi rigidamente separati, ma diverse soluzioni regolatorie e industriali.
Smartphone, ecosistemi satellitari e nuovo potere delle piattaforme
Nel modello Amazon, una parte decisiva della competizione si sposta dalle frequenze terrestri ai dispositivi.
Diventano decisivi i componenti elettronici dello smartphone, l’antenna integrata, il consumo della batteria, il sistema operativo e la capacità del telefono di passare senza difficoltà dalla rete terrestre a quella satellitare.
Globalstar offre ad Amazon un vantaggio importante proprio su questo terreno. La società sostiene già le funzionalità satellitari disponibili su alcuni modelli di iPhone e Apple Watch. Amazon e Apple hanno inoltre concordato di proseguire questa collaborazione dopo il completamento dell’acquisizione.
Amazon non sta quindi acquistando soltanto satelliti e frequenze. Sta acquisendo una tecnologia già integrata con uno degli ecosistemi di dispositivi più importanti del mondo.
Restano naturalmente altri ostacoli: la produzione dei satelliti, la disponibilità dei razzi, le autorizzazioni nazionali, il coordinamento internazionale delle frequenze, le stazioni terrestri e la capacità complessiva della rete. Ma la possibilità di entrare direttamente nello smartphone attribuisce alla piattaforma satellitare un potere industriale nuovo.
È una dinamica che ricorda quanto accaduto con Android e iOS. Le compagnie telefoniche hanno continuato a fornire la connessione e a fatturare il servizio, ma una parte enorme del valore, dei dati e dell’innovazione si è spostata verso i sistemi operativi e gli ecosistemi digitali.
Con la connessione diretta dallo spazio potrebbe accadere qualcosa di simile.
In Europa Amazon arriva dopo Starlink e AST SpaceMobile
La cronologia è importante. Amazon ha presentato un progetto molto ambizioso, ma non è ancora il concorrente operativo immediato di Starlink in Europa.
L’acquisizione di Globalstar dovrebbe completarsi nel 2027 e il dispiegamento della nuova costellazione inizierà soltanto dal 2028. Amazon non ha ancora indicato quando sarà disponibile un servizio commerciale completo nei singoli mercati.
Nel breve periodo, la sperimentazione e la preparazione commerciale in Europa vedono più avanti soprattutto Starlink e AST SpaceMobile.
Vodafone e AST SpaceMobile hanno creato Satellite Connect Europe, una società con sede in Lussemburgo destinata a offrire la connessione satellitare agli operatori mobili europei. Deutsche Telekom, da parte sua, ha annunciato l’intenzione di introdurre servizi con Starlink in diversi mercati europei dal 2028.
Amazon arriverà quindi più tardi, ma potrebbe presentarsi con una combinazione molto potente: frequenze satellitari, relazione con Apple, AWS, intelligenza artificiale, infrastrutture terrestri e una capacità finanziaria difficilmente eguagliabile.
SpaceX conserva invece un vantaggio fondamentale: controlla direttamente i razzi con cui porta in orbita i propri satelliti.
Fastweb+Vodafone e il test italiano con Starlink
In Italia, Fastweb+Vodafone ha avviato insieme a Starlink la prima sperimentazione nazionale di questa tecnologia. Il test si svolge in un’area degli Appennini e verifica il collegamento tra satelliti e smartphone quando manca la copertura mobile terrestre. È una prova tecnica riservata agli addetti ai lavori, non il lancio di una nuova offerta commerciale.
La scelta è comunque importante perché consente di acquisire esperienza sull’integrazione tra rete satellitare, SIM, identificazione del cliente, sicurezza e assistenza. Ma sarebbe prematuro parlare di un vantaggio commerciale già conquistato.
Fastweb precisa che il collegamento richiede una sufficiente visibilità del cielo. Gli smartphone ottimizzati possono utilizzare alcune applicazioni e inviare o ricevere SMS, mentre altri modelli possono avere funzionalità più limitate. Le normali chiamate telefoniche via satellite, comprese quelle ai servizi di emergenza, non sono attualmente supportate. Voce e video possono essere utilizzati soltanto attraverso applicazioni compatibili.
Questo dato ridimensiona l’imminenza del servizio, ma non il valore della sperimentazione. La tecnologia può diventare importante per le aree montane, le strade isolate, l’agricoltura, la logistica, le reti energetiche e la Protezione Civile.
Va inoltre ricordato che Fastweb+Vodafone è controllata da Swisscom. L’acquisizione di Vodafone Italia è stata completata alla fine del 2024 e la fusione legale con Fastweb è diventata efficace il 1º gennaio 2026.
Non sarebbe quindi corretto ridurre la discussione a una contrapposizione tra operatori italiani e piattaforme straniere. Il vero tema della sovranità è un altro: chi controlla l’infrastruttura, le frequenze, i dati e i sistemi decisionali, e su chi ricade la responsabilità verso il cliente?
