Cloud gaming, la "fine" delle app? Brutte notizie per le Big Tech | Agenda Digitale

La battaglia Apple-Epic

Cloud gaming, la “fine” delle app? Brutte notizie per le Big Tech

Cosa succederebbe se giocassimo, facessimo acquisti, guardassimo Netflix e leggessimo notizie sui nostri smartphone, ma senza usare le App? Sarebbe un modo per ovviare al controllo che Apple e Google esercitano sui propri App Store. E potrebbe concretizzarsi presto: vediamo le strategie in campo

08 Gen 2021
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant, Ambassador Community 4.0

Il debutto dei giochi in cloud su browser, con il servizio GeForce Now di Nvidia, potrebbe rappresentare il primo passo verso lo sgretolamento del monopolio dei big tech nel settore delle app e potrebbe aprire, finalmente, il mercato ad aziende più piccole e ad altri browser mobili oltre a iOs e Android.

Si potrebbe così, quindi, andare oltre la battaglia legale – a cui assistiamo da alcuni mesi – tra Apple e Epic Games, dovuta al fatto che, quest’ultima ha violato i termini del contratto stipulato in termine di gestione della vendita delle App sull’ App Store di Apple.

La “guerra” tra Apple e Epic Games

Una guerra che non riguarda solo Apple e Epic Games, bensì tutto il mercato delle società sviluppatrici di App, secondo quanto affermato in una recente dichiarazione di Apple al Financial Times, dal momento che “una vittoria totale per Epic Games minaccerebbe l’intero ecosistema dell’App Store”.

Epic Games e altri sviluppatori di App si stanno battendo per garantire opzioni di acquisto efficienti e più economiche rispetto a quelle fornite da Apple e Google e per contrastare il loro “monopolio atto a limitare la scelta dei consumatori ed a soffocare specificamente la concorrenza nei beni digitali”, come si legge sul sito di Epic Games.

Secondo gli sviluppatori di App, i dispositivi mobili devono essere considerati come dispositivi informatici essenziali, dal momento che sono diventati parte della nostra quotidianità e su di essi conduciamo la nostra vita sociale, professionale e li utilizziamo per dedicarci al commercio e all’intrattenimento. Di qui l’affermazione forte di Epic Games, ovvero: “Apple non può controllare i termini del commercio fisico e digitale e utilizzare il proprio potere di monopolio sui dispositivi per prevenire la concorrenza nell’elaborazione dei pagamenti, nei negozi e nella gestione delle App”.

Cosa sta accadendo

Secondo quanto riportato da un articolo del New York Times, pubblicato a fine novembre, qualcuno inizia a domandarsi su cosa succederebbe se giocassimo, facessimo acquisti, guardassimo Netflix e leggessimo notizie sui nostri smartphone, ma senza usare le App: si tratterebbe di utilizzare i nostri smartphone e i nostri computer come gateway per andare online tramite un browser web.

Certamente, questo sarebbe un modo per ovviare al controllo che Apple e Google esercitano sui propri App Store. In quest’ottica si sono mossi Microsoft, Epic Games ed altre società sviluppatrici di App videogiochi, iniziando a sviluppare la tecnologia che rende possibile giocare ai videogiochi sui browser web degli smartphone.

Si tratta di concepire una modalità alternativa in cui le aziende non dovranno più creare App, su misura per iPhone e telefoni Android, che – ad oggi – non possono funzionare su altri dispositivi, obbligando gli sviluppatori di App a consegnare una parte di ogni vendita ad Apple e Google.

La controffensiva di Fortnite, via Nvidia

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C’è, però, chi come Fortnite, non si è limitata a intraprendere azioni legali contro Apple, ma ha trovato un altro modo per raggiungere gli utenti iPhone e iPad, grazie a Nvidia – azienda leader nel Visual Computing – che ha lanciato il servizio di cloud gaming GeForce Now, utilizzando il browser web Safari.

