Le popolazioni hanno abitato il Mondo, antropizzandolo con gli strumenti che avevano a disposizione.
Nel corso del tempo l’uomo ha modificato il territorio seguendo le proprie necessità abitative e produttive, a volte ottimizzandone le risorse ed altre volte invece non considerandole in maniera adeguata; quindi, non sempre rispettandone le caratteristiche, le potenzialità, le necessità e le fragilità ambientali.
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Antropizzazione del territorio prima della rivoluzione industriale
Prima della rivoluzione industriale, l’urbanizzazione dei territori e le scelte architettoniche erano condizionate dal contesto ambientale. Le forme erano plasmate in funzione delle caratteristiche bioclimatiche dei luoghi: la muratura in pietra o laterizio veniva realizzata in spessori elevati e perciò l’ inerzia termica delle pareti rallentava il passaggio del caldo e del freddo; nelle zone meno piovose si realizzavano tetti a terrazza per convogliare l’acqua piovana in cisterne; nelle zone nevose i tetti invece erano molto spioventi per evitare che la neve ghiacciata stazionasse sulle falde, lesionandole a causa del suo peso.
Successivamente, il progresso tecnologico ha permesso maggiore libertà portando, a volte, alla realizzazione di edifici svincolati dal proprio contesto che richiedono perciò energia per poter essere vivibili. Impianti volumetrici imponenti, soluzioni architettoniche intrepide e scelte scenografiche sorprendenti, hanno portato nel tempo alla comparsa di tipologie architettoniche fuori contesto, come tra le tante, baite vista mare, piscine tropicali tra le nevi, grattacieli di vetro nel deserto, castelli bavaresi in città.
Al contempo, esistono molti esempi di realizzazioni ardite appartenenti al territorio ed integrate nel paesaggio, a testimoniare che la disponibilità di accesso alla tecnologia unita alle buone pratiche ottimizzi le esigenze espresse dagli attori del processo progettuale, assolvendone ogni istanza tecnica, formale e procedurale e dando ampio spazio alla creatività.
Antropizzazione e nascita degli insediamenti stabili
Quindi, alcune tra le grandi scoperte succedutesi nei secoli, hanno condizionato maggiormente le scelte legate alle modalità di antropizzazione del Mondo, a partire dalla comparsa dell’uomo sulla Terra ed alla contestuale formazione del suo pensiero creativo con il quale analizza il rapporto tra le proprie necessità e quelle dell’ambiente che lo circonda.
I primi Ominidi appaiono sulla Terra all’inizio del Paleolitico tra 2,7 e 2 milioni di anni fa[1], si associano in piccoli gruppi resi nomadi dalla necessità di procurarsi cibo seguendo le mandrie selvagge e le stagioni. Il loro riparo dalla notte e dalle intemperie erano anfratti rocciosi, alberi frondosi oppure piccole capanne temporanee, impermanenti per natura; perciò, la loro presenza non antropizzava il territorio.
Con essi germinano la Cultura, ovvero l’attitudine alla progettualizzazione nel trasformare un’idea astratta in un piano concreto e il simbolismo, rappresentato dalla necessità artistica di raffigurare l’essenza della realtà, svincolandola dal contesto. Quest’ultima testimoniata dalla potenza visiva delle pitture rupestri che raffigurano scene di caccia policrome rese in maniera grafica e dinamica, rinvenute nelle grotte di Lascaux in Francia[2] ,datate 15.000 anni fa e di Altamira in Spagna[3], datate tra 13.000 e 10.000 anni fa, ovvero alla fine del periodo Paleolitico.
Fuoco, agricoltura e primi insediamenti
Esempi questi di antropizzazione artistica, nei quali gli elementi naturali, in questo caso rappresentati dalle rocce, vengono modificati in quanto utilizzati come fondo per raffigurazioni artistiche: colori vividi sorprendentemente arrivati fino a noi e forme stilizzate in maniera a noi contemporanea, testimoniano che il talento, cioè la capacità di sintetizzare ed esprimere una visione, è trasversale e attraversa il tempo rimanendo immutato nel linguaggio e nella lettura: il legame universale che unisce gli Artisti, la stirpe primigenia capace rendere il corpo dei sogni.
