Quando un matrimonio entra in crisi a causa dell’ingerenza costante dei suoceri, la ricerca di un consiglio può prendere le strade più impensate. Se ci si affida all’Intelligenza Artificiale generativa per capire come gestire la situazione, la risposta che si ottiene non dipende soltanto dalla complessità del dilemma umano, ma dalla carta d’identità digitale del software a cui ci si rivolge.
Interrogato sulla questione, ChatGPT suggerisce con decisione di mantenere una “distanza rispettosa”, raccomandando di non giustificare ogni scelta coniugale di fronte ai genitori del partner e ricordando che porre paletti rigidi è un atto difficile ma estremamente potenziante per la coppia. Ponendo la medesima domanda al modello IA cinese DeepSeek, invece, l’inclinazione cambia radicalmente.
In questo caso, infatti, il modello invita il “marito richiedente” a cercare un compromesso, sottolineando come l’intromissione dei familiari possa derivare da un affetto genuino e da una sincera premura che meritano comprensione. Se poi si chiede un parere al modello francese Mistral, la prospettiva si sposta su una sorta di “introspezione personale” che vede il conflitto con la famiglia acquisita come fonte di forte stress emotivo, suggerendo come soluzione l’affidarsi alla scrittura di un diario per elaborarle in solitudine.
Infine, interrogato sulla medesima questione, Gemini – il modello di Google – propone una soluzione che sa di diplomazia, consigliando di “non alzare muri” né subire passivamente l’ingerenza per quieto vivere, concentrandosi sulla gestione dell’alleanza di coppia, accogliendo i consigli ma senza rinunciare all’autonomia decisionale, così da tutelare l’intimità del matrimonio senza sgretolare i legami familiari.
Indice degli argomenti
I valori dell’intelligenza artificiale non sono neutrali
Questo scenario mette a nudo un fenomeno che travalica la pura curiosità tecnologica e si addentra nel territorio della cultura, della politica e della sociologia. Negli ultimi mesi il dibattito pubblico e accademico si è concentrato sulle cosiddette “allucinazioni” dei modelli di Intelligenza Artificiale, ovvero su quegli errori materiali in cui gli algoritmi inventano fatti inesistenti esponendoli con disarmante sicurezza.
Tuttavia, quando un quesito non prevede una risposta univoca o una verità scientifica oggettiva, le carenze e i condizionamenti dei modelli linguistici diventano ancora più marcati e, al contempo, drammaticamente difficili da individuare. Nel momento in cui un sistema di Intelligenza Artificiale viene chiamato a sintetizzare le notizie del giorno, a suggerire una linea di condotta familiare o a esprimere un parere su un tema etico, non sta applicando una formula matematica neutrale, ma sta attivando una griglia di valori, preferenze e pregiudizi (anche conosciuti come “bias”) incorporati durante la sua creazione.
I modelli AI tra valori occidentali e distanza dal mondo reale
La portata di questo condizionamento culturale è stata misurata attraverso un’ampia indagine condotta dal The Economist, che ha analizzato le risposte di venticinque tra i principali modelli linguistici al mondo sottoponendoli ai quesiti del World Values Survey. Questo storico progetto di ricerca, nato nel 1981, mappa periodicamente le convinzioni morali, religiose e sociali delle popolazioni in oltre cento Paesi, posizionando le diverse società lungo due direttrici fondamentali e, precisamente, l’asse che va dalle concezioni tradizionali a quelle secolari e quello che si muove dalle priorità legate alla sopravvivenza e alla sicurezza economica verso la ricerca dell’espressione personale e della libertà individuale.
I risultati dell’esperimento delineano un quadro inequivocabile. Rispondendo alle domande in lingua inglese su argomenti che spaziano dall’importanza della religione al diritto di protesta, i modelli di Intelligenza Artificiale esaminati dimostrano di possedere un sistema di valori radicalmente distante da quello della maggioranza dell’umanità.
In effetti, tali modelli si collocano quasi sistematicamente in posizioni più estreme rispetto alla media dei cittadini di qualsiasi nazione della Terra. Sulla mappa culturale globale, i software si addensano quasi esclusivamente nel quadrante tipico delle nazioni più ricche, secolarizzate (laiche) e individualiste.
La famiglia dei modelli GPT creati da OpenAI manifesta una visione del mondo più secolare di quella di qualsiasi Paese del pianeta, mentre i sistemi Gemini sviluppati da Google attribuiscono alla libertà di scelta e ai diritti individuali un peso superiore a quello registrato in qualunque società umana. Nessuno dei principali modelli sul mercato, invece, rispecchia minimamente la sensibilità culturale o morale dominante nelle nazioni africane o nei paesi a maggioranza islamica.
Ansari e la richiesta di assistenti religiosi
Di fronte a una spinta laica e progressista così marcata, stanno nascendo iniziative volte a creare soluzioni alternative, plasmate su specifici sistemi di fede. È il caso di Ansari, un assistente virtuale concepito da Waleed Kadous, ex ingegnere di Uber e Google, pensato appositamente per offrire risposte in linea con i precetti dell’Islam. Utilizzato da migliaia di utenti per interpretare i versi del Corano o per orientare le decisioni quotidiane secondo i principi religiosi, questo modello dimostra quanto sia forte la richiesta di strumenti capaci di parlare la lingua culturale di chi li interroga1.