Vediamo come ciò è possibile: Nvidia attraverso il motore web riesce a far utilizzare i giochi cloud su iOS, connettendo gli utenti ai server dei propri data center che elaborano il gameplay e inviano i contenuti ai giocatori. Di fatto, attraverso il cloud gaming GeForce Now si bypassano le aziende e le piattaforme di terzi e gli utenti necessitano solo di una “porta” di ingresso sul dispositivo.

Lo scenario, pertanto si sta “surriscaldando”, soprattutto considerando il fatto che, per Apple, sarà difficile evitare che le persone non giochino a Fortnite tramite il browser Safari.

Apple non solo non potrebbe fare nulla per evitarlo, ma si ritiene, anzi, che non potrebbe nemmeno imporre delle commissioni più leggere rispetto al 30% che viene attualmente richiesto per gli acquisti effettuati tramite App Store.

Al momento GeForce Now è disponibile solo su PC, Mac, device Android e AndroidTv, Chromebook e, recentemente, anche via web sui device Apple. Tramite GeForce Now i player possono giocare a oltre 750 videogiochi dai principali produttori (nella loro versione PC) senza utilizzare gli usuali dispositivi di gaming; tuttavia, per fare ciò devono poter contare su una buona connessione dal momento che i videogiochi sono eseguiti sui server di NVIDIA in modo da sfruttare i vantaggi delle più potenti GPU del produttore statunitense, che inviano al giocatore, in streaming, le immagini di gioco.

È doveroso ricordare che la versione gratuita di GeForce Now garantisce solo un’ora di streaming a sessione e gli utenti potrebbero affrontare attese dato che si entra in una sorta di “coda” per accedere ai server; in alternativa, si può passare al piano a pagamento che, attualmente, è pari a euro 5,49 al mese e senza attese.

Tendenze del mercato

Indubbiamente, il debutto di GeForce Now segna l’inizio dei giochi in cloud su browser. Inoltre, dal momento che i videogiochi sono tra le App per smartphone più popolari e tecnicamente sofisticate, se essi non si “appoggiassero” più alle App, forse anche ogni altro settore potrebbe comportarsi allo stesso modo. Si inizierebbe, così, a contrastare il monopolio delle Big Tech e si avrebbe a disposizione una varietà più ricca di servizi digitali da una gamma più ampia di aziende.

Questa possibilità è realizzabile proprio perché, se in passato le App erano state considerate come la modalità più efficiente per operare dagli smartphone, ora ci troviamo di fronte a browser web molto più performanti e sofisticati; inoltre, il cloud computing consente molte interazioni sofisticate, attraverso lo smartphone, che prima non potevano essere garantite.

Conclusioni

Le modalità sopra descritte costituiscono un’opportunità per bypassare il monopolio di Apple e Google e potrebbero giovare alle aziende digitali più piccole. Inoltre, i nostri servizi digitali risulterebbero più economici e, forse migliori, dal momento che potremmo avere altri sistemi smartphone oltre ai dominanti sistemi Android ed iOS.

Indubbiamente, non sarà semplice smantellare il sistema delle App, ma potrebbe valerne la pena, soprattutto se si vuole ridurre al minimo il ruolo delle App nelle nostre vite digitali.

Ricordiamoci che ogni giorno utilizziamo App, sistemi e servizi che dipendono dalle Big Tech e che sottendono una quantità sempre crescente di attività sociali ed economiche. Le App e gli algoritmi si comportano secondo le regole dei loro creatori; regole che, di fatto, diventano “leggi” che governano le relazioni dei vari attori che si interfacciano con i loro servizi.

Siamo dinanzi – come afferma Stefano Quintarelli nel suo libro dal titolo “Capitalismo immateriale” – ad una “monopolizzazione della rilevanza della dimensione immateriale su quella materiale, nelle modalità di creazione e distribuzione della ricchezza, con un nascente conflitto tra intermediatori e intermediari, con compressione di diritti e di garanzie per vaste parti della società”.

Questo potere monopolistico sfocia in abusi e soprattutto conseguenze economiche e politiche che possono tradursi in minore innovazione, meno scelte per i consumatori e in una democrazia indebolita. Non dimentichiamolo.

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