I sistemi ERP (Enterprise Resource Planning) sono oggi uno dei punti più sensibili dell’impresa perché aggregano dati operativi, finanziari, logistici e di supply chain in un unico ambiente. Ne consegue che, quando un ERP si interrompe o viene compromesso, l’impatto non è solo tecnologico, ma riguarda continuità operativa, affidabilità del servizio, compliance normativa e reputazione del brand.
Inoltre, nel quadro della direttiva NIS2, la gestione del rischio non è più un mero esercizio tecnico confinato all’IT, bensì una responsabilità di governance. Di fatto, le organizzazioni devono dimostrare controllo su incident response, sicurezza della supply chain, gestione degli accessi, crittografia e continuità operativa.
Inoltre, la spinta europea verso infrastrutture cloud più trasparenti e meno dipendenti da singoli fornitori rende la sovranità digitale un tema strategico per chi gestisce ERP critici.
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Perché l’ERP è un bersaglio critico
Gli ERP concentrano dati operativi, anagrafiche, ordini, pagamenti, integrazioni API e flussi verso clienti e fornitori. Ne consegue che un incidente può bloccare funzioni core dell’impresa nel giro di poche ore.
Inoltre, la direttiva NIS2 richiede misure di gestione del rischio che includono: sicurezza della supply chain, business continuity, controllo degli accessi, autenticazione multi fattore, crittografia e verifica continua dell’efficacia dei controlli. Ciò rende l’ERP un tema non solo IT, ma di continuità aziendale e di responsabilità del vertice aziendale. Ancora, è importante evidenziare che la gestione del rischio non può essere delegata a interventi ad hoc, ma va integrata nella governance complessiva dell’organizzazione.
La galassia normativa europea della cyber resilience e della privacy
La vigente galassia normativa europea, in termini di cyber resilience e privacy, comporta da parte delle organizzazioni l’adozione di infrastrutture più trasparenti, verificabili e meno dipendenti da singoli provider.
Inoltre, la Commissione europea negli anni ha rafforzato il tema del cloud computing in un’ottica di servizi sicuri, sostenibili e interoperabili. Ancora, framework più recenti hanno introdotto criteri concreti per valutare il grado di sovranità dei servizi cloud utilizzati.
Ciò comporta, in termini di ERP, ripensare architetture, integrazioni e hosting, non solo in funzione della performance, ma anche della giurisdizione, della residenza dei dati e della continuità in scenari di crisi. Ovvero, sovranità digitale e resilienza operativa diventano due facce della stessa strategia.
Principi di governance NIS2: responsabilità, controllo e gestione strutturata del rischio
La direttiva NIS2 rafforza in modo significativo il ruolo della leadership aziendale nella gestione della cybersecurity, richiedendo al management di approvare le misure di sicurezza, supervisionarne l’implementazione e garantire programmi di formazione continua rivolti sia ai dirigenti sia al personale operativo.
Una governance efficace, in questo contesto, si fonda su tre pilastri fondamentali: responsabilità del top management; visibilità end-to-end dei rischi; controllo continuo dell’efficacia delle misure di sicurezza.
Dal punto di vista operativo, la compliance alla NIS2 richiede inoltre la strutturazione di un processo di incident management chiaro e formalizzato, con ruoli, tempi e responsabilità definiti in anticipo.
La direttiva prevede, infatti, tempistiche stringenti di gestione e notifica degli incidenti, che includono un early warning entro 24 ore, una notifica completa entro 72 ore e un report finale successivo con analisi approfondita dell’evento entro 1 mese.
Per rispettare questi requisiti è necessario adottare strumenti e metodologie specifiche, tra cui:
- Playbook di incident response, per standardizzare le azioni da intraprendere in caso di evento cyber.
- Escalation tree definiti, che garantiscano una catena di responsabilità chiara e immediata attivazione dei ruoli coinvolti.
- Tracciabilità completa delle azioni, fondamentale per audit, compliance e analisi post-incidente.
- Definizione chiara degli owner di dominio, includendo ERP, fornitori, infrastrutture cloud, gestione dati e processi di incident management.
È importante evidenziare che l’elemento centrale dell’intero modello di governance è l’adozione di un Information Security Management System (ISMS) centralizzato, in grado di consolidare in un unico framework policy di sicurezza, evidenze, audit trail e risk register. Tale approccio consente di garantire coerenza, tracciabilità e controllo continuo dell’intero ecosistema di sicurezza. In sintesi, la NIS2 non introduce soltanto nuovi obblighi normativi, ma impone un’evoluzione strutturale della governance cyber: da un approccio reattivo a un modello integrato, misurabile e continuamente verificabile.
L’accountability del Board
La NIS2 introduce, altresì, l’accountability: gli organi direttivi devono presidiare il rischio cyber come un rischio aziendale, non come un tema puramente tecnico e devono approvare il piano di trattamento dei rischi ERP, allocare il budget necessario, ricevere reporting periodico e verificare che i controlli siano testati e aggiornati nel tempo.
