Scaricare i certificati di stato civile è diventata una possibilità concreta per molti cittadini italiani grazie all’integrazione tra ANSC e ANPR. Dal 31 marzo 2026, per gli atti formati digitalmente dopo l’adesione del Comune alla piattaforma, il certificato può essere scaricato direttamente dal portale nazionale senza passare dallo sportello.
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Cos’è l’ANSC: non solo un’app, un’infrastruttura di Stato
Proviamo a fare un gioco mentale. È martedì mattina, un cittadino ha bisogno del certificato di nascita per una pratica che non può aspettare. Fino a qualche anno fa il copione era scritto: fila allo sportello dell’anagrafe, modulistica, eventuale marca da bollo, attesa. Dal 31 marzo 2026, se quel certificato è stato formato digitalmente dal proprio Comune dopo la sua adesione all’ANSC, il cittadino può scaricarlo in autonomia dal portale dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, autenticandosi con SPID, CIE o CNS, senza mettere piede in Comune, senza aspettare, gratuitamente.
Non è una promessa futura o uno scenario pilota. È già realtà.
Eppure scommetto che la maggior parte dei cittadini italiani non lo sa. E scommetto, purtroppo con meno margine di incertezza, che molti Comuni non lo hanno ancora comunicato. In questo articolo proviamo a ricostruire cosa è l’ANSC, cosa è cambiato con la Circolare DAIT n. 37 del 30 marzo 2026, e cosa possono fare concretamente i Comuni per non sprecare questa occasione.
Che cosa rende possibile i certificati di stato civile online
L’ANSC, Archivio Nazionale informatizzato dei registri dello Stato Civile, è la componente dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) dedicata alla gestione digitale degli atti di stato civile. È una piattaforma unica e centralizzata, accessibile a tutti i Comuni italiani, che permette di gestire digitalmente le operazioni relative all’iscrizione, trascrizione, annotazione, conservazione e comunicazione degli atti nei registri dello stato civile: nascite, matrimoni, unioni civili, cittadinanze, decessi.
Il progetto ha radici normative precise. La Legge n. 125/2015 aveva già disposto che l’ANPR contenesse l’archivio nazionale dello stato civile, centralizzando in un’unica piattaforma gestita dal Ministero dell’Interno quello che fino ad allora era un mosaico di registri cartacei tenuti da ogni singolo Comune. Il Decreto interministeriale del 18 ottobre 2022, adottato ai sensi dell’art. 62, comma 6-bis del CAD, ha poi definito le modalità operative di questo passaggio. La piattaforma è stata sviluppata da Sogei in qualità di partner tecnologico del Ministero.
Come i Comuni alimentano la piattaforma
Ogni Comune può scegliere tra due modalità di adozione:
Le modalità operative disponibili per i Comuni
• la web application (WA): l’ufficiale di stato civile accede direttamente alla piattaforma tramite un sito web dedicato, accessibile e fruibile gratuitamente da tutti i Comuni;
• il sistema gestionale comunale aggiornato: il Comune continua a usare il proprio gestionale, opportunamente adeguato per integrarsi con i servizi cooperativi dell’ANSC tramite web services.
È ammesso anche un utilizzo ibrido: il Comune può lavorare con il proprio gestionale e riservare la web application per operazioni specifiche, avendo sempre accesso a entrambe. In entrambi i casi, l’ufficiale di stato civile opera in digitale su tutti gli ambiti: iscrizione degli atti, comunicazione ai fini della trascrizione, registrazione delle annotazioni, comunicazioni verso altre amministrazioni, ricezione di notifiche da altri Comuni, consultazione degli atti su scala nazionale, rilascio di certificati e copie, gestione delle richieste di estratti, archiviazione e conservazione digitale degli atti.
Non è quindi un semplice cambio di formato. È una trasformazione nel modo stesso in cui gli atti vengono prodotti, firmati e conservati, con pieno valore legale garantito dalla firma digitale dell’ufficiale di stato civile e dall’archiviazione nella piattaforma nazionale.
Perché i certificati di stato civile online non sono più una sperimentazione: i numeri dell’adesione
L’adesione dei Comuni è stata sostenuta dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale con circa 50 milioni di euro stanziati attraverso l’Avviso 1.4.4 del PNRR (Misura 1.4 “Servizi e Cittadinanza Digitale”). I contributi forfettari erano differenziati per fascia demografica: da circa 3.900 euro per i Comuni sotto i 2.500 abitanti fino a oltre 25.000 euro per le città più grandi. Il risultato, a distanza di due anni, è netto: oltre il 95% dei Comuni italiani ha aderito all’ANSC, coprendo circa il 90% della popolazione residente. Più di 7.000 Comuni hanno scelto lo stato civile digitale, e nel sistema sono stati formati oltre 700.000 atti digitali con piena valenza giuridica.
Non è un cantiere ancora aperto: è un’infrastruttura operativa, matura, che produce effetti legali ogni giorno. Il problema è che quasi nessun cittadino ne conosce l’esistenza.