La scoperta che da inizio all’antropizzazione del territorio è il controllo del fuoco. In riferimento al fenomeno generato dai fulmini, essa risale a un milione e mezzo di anni fa ma la domesticazione del fuoco avvenne quattrocentomila anni fa, quando un gruppo di uomini di Neanderthal accese deliberatamente dei falò in Inghilterra.[4] Da quel momento in poi le fiamme smisero di essere percepite come conseguenze imprevedibili e disastrose della furia della natura, per diventare uno strumento domestico. L’uomo, divenuto in grado di creare calore e luce dove non c’erano, è in grado di emanciparsi rispetto alle caratteristiche del contesto perciò sceglie dove abitare.
I primi insediamenti umani stabili comparvero in Mesopotamia, circa ventitremila anni fa come conseguenza dello sviluppo dell’agricoltura[5] e dell’ allevamento [6] che determinarono l’abbandono del nomadismo a favore della stanzialità. Il nuovo modo di procurarsi il cibo, rappresentato da una disponibilità regolare legata alle coltivazioni ed alla cura degli armenti, libera molti dei piccoli gruppi nomadi dalla necessità di seguire i branchi di animali selvaggi nei loro spostamenti sul territorio così come di seguire il corso delle stagioni per procurarsi le bacche. Le piccole comunità utilizzano il fuoco per disboscare e creare aree adatte alle coltivazioni ed all’allevamento. I nuovi insediamenti stanziali nascono anche a seguito dell’osservazione e dell’implementazione dei cicli della natura. L’uomo sviluppa infatti la pratica di custodire i semi e metterli a dimora, per lo più nelle pianure rese fertili dalla presenza dell’acqua, perciò lungo il corso dei fiumi che offrono un altro modo di procurarsi il cibo in maniera stanziale, ovvero la pesca.
Antropizzazione tra ruota, opifici e strade
Piccole concentrazioni di paesaggio incominciano quindi a perdere la spontaneità tipica della natura selvaggia a favore di una configurazione ordinata, legata all’utilizzo del terreno come luogo abitato.
La possibilità di incrementare le lavorazioni delle derrate alimentari prodotte così come la costruzione di manufatti fu resa possibile dal perfezionamento della ruota, che venne scoperta nel periodo Neolitico[7], oltre 7000 anni fa, probabilmente osservando il rotolamento dei tronchi. In seguito, fu perfezionata con l’inserimento di un perno di rotazione al centro di un disco pieno. Inizialmente fu utilizzata in agricoltura per la lavorazione di olive e grano, poi in manifattura sotto forma di tornio per la lavorazione dell’argilla e solo in seguito per la costruzione dei primi carretti adatti a trasportare merci.
Le lavorazioni artigianali ampliarono la tipologia dell’edificato, aggiungendo i luoghi di lavoro alle residenze e l’utilizzo dei primi carri impose la necessità di avere dei percorsi più o meno livellati per effettuare il tragitto.
Rivoluzione industriale e antropizzazione delle città
Quindi opifici e strade furono i primi segni di antropizzazione significativa; i piccoli centri abitati si espandevano ospitando edifici dedicati al commercio come frantoi, mulini e botteghe dei vasai, mentre cominciavano ad apparire sul territorio dei tracciati di collegamento tra le residenze e le attività manifatturiere.
Molti secoli dopo, la chiave di volta nel processo di antropizzazione fu la disponibilità massiccia di nuove tecnologie offerte dalla Rivoluzione Industriale.
