le trimestrali

Il costo dell’AI spacca le Big Tech: ora il mercato guarda ai ritorni



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Le trimestrali delle Big Five mostrano reazioni di mercato molto diverse. Microsoft e Amazon vengono premiate, mentre Meta, Alphabet-Google e Apple scontano dubbi su capex, free cash flow e sostenibilità degli investimenti AI, sempre più centrali nella valutazione delle grandi imprese tech

Pubblicato il 31 lug 2026

Umberto Bertelè

professore emerito di Strategia e chairman degli Osservatori Digital Innovation Politecnico di Milano



trimestrali AI big tech (2)
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Fine luglio 2026: tempo di trimestrali per le Big Five, le 5 grandi imprese tech statunitensi che da molti anni sono ai vertici mondiali per capitalizzazione, anche se nel frattempo (Tab. 1) nuovi protagonisti – Nvidia in primo luogo ma non solo – sono entrati in gioco con il decollo (a seguito del lancio di ChatGPT a fine 2022) della cosiddetta AI generativa e con il rilievo assunto dai chip.

Tab.1 Le prime 10 imprese tech per capitalizzazione a livello mondiale alla chiusura delle borse il 30 luglio 2026 (Fonte: Companies Market Cap) . In rosso i valori di Apple e Amazon corretti con i cambiamenti emersi nell’after-hours trading seguito alle presentazioni

Guardando più in dettaglio alle reazioni del mercato, emerge che due delle Big Five hanno ricevuto i maggiori applausi:

  • Microsoft, che è cresciuta in Borsa di oltre il 15% il giorno dopo la presentazione della sua trimestrale e rimane saldamente al quarto posto nella classifica mondiale per market cap;
  • Amazon, che è cresciuta del 9% nell’”after-hours trading” (dopo essere salita di quasi il 4% poche ore prima durante la seduta ufficiale) – diventato il + 10% nel premarket del 31 luglio – e mantiene saldamente il quinto posto.

Alphabet-Google è uscita un po’ ridimensionata dalla presentazione della trimestrale qualche giorno prima, ma rimane al terzo posto assoluto con una capitalizzazione di 4 trilioni di dollari circa. Apple continua la sua gara con Nvidia per il primo posto, scivolando al di sotto dei 5 trilioni brevemente superati per la prima volta qualche giorno fa (- 7% il calo nell’”after-hours trading”). Meta conferma la sua debolezza: con la perdita dell’8% circa il giorno seguente la presentazione scivola ulteriormente al decimo posto della classifica assoluta e vale ora circa la metà di Amazon.

Big Five e trimestrali AI, il peso crescente dei data center

Una analisi più approfondita richiede di focalizzarci sull’importanza che sempre più stanno assumendo, per 4 delle Big Five e per l’economia in generale, gli investimenti in conto capitale finalizzati prevalentemente alla costruzione di data center (Figg. 1 e 2)

  • per l’addestramento – “training” – dei nuovi modelli AI, e
  • per l’accesso a essi – “inference” – degli utilizzatori,

nonché come tali grandiosi investimenti abbiano da un lato un impatto profondo sugli assetti finanziari e sui bilanci delle imprese e modifichino dall’altro i criteri con cui esse vengono valutate dal mercato.

Fig. 1

La Fig. 2 in particolare mostra come gli investimenti in conto capitale delle cosiddette “hyperscalers” – Amazon, Microsoft, Alphabet-Google e Meta le principali di esse (anche Oracle è talora inclusa nella categoria ma opera con numeri molto più bassi) – stiano letteralmente esplodendo: 745 miliardi di dollari è il valore cumulato previsto per il 2026, aggiornato ai rialzi nelle previsioni di spesa comunicati nei giorni scorsi da Google e Amazon (“Big Tech AI spending spree tops $1tn – Google, Amazon, Microsoft and Meta have vastly increased their investments since the AI boom began in 2023”, FT, 31 luglio), e una continua ulteriore crescita è prevista – se non ci saranno ribellioni da parte degli investitori – per gli anni successivi.