Cosa è cambiato dal 31 marzo 2026: la Circolare DAIT n. 37
Fino al 30 marzo 2026, l’ANSC era essenzialmente uno strumento ad uso interno degli uffici demografici: gli ufficiali di stato civile potevano formare e gestire gli atti in digitale, ma il cittadino continuava a ricevere certificati ed estratti passando fisicamente dallo sportello comunale. Con la Circolare DAIT n. 37 del 30 marzo 2026, firmata dalla Direttrice Centrale Teresa De Vito, si attiva la fase successiva: il servizio online diretto per i cittadini.
Dal 31 marzo, sul portale dell’ANPR è disponibile il servizio “Certificati ed estratti”, arricchito di due nuove sezioni: “Certificati dello stato civile” ed “Estratti dello stato civile”. La circolare precisa esplicitamente che il servizio è una modalità aggiuntiva rispetto a quanto già erogato allo sportello dai Comuni aderenti all’ANSC. Non sostituisce lo sportello: lo affianca. Ma è un affiancamento che cambia radicalmente l’esperienza del cittadino.
Come funzionano i certificati di stato civile online per il cittadino
La sezione “Certificati dello stato civile” consente al cittadino di scaricare in autonomia, in formato digitale, i certificati di nascita, matrimonio o unione civile. L’accesso avviene tramite l’area riservata del portale ANPR con SPID, CIE o CNS. Si possono richiedere certificati per sé stessi o per i figli minorenni appartenenti alla medesima famiglia anagrafica.
Il certificato emesso in formato digitale viene generato dal sistema e reca il sigillo elettronico qualificato del Ministero dell’Interno, che sostituisce la firma dell’ufficiale di stato civile per i certificati erogati online. Su ogni pagina è presente un QR Code che rimanda a un URL per la verifica della corrispondenza del documento con la copia analogica. I certificati sono esenti da imposta di bollo ai sensi dell’art. 7, comma 5, della Legge n. 405/1990.
Qui va fatto un chiarimento importante, che la stessa circolare sottolinea in modo esplicito e che i Comuni dovranno trasmettere con precisione ai propri cittadini: il servizio riguarda esclusivamente i certificati e gli estratti riferibili ad atti formati in modalità digitale dopo l’adesione del Comune all’ANSC. Gli atti formati analogicamente in precedenza continuano a essere rilasciati esclusivamente allo sportello. Non è quindi un servizio retroattivo o universale: vale per gli atti digitali, la cui quota cresce ogni giorno man mano che nuovi eventi vengono registrati nel sistema.
Quando il rilascio dei certificati digitali richiede valutazione umana
La sezione “Estratti dello stato civile” funziona in modo diverso rispetto ai certificati. Il decreto istitutivo dell’ANSC non prevede il rilascio automatico degli estratti perché, come chiarisce la circolare, è necessaria un’attività di valutazione da parte dell’ufficiale di stato civile: taluni dati contenuti nei registri possono non essere ostensibili in base alla disciplina di settore.
Il flusso è il seguente: il cittadino accede al portale, seleziona il soggetto per cui richiede l’estratto (sé stesso o un figlio minorenne della medesima famiglia anagrafica), indica l’atto di stato civile di riferimento, la tipologia, per riassunto o per copia integrale, e la motivazione della richiesta. Il sistema inoltra la richiesta al Comune competente, ossia quello di formazione dell’atto. L’ufficiale di stato civile esamina e può concludere l’iter con l’emissione dell’estratto, con una richiesta di informazioni aggiuntive, oppure con un rifiuto motivato.
L’esito è disponibile sul portale oppure comunicato via email all’indirizzo registrato nel profilo utente. Anche gli estratti sono esenti da imposta di bollo e recano QR Code, sigillo elettronico qualificato e, in aggiunta rispetto ai certificati, la firma remota qualificata dell’ufficiale di stato civile competente all’emissione. Una nota operativa rilevante: la copia analogica degli estratti scaricata dal sistema ma rilasciata allo sportello comunale non deve essere ulteriormente sottoscritta dall’ufficiale, poiché l’originale digitale risulta già firmato.
Dove trovare supporto per la gestione del servizio da parte dei Comuni
La Circolare DAIT n. 37 fornisce anche le coordinate per gli uffici. La guida operativa per la gestione del servizio da parte dei Comuni è disponibile nella sezione “Area tecnica” del portale ANPR, nella sottosezione “Guida all’ANSC” (www.anagrafenazionale.interno.it). La guida per il cittadino è invece nell’area riservata, sezione “Certificati ed estratti”. Per assistenza tecnica i Comuni possono scrivere a supporto-ansc@sogei.it oppure chiamare il numero verde 800 863 116. I cittadini possono richiedere assistenza tramite l’apposito form nella propria area riservata.
La circolare si chiude con un invito esplicito ai Prefetti a portare a conoscenza dei Sindaci quanto illustrato, per le conseguenti istruzioni agli uffici di stato civile. La catena di trasmissione istituzionale è Prefettura → Sindaco → Ufficio demografico. Ma la diffusione verso i cittadini è interamente in capo ai Comuni.
