La Relazione annuale 2026 di AGCOM segnala con particolare lucidità che l’intelligenza artificiale non costituisce semplicemente un nuovo oggetto di regolazione da collocare accanto alla televisione, all’editoria o alle piattaforme digitali. È, piuttosto, una tecnologia trasversale che modifica dall’interno il funzionamento dell’intero ecosistema dell’informazione.
La Relazione individua infatti espressamente l’impatto dei modelli, anche generativi, sulla circolazione dei contenuti, sulla mediazione algoritmica, sul pluralismo informativo e sul diritto d’autore. È da questa connessione, più che dalla sola novità tecnologica, che occorre partire.
Indice degli argomenti
AGCOM, intelligenza artificiale e pluralismo informativo
Il punto centrale è che l‘intelligenza artificiale non interviene soltanto nella produzione dei contenuti. Interviene prima ancora nella loro selezione, organizzazione e visibilità. I sistemi di raccomandazione decidono quali notizie proporre; i motori di ricerca stabiliscono l’ordine nel quale le fonti vengono incontrate; i modelli generativi estraggono informazioni da una molteplicità di materiali e le restituiscono sotto forma di una risposta unitaria. Il passaggio è profondo: dalla mediazione tra l’utente e le fonti si sta progressivamente passando alla produzione di una rappresentazione sintetica della realtà.
La Relazione coglie questa trasformazione quando collega l’integrazione dell’IA nei servizi online e nelle piattaforme ai temi della trasparenza, dei diritti fondamentali, del pluralismo, del diritto d’autore e dell’equilibrio economico della filiera dei contenuti. Non afferma che questi problemi coincidano, ma riconosce correttamente che sono diventati inseparabili. La sostenibilità dell’informazione professionale, la riconoscibilità delle fonti e la libertà del cittadino di accedere a una pluralità di opinioni sono ormai condizionate dalla stessa infrastruttura tecnologica.
La questione costituzionale dell’intelligenza artificiale
È qui che la questione dell’intelligenza artificiale diventa propriamente costituzionale. Il pluralismo è stato tradizionalmente costruito intorno alla disponibilità di una pluralità di mezzi e di voci, al contrasto delle concentrazioni e alla possibilità che orientamenti differenti trovassero accesso allo spazio pubblico. Quella dimensione rimane essenziale, ma non è più sufficiente. Si può avere una pluralità teoricamente sterminata di fonti e, allo stesso tempo, una concentrazione elevatissima delle infrastrutture che decidono quali di esse divengano concretamente visibili. Il problema non è più soltanto chi possiede i media. È anche chi governa le porte attraverso cui i cittadini raggiungono l’informazione.
Il potere informativo si sposta, almeno in parte, dalla proprietà dei contenuti alla loro organizzazione algoritmica: indicizzazione, ranking, personalizzazione, raccomandazione e sintesi generativa. Non viene necessariamente impedito a qualcuno di parlare; può però diventare molto più difficile essere ascoltati, trovati o riconosciuti come fonte. Da questo punto di vista, l’intuizione più importante della Relazione è il riferimento alla mediazione algoritmica. Il termine consente di evitare una lettura troppo stretta del pluralismo, limitata alla quantità delle voci disponibili.
Mediazione algoritmica e reperibilità delle fonti
Il pluralismo deve ormai riguardare anche le condizioni tecnologiche della loro reperibilità. Non basta che un contenuto esista online: occorre domandarsi se e come possa raggiungere il cittadino, attraverso quali criteri venga selezionato e quanto rimanga riconoscibile la fonte dalla quale proviene. La questione assume una evidenza particolare con i servizi di intelligenza artificiale generativa integrati nei motori di ricerca. La Relazione ricostruisce l’attività svolta da AGCOM sui servizi AI Overviews e AI Mode di Google: dopo avere acquisito informazioni dall’impresa e ascoltato Google, FIEG e FISC, l’Autorità ha trasmesso la questione alla Commissione europea ai sensi dell’articolo 65 del Digital Services Act, perché ne valutasse la fondatezza rispetto agli obblighi di trasparenza dei sistemi di raccomandazione e di valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, compresi quelli riguardanti libertà di informazione e pluralismo dei media. Non si tratta, dunque, di un accertamento di violazione già compiuto da AGCOM, ma dell’attivazione del livello europeo competente.