Inoltre, un modello operativo maturo assegna ruoli distinti per cybersecurity, compliance, procurement, legal e operations, per evitare ambiguità nei processi critici, soprattutto quando un incidente coinvolge fornitori terzi, integrazioni API o ambienti cloud multi-tenant.
Sicurezza della supply chain ERP
La sovranità digitale, nel contesto di un sistema ERP, significa mantenere un controllo effettivo su dati, applicazioni e servizi critici. Di fatto, non è sufficiente conoscere il luogo fisico in cui l’infrastruttura è ospitata. È necessario comprendere, altresì, chi può accedere ai dati, quale normativa ne disciplina il trattamento, chi gestisce le chiavi di cifratura e quale livello di autonomia l’organizzazione conserva rispetto al fornitore cloud.
La Commissione Europea considera la sovranità digitale un elemento strategico, promuovendo infrastrutture cloud sicure, resilienti e interoperabili, in grado di garantire trasparenza nella gestione dei dati e di ridurre il rischio di dipendenza tecnologica da un singolo provider (vendor lock-in).
Pertanto, per raggiungere questi obiettivi, è opportuno valutare architetture ibride o multicloud, adottare provider europei o soluzioni cloud sovrane per i processi più critici e implementare modelli di gestione delle chiavi crittografiche come l’Hold Your Own Key (HYOK), che consentono all’organizzazione di mantenere il controllo diretto delle chiavi di cifratura, oltre ad aumentare la capacità di governare il servizio nel tempo, anche in caso di cambio di fornitore, evoluzioni normative o situazioni di crisi.
Di seguito vengono illustrati i principali criteri di valutazione da considerare nel processo di selezione di un fornitore di sistemi ERP. E, precisamente:
- Residenza dei dati nell’Unione Europea – Verificare che i dati più sensibili, inclusi quelli personali e i processi ERP critici, siano archiviati e trattati all’interno di giurisdizioni conformi ai requisiti normativi europei.
- Controllo delle chiavi di cifratura – Valutare il grado di autonomia nella gestione delle chiavi crittografiche, privilegiando modelli che consentano al cliente di mantenerne il controllo diretto, come l’HYOK.
- Trasparenza della supply chain cloud – Richiedere piena visibilità sui subfornitori coinvolti nell’erogazione del servizio e sulle eventuali dipendenze operative e contrattuali.
- Portabilità di applicazioni e configurazioni – Verificare la possibilità di migrare dati, workload e configurazioni verso altri ambienti cloud, riducendo il rischio di lock-in tecnologico e di esposizione a fattori geopolitici.
- Piano di uscita dal servizio (Exit Strategy / Egress Clause) – Assicurarsi che siano previste procedure chiare per la migrazione verso un altro fornitore, garantendo il recupero dei dati e la continuità operativa senza perdita di controllo sulle informazioni aziendali.
Requisiti tecnici chiave: architettura e continuità
Un sistema ERP resiliente deve garantire la continuità operativa anche in presenza di eventi avversi, quali: attacchi ransomware, guasti tecnologici o interruzioni dei servizi erogati da fornitori esterni.
Pertanto – per ridurre il rischio di interruzioni prolungate e garantire la protezione delle informazioni critiche per il business – è necessario adottare un insieme di misure tecniche e organizzative, tra cui: piani di Business Continuity e Disaster Recovery; architetture ad alta disponibilità; backup immutabili sottoposti a verifiche periodiche; meccanismi di segmentazione delle reti.
A queste si aggiungono: controlli di sicurezza avanzati, come l’autenticazione multi fattore (Multi Factor authentication – MFA), l’adozione di un modello Zero Trust e la crittografia end-to-end dei dati sia durante la trasmissione sia durante l’archiviazione.
Inoltre, la gestione delle patch deve essere continua, non periodica, perché moduli ERP, database, sistemi operativi e plugin di terze parti evolvono con velocità diverse. Ancora, la mappatura delle dipendenze dati e applicative è cruciale: sapere quali moduli ERP comunicano con quali sistemi, dove transitano e dove risiedono le informazioni rende più semplice sia la recovery sia la dimostrazione di compliance in fase di audit.
Convergenza normativa: NIS2, GDPR, DORA e CRA
È doveroso evidenziare che la direttiva NIS2 non agisce da sola: nel perimetro ERP si sovrappone spesso a GDPR, DORA e CRA.
Di fatto, quando l’ERP tratta dati personali, la sicurezza del sistema incide direttamente sulla protezione dei dati; mentre nei servizi finanziari il DORA aggiunge requisiti specifici sulla resilienza ICT; il Cyber Resilience Act, invece, introduce principi di sicurezza by design per prodotti e per componenti digitali.
