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L’UE ha bisogno anche di una “search sovrana”, ecco perché



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EUSP chiede ai governi europei di trattare l’indice di ricerca come infrastruttura critica e di sostenerne una versione sovrana sotto giurisdizione UE. La proposta punta a ridurre la dipendenza da operatori esterni e a creare una base autonoma anche per i servizi di AI

Pubblicato il 11 mar 2026

Sergio Boccadutri

Consulente antiriciclaggio e pagamenti elettronici



ricerca sovrana europea European Search Perspective. Ricerca sovrana europea

L’European Search Perspective (EUSP), joint venture franco-tedesca tra Ecosia e Qwant, ha preso carta e penna per scrivere 27 lettere aperte a tutti i capi di governo dell’Unione europea per segnalare la criticità della dipendenza dalle infrastrutture di ricerca controllate da company non europee, e proporre di costruire indici di ricerca nazionali sovrani, uno per ciascuno Stato membro. Attualmente il 99,5% delle query di ricerca in Europa è gestito da tre aziende esterne all’UE: due americane (96%) e una russa (3,5%).

L’iniziativa giunge esattamente 100 giorni dopo il Digital Sovereignty Summit di Berlino, dove i leader europei si erano impegnati a ridurre la dipendenza digitale delle infrastrutture critiche.

European Search Perspective. Ricerca sovrana europea e controllo dell’accesso online

Prima di tutto è interessante aver individuato un indice di ricerca come una infrastruttura critica. In effetti, un indice di ricerca è il database che cataloga i contenuti del web e determina quali risultati vengono restituiti a una query. Quindi, nei fatti non è un semplice accessorio digitale, ma può ben qualificarsi come una vera e propria infrastruttura su cui si basa l’accesso all’informazione online per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Chi lo controlla l’infrastruttura decide la visibilità dei contenuti e, di conseguenza, può orientare l’allocazione di opportunità nel mercato digitale.

EUSP stima che circa quasi 18 trilioni di euro in qualche modo dipendano dall’economia basata sulla ricerca online. Governi, imprese e sistemi informativi pubblici operano assumendo che quell’infrastruttura sia disponibile, accessibile e “fair”.

Il rischio del kill switch e la dipendenza dagli operatori esteri

Ma c’è anche un’altra questione, e cioè gli indici di ricerca possono essere considerati una infrastruttura critica anche per il fatto che l’accesso alle informazioni ha potenziali effetti sulla formazione dell’opinione pubblica, scelte politiche e persino sui processi elettorali. Il problema è che si tratta di una infrastruttura non europea.

Quale sarebbe il rischio (che EUSP denomina ‘kill switch’), di una restrizione unilaterale dell’accesso ai servizi? Le motivazioni potrebbero essere le più disparate: sanzioni, questioni regolatorie, persino decisioni commerciali. Non si tratta di uno scenario ipotetico: analoghe interruzioni si sono già verificate in altri ambiti digitali. Un precedente in scala ridotta è l’aumento unilaterale dei prezzi delle API Bing da parte di Microsoft nel 2023, che ha costretto Qwant a rivedere il proprio modello di business.

Search sovrana europea tra sostegno pubblico e concorrenza

EUSP propone a ciascuno Stato membro la costruzione di una sovereign search infrastructure: un indice di ricerca nazionale ospitato sotto giurisdizione europea, dotato di un algoritmo di ranking indipendente e utilizzabile come base per servizi AI. Ai governi vengono indicate due forme di sostegno: il finanziamento diretto oppure, in alternativa a costo zero, l’adozione dei motori europei dell’indice EUSP come default nella pubblica amministrazione.

L’opzione “use it” sono politicamente rilevanti perché abbassa la soglia di accesso: i governi con vincoli di bilancio possono sostenere lo sviluppo dell’infrastruttura semplicemente generando domanda, senza stanziamenti aggiuntivi.

Precedenti in questa direzione esistono già: in Francia sia il Ministero della Difesa sia la CNES hanno adottato Qwant come motore di default nella propria infrastruttura IT.

