la minaccia

I droni del terrorismo e le contromosse USA: gli ultimi sviluppi tech

Droni sempre più evoluti e autonomi sono la nuova arma dei terroristi, ma gli Usa hanno approntato tecnologie per controbatterli. E i terroristi presentato droni ancora più sofisticati. Ecco lo stato dell’arte di questa battaglia nei cieli, anche a colpi di intelligenza artificiale

17 Gen 2022
Marco Santarelli

Chairman of the Research Committee IC2 Lab - Intelligence and Complexity Adjunct Professor Security by Design Expert in Network Analysis and Intelligence Chair Critical Infrastructures Conference

Il terrorismo dei nostri giorni non utilizza più armi tradizionali, ma attacca sempre più il nemico attraverso nuovi strumenti e metodi, a partire dal cyber crime, quasi “invisibile”, fino allo sfruttamento dei droni.

Vediamo quali sono i risvolti.

Droni per il terrorismo

Lo scorso 7 gennaio è stato abbattuto un drone proveniente dal Libano mandato dall’organizzazione paramilitare islamista libanese Hezbollah. La notizia è stata divulgata dall’Israeli Defence Force (IDF), ma non è di certo una novità. Già nel 2020 era stato abbattuto un drone simile dagli israeliani, che al suo interno aveva una scheda di memoria con diverse immagini, tra cui i volti di agenti della Radwan, gruppo terroristico libanese tra i più organizzati e specializzati nell’uso degli UAV, Unmanned Aerial Vehicle, i droni utilizzati contro le truppe israeliane per finalità di intelligence, e immagini di messi di trasporto del gruppo paramilitare libanese.

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Droni, ma quali armi del futuro, finora è stato flop: il caso Afghanistan 

A quanto riportato dal Research and Education Center ALMA, Hezbollah ha in casa 2000 UAV tecnologicamente avanzati, forniti dall’Iran, più 200 circa di fabbricazione iraniana, utilizzati, per le loro caratteristiche, per operazioni di Intelligence reconnaissance e attacchi kamikaze su impianti strategici nazionali in territorio israeliano. Nel 1984 l’Iran ha sviluppato il suo primo drone e da allora ha messo in piedi un Army UAV capace di estenderi in tutto il Medio Oriente.

Se questi strumenti erano riservati solo ai Paesi con budget consistenti destinati alla difesa, oggi sono utilizzati per tutta una serie di attività di intelligence, ricognizione e attacco per i diversi vantaggi che offrono, tra cui i costi molto più competitivi, la possibilità di essere prodotti internamente, la facile reperibilità sul mercato internazionale.

Attacchi dall’alto

Dal 2001, anno dell’attacco alle Twin Towers di New York, che ha rappresentato un attacco all’Occidente intero, il terrorismo ha subito una vera e propria evoluzione, diventando sempre più creativo e imprevedibile e giocato su campi di battaglia “invisibili”, come il web. Tuttavia, accanto al cybercrime, si sta facendo strada un altro tipo di attacco, quello attraverso i droni e probabilmente questa è tra le armi più preoccupanti del futuro insieme ad attacchi batteriologici.

Questo perché i miliziani dell’Isis riescono a riempire di bombe o sostanze chimiche droni commerciali, che se lanciati su una folla di persone, provocano devastazione. I droni odierni hanno una capacità del peso di una granata o di una pistola, ma con l’evolversi della tecnologia, si potrà arrivare a trasportare pochi chili, sufficienti per seminare morte in un grande evento. Il drone rappresenta una reale minaccia anche per infrastrutture critiche, come dighe o anche centrali nucleari.

Piano anti-droni USA

Gli Stati Uniti, di fronte a questa crescente preoccupazione, si stanno già muovendo con un programma da 700 milioni di dollari per il reclutamento di start-up civili anti-droni e nel corso del 2020 hanno iniziato anche i test di uno scudo anti-droni nell’area circostante la Casa Bianca. Le azioni sono giustificate anche dall’aver scoperto e sventato nel 2011 un piano di attacco terroristico sul territorio nazionale da parte di un giovane americano di origini bengalesi arrestato per aver pianificato un attacco al Pentagono e al Campidoglio proprio con droni pieni di esplosivo al plastico C-4. Lo stesso Ferdaus, con nome falso, aveva replicato un vecchio F-86 Sabre, aereo da caccia degli anni Quaranta ed è stato accusato di progettare attacchi contro militari USA per al-Quaeda all’estero e di costruire detonatori per IEDs.

Ricordiamo che l’attacco tramite drone può avvenire anche infiltrandosi nel sistema video o mettendo in crisi i sistemi di navigazione di droni altrui, come è accaduto in passato ad alcuni Predators in volo sull’Iraq, i cui video non criptati sono stati intercettati dal gruppo ribelle Kata’ib Hezbollah, sostenuto dall’Iran.

La Faa (Federal Aviation Administration) e il Department of Homeland Security stanno lavorando a una tecnologia che sia in grado di rilevare i droni nello spazio aereo circostante e bloccare le comunicazioni radio tra drone e operatore (jamming).

E le contromosse dei terroristi

I nuovi droni non sono jammable però perché sono pre-programmati quindi vanno a obiettivo senza un collegamento con un operatore o una stazione di controllo. Riescono inoltre a volare in modo da sfuggire all’individuazione tradizionale dei radar.

E le contro-contro mosse degli Usa

Non è finita qui certo la corsa tra gatto e topo. Gli Usa hanno sviluppato laser per fondere i motori dei droni e sistemi a micro onde per interferire l’elettronica e quindi abbatterli. L’abbattimento resta però critico nei centri abitati, per ovvi motivi e le micro onde possono causare danni anche ad apparecchi civili importanti, come quelli degli ospedali.

Per individuare i droni si usano analisi big data con intelligenza artificiale, sempre più spesso. L’intelligenza artificiale può diventare però un’arma anche della controparte, gestendo attacchi swarm, sciami di droni coordinati, che potenzialmente possono essere molto pericolosi.

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