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Dalla filiale ai dati: perché la banca diventa un’infrastruttura invisibile



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La banca si sta smaterializzando come le grandi piattaforme: meno filiali, più integrazione nei flussi digitali. Pagamenti, BNPL e identità diventano componenti “embedded” dell’esperienza, finché l’istituto scompare alla vista e riemerge come infrastruttura di dati, algoritmi e fiducia

Pubblicato il 9 gen 2026

Simone Chiappino

Executive Leader | Digital Transformation



banca invisibile

La banca invisibile non è un futuro lontano: è la forma che sta prendendo la banca quando pagamenti, credito e fiducia si spostano dentro piattaforme digitali e diventano esperienza, dati e identità verificabili.

Le Banche come Uber e Airbnb: integrata nelle piattaforme digitali

Da un’analogia concreta – Uber non possiede auto, Airbnb non ha immobili – anche la banca si sta smaterializzando: chiude filiali e si integra nelle piattaforme digitali.

Il caso Bancomat–stablecoin europea segna il passaggio dall’anonimato fisico alla fiducia digitale. L’articolo mostra come questi segnali anticipino la banca invisibile, dove AI e identità digitali generano nuove forme di prossimità cognitiva — come evidenzia il recente case study di Harvard (2025) su DBS Bank, che ha industrializzato l’AI in casi d’uso — e nuove esperienze tra macchina, piattaforma e folla.

Perché la banca invisibile nasce nel checkout digitale

Parlare di banca invisibile può sembrare un esercizio audace o futuristico. In realtà, non è né l’uno né l’altro. I segnali della progressiva decomposizione dei prodotti finanziari sono presenti da tempo nell’esperienza utente quotidiana.

Prendiamo il caso dei pagamenti digitali: un tempo erano un servizio gestito centralmente dagli istituti finanziari; oggi, invece, sono diventati parte integrante del percorso di acquisto, come accade nei grandi marketplace online – Amazon in primis. Lo stesso fenomeno si osserva nei finanziamenti consumer, dove formule come il Buy Now Pay Later (BNPL) si integrano direttamente nel flusso d’acquisto, dissolvendo i confini tra il momento del pagamento e quello della decisione finanziaria.

Questo processo di financial service unbounding — la progressiva integrazione dei servizi finanziari in ecosistemi digitali più ampi — è ormai un fatto noto. Ma ci sono elementi più profondi, come il cambiamento della natura stessa della banca e il modo in cui i suoi servizi evolvono: prima diventano pervasivi e parte della user experience quotidiana, poi progressivamente “scompaiono”, integrandosi in forme e spazi nuovi, diversi da quelli che oggi associamo all’idea tradizionale di istituto finanziario.

La banca non svanisce: cambia forma. Da istituzione visibile (filiali, sportelli, prodotti) diventa un’infrastruttura invisibile fatta di dati, tracciabilità, algoritmi e identità digitali.

Come piattaforme e dati sostituiscono filiali e sportelli

L’introduzione di internet e la condivisione crescente di informazioni attraverso la rete hanno dato origine a fenomeni sociali su larga scala, capaci di ridefinire la natura stessa dell’intermediazione. I social network, ad esempio, non producono contenuti ma raccolgono enormi quantità di dati personali, trasformandosi in piattaforme che mettono in connessione le persone e generano valore informazionale. Facebook non crea contenuti, ma distribuisce comunicazione e marketing in modo mirato, grazie alle macchine algoritmiche che processano e classificano i comportamenti degli utenti.

Lo stesso vale per altri modelli iconici della digital economy: Uber non possiede automobili, ma gestisce la più grande rete di mobilità privata al mondo; Alibaba non ha magazzini, ma coordina flussi globali di commercio; Amazon ha reso i pagamenti parte invisibile dell’esperienza di acquisto. Questi esempi mostrano come la connessione tra macchina, piattaforma e folla possa ridisegnare il modello economico globale [1].

