fabbisogni abitativi

Le case in 3D soluzione per l’urbanizzazione dell’Africa? Pro e contro

In Africa, il fabbisogno abitativo è enorme così come la cronica carenza di risorse. I promotori del progetto “14 Trees 3D printed housing” sono convinti che la stampa 3D possa essere una valida soluzione. Ma sarà così?

15 Mar 2022
Maria Angela Maina

ricercatrice The Thinking Watermill Society

La tecnologia di stampa in 3D può consentire di rispondere al crescente bisogno di soddisfare le esigenze abitative in Africa. Ne sono convinti i promotori del progetto “14 Trees 3D printed housing” (che nasce da una joint venture tra un’agenzia di sviluppo del Regno Unito e un’impresa di costruzioni privata).

In Africa, le aspettative del fabbisogno in termini di nuovi alloggi sono per una crescita di circa il 45% rispetto all’esistente entro il 2025, laddove la Banca Mondiale riporta che il 90% delle abitazioni esistenti è caratterizzato da una bassa qualità aggravata da molte carenze. Gli alloggi costituiscono quindi una delle priorità che più rispondono a esigenze umanitarie, incluse quelle di carattere psicologico. Proviamo allora a capire se davvero la stampa in 3D di abitazioni possa essere una soluzione per l’Africa.

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Le abitazioni stampate in 3D

L’utilizzo della stampa a 3D per le abitazioni è iniziato in California, da un’idea sviluppata da Behrokh Khoshnevis, per soddisfare le esigenze dei senza tetto di Los Angeles. La tecnica utilizzata è quella di sovrapporre più strati di calcestruzzo sulla base di uno schema digitale a tre dimensioni. La tecnica si è evoluta sino a giungere alla possibilità di costruire un’abitazione con circa 20 ore di lavoro, utilizzando materiali misti (calcestruzzo e additivi) che formano una specie d’impasto che può essere distribuito in maniera uniforme. L’impasto è spesso costituito anche da materiali di riciclo (tale sperimentazione sta avvenendo in Cina).

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La costruzione avviene attraverso la sovrapposizione di vari strati sino a giungere al completamento.

I pro della tecnologia 3D

  • Uso efficiente dei materiali;
  • Basso costo della costruzione, laddove avvenga in loco, anche se devono essere considerati i costi di spostamento degli impianti di stampa;
  • Limitato costo del lavoro;
  • Diversificazione delle costruzioni e ampio spazio alla creatività;
  • Possibilità di costruire 24 ore al giorno.

I contro

  • Utilizzo di tecnologie non tradizionali;
  • Limitazioni ai tipi di materiali che possono essere utilizzati.

La tecnologia è agli albori, molte sono le speranze di poterla utilizzare per dare spazio alla creatività nel rispetto dell’ambiente, ma ancora è lunga la strada per un suo utilizzo massivo, anche se i presupposti di affidabilità e durabilità appaiono soddisfatti

Urbanizzazione e crisi abitativa in Africa

L’Africa rappresenta una delle aree più rurali del mondo, ma l’urbanizzazione è in forte crescita, legata com’è al bisogno di opportunità di lavoro, all’esigenza di cure sanitarie e allo sviluppo della tecnologia. Fonti delle Nazioni Unite riportano che la popolazione delle città africane cresce ogni giorno di 40.000 unità. Il fabbisogno abitativo è enorme. L’assenza di risorse spinge verso la richiesta di sussidi governativi e il ricorso a società straniere operanti nel campo delle costruzioni, con una netta predominanza delle imprese cinesi che dominano il mercato, come emerge da un rapporto McKinsey del 2017.

Nel 2021, in base ai rapporti Onu il deficit abitativo si misura in 51 milioni di abitazioni, il che equivale a dire che una grandissima parte della popolazione africana versa in uno stato abitativo carente di energia elettrica e acqua corrente, con immaginabili risultati sulla salute fisica e psichica delle persone.

E mentre le carenze sono di tutta evidenza, la crisi è aggravata dall’assenza di adeguate politiche pubbliche volte a sopperire a tali carenze (vedi Paul Collier, Why housing is key to Africa’s development, Oxford, 2014).

Case stampate in 3D, dove?

I paesi africani in cui la tecnologia sta trovando effettivo sviluppo sono al momento il Malawi e il Kenya.

Le abitazioni sono realizzate in meno di un giorno e a un costo inferiore a 10.000 dollari. I materiali utilizzati hanno una minore impronta di CO2 rispetto a quella delle normali costruzioni. L’iniziativa è rivolta anche alla diaspora africana, al fine di consentire agli emigrati di avere una propria abitazione nella patria di origine.

Vi sono anche altri esempi, quali il Marocco, che vanta la prima realizzazione di una casa stampata in 3D, eseguita da Be More 3D, durante il Solar Decathlon Africa, ospitato nella città di Benguerir nel 2019.

Nel frattempo, l’International Finance Corporation (che fa capo alla Banca mondiale) sta concretizzando partnership con una conglomerata cinese per realizzare progetti in ampia scala di urbanizzazione mediante la medesima tecnica di costruzione.

Le ambizioni della nuova tecnologia si dimostrano vaste, la speranza, a prescindere dalla tecnologia utilizzata, è che in nome del fabbisogno abitativo non si realizzino devastazioni ben conosciute da molti paesi europei (Italia inclusa)

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