Pertanto, per evitare duplicazioni di sforzo, si consiglia di implementare un sistema di governance unico che mappi i requisiti comuni alle diverse normative e distingua quelli puramente settoriali. Ciò garantisce che compliance, risk management e architettura tecnica diventano parti di un solo programma di controllo, anziché iniziative separate.
Roadmap NIS2 per l’ERP
Per garantire la compliance ai requisiti della direttiva NIS2 nell’ambito dei sistemi ERP, è opportuno adottare un percorso strutturato in fasi, che integri valutazione, progettazione, implementazione e miglioramento continuo. E, precisamente:
Fase 1 – Assessment
La prima fase consiste nell’analisi dell’ambiente ERP esistente, con l’obiettivo di identificare asset critici, dipendenze e livelli di esposizione al rischio, nonché di valutare i gap rispetto ai requisiti NIS2.
In particolare, vengono svolte attività di:
- Inventario dei sistemi ERP e delle relative dipendenze applicative e infrastrutturali
- Classificazione dei fornitori in base al livello di criticità
- Analisi delle lacune nei controlli di sicurezza e governance
- Definizione della mappa delle responsabilità (ownership e accountability)
- Identificazione delle priorità di remediation
Fase 2 – Progettazione
Si definisce l’architettura target e il set minimo di policy e controlli necessari per garantire compliance, sicurezza e resilienza. Gli elementi principali includono:
- Definizione del modello di governance
- Redazione delle policy di sicurezza ERP
- Progettazione dell’architettura cloud e dei requisiti di data residency
- Definizione delle procedure di incident response, escalation e notifica
- Standardizzazione dei requisiti contrattuali per i fornitori
Fase 3 – Implementazione
La fase prevede l’inserimento dei controlli direttamente in ambiente produttivo, privilegiando l’automazione dei processi chiave per ridurre il rischio operativo e migliorare la capacità di risposta.
Le attività includono l’automazione di:
- Monitoraggio continuo dei sistemi
- Raccolta e conservazione delle evidenze di sicurezza
- Gestione delle patch
- Esecuzione dei backup
- Test periodici di disaster recovery
Particolare attenzione viene posta alla gestione delle tempistiche di notifica degli incidenti, tipicamente strutturate su finestre di 24 ore, 72 ore e un mese, in coerenza con i requisiti normativi e organizzativi.
Risultati attesi:
- Controlli tecnici attivi in produzione
- Dashboard di rischio aggiornate in tempo reale
- Playbook per la gestione degli incidenti
- Test di continuità operativa eseguiti regolarmente
- Evidenze di compliance disponibili per audit
Fase 4 – Monitoraggio e miglioramento continuo
L’ultima fase è dedicata alla governance continuativa della sicurezza e alla maturazione progressiva del modello di controllo. Le attività principali comprendono:
- Definizione e monitoraggio di KPI e KRI di sicurezza
- Riesami periodici del livello di rischio
- Audit interni strutturati
- Aggiornamento continuo del registro dei rischi
- Reporting periodico verso il board e il management
Di fatto, un ERP resiliente riduce tempi di fermo, costi indiretti, esposizione sanzionatoria e rischio reputazionale. Inoltre, migliora la capacità di negoziare con i fornitori a fronte di requisiti chiari, tracciabilità e metriche oggettive su cui basare le trattative contrattuali.
Ancora, la convergenza tra NIS2 e sovranità digitale trasforma la compliance in un fattore competitivo, ovvero, le organizzazioni che investono in governance e architettura riducono l’attrito operativo e aumentano la fiducia di clienti, partner e autorità di controllo, distinguendosi in un mercato dove la dimostrabilità della sicurezza è oramai diventata un criterio di selezione.
Lo scenario
La protezione dell’ERP, in termini di gestione della supply chain e di requisiti NIS2 richiede un’evoluzione da un approccio di sicurezza frammentato a un modello di governance unificato che integri risk management, compliance normativa e continuità operativa.
Inoltre, è importante distinguere – ma anche collegare – due dimensioni complementari. Da un lato, la direttiva NIS2 introduce obblighi stringenti in termini di disciplina organizzativa, tracciabilità delle attività e responsabilità diretta del top management. Dall’altro, il principio di sovranità digitale richiede un controllo effettivo e sostanziale su dati, infrastrutture e fornitori, andando oltre la sola compliance formale.
Pertanto, l’obiettivo delle organizzazioni non è limitarsi alla “compliance”, ma progettare e mantenere un ERP capace di garantire continuità operativa, verificabilità dei controlli e trasferibilità del servizio anche in scenari di crisi o cambio fornitore. Tale approccio si traduce in un ciclo strutturato di mappatura, progettazione, implementazione e monitoraggio continuo, con il coinvolgimento attivo del board come presidio di governance e con la supply chain trattata, a tutti gli effetti, come parte integrante del perimetro di sicurezza aziendale.














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