Elezioni russe, vince la censura del digitale: un nuovo traguardo per il regime - Agenda Digitale

l'analisi

Elezioni russe, vince la censura del digitale: un nuovo traguardo per il regime

Le elezioni appena finite in Russia sono una pietra miliare per la capacità dell’attuale Governo, di Vladimir Putin, di controllare le aziende tecnologiche a scopi politici e di censura. Contro il principale oppositore, Alexey Natalny. “Un pericoloso precedente”, come detto da Pavel Durov, fondatore di Telegram

20 Set 2021
Mario Dal Co

Economista e manager, già direttore dell’Agenzia per l’innovazione

Ieri si sono concluse le elezioni in Russia. Un nuovo traguardo per la capacità dell’attuale Governo, di Vladimir Putin, di controllare le aziende tecnologiche a scopi politici e di censura. 

Elezioni russe, la censura del digitale

Il maggior oppositore a Putin, Alexei Navalny, sopravvissuto al tentativo di assassinarlo con il veleno e all’imprigionamento disposto dalla magistratura russa al suo rientro dopo le cure in Germania, aveva infatti lanciato un  appello al voto intelligente, per non contribuire alla vittoria di Putin, diffuso dai social network e dal motore di ricerca attraverso una app creata dai suoi sostenitori. Lo Smart Voting si basa essenzialmente su tattiche di ballottaggi che favoriscano gli avversari di Putin, anche se non necessariamente schierati con Navalny.

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La magistratura ha minacciato Apple, Google e Twitter, nell’esercizio delle sue funzioni di portare acqua a Putin anche con orecchie, e le ha piegate al suo volere censorio, con minacce di multe salate e di accuse penali. Google ha deciso di aderire all’ingiunzione dopo che i suoi addetti sono stati minacciati di arresto.

YouTube ha tolto uno dei video del gruppo di Navalny, che conteneva i nomi di 225 candidati che avevano appoggiato. Il team di Navalny usa ampiamente YouTube di Google per mandare in onda video anti-corruzione e per trasmettere la copertura e il commento delle proteste anti-Cremlino che hanno messo in scena.

La piattaforma di Natalny è stata bloccata anche su Telegram, il che è notevole dato che il suo  fondatore, Pavel Durov, si è creato un’immagine libertaria e ha resistito alla censura del passato. Durov respinge però le accuse di censura: ha detto che la piattaforma avrebbe bloccato i servizi di campagna elettorale, tra cui uno usato dagli alleati di Navalny per dare consigli agli elettori. Ha detto che la decisione è stata presa a causa del divieto russo di fare campagna elettorale una volta che i seggi sono aperti, che ha considerato legittimo ed è simile ai divieti in molti altri paesi. La portavoce di Navalny, Kira Yarmysh, ha comunque condannato la mossa.

Russia, la sicurezza nazionale diventa pretesto per la censura di internet

Di contro, Durov ha affermato che “è una vera vergogna quando la censura è imposta da società private che presumibilmente difendono le idee di libertà”, riferendosi ad Apple e Google.
“Il blocco delle app da parte di Apple e Google crea un pericoloso precedente che influenzerà la libertà di espressione in Russia e nel mondo intero”, ha detto Durov in un post su Telegram.

Se le big tech devono fare compromessi con il potere autoritario

Non c’è da stare allegri. Big Tech, nel bene e nel male, rappresenta un potenziale di comunicazione alternativa, nei regimi dispotici come quello del neo-zar. Il fatto che rinunci a questo ruolo mette in discussione una delle funzioni essenziali svolte dai social network, lasciando a nudo la parte più triviale della pubblicità tutti i costi e della ricerca esasperata dell’audience. Il timore di chiusura o di sanzioni porta i social network e il motore di ricerca all’acquiescenza per  poter continuare ad esercitare le proprie attività commerciali.

Ivan Zhdanov, alleato di Navalny, protesta contro le motivazioni della censura di Apple e Google, ripromettendosi di denunciarle, e pubblicando la risposta di Apple al Team Navalny: “Salve, sulla base delle richieste dell’Ufficio del Procuratore Generale della Federazione Russa datata 15/6/2021…nel territorio della Federazione l’accesso alle risorse internet usate per promuovere e gestire le attività delle organizzazioni nojn-profit “Anticorruption Fund” e Fund protection of the rights of citizens” nonché del movimento pubblico “Navalny Headquarters” sono riconosciuti come estremisti all’interno del paese. In accordo con l’articolo 9 della legge federale del 25/7/2002 n 114 sul contrasto dell’attività di estremisti, secondo la decisione della Corte di Mosca del 9/&/2021, queste organizzazioni non profit sono liquidate e le attività del movimento pubblico proibite””.
L’inglese, da cui abbiamo tradotto, fa acqua da tutte le parti tradendo un parto difficile, all’interno di Apple, della comunicazione. I sostenitori di Navalny protestano anche contro Youtube e Telegram per la censura che stanno esercitando, su pressione del Cremlino, contro gli oppositori e in particolare Navalny.

Ciò che preoccupava Putin e i suoi sostenitori era la app Smart Voting, caricata su Apple e Google, ora che molte città hanno introdotto il voto elettronico, un nervosismo confermato anche dal fatto che neppure agli osservatori indipendenti internazionali dell’ Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) è stato consentito di presenziare e monitorare le votazioni.

Già all’inizio del mese l’Autorità delle comunicazioni russa aveva bloccato la app Smart Voting e la Corte di Mosca aveva ingiunto ai motori di ricerca di non menzionarla.

La guerra cyber di Putin

A marzo aveva ridotto la velocità di Twitter poiché non aveva ancora  rimosso 3000 post che parlavano di suicidi, droga e pornografia, una attenzione speciale dedicata alla piattaforma che aveva contribuito a promuovere la manifestazione di gennaio di quest’anno per la liberazione di Navalny. L’attenzione moralistica cela una ben più pericolosa minaccia alla libertà di espressione e di organizzazione dell’opposizione politica al regime di Putin.

Il regime è in assetto di guerra cyber. Anche su TikTok il governo e le sue agenzie cercano di contrastare la diffusione di video e messaggi dei giovani a favore della libertà di espressione, schierando influencer che cercano di dissuadere le masse dall’ascolto o dal seguire la mobilitazione contro la corruzione e l’oppressione dei media e l’annientamento degli oppositori.

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