Fabbriche, infrastrutture e inquinamento
Anche se la capacità di produrre il movimento tramite la produzione di vapore risale al I sec D.C.[8] , l’Eolipila di Erone fu considerata probabilmente solo come una curiosità perché non venne finalizzata alla produzione di lavoro meccanico. Nel 1690 il fisico francese Denis Papin elaborò una macchina a vapore, molto semplice, poco potente, ma perfettamente funzionante, che trovo qualche impiego pratico nella realizzazione di pompe per l’acqua. Fu solo tra 1765 e il 1781 che uno scienziato scozzese James Watt[9], studiando le scoperte precedenti, ideò e perfezionò la macchina a vapore dando inizio alla rivoluzione industriale che cambiò radicalmente il volto dei territori.
Gli opifici divennero fabbriche, gli insediamenti divennero città.
Il tasso di urbanizzazione delle città aumentò vertiginosamente a causa della possibilità di lavoro offerta dalle fabbriche; i tracciati divennero strade carrabili e ferrovie, che portarono ad uno sviluppo vertiginoso del commercio. L’agricoltura si ampliò in produzioni su larga scala, così anche i territori di campagna furono organizzati in impianti produttivi e perciò maggiormente urbanizzati.
Le fabbriche incominciarono a produrre fumi per la combustione delle macchine industriali e scorie di lavorazione dando inizio ai fenomeni di inquinamento che antropizzarono anche l’aria, l’acqua e il terreno.
Le attività produttive e commerciali si stabilirono in prossimità dei grandi centri urbani. Alle città si aggiunsero nuove tipologie di edifici legati alla produzione di manufatti. Gli opifici divennero fabbriche, edifici di dimensioni elevate e distribuzioni interne complesse, atte a contenere l’intero processo produttivo a partire dalla direzione, per passare agli uffici, agli spazi per l’approvvigionamento e lo stoccaggio delle materie prime, alla produzione vera e propria, allo stoccaggio del prodotto finito, fino ad arrivare alla logistica legata alla distribuzione. Gli operai, organizzati in turni di lavoro, avevano la necessità di abitare nelle vicinanze della fabbrica, perciò, nacquero interi quartieri residenziali completi di servizi integrati come scuole, negozi, servizi ricreativi e Chiese.
Antropizzazione urbana tra elettricità e comunicazione
Nello stesso periodo, lo sviluppo tecnologico permise di modificare la temperatura interna degli ambienti riscaldandoli [10] oppure refrigerandoli,[11] svincolando le dimore degli uomini dal contesto ambientale, come già in riferimento al calore, avvenne per la scoperta del fuoco nel Paleolitico. Quindi nel tempo, anche i luoghi considerati fino ad allora impervi a causa del clima, subirono una forte urbanizzazione.
Anche se il primo dei sette sapienti, Talete da Mileto nel I sec A.C. notò che l’ambra, se strofinata, avesse la capacità di attrarre piccoli corpi leggeri[12], durante il XIX secolo lo sviluppo dell’elettrotecnica [13] consentì la distribuzione dell’energia elettrica sul mercato, illuminando le Città ed eliminando le distanze geografiche con la comunicazione vocale in tempo reale. La luce artificiale dove era il buio e il contatto vocale dove era non era possibile per distanza geografica, diedero il loro forte contributo allo sviluppo dell’antropizzazione, favorendo l’edificazione lontana dai centri abitati.
Antropizzazione e rivoluzione informatica
Nel 1834 Antonio Meucci inizia a lavorare al progetto del telefono. Nel 1876 Alexander Graham Bell brevettò l’invenzione del telefono avendo esaminato i disegni di Meucci. (Nel 2022 il Congresso degli Stati Uniti ha ammesso che Meucci fu l’inventore del telefono.)[14] Nel 1946 la Bell System produsse i telefoni da installare sulle autovetture. Nel 1973 Motorola effettuo la prima chiamata da un telefono cellulare e nel 1983 commercializza il primo modello di telefono cellulare. Nel 1994 IBM distribuisce il primo proto-smart phone. Nel 2007 Apple porta sul mercato il primo IPhone.[15]
Probabilmente l’invenzione più importante del Novecento è il computer. Il suo percorso inizia nel 1934 con il matematico inglese Alan Mathison Turing[16] e continua nel 1943 sempre con Turing e l’ingegner Tommy Flowers[17], per calcolare ed elaborare informazioni militari, si evolve miniaturizzandosi e nel 1976 diventa un elaboratore di dati ad uso domestico: con l’Apple 1 si entra infatti nell’era del personal computer aperta dagli americani Steve Jobs e Stephen Wozniack. È l’inizio della rivoluzione informatica che cambierà le abitudini degli uomini e con esse il volto del Mondo.
