Il concetto di sovranità è spesso associato al controllo dei dati o alla localizzazione delle infrastrutture. Tuttavia, esiste un elemento invisibile ma onnipresente che funge da vero “pilastro” per l’intero sistema: il tempo. Il controllo del tempo non è quindi solo una necessità tecnica, ma il presupposto fondamentale per esercitare una reale sovranità digitale.
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Sovranità digitale e indipendenza: perché il tempo è fondamentale?
Esiste una distinzione sottile ma cruciale tra questi due concetti: mentre la sovranità riguarda l’esercizio del controllo, l’indipendenza rappresenta la capacità di operare autonomamente. Su questa terminologia si sta ampiamente dibattendo e rappresentano due approcci che non si escludono tra di loro per avere il controllo delle infrastrutture e dei servizi digitali in determinati ambiti geografici. A prescindere quindi dal contesto, la sincronizzazione dei sistemi digitali è critica in differenti settori tra i quali si possono annoverare, oltre a quelli della ricerca e della difesa:
• Telecomunicazioni: fondamentale per il funzionamento del backbone e delle stazioni base 5G.
• Finanza: indispensabile per il trading ad alta velocità, dove la direttiva MiFID II impone la sincronizzazione con l’UTC per garantire audit trail precisi e tracciabili.
• Energia: necessaria per il monitoraggio e l’ottimizzazione della distribuzione (PMU), con requisiti di precisione inferiori al microsecondo.
• Cloud e AI: cruciale per la gestione delle architetture distribuite.
• Trasporti e Logistica: vitale per il controllo del traffico aereo e ferroviario, l’automazione e la localizzazione.
La vulnerabilità del GNSS: un rischio invisibile
Oggi, la stragrande maggioranza del tempo utilizzato nei sistemi digitali proviene dallo spazio tramite sistemi satellitari (GNSS – Global Navigation Satellite System) tra i quali il più diffuso è il GPS statunitense. I dati esatti non sono conosciuti ma alcuni riportano del 90% della sincronizzazione basato sui GNSS: si tratta di tecnologie satellitari che permettono di fornire, oltre che la localizzazione di un dispositivo ricevente, anche un segnale molto accurato di tempo, utile per la maggior parte delle applicazioni consumer e per molte di carattere industriale. Quando è richiesta un’accuratezza più elevata vengono utilizzati come riferimento gli orologi atomici (tipo quelli al cesio).
La dipendenza massiva dai sistemi satellitari nasconde rischi massicci. Il segnale GNSS può essere oggetto di interferenze casuali (attività solari, multipath) o attacchi volontari come il jamming (oscuramento del segnale) e lo spoofing (invio di segnali falsi). Esistono continue notizie di problemi di questo genere in varie parti del mondo, cosa più evidente nelle aree a più alta tensione geopolitica, come testimonia la mappa delle interferenze GPS che le evidenzia nelle varie parti del mondo su base giornaliera.
Un’interruzione del GNSS può causare perdite fino a 1 miliardo di euro al giorno. Se i satelliti smettessero di funzionare o venissero bloccati, i servizi inizierebbero a fallire a causa del “drift” (deriva) dei sistemi.
In ultimo, ma non meno importante, tutti i sistemi GNSS ad eccezione di Galileo, sono basati su una tecnologia non europea, il che pone interrogativi sulla tracciabilità della fonte e sulla ridondanza dei sistemi.
Standard e cybersecurity: la sicurezza inizia dal tempo
Le normative internazionali stanno già integrando il tempo come requisito di sicurezza. La necessità (e quindi l’obbligo) di implementare sistemi di sincronizzazione sicuri, affidabili e con l’opportuna accuratezza viene riportato, ad esempio, nelle seguenti normative:
- ISO27001:2022 che, nell’ambito della standardizzazione del cosiddetto Information Security Management Systems (ISMS), ha introdotto anche una attenzione sull’uso di sorgenti di tempo affidabili nei sistemi di processamento delle informazioni;
- NIS2, la nuova direttiva europea sulla cybersecurity che impone requisiti di sicurezza avanzati e sanzioni severe a enti e aziende, prevede che le entità coinvolte siano in grado di assicurare che tutte i loro sistemi abbiamo un’adeguata sincronizzazione nell’Articolo 21(2);
- MiFID II, il quadro normativo europeo che disciplina i mercati finanziari e i servizi di investimento, prevede che i soggetti impegnati nel trading debbano sincronizzare i propri orologi aziendali con il Tempo Coordinato Universale (UTC) per garantire un controllo preciso e tracciabile.
IEEE C37.118 uno standard sempre più adottato per la sincronizzazione dei sistemi di distribuzione dell’energia elettrica che prevede una accuratezza sotto il microsecondo per garantire errori sotto l’1%
In breve, è possibile affermare che la cybersecurity oggi inizia con la sicurezza e l’affidabilità del tempo.