L’iniziativa si inserisce in un quadro regolatorio che per la prima volta crea spazio per alternative europee. Il Digital Markets Act impone a Google l’obbligo di apertura dei dati ai concorrenti, riducendo l’asimmetria strutturale che aveva reso impossibile costruire indici competitivi. La Corte di Giustizia UE ha inoltre affermato che la pluralità tra fornitori di ricerca è un prerequisito strutturale per una società democratica, si tratta di un argomento che rafforza la base giuridica per politiche pubbliche a sostegno di alternative all’operatore dominante.

Sul fronte tecnico, parallelamente va citata la Open Search Foundation con il progetto OpenWebSearch.eu, che collabora con EuroHPC per costruire un indice web pubblico utilizzabile come base dati per servizi sovrani. EUSP e OpenWebSearch.eu non sono in concorrenza: rispondono a logiche diverse, una privata e orientata al mercato, l’altra pubblica e orientata alla ricerca, e possono diventare quindi complementari.

Come EUSP ha costruito Staan e il proprio indice web

EUSP è la joint venture al 50-50 tra Ecosia (Germania) e Qwant (Francia, affiliato a OVH). Annunciata nel novembre 2024 e operativa dall’agosto 2025, ha sviluppato Staan (Search Trusted API Access Network): un indice web proprietario, ospitato su infrastrutture europee, con architettura privacy-by-design, accessibile tramite API a terze parti. L’indice è già attivo per le query in francese e tedesco; l’obiettivo dichiarato era coprire il 30-50% delle query francesi e il 33% di quelle tedesche entro fine 2025. Il rollout agli altri paesi e alle altre lingue è previsto nei prossimi anni, con la consapevolezza, dichiarata dagli stessi fondatori, che coprire tutte le 27 lingue europee richiederà anni.

A differenza del modello steward-owned di Ecosia, EUSP è strutturata per raccogliere capitale esterno, il che consente una scalabilità dell’infrastruttura non vincolata ai soli profitti del motore di ricerca. L’indice è disponibile anche per aziende terze che vogliono erogare servizi di ricerca o alimentare sistemi AI, a costi dichiaratamente inferiori rispetto alle soluzioni americane.

Search sovrana europea e autonomia strategica nell’AI

Un aspetto specifico merita attenzione: il legame diretto tra indice di ricerca e AI generativa. I sistemi di AI che integrano la ricerca web per aggiornare le proprie risposte dipendono strutturalmente da un indice. Google e Bing lo usano per i propri prodotti; OpenAI utilizza Bing per ChatGPT. Una startup europea che intenda sviluppare un assistente AI con capacità di ricerca aggiornata deve oggi accedere all’indice dei propri concorrenti americani. L’API Staan potrebbe eliminare questa dipendenza. Forse ha ragione l’EUSP: senza sovranità sull’indice, non c’è sovranità sull’AI.

L’iniziativa è interessante, ma i problemi strutturali dei progetti europei di sovranità digitale non spariscono per il fatto che la proposta è ragionevole. Il coordinamento tra 27 governi con priorità e sensibilità diverse è una sfida reale. La copertura linguistica completa potrebbe richiedere anni. Il modello di ricavi proposto (pubblicità contestuale privacy-friendly tramite API a partner) potrebbe non essere adeguato a livello di scala. Inoltre, c’è un problema di adozione, che faticherebbe in un mercato di aziende europee già integrate negli ecosistemi americani.

Per l’Italia in particolare il problema è a monte: manca una strategia di sovranità digitale coerente e la pubblica amministrazione rimane largamente dipendente da infrastrutture non europee.

La lettera di EUSP ai premier europei pone una domanda diretta: l’Europa considera la capacità di ricerca sovrana strategicamente necessaria? La risposta non è tecnica ma politica. Per adesso si può solo dire che questa iniziativa ha il merito di aver reso il problema misurabile e la soluzione operativa. Quello che rimane da vedere è se e come i 27 governi risponderanno.

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