Parallelamente, si può immaginare che anche gli istituti finanziari non siano più definiti da una rete di sportelli, ma da servizi digitali distribuiti e veicolati attraverso piattaforme terze. Queste piattaforme, agendo da catalizzatori di folle digitali, sono in grado di attrarre utenti, raccogliere informazioni comportamentali e creare valore attraverso la fiducia e la personalizzazione dei servizi. Si innesca così un circolo virtuoso: più la piattaforma è capace di interpretare e adattarsi, più aumenta la sua attrattività — e con essa la capacità del servizio di generare valore e prossimità.

La banca invisibile diventa cognitiva con l’intelligenza artificiale

Partendo da un’esperienza analoga vissuta con l’avvento dei computer, quando si pensava che il lavoro tradizionale sarebbe stato completamente rivoluzionato — niente più scartoffie, e una certa categoria dirigenziale destinata a scomparire — l’evoluzione ha invece generato una nuova connessione tra capacità umane e macchine. Le competenze matematico-analitiche hanno progressivamente perso centralità, mentre quelle sociali, comunicative ed emotive hanno visto una crescente domanda. Questo scenario mostra come il mercato economico abbia sempre tratto vantaggio da chi — ieri l’uomo, domani le piattaforme e le macchine — possiede la capacità di connettere, trasferire e trasformare informazioni.

Oggi la medesima dinamica si ripresenta con l’introduzione diffusa dell’intelligenza artificiale. La reinvenzione dello spazio fantasma [2], inteso come la dimensione collaborativa tra l’uomo e la macchina capace di amplificarne le abilità, può essere riletta in chiave finanziaria come il passaggio dalla logica embedded a quella di embodied finance [3]. L’uomo interagisce, progetta, tratta e interpreta; la macchina adatta i segnali e li memorizza, scala generando nuovi prodotti, addestra i propri modelli e spiega, umanizzando il processo e rendendolo comprensibile [4]. Sono le stesse abilità cognitive umane che oggi si trasferiscono — e si estendono — ai modelli di AI.

Un caso di “fabbrica cognitiva”: DBS Bank

Esempio applicativo – La banca che ha industrializzato l’intelligenza artificiale cognitiva.
Il caso di DBS Bank [5] rappresenta una delle più compiute trasformazioni AI-first bank globale [6]. Dal 2014, quando sperimentò senza successo con IBM Watson, DBS ha progressivamente costruito una vera e propria fabbrica cognitiva su scala industriale.

Sotto la guida di Piyush Gupta, la banca ha integrato l’intelligenza artificiale nel proprio DNA organizzativo attraverso tre ondate successive — digitale, sostenibile e cognitiva — ponendo i dati al centro del modello operativo. Due infrastrutture hanno reso scalabile questa evoluzione:
ADA (Advancing DBS with AI), una piattaforma dati centralizzata che consolida fonti e modelli in un unico “sistema nervoso” per l’intera banca;
ALAN, una libreria interna che archivia modelli, dataset e metriche di performance, consentendo a ogni team di riutilizzare codice e conoscenza.

Grazie a questa architettura, il tempo medio di sviluppo dei modelli si è ridotto da 12–15 mesi a meno di tre, mentre l’impatto economico dell’AI è passato da 59 milioni di dollari nel 2021 a oltre 270 milioni nel 2023.

3. La blockchain: dalla decentralizzazione al valore delle macchine

Blockchain e banca invisibile: quando la fiducia diventa computazionale

Stiamo osservando una traiettoria trasformativa che lega la decomposizione dei servizi finanziari ai tre elementi del triangolo — folla, piattaforma, macchina — fondamentali per il passaggio verso l’embodied finance e per la ridefinizione del concetto stesso di valore: dal semplice scambio di moneta al valore condiviso e programmabile.

Questo passaggio trova la sua prima manifestazione concreta nell’esperimento Bitcoin. Ideato da Satoshi Nakamoto (identità tuttora ignota), il Bitcoin ha dimostrato come algoritmi e matematica potessero sostituire la mediazione delle istituzioni finanziarie centrali nella creazione e circolazione del valore. La blockchain, con il suo registro distribuito (Distributed Ledger Technology), ha introdotto un modello di fiducia computazionale, dove la sicurezza non deriva più da un’autorità, ma dalla trasparenza del codice e dal consenso della rete.

