il paradosso

I dirigenti temono l’IA? Hanno ragione: ecco perché



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L’intelligenza artificiale minaccia di sostituire il lavoro umano, ma non come si pensa. A rischio sono i ruoli ripetitivi e privi di creatività, non quelli operativi. La vera difesa contro l’automazione risiede nel genio umano

Pubblicato il 11 feb 2026

Paolo Campigli

Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi UOc Sviluppo e Gestione Tecnologie Innovative



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Human vs artificial intelligence concept. Business job applicant man competing with cartoon robots sitting in line for a job interview

Il rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro è al centro uno dei dibattiti più accesi, alimentato da previsioni apocalittiche sulla fine dell’occupazione umana. Ma siamo sicuri che siano le professioni tradizionalmente considerate “a rischio” quelle davvero destinate a scomparire?

Disteso sul pavimento c’era un uomo, in abito da sera, con un coltello piantato nel cuore. Era sfiorito, rugoso, con un volto ripugnante [O.Wilde, Il ritratto di Dorian Gray]

La profezia di Musk e il dibattito sul futuro del lavoro

Recentemente Elon Musk, non propriamente un moderato del movimento new technology, ha dichiarato che tutti i lavori, tranne quelli puramente manuali, diventeranno “facoltativi” nel giro di vent’anni. Nel senso che saranno superati da un sistema digitale o semplicemente non saranno più utili a nessuno e quindi da eliminare.

Guardando il fenomeno con un po’ meno entusiasmo rispetto al CEO di Tesla e di tanto altro, viene però da porsi qualche domanda. E cioè se il superamento del lavoro umano sia da ritenersi così scontato.

I limiti creativi dell’intelligenza artificiale

Ho provato infatti a chiedermi quali romanzi classici o moderni potrebbero essere in qualche modo riscritti dall’intelligenza artificiale. Non copiati, magari cambiando i nomi e le ambientazioni: troppo facile. Ma in qualche modo ripresentati con trame e tempi e personaggi nuovi, ripercorrendo però alla fine lo stesso schema di percorso narrativo. Già adesso i più comuni LLM (large language model) sono in grado di elaborare racconti, poesie, romanzi secondo una logica che li rende forse un po’ stereotipati ma tutto sommato gradevoli. Lo stesso può dirsi per le composizioni musicali, che forse avrebbero in qualche caso da guadagnare da una generazione automatizzata. Ma questo è un giudizio personale, da nostalgico della musica anni ’80.

Quando l’IA non può competere: il genio umano

Credo però che opere come i cloni dei Promessi Sposi, di Anna Karenina ed in generale i grandi classici potremmo rivederli come “made in AI” fra non molto, e ne apprezzeremo magari lo stile elegante, la precisione delle descrizioni, l’intreccio della trama.

Ma romanzi come Il ritratto di Dorian Gray, La Metamorfosi, 1984 (la scelta non è casuale, sono fra i miei preferiti) credo rimarranno a lungo irraggiungibili per i “cervelli elettronici”.

Il motivo è semplice, è si può chiamare genio, idea fuori dal comune, scintilla creativa, voce fuori dal coro, trasgressione. Una scintilla che non può accendersi dentro una mente digitale, che è per definizione deterministica, anche se talvolta può sembrarci il contrario.

Creatività contro algoritmo: chi vince davvero

Ma qual è il nesso fra i romanzi ineguagliabili ed il posto di lavoro messo a rischio dall’intelligenza artificiale?

Risiede proprio nella creatività, nel genio, nell’intuizione, talvolta anche nell’indisciplina e nella violazione delle regole.

Il falso mito delle professioni a rischio

Di solito, infatti, si pensa che siano le professioni di minor livello ad essere a rischio, mentre il manager di turno può sentirsi al sicuro, protetto dall’altezza della casella occupata nell’organigramma e dall’importanza strategica della propria posizione. Al tempo stesso i ruoli operativi si ritengono comunemente più soggetti al “rischio IA“, ovvero si pensa che basti un robot ben progettato per sostituire un operaio, o un software più o meno sofisticato al posto di un impiegato d’ordine o anche di concetto, per usare una classificazione un po’ démodé.

Per inciso: frasi del genere si ascoltavano già una trentina di anni fa, con l’avvento dei personal computer e poi di Internet, e non mi pare che da allora ci sia stata una morìa di posti di lavoro. Tuttalpiù questi si sono trasformati, ma non sono scomparsi.

Gli slogan sbagliati del passato

Con Excel non ci sarà più bisogno di contabili“. “Con Word addio alle segretarie“. “Ecco AutoCAD, scordatevi i disegnatori“. Sono solo alcuni esempi di slogan e previsioni largamente errate, visto che tutte queste professioni esistono ancora, e hanno fatto dei software applicativi il loro strumento di lavoro quotidiano, che aiuta a lavorare meglio ma di certo non sostituisce del tutto l’attività umana.

Il meccanismo diverso dell’intelligenza artificiale

Ebbene, la brutta notizia è che con l’IA, molto probabilmente, il meccanismo funzionerà diversamente.

Se considerate un operaio o un impiegato che “ci mettono del loro” nella mansione che svolgono; che talvolta sono capaci di non rispettare ruoli e regole se questo assicura dei vantaggi operativi per l’azienda, sempre in un contesto di legalità e sicurezza; se avete a che fare con persone che suggeriscono come migliorare il loro processo di lavoro perché non si accontentano di uscire dall’ufficio sempre alla stessa ora ma vogliono contribuire in altro modo; se avete davanti a voi dei cervelli e non delle macchine da badge, capirete che cosa intendo dire.

Ecco: le persone di questo tipo ben difficilmente saranno sostituite da un computer. O se lo saranno il cambio sarà decisamente in perdita.

I veri posti di lavoro a rischio automazione

Viceversa, i dirigenti che non prendono mai iniziative; che sono preoccupati solo delle eventuali responsabilità penali e amministrative legate al loro impiego; che rifuggono ogni firma che non sia strettamente necessaria per il ruolo, quindi stabilita da legge o regolamento; la cui massima preoccupazione è non scontentare i livelli superiori e non creare nessun tipo di problemi: dunque, è molto probabile che nel giro di qualche anno possano cedere il posto ad una qualche forma di intelligenza artificiale, che sarà probabilmente molto più precisa di loro nell’applicare le regole scritte da qualcun’altro.

Per inciso, il fatto che si possa pensare a sostituire un ruolo organizzativo con una forma di intelligenza artificiale dovrebbe anche far riflettere sulla vera utilità di questo modo di interpretare tali ruoli.

L’avvertimento per il 2026

Per cui, in questo inizio di 2026, mi sento di lanciare un avvertimento.

Attenzione, o funzionario solerte, la campana dell’IA suona per te.

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