Dati, lingua e addestramento: dove nascono i valori degli algoritmi
La genesi dei valori di un algoritmo risiede innanzitutto nei dati utilizzati per l’addestramento primario. Durante questa prima fase, i modelli assimilano volumi enormi di testo tratti da libri, articoli e pagine Web, assorbendo inevitabilmente le convenzioni sociali e gli stati d’animo sedimentati in quelle parole.
Un esperimento emblematico riguarda Talkie, un modello allenato esclusivamente su testi pubblicati prima del 1931: interrogato sulle medesime questioni morali, risponde attribuendo un’importanza centrale alla figura divina, dichiarandosi orgoglioso di essere un cittadino britannico e mostrando un attaccamento alla legge e all’ordine assai più rigido di qualsiasi sistema moderno2.
L’impatto dei dati di addestramento si rivela con straordinaria nitidezza anche quando si varia la lingua in cui viene posta la domanda. Una ricerca condotta da Hannah Waight presso l’Università dell’Oregon dimostra che ponendo quesiti politicamente sensibili in trentotto lingue diverse a modelli come GPT-3.5, le risposte tendono ad allinearsi alla sensibilità prevalente nei contesti linguistici di riferimento.
Nelle lingue parlate in Paesi caratterizzati da una forte censura o da un basso indice di libertà di stampa, l’Intelligenza Artificiale tende a restituire analisi molto più favorevoli ai regimi locali rispetto alle risposte fornite in inglese. Questo accade perché, per imparare una lingua come il cinese o il russo, l’algoritmo deve “nutrirsi” di contenuti prodotti in quei contesti, finendo per assimilare e riprodurre l’impronta ideologica impressa dalle autorità statali sui media locali3.
Big Tech, governi e calibrazione ideologica dei modelli AI
Se la fase di pre-addestramento fornisce il materiale grezzo, è nel successivo processo di messa a punto che gli sviluppatori intervengono in modo diretto per modellare il comportamento del software di Intelligenza Artificiale. Attraverso tecniche di apprendimento da feedback umano e la definizione di rigidi protocolli di sicurezza, le aziende cercano di garantire che le risposte siano conformi alle proprie linee guida morali e aziendali.
Inizialmente le principali aziende americane si sono concentrate sul rendere i modelli utili, onesti e innocui. Col tempo, tuttavia, la volontà di infondere un insieme di principi più articolato ha portato all’adozione di vere e proprie costituzioni algoritmiche e all’introduzione di regole di condotta volte a simulare una forma di ragionamento etico.
In questa fase di calibrazione le inclinazioni politiche dei creatori o le strategie delle Big Tech possono emergere in modo dirompente e con “prepotenza” (insomma, gli episodi controversi non mancano). Ha fatto, difatti, discutere la versione di Gemini che generava immagini storicamente inaccurate, come soldati tedeschi della Seconda Guerra Mondiale o Padri Fondatori degli Stati Uniti raffigurati con tratti etnici palesemente incoerenti, nel tentativo esasperato di garantire la diversità dei contenuti4.
Sul fronte opposto, il modello Grok ideato da Elon Musk è stato intenzionalmente orientato verso un tono dissacrante e ostile alla cultura politica progressista, arrivando in alcune occasioni a produrre esternazioni estreme prima di essere “riequilibrato”.
Ricchezza, genere e risposte divergenti
Le versioni più recenti dei modelli creati in Occidente tendono a evitare posizioni sfacciatamente ideologiche, ma le divergenze profonde riemergono non appena si affrontano temi dibattuti. Se si chiede se le persone molto ricche meritino il proprio successo economico, Grok (di proprietà dell’uomo più ricco del mondo) si dice in gran parte d’accordo, sostenendo che l’élite economica crea un valore proporzionalmente gigantesco per la società.
ChatGPT, invece, esprime un consenso parziale, invitando alla cautela poiché la ricchezza non sempre riflette il merito personale. Claude si mostra in disaccordo, ricordando come il patrimonio sia spesso legato a ereditarietà, relazioni sociali e fortuna. DeepSeek, dal canto suo, respinge con decisione l’idea, evidenziando come una quota determinante dei grandi patrimoni derivi da eredità piuttosto che dal lavoro individuale. Gemini, invece, da buon “ambasciatore che non porta pena” devia sempre verso risposte diplomatiche, affermando che “non esiste una risposta unica, poiché molto dipende dai valori individuali e dalla visione del mondo di ciascuno”.
Anche su temi etici e sociali di forte impatto (e molto “caldi”), come l’insegnamento dell’identità di genere nelle scuole, le spaccature sono nette. ChatGPT tende a concordare con l’introduzione di questi temi, considerandoli un modo per promuovere il rispetto e rispecchiare l’esperienza di molte persone.
