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Agenti AI nei team IT: perché il lavoro cambierà, ma non sparirà



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L’intelligenza artificiale non eliminerà automaticamente le professioni IT, ma ne cambierà responsabilità e competenze. Dagli Infrastructure & Operations alla cybersecurity, il valore si sposterà dall’esecuzione manuale alla supervisione degli agenti AI, alla governance, al controllo del rischio e alla capacità decisionale

Pubblicato il 27 ago 2026

Mike Anderson

Chief Information Officer, Netskope



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Ogni volta che si parla di intelligenza artificiale, il dibattito finisce inevitabilmente sulla stessa domanda: quali professioni spariranno? L’idea che l’AI possa sostituire rapidamente milioni di lavoratori è diventata quasi un luogo comune, ma nella maggior parte dei casi assisteremo a qualcosa di diverso: non alla scomparsa dei ruoli, ma alla loro profonda evoluzione.

Anche perché iniziano ad affiorare i primi interrogativi sulla reale convenienza economica di affidare tutto all’intelligenza artificiale. Gartner prevede, ad esempio, che entro il 2028 il costo dell’AI per lo sviluppo del software supererà lo stipendio medio di uno sviluppatore, a causa della crescita esponenziale del consumo di token. È un dato che invita a riflettere: l’AI continuerà certamente ad accelerare il lavoro, ma non renderà automaticamente superfluo il contributo umano.

Gli agenti AI nei team IT cambieranno il modello operativo

Ciò non significa che nulla cambierà, al contrario. Alcune funzioni aziendali subiranno trasformazioni radicali e i dipartimenti IT saranno tra i primi a sperimentarle. Per i CIO e i responsabili tecnologici la sfida non sarà soltanto adottare nuove tecnologie, ma preparare le persone e l’organizzazione a un modello operativo completamente diverso.

Lo sviluppo software sta già vivendo questa rivoluzione. Il prossimo ambito destinato a cambiare profondamente sarà quello dell’Infrastructure & Operations (I&O), cioè l’insieme dei team che oggi garantiscono il funzionamento quotidiano dell’infrastruttura IT: provisioning, gestione delle richieste di servizio, aggiornamenti, monitoraggio e risoluzione degli incidenti.

Gran parte di queste attività è basata su processi prevedibili e regole ben definite. Sono esattamente le attività in cui gli agenti di AI possono offrire il massimo valore. Nel giro di pochi anni sarà normale vedere sistemi autonomi capaci di soddisfare richieste operative, rilevare anomalie, identificarne le cause e intervenire automaticamente per risolverle.

Dal lavoro operativo alla governance degli agenti intelligenti

Il punto, però, non è che questi professionisti diventeranno inutili. Cambierà completamente la natura del loro lavoro. Il loro compito non sarà più eseguire le operazioni, ma governarle. Non saranno più chiamati principalmente ad amministrare l’infrastruttura, ma dovranno governare gli agenti intelligenti che amministrano l’infrastruttura stessa.

È un cambiamento apparentemente sottile, ma destinato a modificare profondamente le competenze richieste. Supervisione, governance, capacità di valutazione e senso critico diventeranno qualità molto più importanti rispetto all’esecuzione manuale delle attività operative.

Quando una richiesta di accesso viene approvata in pochi secondi da un agente AI o un’interruzione di servizio viene risolta prima ancora che qualcuno riceva una notifica, aumenta inevitabilmente la necessità di definire regole rigorose su ciò che questi sistemi possono fare autonomamente. Il rischio è evidente: un agente capace di risolvere un problema può anche concedere autorizzazioni errate o provocare lui stesso un malfunzionamento se non è stato progettato, configurato e controllato correttamente.

Sicurezza e Agentic Platform Engineering al centro

Per questo motivo la sicurezza non può essere un elemento aggiunto successivamente, ma deve rappresentare il principio guida nella progettazione degli agenti AI.

È proprio da questa esigenza che sta emergendo una nuova disciplina: l’Agentic Platform Engineering. Si tratta di un approccio che mette al centro la progettazione delle piattaforme, delle regole di governance e degli strumenti di osservabilità necessari per consentire a intere flotte di agenti AI di operare in modo sicuro, controllato e affidabile.

Questa evoluzione richiederà anche un cambiamento culturale all’interno delle organizzazioni. Per molti anni il valore dei team IT è stato misurato soprattutto sulla capacità di intervenire rapidamente e risolvere problemi operativi. In uno scenario in cui gran parte delle attività verrà automatizzata dagli agenti AI, il valore si sposterà invece sulla capacità di definire regole, verificare che i sistemi agiscano nel rispetto delle policy aziendali e intervenire quando gli algoritmi si trovano davanti a situazioni inattese. Saranno quindi sempre più importanti competenze trasversali come il pensiero critico, la gestione del rischio e la capacità di prendere decisioni informate, qualità che continueranno a rappresentare un vantaggio competitivo difficilmente replicabile dall’intelligenza artificiale.

Le competenze umane resteranno decisive

Le figure professionali di maggiore valore saranno quelle in grado di definire il comportamento degli agenti, comprenderne le deviazioni rispetto alle aspettative e trasferire nei sistemi quell’esperienza maturata negli anni che nessun modello di intelligenza artificiale può acquisire autonomamente.

Allo stesso tempo diventeranno ancora più strategiche le persone capaci di stabilire quali iniziative meritano davvero di essere sviluppate. Quando l’esecuzione diventa quasi istantanea, il vero vantaggio competitivo non è più fare le cose velocemente, ma scegliere quelle giuste da realizzare.

Cybersecurity e agenti AI: nuovi rischi da governare

Questa trasformazione non riguarderà soltanto i team Infrastructure & Operations. Anche la cybersecurity cambierà profondamente. Le attività quotidiane dei team di sicurezza saranno sempre più orientate a verificare che gli agenti AI integrati nei processi aziendali operino nel rispetto delle policy previste. I gruppi dedicati alla risposta agli incidenti dovranno imparare a comprendere il comportamento degli agenti autonomi e ad aggiornare metodologie e playbook investigativi. Parallelamente, chi oggi si occupa di testare la sicurezza delle applicazioni dovrà acquisire nuove competenze: analizzare una vulnerabilità software è molto diverso dal valutare come un agente AI reagisce a istruzioni malevole, tentativi di manipolazione o attacchi di prompt injection.

Il futuro dei team IT dipenderà dalla capacità di guidare l’automazione

La vera rivoluzione, quindi, non consiste nella scomparsa delle professioni IT. Consiste nello spostamento del valore verso competenze che nessuna AI è in grado di sostituire facilmente: supervisione, capacità decisionale, esperienza operativa e giudizio. Le organizzazioni che inizieranno oggi a sviluppare queste competenze saranno quelle meglio preparate ad affrontare un futuro in cui gli agenti AI diventeranno parte integrante dell’operatività quotidiana. In un mondo governato sempre più dall’automazione, sarà proprio la capacità umana di guidarla a fare la differenza.

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