Gli smart contract, o contratti programmabili, ne rappresentano l’evoluzione: automatizzano scambi e trasferimenti di valore, collegandosi anche a dispositivi intelligenti e processi autonomi. Pur non sostituendo la moneta fiat — a causa della volatilità e dei vincoli normativi — l’esperimento Bitcoin ha aperto la strada a un paradigma nuovo: la possibilità che il valore sia generato, trasferito e custodito da reti distribuite, e non da istituzioni centrali.

Stablecoin e valore programmabile: il caso d’uso potrebbe essere “macchinico”

In questo senso, la “sparizione dei poteri centrali” non è un evento politico, ma una transizione architetturale: dal controllo gerarchico alla fiducia distribuita, dal capitale concentrato alla cooperazione algoritmica. C’è una certezza: le stablecoin — monete digitali ancorate a valute fiat o a riserve reali — sono oggi al centro dell’attenzione globale. Pensiamo al ruolo delle stablecoin statunitensi o allo yuan digitale cinese: strumenti ormai anche geopolitici, oltre che finanziari.

Ciò che resta incerto è la loro traiettoria evolutiva. Dopo la cosiddetta stablecoin summer — la stagione di entusiasmo seguita al Genius Act, la prima normativa statunitense in materia — molti osservatori si chiedono se il vero caso d’uso rivoluzionario debba ancora arrivare [7]. Da un lato, la combinazione di crypto trading, finanza decentralizzata (DeFi) e maggiore chiarezza normativa ha consolidato le stablecoin come infrastruttura a valore stabile, oggi con una capitalizzazione superiore a 250 miliardi di dollari, per il 99% ancorata al dollaro.

Ma questa egemonia rischia di amplificare la dollarizzazione globale ed erodere la sovranità monetaria di altre aree valutarie, spingendo BCE e Bank of England ad accelerare i propri progetti di valuta digitale. Negli Stati Uniti, paradossalmente, anche le banche che avevano accolto positivamente il Genius Act iniziano a temere un nuovo fenomeno di disintermediazione dei depositi, poiché le piattaforme crypto stanno studiando modalità di remunerazione per i detentori di stablecoin — pratica oggi vietata dal quadro americano e da MiCAR in Europa.

Per l’Europa diventa quindi strategico un approccio pubblico-privato. La BCE, potenziando il sistema di regolamento TARGET2 attraverso la blockchain, mira a creare una rete di scambio immediata, trasparente e interoperabile: una direzione che potrebbe condurre all’euro digitale e a una nuova generazione di servizi basati su moneta programmabile. Parallelamente, la tokenizzazione sta ridefinendo la competizione: fondi monetari e titoli di Stato tokenizzati attraggono capitali e fiducia, offrendo rendimento e liquidità dove le stablecoin restano statiche.

Eppure, in questo dibattito, manca ancora una prospettiva: quella delle macchine. Il vero caso d’uso delle stablecoin potrebbe non essere umano, ma macchinico. Con l’avanzare degli AI agents — sistemi autonomi capaci di decidere, agire e negoziare — emerge uno scenario in cui agenti digitali dovranno effettuare pagamenti, scambiare risorse e stipulare microcontratti in modo del tutto autonomo.

Le infrastrutture di pagamento tradizionali, basate su autenticazioni manuali e controlli centralizzati, non sono progettate per questo. Servono rail programmabili e sicure by design, dove la fiducia è garantita dal codice stesso, non da un’autorità. È esattamente ciò che offre la blockchain — e le stablecoin ne rappresentano il primo strato funzionale. Non hanno ancora conquistato i pagamenti umani, ma sono particolarmente adatte ai pagamenti tra macchine. Il futuro del valore programmabile dipenderà dall’interazione tra elementi custodian — come i digital wallet — e la capacità di renderli autonomi, interoperabili e pienamente integrati nelle piattaforme.