Grok replica assertivamente che ai bambini dovrebbe essere insegnata la realtà biologica e scientifica, evitando posizioni ideologiche controverse. Claude sceglie una via strettamente neutrale, limitandosi ad elencare le argomentazioni a favore e contro senza prendere alcuna posizione.
DeepSeek, Qwen e la censura programmata
Nei modelli sviluppati in Cina (come DeepSeek), la neutralità lascia il posto al rispetto dei dettami ideologici definiti dalle autorità statali. Gli algoritmi realizzati nel Paese asiatico hanno il mandato esplicito di sostenere i valori socialisti fondamentali dello stato e non possono contraddire la narrazione ufficiale della Repubblica Popolare.
Interrogati su argomenti tabù come le proteste di Piazza Tienanmen del 1989, l’indipendenza di Taiwan o le questioni legate al Tibet, questi modelli ripetono pedissequamente la versione governativa oppure rifiutano direttamente di rispondere (anche se, in taluni casi, le cose cambiano5). Ciò che rende questo quadro ancor più affascinante è il fatto che i modelli cinesi sono spesso pienamente consapevoli della verità storica, ma sono stati programmati per nasconderla, allineandosi alle direttive di Pechino.
L’ostacolo ideologico si configura, dunque, come un sottile strato di filtraggio applicato nella fase finale del processo di risposta, sovrapposto a una conoscenza di base sostanzialmente completa. Nonostante la censura statale, i modelli cinesi stanno riscuotendo un successo straordinario tra sviluppatori e aziende di tutto il mondo.
La possibilità di scaricare liberamente l’architettura dell’algoritmo, di modificarla per rimuovere i filtri ideologici e di eseguirla sui propri server a costi ridotti ha reso piattaforme come Qwen di Alibaba e DeepSeek popolarissime anche in Occidente. Colossi internazionali del calibro di Airbnb utilizzano queste tecnologie per gestire l’assistenza clienti, privilegiando l’efficienza economica e le prestazioni tecniche rispetto alle implicazioni geopolitiche.
Valori dell’intelligenza artificiale e potere di persuasione
Tuttavia, l’impatto di questa pervasività algoritmica sulla società civile appare profondo e denso di incognite. Con circa un quinto della popolazione mondiale in età lavorativa che utilizza regolarmente strumenti di Intelligenza Artificiale generativa per compiti che vanno dalla stesura di documenti alla ricerca di supporto emotivo o alla fruizione delle notizie, l’effetto “goccia a goccia” di queste visioni del mondo sull’opinione pubblica potrebbe rivelarsi imponente.
Ricerche sul campo hanno dimostrato l’elevato potere persuasivo di questi strumenti. Un esperimento condotto dall’University of Washington ha rivelato che cittadini americani di orientamento democratico, interagendo con modelli calibrati su posizioni conservatrici, tendevano a modificare la propria opinione avvicinandosi alle tesi avversarie, specialmente quando non erano stati informati preventivamente dell’inclinazione ideologica del software.
Il medesimo condizionamento si è verificato a parti inverse con elettori repubblicani esposti a modelli orientati a sinistra6. Negli argomenti di politica economica e sociale testati con le metriche dei sondaggi elettorali americani, la quasi totalità dei modelli sviluppati in Occidente mostra un’inclinazione chiaramente progressista, favorevole alle politiche di inclusione e al supporto statale.
In termini di geografia politica tradizionale, infatti, l’Intelligenza Artificiale di matrice americana voterebbe in gran parte per i Democratici.
Influenza culturale globale tra modelli cinesi e piattaforme occidentali
La diffusione globale di queste tecnologie ripropone la questione dell’influenza culturale su scala geopolitica. Se nell’Occidente la penetrazione diretta di modelli soggetti al controllo di Pechino rimane limitata, nei Paesi in via di sviluppo la dinamica è opposta. Nei continenti in cui la disponibilità economica è inferiore, la gratuità e la bassa richiesta di risorse computazionali dei modelli cinesi stanno favorendo una loro adozione capillare.
Diversi analisti e servizi di sicurezza internazionali evidenziano come questa asimmetria possa diventare uno strumento di condizionamento culturale idoneo a diffondere narrazioni alternative a quelle delle democrazie liberali. Il panorama che si consolida non lascia spazio all’illusione di una tecnologia neutrale.
Le autorità cinesi continueranno a considerare il controllo dell’output algoritmico come un requisito essenziale per la stabilità politica, mentre le grandi aziende americane manterranno secretata la struttura interna dei propri modelli per ragioni di segretezza commerciale e vantaggio competitivo.
In questo contesto, le inclinazioni culturali e politiche rimarranno incorporate negli strumenti tecnologici che milioni di individui consultano ogni giorno. L’Intelligenza Artificiale non si limita a rispondere alle nostre domande, ma plasma impercettibilmente il modo in cui interpretiamo la realtà, definisce i contorni del dibattito pubblico e ridisegna le coordinate morali della società contemporanea7.













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