Cosa possono fare i Comuni: tre azioni concrete
La domanda che ogni responsabile dei servizi demografici e ogni Segretario comunale dovrebbe porsi è diretta: il cittadino del mio Comune sa che esiste questo servizio? Sa da quando è attivo? Sa cosa può scaricare e cosa no? Probabilmente no. Vediamo cosa si può fare, nell’immediato, senza attendere istruzioni dall’alto.
Rendere visibile il servizio con una news istituzionale
Il primo passo è il più immediato e non richiede né budget né approvazioni complesse. Il sito istituzionale del Comune, che per i Comuni aderenti al modello PA deve avere una sezione “Novità” o “Avvisi”, è il canale naturale per una comunicazione di questo tipo. Una news con titolo chiaro, testo accessibile e link diretto al portale ANPR è sufficiente.
Il messaggio deve rispondere a tre domande pratiche che il cittadino si farà: cosa posso fare? Come accedo? Cosa non è ancora disponibile online? Su quest’ultimo punto è fondamentale essere precisi: solo gli atti formati in digitale dopo l’adesione del Comune all’ANSC sono disponibili online. Gli atti precedenti si richiedono ancora allo sportello. Comunicarlo con chiarezza evita file inutili e aspettative disattese.
Un esempio di struttura per la news:
• Titolo: “I certificati di stato civile ora si scaricano online: ecco come”
• Corpo: spiegazione sintetica del servizio, con indicazione di cosa è disponibile e cosa no
• Link diretto: www.anagrafenazionale.interno.it (area riservata)
• Contatto: riferimento all’ufficio demografico per chi ha dubbi o necessità particolari
Inserire i certificati di stato civile online nella pagina servizi
La news ha una vita breve: scorre, viene archiviata, scompare dalla homepage. Per garantire visibilità duratura, il riferimento al servizio ANSC dovrebbe trovare posto anche nella sezione “Servizi” del sito comunale, alla voce “Servizi demografici” o “Stato civile”. Un paragrafo aggiuntivo nella pagina già esistente sull’ufficio anagrafe/stato civile è sufficiente: bastano poche righe che spieghino cosa è il servizio online, come si accede e per quali atti è disponibile.
Questo serve soprattutto ai cittadini che cercano informazioni in modo autonomo, settimane o mesi dopo la notizia iniziale. La comunicazione istituzionale non è solo la notifica dell’evento: è la costruzione di un punto di riferimento stabile e trovabile. Chi lavora nella PA lo sa bene: il cittadino che cerca “certificato nascita comune di X” su Google non leggerà la news di aprile 2026. Deve trovare l’informazione nella pagina di servizio.
Allineare front-office e cittadino sul nuovo servizio
La terza azione è quella più spesso trascurata, eppure è la più efficace per evitare confusione: formare il personale allo sportello e aggiornare le risposte standard agli utenti. Quando un cittadino chiede “posso avere il certificato di nascita di mio figlio?”, l’operatore deve sapere rispondere: “Dipende da quando suo figlio è nato e da quando il nostro Comune ha aderito all’ANSC. Se l’atto è stato formato digitalmente, può scaricarlo da casa con SPID. Altrimenti glielo emettiamo noi qui.”
Non è un’informazione banale. Richiede che l’ufficio sappia con esattezza da quale data il proprio Comune ha iniziato a formare atti nell’ANSC, informazione che l’ufficiale di stato civile ha sicuramente, e che questa data sia comunicata chiaramente al personale di front-office. È un allineamento interno di dieci minuti che può evitare settimane di malintesi con i cittadini.
Inoltre il Comune deve saper formare i cittadini sul servizio online, in modo che si diffonda la notizia e tutti possano progressivamente ottenere i certificati anche online.
Perché ora serve anche comunicazione pubblica
L’ANSC è uno di quei progetti della PA digitale italiana che ha funzionato. Numeri di adesione sopra il 95%, infrastruttura operativa, base normativa solida, supporto economico concreto ai Comuni. Il 31 marzo 2026 segna il momento in cui questa infrastruttura smette di essere solo back-office e diventa visibile al cittadino.
Il rischio, concreto, è che questo passaggio avvenga nel silenzio. Che il servizio esista ma nessuno lo sappia. Che i cittadini continuino a fare la fila allo sportello per certificati che potrebbero scaricare in autonomia, perché nessuno li ha informati. Sarebbe un peccato, oltre che uno spreco: di tempo dei cittadini, di risorse dello sportello, di un’occasione di comunicazione istituzionale che i Comuni hanno tutto l’interesse a cogliere.
La comunicazione non è una competenza opzionale della PA moderna: è parte integrante del servizio. Un servizio che esiste ma non si conosce, nella pratica, non esiste. I Comuni che hanno aderito all’ANSC hanno fatto la parte tecnica. Adesso tocca fare la parte umana: dirlo. O la parte istituzionale: una bella pubblicità sulla tv generalista e un qualche video YouTube fatto da qualche influencer noto, sarebbero sicuramente di aiuto.












