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Dignità umana e AI: perché la persona resta misura del diritto



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L’intelligenza artificiale pone al diritto una sfida decisiva: evitare che la macchina diventi misura dell’umano. Dignità, soggettività giuridica e AI Act europeo delineano un nuovo umanesimo giuridico, fondato sulla persona come centro irriducibile dell’ordinamento

Pubblicato il 2 lug 2026

Enrica Priolo

Avvocato, esperta privacy, Relatrice Digeat Festival



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Ogni ordine dice già qualcosa prima che il pensiero inizi. Quando si dispone un binomio (come, in questo caso, quando si sceglie chi viene prima e chi dopo tra la macchina e l’uomo) si compie un gesto che è, in sé, un atto di interpretazione del mondo. “Uomo-macchina” porta con sé la tradizione lunga di una civiltà che ha sempre collocato la persona al centro del congegno: l’artigiano che domina il ferro, il chirurgo che guida il bisturi, l’ingegnere che concepisce il sistema prima che il sistema esista. “Macchina-uomo” rovescia quella sequenza e, nel rovesciarla, rivela una domanda che il nostro tempo ha smesso di formulare esplicitamente proprio mentre la risposta si andava già imponendo nei fatti.

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