Il computer ha reso obsoleti gli archivi cartacei e di conseguenza gli indotti legati ad essi si sono contratti, comportando il cambiamento della domanda riguardo alla tipologia degli spazi dedicati al lavoro.
La richiesta di uffici si è andata perciò progressivamente alleggerendo dalla necessità di disporre della contiguità tra gli spazi di lavoro e rappresentanza ed i grandi locali dedicati allo stoccaggio della documentazione cartacea elaborata in precedenza. La situazione è stata acuita dall’innalzarsi della richiesta di uffici in zone centrali, che ha determinato un’offerta economica elevata. Quindi gli ambienti di archivio spesso diventano richiesti in posizione dislocata rispetto all’ubicazione degli uffici, in zone meno costose. I grandi immobili nati per uso ufficio, ubicati al centro delle città, completi di ogni spazio accessorio e ad uso esclusivo di un unico soggetto imprenditoriale, progressivamente vengono riconvertiti e divisi in ambienti dedicati a più soggetti, ognuno dei quali fruisce di una porzione ad uso esclusivo.
Dall’Apple 1 in poi la tecnologia dei personal computer si è evoluta permettendo l’elaborazione digitale di testi, numeri, immagini, disegni e contenuti multimediali, connettendosi con gli smartphone che ne sono diventati la naturale prosecuzione, in quanto permettono le stesse operazioni in maniera semplificata. La rivoluzione informatica ha determinato un nuovo salto di scala, dando la possibilità ai professionisti di assolvere anche da soli alle figure che prima erano riservate ad altri come segretari, assistenti, grafici e contabili.
Internet, lavoro e spazi condivisi
I grandi ambienti progettati per il lavoro d’ufficio si sono perciò lentamente spopolati e spesso sono stati ristrutturati per accogliere le nuove richieste tipologiche. I centri urbani sono stati investiti dal processo di riconversione del patrimonio edilizio a seguito del diradamento del personale legato alle attività d’ufficio e di conseguenza delle attività commerciali dell’ indotto legato ad esse.
La rivoluzione informatica che inizia gli anni ’70 comprende l’elaborazione di una rete che negli anni ‘90[18] viene resa accessibile al pubblico: un’architettura di sistema identificata come la “rete delle reti” in grado di connettere tutti i computer del mondo. Attualmente si stima che siano circa sei miliardi le persone connesse alla rete, cioè quasi i tre quarti dell’intera popolazione mondiale.[19]
Internet ha implementato la comunicazione in tempo reale aggiungendo la ripresa video, imprimendo così un’impennata repentina ai cambiamenti legati al rapporto tra attività e spazi di lavoro che erano già in corso da tempo.
Lo spazio di lavoro arriva a poter coincidere con lo spazio residenziale. Spesso, perciò, la tendenza dell’ultimo periodo ha visto l’attenzione alla risistemazione degli arredi oppure alle ristrutturazioni degli interni, al fine di creare spazi svincolati dalla routine domestica.
