Quando, secondo l’opinione ricorrente, le giovani generazioni, con qualunque lettera dell’alfabeto siano categorizzate, si approcciano all’intelligenza artificiale l’aspettativa comune è che sappiano benissimo cosa fare e anzi abbiano da insegnare a quelli più anziani, per esempio genitori e docenti.
Indice degli argomenti
Stereotipi e realtà nell’uso dell’intelligenza artificiale
Ma è proprio così? Che succede se durante un esame universitario proprio i ventenni non sanno neanche caricare un documento e allegarlo ad una mail? E allora che uso fanno dell’IA? Proviamo ad entrare nelle modalità di uso dell’IA, affidandoci ad alcune indagini, che sono state svolte di recente. Non da ultimo, il paragone tra generazioni, può illuminare alcuni punti di vista e sgombrare il campo da stereotipi.
Come cambia l’uso dell’intelligenza artificiale tra i giovani adulti
Sam Altman, CEO di OpenAI, ha di recente affermato che le generazioni precedenti alla Zeta, usano l’intelligenza artificiale al posto di Google, mentre le persone tra i 20 e i 30 anni lo usano come un consulente di vita, o come usano come sistema operativo per lo studio.
AI e giovani tra i 18 e 28 anni
Gallup e la Walton Family Foundation hanno condotto un sondaggio a cura di Benjamin Lira, Dunigan Folk, Lyle Ungar, Angela L. Duckworth – ricercatori e docenti della Pennsylvania University, su un campione rappresentativo di quasi 2.500 giovani adulti statunitensi di età compresa tra i 18 e i 28 anni. L’obiettivo era quello di produrre informazioni più complete, precise e imparziali rispetto a qualsiasi studio precedente.
Al fine di procedere ad un’analisi dell’indagine a cui questo contributo fa riferimento, vale la pena anticipare una delle prime conclusioni della ricerca, secondo cui emerge una profonda ambivalenza nei confronti dell’IA: per esempio, nei commenti a risposta aperta degli intervistati, sono stati trovati suggerimenti su come i datori di lavoro dovrebbero affrontare l’integrazione dell’IA nei loro luoghi di lavoro; inoltre, è emerso che il rapporto della Gen Z con l’intelligenza artificiale è più pragmatico che personale. Mentre i titoli dei giornali suggeriscono che i giovani trattano i chatbot come confidenti e compagni, i dati infatti raccontano una storia diversa.
Dati e contraddizioni tra Generazione Z e Millennials
Tre giovani adulti su quattro, il 74% negli Stati Uniti, hanno utilizzato un chatbot basato sull’intelligenza artificiale almeno una volta nell’ultimo mese. Si tratta di un aumento considerevole rispetto al 58% dei giovani adulti negli Stati Uniti che hanno dichiarato di non aver “mai” utilizzato ChatGPT in un sondaggio Pew del febbraio 2025.
Dove l’IA entra nella vita quotidiana
Inoltre, uno studio (luglio 2025) condotto dal NORC dell’Università di Chicago, mostra la diffusione dell’IA in alcune aree e i suoi limiti in altre.
Circa 4 americani su 10 affermano di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per compiti connessi alla vita lavorativa o per elaborare idee, allo stesso tempo, una più vasta adozione dell’intelligenza artificiale da parte dei giovani americani dimostra che la situazione potrebbe cambiare. Circa 6 adulti su 10 sotto i 30 anni hanno utilizzato l’intelligenza artificiale per elaborare idee, rispetto a solo 2 su 10 di quelli di età pari o superiore ai 30 anni.
I timori legati all’uso dell’intelligenza artificiale
Il sondaggio rivela che il rapporto della Generazione Z con l’IA è conflittuale: se viene utilizzata ampiamente, le preoccupazioni sui suoi effetti a lungo termine sulle capacità umane sono alte, mentre è possibile che, osservando se stessi e i propri coetanei affidare sempre più compiti cognitivi all’IA, i giovani adulti si stanno chiedendo se il vantaggio di oggi possa implicare una diminuzione delle skills domani.
Nello specifico, il 79% dei giovani adulti ha espresso preoccupazione per il fatto che l’IA renda le persone più “pigre” e il 62% teme che le renda meno intelligenti.
Dubbi su disinformazione, allucinazioni e competenze
Nelle risposte aperte, i giovani adulti hanno analizzato le loro preoccupazioni: il 15% degli intervistati ha manifestato dubbi e ansia riguardo alle allucinazioni e alla disinformazione dell’IA, il 68% degli adulti della Generazione Z teme che affidare i compiti cognitivi all’IA possa significare perdere l’opportunità di sviluppare le competenze che derivano da un impegno importante.