Il 112 come prova decisiva della rete satellitare
Collegare un telefono a un satellite non basta. Quando una persona contatta il 112, il sistema deve capire dove si trova e indirizzare la richiesta alla centrale competente.
Nelle reti mobili tradizionali, l’antenna terrestre alla quale è collegato il telefono fornisce una prima indicazione geografica. Il dispositivo può poi inviare una posizione più precisa, calcolata attraverso Galileo, GPS, Wi-Fi o altri strumenti.
Con il collegamento diretto al satellite viene meno la tradizionale localizzazione basata sull’antenna terrestre. La rete spaziale può comunque fornire informazioni sull’area raggiunta dal segnale, ma queste devono essere combinate con la posizione prodotta dallo smartphone.
Le regole europee prevedono che al centro di emergenza siano rese disponibili sia le informazioni di localizzazione ricavate dalla rete sia, quando disponibili, quelle più precise generate dal dispositivo. Questi dati devono essere trasmessi senza ritardo al centro di risposta più appropriato.
Il problema diventa particolarmente delicato vicino ai confini, nelle zone in cui il telefono non riesce a calcolare correttamente la posizione o quando la comunicazione passa dalla rete terrestre a quella satellitare.
Occorre inoltre stabilire chi risponde in caso di errore: la telco, il gestore della costellazione, il produttore dello smartphone o il fornitore del sistema operativo?
La prossima fase della sperimentazione italiana dovrebbe quindi verificare l’intera catena del 112: attivazione della comunicazione, localizzazione del chiamante, instradamento verso la centrale competente, trasmissione dei dati, continuità del collegamento e attribuzione delle responsabilità.
Il passaggio da una prova tecnica a un servizio davvero utile per la sicurezza pubblica richiederà quindi un lavoro molto più ampio.
Frequenze satellitari e nuova concentrazione industriale
La dimensione strategica della trasformazione emerge anche dalle grandi operazioni industriali annunciate nel 2026.
Ad aprile Amazon ha concordato l’acquisizione di Globalstar. A giugno Rocket Lab ha annunciato un accordo per acquistare Iridium, attribuendo alla società un valore d’impresa di circa 8 miliardi di dollari. Anche questa operazione dovrebbe completarsi nel 2027.
Due storiche piattaforme di comunicazione satellitare stanno quindi per essere integrate in gruppi molto più grandi e organizzati lungo l’intera catena industriale.
Rocket Lab, per esempio, unirebbe la costellazione e lo spettro di Iridium con la produzione dei satelliti e la capacità di lanciarli attraverso i propri razzi. Il fenomeno più ampio è evidente: frequenze satellitari, reti in orbita, capacità di lancio e accesso ai dispositivi si stanno concentrando all’interno di pochi grandi ecosistemi.
Chi controlla contemporaneamente queste risorse può entrare più rapidamente nei mercati e negoziare da una posizione di forza con le compagnie telefoniche.
Telco italiane tra copertura, clienti e potere contrattuale
Per TIM, Wind Tre, Iliad e Fastweb+Vodafone, la connessione diretta dallo spazio rappresenta contemporaneamente un’opportunità e un rischio.
L’opportunità consiste nel completare la copertura senza dover installare antenne in ogni valle, su ogni isola o lungo ogni tratto scarsamente abitato. Potranno nascere offerte per escursionisti, automobilisti, flotte aziendali, agricoltura, energia, cantieri, navigazione e pubbliche amministrazioni.
Il collegamento satellitare potrebbe diventare una caratteristica delle offerte premium: non necessariamente utilizzata ogni giorno, ma preziosa quando il cliente si trova in una zona isolata o durante un’emergenza.
Il rischio riguarda invece il potere contrattuale. Se la piattaforma satellitare possiede le frequenze, gestisce l’infrastruttura e controlla l’integrazione con lo smartphone, può trattenere una quota crescente del valore tecnologico, lasciando alla telco soprattutto le attività commerciali e operative.
Gli operatori dovranno quindi proteggere il rapporto con il cliente e mantenere la possibilità di utilizzare reti satellitari differenti. Poter scegliere tra più fornitori in base a copertura, qualità, costo e sicurezza non è soltanto una questione tecnica: è una garanzia di concorrenza e di autonomia negoziale.
Lo spettro terrestre nell’era della connessione dallo spazio
Per decenni le frequenze mobili terrestri sono state uno degli asset più importanti delle telco. Gli Stati le hanno assegnate attraverso aste molto costose e gli operatori hanno costruito il proprio vantaggio acquistando spettro e installando antenne.
La connessione satellitare non renderà inutile questo patrimonio. Nelle città e nelle aree ad alta intensità di traffico, le frequenze terrestri potranno diventare ancora più preziose, perché la domanda di capacità continua a crescere.
Cambierà però il loro rapporto con la copertura.
Finora, per raggiungere una parte più ampia del territorio, una telco doveva usare nuove frequenze o costruire nuove antenne. Domani potrà completare la propria rete attraverso un satellite, utilizzando lo spettro terrestre in collaborazione con una costellazione oppure frequenze nate direttamente per i servizi satellitari.