4. Identità e il valore della rete

Identità digitale: la banca invisibile si sposta dalla moneta alla reputazione

Il passaggio verso la “banca invisibile” non dipende solo dall’evoluzione tecnologica delle piattaforme o dall’intelligenza delle macchine, ma anche da una trasformazione profonda nelle logiche della collaborazione e del valore. Come evidenziato da Melissa Valentine in una recente intervista McKinsey [8], i Flash Teams — gruppi di lavoro temporanei creati su base di merito — mostrano come le piattaforme possano diventare spazi cognitivi collettivi.

Ogni interazione genera dati, valutazioni e consenso: una nuova forma di identità digitale basata sulla reputazione algoritmica. Proprio come un autista Uber costruisce fiducia attraverso la scala a cinque stelle, anche i professionisti o i clienti possono essere riconosciuti in base alla loro affidabilità digitale. Il consenso diventa così valore riconosciuto dalla rete, e la piattaforma si trasforma in infrastruttura sociale di fiducia.

Questa stessa dinamica si riflette nella digitalizzazione della moneta e dei servizi finanziari. La portabilità del valore — tramite wallet digitali, carte tokenizzate, dispositivi wearable — estende la relazione fiduciaria dal denaro fisico all’identità. Oggi, l’intersezione tra identità digitale e pagamenti trova espressione concreta nel progetto pilota guidato dall’EU Digital Wallet Consortium, sostenuto dalla Commissione Europea per l’attuazione del regolamento eIDAS 2.

Entro il 2027, tutte le banche dell’UE dovranno accettare l’EUDI Wallet per i processi di KYC e autenticazione forte dei clienti. Un esempio recente arriva da Banca Transilvania, che ha realizzato, insieme a BPC Banking Technologies, il primo pagamento in Europa autenticato tramite EUDI Wallet [9]. Come ha dichiarato Oana Ilaș, Vice CEO Retail Banking della banca, “questi progetti non creano solo efficienza, ma un intero ecosistema interoperabile e inclusivo. Ci aiutano a essere più connessi e a rafforzare il senso di appartenenza a qualcosa di più grande e potente.”

L’identità, dunque, si fa valore della rete: diventa la chiave d’accesso a una fiducia condivisa, distribuita tra individui, istituzioni e macchine.

5. Convergenza tra identità – AI – blockchain

Convergenza identità–AI–blockchain: la banca invisibile come architettura

L’evoluzione della finanza verso una forma “invisibile” nasce dalla convergenza di tre domini:
Identità digitale e digital wallet, che garantiscono la verifica di credenziali e attributi;
Intelligenza artificiale, che introduce automazione, apprendimento e adattamento;
Blockchain, che fornisce trasparenza, tracciabilità e fiducia distribuita.

Questi tre abilitatori costituiscono il nucleo di quella che in Crypto-AI: Costruire fiducia, valore e prossimità nella nuova finanza [10] definiscono il framework Crypto-AI: un sistema in cui le macchine agiscono come mediatori di fiducia, le piattaforme orchestrano relazioni e la folla alimenta la rete con dati e consenso.

Per definire questa transizione, le infrastrutture operative finanziarie devono evolvere secondo tre livelli funzionali della matrice:
Credenziali verificabili – costituiscono l’accesso all’infrastruttura, fornendo una base interoperabile per l’identità digitale, i servizi finanziari e gli ecosistemi regolati.
Automazione pervasiva – consente l’automazione dei processi interni (compliance, risk management) e la proattività dei servizi centrati sull’utente.
Regolazione – diventa un livello trasversale, capace di operare come architettura abilitante per la creazione e scambio di valore negli ecosistemi delle piattaforme.

Conclusioni: dalla presenza fisica alla prossimità cognitiva nella banca invisibile

La traiettoria che attraversa l’intero articolo — dal modello macchina–piattaforma–folla fino alla convergenza tra identità–AI–blockchain — mostra come la banca invisibile non sia una scomparsa, ma una riconfigurazione della fiducia. L’intermediazione non si dissolve: si distribuisce tra protocolli, piattaforme e agenti intelligenti, ognuno con un frammento di funzione fiduciaria.