Il problema sollevato dalle risposte generative non riguarda soltanto l’eventuale perdita di traffico per gli editori. Quando il motore di ricerca offre direttamente una sintesi, l’utente può non raggiungere più le fonti originarie. Il motore non si limita allora a facilitare l’accesso all’informazione: seleziona materiali diversi, ne stabilisce implicitamente la rilevanza e li ricompone in una risposta apparentemente autosufficiente. È il passaggio dall’intermediazione dell’accesso all’intermediazione della comprensione. Ed è qui che emerge la rilevanza per il pluralismo.
IA generativa, sintesi e pluralità delle fonti
La sintesi generativa può rendere meno percepibile la pluralità dalla quale è stata ricavata; può attenuare contrasti e sfumature; può non rendere immediatamente comprensibile quali fonti siano state utilizzate e perché altre siano state escluse. Il tema non è attribuire all’Autorità il compito di stabilire quale ricostruzione sia corretta o quale opinione debba prevalere. È assicurare che l’organizzazione tecnologica dell’informazione non trasformi una pluralità esistente in una rappresentazione solo apparentemente neutrale e unitaria.
In questo senso, anche il recente Rapporto sull’Intelligenza Artificiale 2026 costituisce uno sviluppo coerente della traiettoria delineata nella Relazione. Il Rapporto è articolato in una parte tecnico-economica e in una parte giuridico-istituzionale elaborata dal Comitato di esperti; quest’ultima ha natura consultiva e contiene proposte e raccomandazioni che spetta al Consiglio valutare. Non sono, quindi, regole già adottate dall’Autorità. Il suo valore consiste nell’avere sistematizzato le trasformazioni prodotte dall’IA nei settori di competenza di AGCOM e nell’avere posto al centro, per i media, l’impatto degli algoritmi di raccomandazione, dei contenuti sintetici e delle nuove forme di intermediazione sul pluralismo informativo.
Il ruolo di AGCOM tra media, piattaforme e diritto d’autore
L’operato di AGCOM sul punto merita pertanto una valutazione positiva. L’Autorità non sembra voler rivendicare una competenza generale sull’intelligenza artificiale, che non le appartiene. Sta piuttosto individuando i luoghi nei quali l’IA intercetta competenze già affidatele: media, piattaforme, diritto d’autore, tutela degli utenti, libertà di informazione e pluralismo. La stessa Relazione afferma che AGCOM conserva funzioni di vigilanza e regolazione nei propri settori e richiama il monitoraggio dell’impatto degli algoritmi nei media, nell’editoria e nelle piattaforme online. È una posizione equilibrata. Evita sia l’inerzia di chi ritiene che le categorie tradizionali siano sufficienti, sia l’espansione indiscriminata di un regolatore che pretenda di occuparsi dell’IA in quanto tale. La competenza non nasce dalla tecnologia, ma dagli effetti che quella tecnologia produce sui diritti e sui mercati affidati all’Autorità.
La sfida futura sarà rendere questa intuizione misurabile. Il pluralismo algoritmico non può essere ridotto a una formula generica, ma nemmeno tradotto meccanicamente nei vecchi parametri elaborati per stampa e televisione. Occorrerà comprendere come valutare la diversità delle fonti effettivamente selezionate, la loro riconoscibilità, la possibilità di accedere al contenuto originario e la trasparenza dei criteri che determinano la visibilità. Non per imporre un pluralismo artificiale o per sindacare il merito delle opinioni, ma per evitare che l’opacità della mediazione tecnologica renda invisibile la concentrazione del potere informativo.
La nuova frontiera costituzionale dei media
La Relazione annuale 2026 indica dunque un cambiamento di prospettiva che va apprezzato. Nell’età dell’intelligenza artificiale il pluralismo non può più essere protetto soltanto assicurando che molte voci abbiano il diritto di parlare. Occorre garantire anche che esista una pluralità delle vie della conoscenza, affinché quelle voci possano essere realmente incontrate, riconosciute e confrontate dal cittadino. AGCOM ha correttamente individuato il punto: l’intelligenza artificiale non è soltanto una tecnologia che produce informazione, ma una infrastruttura che ne governa l’accesso. Ed è precisamente in questa trasformazione che si colloca oggi la nuova frontiera costituzionale dei media.














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