Il valore economico dello spettro terrestre non diminuirà necessariamente, ma non potrà più essere valutato senza considerare la disponibilità della copertura satellitare e la capacità di integrare reti differenti.
Anche la politica delle aste dovrà evolversi. Lo Stato non dovrebbe guardare soltanto all’incasso immediato, ma anche agli investimenti, alla resilienza delle reti, alla copertura delle aree interne e alla qualità dei servizi.
Europa e Italia davanti alla convergenza terra-spazio
L’Europa non è rimasta completamente ferma.
Nel maggio 2026 la Commissione europea ha proposto una procedura unica per assegnare a livello dell’Unione la banda satellitare mobile a 2 GHz dopo la scadenza delle attuali autorizzazioni, prevista nel 2027. Oggi gli operatori devono confrontarsi con regole nazionali differenti; la proposta punta invece a creare un quadro comune adatto anche ai servizi diretti agli smartphone. Il testo deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio.
La Commissione propone di destinare una parte delle frequenze alle comunicazioni governative, critiche e di sicurezza, anche attraverso il collegamento con IRIS², il programma europeo per la connettività satellitare sicura. Un’altra parte sarebbe destinata ai servizi commerciali, prevedendo spazio per nuovi operatori europei, accesso all’ingrosso per le altre imprese e limiti agli accordi esclusivi.
È un segnale importante. Bruxelles ha compreso che la sovranità non dipende soltanto dal possesso dei satelliti, ma anche dal controllo delle frequenze utilizzate per raggiungere direttamente telefoni, veicoli e dispositivi connessi.
Una costellazione, però, non basta. Servono anche componenti compatibili negli smartphone, stazioni terrestri, software, servizi commerciali e regole capaci di mantenere aperto il mercato.
L’Italia dovrebbe trasformare il test Fastweb-Starlink nell’inizio di una strategia nazionale più ampia.
112 e Protezione Civile come aree pilota
La prima priorità dovrebbe essere una sperimentazione pubblica dedicata al 112 e alla Protezione Civile. Alpi, Appennini, isole minori e territori esposti a incendi, terremoti e alluvioni potrebbero diventare aree pilota. Il test dovrebbe verificare non soltanto la presenza del segnale, ma anche la localizzazione, l’instradamento delle richieste di aiuto, la continuità del servizio e le responsabilità dei soggetti coinvolti.
Regole nazionali per costellazioni, dati e consumatori
La seconda priorità dovrebbe essere regolatoria. Governo e AGCOM dovrebbero definire in anticipo le condizioni per l’ingresso delle costellazioni nel mercato italiano, la tutela dei dati, la sicurezza delle comunicazioni, il rapporto con il 112 e la trasparenza verso i consumatori. Dovrebbero inoltre impedire che accordi esclusivi creino dipendenze difficili da superare.
Competenze industriali per integrare reti terrestri e satellitari
La terza priorità dovrebbe essere industriale. L’Italia possiede competenze rilevanti nello spazio, nelle telecomunicazioni, nell’elettronica e nel software. Non è necessario costruire una costellazione nazionale concorrente di Starlink o Amazon. È più realistico sostenere sistemi capaci di integrare reti terrestri e satellitari, apparati, stazioni di terra, soluzioni di cybersicurezza e applicazioni per agricoltura, trasporti, energia, logistica e Protezione Civile.
L’obiettivo dovrebbe essere fare dell’Italia un laboratorio europeo della convergenza tra terra e spazio, capace di utilizzare le nuove infrastrutture senza dipendere completamente da un solo fornitore.
Chi governa la porta della rete del futuro
La questione decisiva non è stabilire quale impresa lancerà più satelliti.
Negli Stati Uniti, Starlink porta nello spazio le frequenze di T-Mobile. Amazon vuole invece raggiungere il telefono attraverso le frequenze satellitari di Globalstar. Nel primo caso la telco controlla la strada radio essenziale; nel secondo la piattaforma spaziale può possederla direttamente.
Le compagnie telefoniche non scompariranno. Continueranno a gestire reti, clienti, sicurezza e fatturazione. Ma potrebbero perdere il controllo esclusivo del collegamento radio con il dispositivo.
È questo il cambiamento che Italia ed Europa devono comprendere.
La rete del futuro non sarà terrestre oppure satellitare. Sarà un’unica infrastruttura capace di passare dalla fibra alle antenne, dalle antenne ai satelliti e dai satelliti al cloud.
Il punto non è scegliere tra terra e spazio. È decidere chi governerà il passaggio tra i due mondi, chi controllerà le frequenze e chi manterrà il rapporto con il cliente.
Il tempo per intervenire esiste ancora. Ma le grandi acquisizioni, la nuova domanda di Amazon e le prime sperimentazioni europee dimostrano che i rapporti di forza si stanno già definendo.
















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