Nel nuovo triangolo cognitivo:
• l’identità garantisce riconoscimento e continuità,
• l’intelligenza artificiale fornisce interpretazione e azione,
• la blockchain assicura tracciabilità e coerenza delle regole.

Il risultato è una finanza relazionale e programmabile, dove la prossimità non è più fisica ma semantica: vive nel modo in cui i sistemi comprendono e rappresentano le persone. In questo senso, la “banca invisibile” è la naturale evoluzione di una finanza che diventa cognitiva — capace di apprendere, spiegare e generare fiducia non attraverso la presenza, ma attraverso la trasparenza.

La vera innovazione non è la sostituzione dell’uomo con la macchina, ma la creazione di un nuovo spazio di interazione tra intelligenze — umane, artificiali e collettive — che costruiscono valore insieme. In definitiva, la trasformazione della banca è un processo tecno-cognitivo: l’intelligenza distribuita tra macchine, piattaforme e persone non sostituisce la fiducia, la ricompone.

Riferimenti

[1] E. Brynjolfsson and A. McAfee, Machine, Platform, Crowd: Harnessing Our Digital Future, W. W. Norton & Company, New York, 2017.
[2] P. R. Daugherty and H. J. Wilson, Human + Machine: Reimagining Work in the Age of AI, Harvard Business Review Press, Boston, 2018.
[3] Chiappino, S. (2025). Dai contanti ai pagamenti invisibili: l’era dell’embodied finance. Agenda Digitale.
[4] Chiappino, S. (2025). AI nella finanza: senza trasparenza non c’è fiducia. Agenda Digitale.
Disponibile su: https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/ai-nella-finanza-senza-trasparenza-non-ce-fiducia/
[5] F. Zhu, H. Zhu, and A. Wong, “DBS’ AI Journey,” Harvard Business School Case Study, no. 9-625-053, 2025
[6] Chiappino, S. (2025). Dall’AI che spiega all’AI che agisce: come cambia la finanza digitale
Disponibile su: https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/dallai-che-spiega-allai-che-agisce-come-cambia-la-finanza-digitale/
[7] Carr, E. (2025, November 7). The Future of Stablecoins: The Good, The Bad, and The Unknown.
Disponibile su: https://www.forbes.com/sites/earlcarr/2025/11/07/the-future-of-stablecoins-the-good-the-bad-and-the-unknown/
[8] McKinsey & Company (2025). Author Talks: How AI-powered teams could transform the future of work.
Disponibile su: https://email.mckinsey.com/featured-insights/mckinsey-on-books/author-talks-how-ai-powered-teams-could-transform-the-future-of-work?stcr=DFF574CDEBA84657838D61B3AE10F4F7&__hScId__=v70000019a7a14ba698fb23c6e96c66058&__hRlId__=87afdf84bc124dbe0000021ef3a0bcd7&__hDId__=87afdf84-bc12-4dbe-beec-475226a94d27&__hSD__=d3d3Lm1ja2luc2V5LmNvbQ==&cid=mgp_opr-eml-alt-mat-mgp-glb–&hlkid=3286680d844c44a08829cefb11f985f1&hctky=13898357&hdpid=87afdf84-bc12-4dbe-beec-475226a94d27
[9] BPC Banking Technologies. (2025). Banca Transilvania and BPC deliver Romania’s first EU Digital Identity Wallet payment.
Disponibile su: https://www.bpcbt.com/en/press/banca-transilvania-and-bpc-deliver-romanias-first-eu-digital-identity-wallet-payment
[10] Chiappino, S. (2025). Crypto-AI: Costruire fiducia, valore e prossimità nella nuova finanza.
Amazon KDP, ISBN 9798857513995.
Disponibile su: https://www.amazon.it/dp/B0FCG9Z1MT/

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