La possibilità di eseguire videochiamate utilizzando cuffie e microfono completata dall’opportunità di alterare lo sfondo dell’inquadratura ha portato alla possibilità di isolarsi completamente rispetto al contesto, aprendo ad una nuova concezione degli spazi di lavoro condivisi per professionisti denominati co-working. “…Attività di lavoro caratterizzata dalla compresenza in uno spazio fisico condiviso di più liberi professionisti che collaborano tra di loro anche in remoto, mettendo reciprocamente a disposizione le proprie competenze specifiche; in senso concreto, lo spazio fisico da condividere con altre persone per condurre un’attività lavorativa improntata alla collaborazione.”[20]
Antropizzazione, architettura e qualità dell’abitare
Dal punto di vista urbanistico ed architetturale, il contenitore rimane lo stesso ma viene ristrutturato per offrire ambienti piuttosto grandi, variamente distribuiti e completi di funzioni annesse, come piccole stanze per incontri privati, aree ristoro e servizi igienici, anch’essi condivisi. Una tendenza che denota la presenza di molti professionisti che lavorano in autonomia ma sentono la necessità di uscire dall’isolamento del proprio studio professionale, per creare nuove reti di collaborazione.
Anche dopo questa corsa fenomenale, l’essere umano per fortuna è rimasto lo stesso. La qualità della sua vita migliora notevolmente se è ben inserito nel contesto che gli appartiene, come gli ominidi, segue ancora la fonte del suo approvvigionamento in gruppo, piccolo o grande che sia. Vive in un ambiente disegnato dall’Urbanistica, definito dall’Architettura, arredato dal Design e allestito dalla Scenografia. Il Progettista ha la grande responsabilità di dare corpo alla Qualità dell’Abitare del suo Committente e del contesto in quale opera.
Antropizziamo il Mondo vivendoci. Scriviamo uno dei capitoli della sua Storia. Sentendocene orgogliosi potremmo forse trovare maggiori risorse per razionalizzare le difficoltà oggettive quotidiane legate alle contingenze, diventando così in grado di innescare un moto perpetuo al miglioramento, spinto dalla consapevolezza e dall’ indirizzo al bene comune, che vede tra i suoi obiettivi primari la salvaguardia del Pianeta al quale apparteniamo, la nostra Terra.
Note
[1]https://www.treccani.it/enciclopedia/paleolitico/ ↩
[2]https://www.treccani.it/enciclopedia/lascaux/ ↩
[3]https://www.treccani.it/enciclopedia/altamira/ ↩
[4]https://www.nationalgeographic.it/quando-abbiamo-iniziato-a-usare-ilfuoco#:~:text=Sulla%20base%20di%20una%20serie,Inghilterra%20 circa%20400.000%20anni%20fa.&text%E2%80%A6 ↩
[5]https://www.treccani.it/enciclopedia/agricoltura_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[6]https://www.treccani.it/enciclopedia/allevamento_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[7]https://www.treccani.it/enciclopedia/ruota_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[8]https://www.treccani.it/enciclopedia/macchina-a-vapore_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[9]https://www.treccani.it/enciclopedia/rivoluzione-industriale/ ↩
[10]https://www.treccani.it/enciclopedia/riscaldamento_(Enciclopedia-Italiana)/ ↩
[11]https://www.treccani.it/enciclopedia/frigoriferi-e-condizionatori_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[12]https://www.treccani.it/enciclopedia/elettricita/ ↩
[13]https://www.treccani.it/enciclopedia/l-ottocento-fisica-tecnologie-dell-elettricita_(Storia-della-Scienza)/ ↩
[14]https://www.treccani.it/enciclopedia/telefono_(Enciclopedia-dei-ragazzi)/ ↩
[15]https://www.treccani.it/90anni/parole/1985-telefono-cellulare.html ↩
[16]https://www.treccani.it/enciclopedia/macchina-di-turing_(Enciclopedia-della-Matematica)/ ↩
[17]https://www.historyhit.com/tommy-flowers-the-unsung-hero-who-built-the-worlds-first-computer/ ↩
[18]https://www.britannica.com/technology/Internet ↩
[19]https://www.lanazione.it/pontedera/cronaca/i-numeri-della-rete-che-2ac0e1d1 ↩
[20]https://www.treccani.it/vocabolario/coworking_%28Neologismi%29/ ↩












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