Il ruolo degli Internet Exchange Points nella distribuzione del tempo
Al fine di mitigare le vulnerabilità precedentemente mostrate, alcuni Internet Exchange Point (IXP) europei hanno iniziato a fornire servizi di distribuzione temporale resilienti, sfruttando la propria neutralità, capillarità e prossimità alle reti degli operatori. Gli IXP stanno infatti emergendo come fornitori di “Time as a Service” neutrali e orientati al business, offrendo servizi basati su protocolli NTP e PTP e, ove necessario per raggiungere le migliori accuratezze, White Rabbit. Tra gli esempi più rilevanti si possono annoverare LINX, ESpanix, Netnod e AMS-IX. È particolarmente interessante evidenziare il contributo di Netnod in Svezia in quello che è stato etichettato come il “Modello Svedese” in cui la locale Autorità per le Poste e Telecomunicazioni (Post and Telecom Authority – PTS) ha richiesto di implementare dal 2025 un servizio di sincronizzazione ridondato, collocato in territorio svedese, per garantire l’opportuna resilienza ai soggetti che si basino sul solo GNSS o su fonti posizionate geograficamente oltre i confini svedesi: di fatto un evento pratico di implementazione di sovranità (e indipendenza) digitale.
Il servizio è gestito da Netnod, monitorato dal RISE (Istituto di Ricerca Svedese, attivo anche nella metrologia e certificazione) e finanziato dal PTS. Sono presenti sei nodi orari dislocati in diverse località della Svezia. Tutti i nodi vengono monitorati e sincronizzati continuamente per seguire l’UTC (SP). Ogni nodo orario dispone di due orologi atomici che generano scale temporali separate per garantire un’elevata disponibilità. Anche qualora un nodo perdesse completamente il contatto con tutte le sue fonti di riferimento, è previsto che sia in grado di mantenere l’ora entro limiti ristretti per mesi.
In Italia: TOP-IX, INRiM e sincronizzazione resiliente
In Italia TOP-IX ha iniziato da circa 10 anni ad affrontare le sfide legate alla disseminazione del riferimento temporale. Oggi TOP-IX garantisce l’erogazione di servizi temporali indipendenti e resilienti, assicurando la tracciabilità al UTC(IT) grazie alla collaborazione strategica con l’INRiM (l’istituto metrologico nazionale che mantiene il campione di tempo nazionale ed è attivo anche nella certificazione).
La soluzione tecnologica si basa sull’impiego del protocollo NTP per le necessità di base, affiancando soluzioni premium basate su PTP+SyncE per rispondere a requisiti di altissima precisione. Tale servizio abilita il soddisfacimento di rigidi obblighi normativi, inclusi i parametri definiti dalla MiFID II per la gestione delle operazioni finanziarie ad alta frequenza.
L’infrastruttura è progettata su un’architettura a nodi ridondati, dislocati presso i data center in cui TOP-IX è presente, al fine di salvaguardare la continuità operativa e l’affidabilità nella distribuzione del segnale. Il percorso evolutivo si è concretizzato con l’estensione della copertura su scala nazionale, consolidata attraverso partnership di rilievo con altri operatori del settore o contigui quali Aruba, VSIX e in ultimo, ma in modalità più strutturata, con NaMeX (all’interno della recente costituita ARGO Alliance che mira a promuovere un framework collaborativo atto a semplificare l’interconnessione e l’erogazione di servizi evoluti tra Internet Exchange, a supporto della crescita dell’intera community).
Conclusione: è tempo di agire
La resilienza non è un lusso, ma una politica necessaria. In un’era caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche e frammentazione digitale, la sicurezza delle infrastrutture critiche non può prescindere dall’accuratezza e dalla affidabilità dei sistemi di sincronizzazione temporale. Attraverso un approccio strategico che sappia combinare efficacemente le iniziative dal basso (bottom-up) con visioni e strategie istituzionali (top-down), diventa essenziale per le organizzazioni pubbliche e private adottare fonti di tempo terrestri, sicure e pienamente tracciabili. In questo contesto alcuni IXP hanno dimostrato di essere in grado di giocare un ruolo importante.
Affidarsi esclusivamente a soluzioni satellitari espone i network a rischi sistemici ed economici rilevanti, rendendo la diversificazione e la ridondanza delle sorgenti una priorità per la continuità operativa. Solo garantendo un riferimento temporale indipendente, stabile e conforme ai più severi standard normativi internazionali, il sistema paese e le singole entità possono realmente proteggere i propri asset strategici, consolidando così le fondamenta stesse della propria sovranità e indipendenza digitale nel lungo periodo.
















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