Anticipazioni 2015

Il mercato IT per il Public Sector: nulla di buono all’orizzonte

L’Osservatorio Netics rende noti i dati di previsione per il mercato IT del Public Sector. A parte la Sanità, niente di cui essere soddisfatti. Prevale la prudenza lato domanda e il disincanto lato offerta

Pubblicato il 05 Gen 2015

Paolo Colli Franzone

Fondatore di NetSquare srl e IMIS

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Il mercato IT per il Public Sector: nulla di buono all’orizzonte

Rilasciati i dati di previsione per il mercato IT del Public Sector 2015, dopo una survey telefonica che ha coinvolto un’ottantina di CIO di enti della PA centrale, Regioni e grandi Comuni (budget complessivo del panel coinvolto nella survey: oltre il 60% della spesa IT complessiva della PA italiana).
Partiamo subito dal fondo: non si prospetta niente di particolarmente buono.

Crolla la voce “CapEx”: – 9,3% rispetto a un 2014 che già non era stato particolarmente brillante.
Ma il dato che fa quasi impressione è il calo delle CapEx nelle Regioni e nei grandi Comuni del Centro-Nord, quelli tradizionalmente appartenenti al “club dei big spender”: si arriva a un drammatico -35% in ben 4 amministrazioni con budget IT 2014 superiori ai 40 milioni.
Il calo delle OpEx è più contenuto, ed ha interamente a che fare con le politiche di spending review: siamo intorno al 4,5%, con una situazione praticamente identica in tutte le macroaree geografiche.
Tradotto in cifre assolute, tutto questo significa una perdita di circa 140 milioni di euro. Al netto (è bene dirlo) da ulteriori eventuali correzioni in diminuzione per effetto di incapacità di spesa: il triste gap fra somme impegnate e somme effettivamente spese, fenomeno che colpisce soprattutto le Regioni e gli enti locali del Mezzogiorno.

Continua la caduta libera delle tariffe per professional services, in un contesto che già vede l’Italia tristemente al fondo della classifica europea: le amministrazioni continuano a “spremere” i fornitori, essendo a loro volta “spremute” dai provvedimenti a taglio lineare.
La sensazione è che questa caduta libera non possa continuare più di tanto, salvo ricorrere a “trucchetti” (aumentare il numero delle giornate teoriche affidate) o a fornitori in stato comatoso disposti al dumping pur di fatturare.
Ma in entrambi i casi, entriamo nella sfera delle worst practices che vorremmo francamente evitare.

Pur di risparmiare, molti CIO rincorrono la chimera delle migrazioni all’open source nonostante comincino a circolare in abbondanza casi di studio che evidenziano il contrario: si insegue il risultato immediato (il taglio dei costi di licenza) evitando di considerare le ricadute sul TCO nel medio periodo.

Risutla complessivamente limitato, ancorchè assolutamente encomiabile, l’effetto Consip: secondo i CIO intervistati, il reale risparmio a quantità e qualità invariata di beni e servizi acquistati (per effetto quindi del potere negoziale nei confronti dei fornitori) si assesta intorno a un 2% rispetto al budget complessivo. Se in termini assoluti il “vantaggio Consip” è significativo (con picchi di risparmio conseguito vicini al 18%), l’effetto complessivo è limitato in considerazione del fatto che sono basse in assoluto le quantità di beni acquistati (PC, stampanti, licenze d’uso per prodotti industry standard).

Le previsioni dei CIO sono abbondantemente condite da considerazioni dove prevale il concetto dello “stare a guardare”: non si investe un po’ perchè ci sono meno risorse e un po’ perchè mancano certezze rispetto alle linee di evoluzione delle strategie governative in materia di digitalizzazione della PA.
Non si investe nel data center perchè non si sa che fine faranno i piani di razionalizzazione dei CED pubblici; non si investe sul Cloud in attesa di capire cosa succederà con la gara SPC; e così via.

Anche l’offerta, in qualche modo, “sta a guardare”: investimenti sempre più limitati, sconcerto di fronte a un contenzioso amministrativo che sta raggiungendo volumi preoccupanti e costi insostenibili, difficoltà da parte delle multinazionali a “far capire le stranezze italiane” alle rispettive case madri.
Prevale una sorta di disincanto, associato a prudenza negli investimenti in marketing e comunicazione.

Un quadro non propriamente roseo, per un 2015 rispetto al quale non possiamo che fare il tifo più sfegatato per chi ha nelle sue mani il “Piano Crescita Digitale”, con la speranza che dalla carta e dalle slides si passi finalmente all’execution.

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