Uno studio del Media Lab del MIT ha concluso che l’uso dell’IA induceva un “debito cognitivo”. Sebbene il campione fosse piccolo (solo 54 studenti universitari sono stati assegnati in modo casuale a scrivere un saggio con l’IA, con Google o da soli), i risultati sono stati significativi, infatti quando utilizzavano l’IA, le scansioni dell’elettroencefalogramma indicavano una diminuzione dell’attività cerebrale rispetto.
Le differenze generazionali nell’uso dell’intelligenza artificiale
La Generazione Z è leader nell’uso educativo, con il 61% che utilizza l’intelligenza artificiale per l’apprendimento e la scuola. Ciò contrasta nettamente con l’attenzione delle generazioni più anziane alle applicazioni sul posto di lavoro: la Gen X (53%) e i Millennials (50%) utilizzano principalmente l’intelligenza artificiale per compiti professionali.
Sei persone su dieci della Generazione Z (61%) utilizzano l’intelligenza artificiale per l’istruzione. Il lavoro e l’assistenza generale sono i principali casi d’uso in tutte le altre fasce d’età.
Assistenza personale, hobby e supporto emotivo
Le applicazioni di assistenza personale sembrano colmare il divario generazionale, mostrando un’adozione coerente ai gruppi di età, che potrebbe includere l’automazione di attività di base, per esempio la pianificazione, i promemoria, realizzare report o altro. Ecco allora che emergono le differenze generazionali: il 23% dei Millennials[1] utilizza l’intelligenza artificiale per il supporto emotivo o della salute mentale, rispetto ad appena l’8% dei Baby Boomer.
Questo modello di adozione suggerisce che ogni generazione sta trovando il proprio punto di approccio all’AI. Mentre la Generazione Z si affida in larga parte all’intelligenza artificiale per l’apprendimento, i Millennials sembrano vedere un maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale per divertimento e hobby, mentre la Generazione X e i Baby Boomer utilizzano la tecnologia per l’efficienza sul posto di lavoro, e per divertimento.
Questi distinti approcci generazionali all’IA suggeriscono che potremmo assistere a strumenti e piattaforme di intelligenza artificiale sempre più adattati alle esigenze e alle preferenze specifiche per età, promuovendo in ultima analisi soluzioni di intelligenza artificiale più personalizzate ed efficaci per tutte le fasce demografiche.
Verso una generazione AI e un uso dell’intelligenza artificiale più passivo
E se invece parlassimo di generazione AI?
Deloitte prevede che nel 2026 la base di utenti dell’intelligenza artificiale generativa aumenterà, con un’espansione attribuibile principalmente alle applicazioni esistenti che incorporano funzionalità di intelligenza artificiale generativa. Deloitte prevede anche che più persone utilizzeranno l’intelligenza artificiale generale se si trova all’interno di un’applicazione esistente, rispetto a quelle che utilizzano uno strumento di intelligenza artificiale generale autonomo. In breve, l’uso passivo supererà l’uso proattivo ed esplicito nel 2026 e oltre.
La previsione di Deloitte è che l’utilizzo quotidiano dell’intelligenza artificiale generale sarà più comune del 300% rispetto all’utilizzo di qualsiasi strumento di intelligenza artificiale generale autonomo con qualsiasi focus, testo, audio, immagine, video, codice o multimodale. Per cui, il 29% degli adulti avvieranno una o più ricerche ogni giorno con risultati che incorporano un riepilogo generale dell’IA. Nel 2027 l’utilizzo giornaliero di entrambe le modalità di ricerca aumenterà, il 40% utilizzerà le panoramiche di ricerca quotidianamente, contro il 13% di qualsiasi app di intelligenza artificiale di generazione autonoma. Deloitte prevede inoltre che l’uso passivo dell’intelligenza artificiale generale all’interno di altre applicazioni crescerà più rapidamente tra i gruppi che attualmente sono relativamente poco adottanti, soprattutto quelli nelle fasce di età più anziane.
Riferimenti
https://www.unesco.org/en/digital-education/artificial-intelligence
[1] Comprendono i nati tra i primi anni Ottanta e la seconda metà degli anni Novanta, posizionandosi cronologicamente tra la Generazione X e la Generazione Z.