Fig. 2

È evidente che per imprese con “capex” tradizionalmente limitati, con “free cash flow” che permettevano elevati dividendi e/o riacquisti di azioni proprie, con livelli di indebitamento molto bassi, con utili netti molto elevati, questo “fiume” di investimenti – non più finanziabili dalle hyperscalers come negli anni scorsi con i propri cash flow – è visto con forte sospetto dagli investitori, che cercano in occasione delle trimestrali, guardando a quanto accaduto e a quanto annunciato per il futuro, di cogliere elementi rassicuranti sul “se” e “in quali tempi” gli enormi esborsi verranno ripagati.

Alphabet-Google ridimensionata dal free cash flow negativo

Lo si è visto subito con la reazione alla trimestrale di Alphabet-Google, precedente di vari giorni come detto quelle delle altre quattro. Molto buoni i dati di ricavi e profitti, ma vissute male le notizie che il free cash flow per la prima volta sarebbe stato negativo (Fig. 3) e che il livello degli investimenti in conto capitale nel 2026 sarebbe stato superiore a quello comunicato nella trimestrale precedente.

Fig. 3

La reazione immediata: nell’”after-hours trading” Alphabet, che era arrivata a una punta di 4,8 trilioni di market cap a inizio maggio – anche per il particolare apprezzamento per il suo business model “full stack” (che la vedeva presente in tutte le fasi della filiera, dai chip per il training e l’inference, ai modelli AI quale Gemini, ai suoi data center e al Google Cloud) – ha perso oltre il 6% e ha recuperato poco nei giorni successivi (anche se non va dimenticato che il valore attuale è allineato con quello di gennaio 2026 e supera di oltre 2 trilioni quello toccato nel picco negativo di aprile 2025.

Meta sotto pressione per la spesa nell’AI

Più pesante il trattamento riservato a Meta, che aveva già perso in precedenza il 10% circa rispetto a inizio anno e che ha perso un ulteriore 10% nell’”after-hours trading”, ridimensionatosi poi al 7,95% nella seduta ufficiale di Borsa del giorno successivo.

“Meta potrebbe non essere la prima fra le Big Tech a essere chiamata a tenere a freno le spese per l’AI, ma la tesi che essa lo debba assolutamente fare sta acquisendo sempre più forza”, ha detto WSJ in “Meta’s Case for Its AI Spending Keeps Getting Weaker – The all-out splurge is running into higher costs, borrowing constraints and investor pushback”, 30 luglio. E ha proseguito ricordando che Meta è la più “financially stretched” fra le tech di maggiori dimensioni, che essa usa esclusivamente gli investimenti nell’AI per rinforzare il suo core business (non ha ad esempio almeno al momento un suo cloud con cui offrire servizi) e che non ha nuovi business con prospettive rilevanti in vista. E ha ricordato anche lo scarso apprezzamento del mercato per il rialzo delle sue previsioni di possibile spesa nel 2026 e la prospettiva di incorrere nel 2027 in un free cash flow negativo di 20 miliardi (Fig. 4).

Fig. 4

Microsoft premiata dalla redditività dell’infrastruttura AI

A fronte del trattamento riservato a Meta soprattutto e ad Alphabet-Google, Microsoft – che era sotto del 18% rispetto allo scorso anno quando per lunghi periodi era stata alla testa della classifica mondiale per market cap – ha avuto una accoglienza che si potrebbe definire trionfale, con una crescita del 15,5% nel trading ufficiale del giorno dopo: una crescita (Fig. 5) che non ha precedenti nella storia delle imprese quotate statunitensi.

Fig.5

La presentazione di Microsoft è stata tutta volta a mostrare che gli investimenti nell’infrastruttura AI sono già adesso profittevoli e che possono essere gestiti senza far diventare negativo il free cash flow. Essendo la data di presentazione della trimestrale coincidente con quella di presentazione dei dati relativi all’anno fiscale 2026 (che per Microsoft si chiude a giugno), il CEO Satya Nadella ha potuto evidenziare che per la prima volta il suo cloud Azure – in gara con l’AWS di Amazon e con il Google Cloud – ha superato i 100 miliardi di dollari di ricavi annui. Relativamente ai dati trimestrali ha annunciato che:

  • il numero di clienti paganti per l’utilizzo del suo Copilot – nel cui ambito si collocano le “AI features embedded in its Office suite of applications” – è salito a 30 milioni, 10 in più rispetto al trimestre precedente: un indicatore giudicato interessante delle potenzialità di crescita dei ricavi nel segmento “corporate”, il più lucrativo, ove già competono fra loro Anthropic, OpenAI e Google;
  • la crescita di Azure, che vede la domanda sempre eccedere la capacità di offerta, è stata pari al 43% – superiore al + 40% del trimestre precedente – e dovrebbe portarsi al + 45% nel trimestre in corso.

Amazon e AWS, crescita del cloud ma pressione sul cash flow

In diretta competizione con il cloud di Microsoft e con il Google Cloud (che ha avuto una crescita del + 82% che l’ha portata a 24,8 miliardi di vendite) quello di Amazon – AWS-Amazon Web Services – il “più anziano di nascita”. Le vendite di AWS nel trimestre sono salite del + 37% rispetto allo scorso anno, portandosi a 42,2 miliardi di dollari: una crescita trimestrale che è la più alta degli ultimi 4 anni e che nell’”after-hours trading” ha fatto crescere il titolo – come detto – del 9%. Il CEO di Amazon Andy Jassy ha comunicato che le previsioni di spese in conto capitale per l’intero 2026 passano da 200 a 220 miliardi di dollari, a causa degli aumenti nel comparto delle memorie (anche Google la settimana scorsa le ha alzate, portandole nella fascia 195-205 miliardi). Ha annunciato anche che – nonostante i tagli effettuati e quelli in corso per ridurre i costi – è previsto su base annua un free cash flow negativo dell’ordine di 7,6 miliardi e che la pressione sul free cash flow è destinata a perdurare nei prossimi anni.

Apple tra minore stress finanziario e nuove pressioni sull’AI

Molto diverse infine le problematiche di Apple, che dopo essere stata a lungo “penalizzata” dal mercato per non essere una “hyperscaler”, ovvero per non investire abbastanza nell’AI e nella relativa infrastruttura, aveva goduto recentemente di un “ritorno di fiamma” da parte degli investitori che ne apprezzavano il minor stress dal punto di vista finanziario, il recupero in atto nella messa a punto di un nuovo “Siri chatbot”, che – pur non essendo allo stesso livello di quelli di Anthropic, OpenAI e Google – godeva di una enorme audience di possessori dei suoi apparati (iPhone e Mac in primo luogo), che avevano già “in loco” i propri dati su cui operare. Questo ritorno di fiamma, affiancato a un momento di dubbi sulla capacità di Nvidia di mantenere il proprio livello di ricavi e profitti, aveva proiettato Apple – dopo una lunga assenza – in testa alla classifica mondiale per market cap, facendole superare per la prima volta (anche se per un tempo limitato) la soglia dei 5 trilioni. Ma il clima è cambiato durante la presentazione quando, dopo l’annuncio dei brillanti risultati del trimestre (“Apple defies smartphone downturn with strong iPhone sales – Smartphone revenue rose more than a fifth as rivals struggle”, il primo articolo di FT in grande rilievo a pochi minuti dall’inizio della presentazione) Tim Cook ha annunciato con grande chiarezza i problemi che Apple avrebbe incontrato nei prossimi mesi (“Apple forecasts slower growth as AI build-out strains tech supply chains – CEO Tim Cook says impact of memory prices is set to worsen as he steps down” il nuovo titolo di FT), provocando la caduta del titolo del – 7% nell’”after-hours trading”.

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